I primi cinque sabati I primi venerdì del mese Il volto sanguinante di gesù
Tag :morale sessuale cattolica, i veri insegnamenti della chiesa, peccati impurita,matrimonio sesso pornografia

 

satana si nasconde sotto le lenzuola? Un sacerdote risponde

Nella carità della Verità un sacerdote domenicano si mette a vostra disposizione per predicare i temi da voi proposti e per cercare di illuminarvi nei vostri dubbi.
Scrivete un'email a P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale
padreangelobellon@amicidomenicani.it

http://www.amicidomenicani.it/categoria_sacerdote.php?id=34

Diceva Giacinta di Fatima (1917): «I peccati che portano più anime all'inferno sono i peccati della carne.

Molti matrimoni non sono buoni, non piacciono a Gesù, non sono di Dio.

Verranno mode che offenderanno molto Gesù..

Le persone che servono Dio non devono seguire la moda. La Chiesa non ha moda. Gesù è sempre lo stesso.

 

 

Un sacerdote risponde

Le chiedo se il coito interrotto sia un peccato mortale e quindi non possa fare la comunione o un peccato veniale che potrei confessare periodicamente

Quesito

Carissimo Padre Angelo,
per caso ho trovato questo sito e trovo molto bello ed utile che un sacerdote possa dedicarsi così ai tanti quesiti che una coppia cristiana ha. Molti dubbi che avevo sono riuscita a chiarirmeli leggendo le sue risposte alle lettere di altri fratelli in particolare in merito al coito interrotto. Non sto qui ad elencarle tutte le motivazioni che come coppia invochiamo per giustificare questa pratica, ciò che le chiedo è se è un peccato mortale e quindi non posso fare la comunione o un peccato veniale che potrei confessare periodicamente.
Sull’argomento vi è molta confusione, spesso confessandoci con sacerdoti diversi abbiamo ricevuto risposte diverse anche sul fatto che il coito interrotto possa essere o meno un peccato.
La ringrazio anticipatamente.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. al di là di quello che possono dire i singoli sacerdoti confessori, c’è l’insegnamento della Chiesa.
A questo insegnamento il Signore ha garantito lo spirito di infallibilità.

Ai singoli sacerdoti su questo punto non ha garantito niente.

2. Papa Giovanni Paolo II in un passo saliente del suo magistero si è espresso così: “La prima, ed in certo senso la più grave difficoltà (sul tema della contraccezione e dunque anche del coito interrotto, n.d.r.), è che anche nella comunità cristiana si sono sentite e si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa.
Tale insegnamento è stato espresso vigorosamente dal Vaticano II, dall’enciclica Humanae vitae, dalla esortazione apostolica Familiaris consortio e dalla recente istruzione Donum vitae.
Emerge a tale proposito una grave responsabilità: coloro che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.

Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi.

Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).

3. Ora che la contraccezione (compreso il coito interrotto) sia un peccato grave lo aveva già detto in maniera molto forte Pio XI nella Casti Connubii: “Non vi può essere ragione alcuna, sia pure gravissima, che valga a rendere conforme a natura e onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza, operano contro natura e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta...


Essendovi però dei tali che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai nostri giorni, in questa materia, preteso pubblicamente di insegnarne un’altra, la Chiesa cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e di difendere la purità e onestà dei costumi, proclama altamente per mezzo della nostra parola, in segno di sua divina missione, e nuovamente sentenzia: che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l’umana malizia l’atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave.


Perciò come vuole la Suprema Autorità nostra e la cura commessaci di tutte le anime, ammoniamo i Sacerdoti che sono applicati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli a sé affidati in punto tanto grave della legge di Dio e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine e ad esse in qualche maniera non si rendano conniventi.

Che se poi qualche confessore o pastore di anime, che Dio non lo permetta, inducesse in questi errori i fedeli affidati alle sue cure e li confermasse nelle loro convinzioni o approvando o tacendo, sappia di dover rendere conto a Dio Giudice Supremo del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: “Sono ciechi e guide di ciechi: e quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15,14)” (CC 20-21; EE 5/503-504).

4. Pio XII nel famoso discorso alle ostetriche (29.X.1951) ha ribadito: “Questa prescrizione è in pieno vigore oggi come ieri, e tale sarà domani e sempre, perché non è un semplice precetto di diritto umano, ma l’espressione di una legge naturale e divina”.

5. Paolo VI nell’Humanae vitae dice: “Così chi ben riflette dovrà anche riconoscere che un atto di amore reciproco che pregiudichi la disponibilità di trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, sia con il volere dell’Autore della vita umana.

Usare di questo dono divino distruggendo, anche solo parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà” (HV 13).
Contraddire la volontà di Dio equivale a commettere un peccato mortale. Si dice mortale proprio per questo: perché fa morire la grazia santificante che crea in una conformità della nostra volontà con quella di Dio.

6. Giovanni Paolo II ha detto che con la contraccezione “gli sposi si attribuiscano un potere che appartiene solo a Dio: il potere di decidere in ultima istanza la venuta all’esistenza di una persona umana. Si attribuiscono la qualifica di essere non i co-operatori del potere creativo di Dio, ma i depositari ultimi della sorgente della vita umana.

In questa prospettiva la contraccezione è da giudicare oggettivamente così profondamente illecita da non potere mai, per nessuna ragione, essere giustificata.
Pensare o dire il contrario, equivale a ritenere che nella vita umana si possano dare situazioni nelle quali sia lecito non riconoscere Dio come Dio” (17.9.1983).

7. Trattandosi oggettivamente di un peccato mortale non è mai lecito fare la S. Comunione senza aver premesso la Confessione sacramentale.
Proprio perché si tratta di peccato mortale Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae rivolgendosi agli sposi aveva detto:

“E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di puntualizzare la dottrina della Chiesa su una materia così importante.
Ti saluto cordialmente, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Domanda e risposta, replica e controreplica su un particolare peccato sessuale (rapporto orale)

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi perdoni questa domanda ma devo. Vorrei che lei mi spiegasse dove posso trovare, in opere magisteriali, che il sesso orale è sbagliato e peccaminoso.
So che è così perché lo deduco da tutto quello che conosco in merito alla morale sessuale e me l'hanno insegnato da sempre. Alcuni però sono dubbiosi e mi hanno chiesto di dimostrarglielo con opere del Magistero. So che lei mi aiuterà.
La saluto con affetto
La pace
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
l'Humanae vitae di Paolo VI al n. 14 dice: “Similmente è da respingere ogni azione che o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga come scopo o come mezzo di impedire la procreazione” (HV 14).
E il n. 11 della medesima enciclica afferma: “qualsiasi atto matrimoniale (quilibet matrimonii usus) deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”. Ora il sesso orale in quale maniera è aperto alla vita?
L'HV non parla esplicitamente di sesso orale, come non parla neanche di altre forme depravate dell'esercizio della sessualità.

Ricambio il cordiale saluto e ti benedico.
Padre Angelo


Quesito

Uff......il mio amico mi ha risposto così:
No, quello che riporti conferma quello che ti dicevo. Ora pensa al caso di due coniugi che abbiano rapporti in periodo non fertile sapendo che non è fertile. Secondo la tua lettura sarebbero rapporti cattivi perché non hanno lo scopo della procreazione. E' chiaro che il rapporto in questo caso è un rapporto di comunione dei coniugi ma non procreativo. Poi quando al n 11 si parla di atto matrimoniale, stai cadendo nell'errore che ci fu quando qualcuno ci si pose il dubbio se appena dopo aver consacrato il pane il vino fosse già consacrato o meno. In realtà l'eucarestia è un mistero unico, non puoi fare queste divisioni. Anche quando si parla di "Atto matrimoniale" non ci si riferisce solo alla penetrazione, se no anche il bacio in questa ottica sarebbe immorale perché atto sessuale non finalizzato alla procreazione. Con Atto si intende tutto l'insieme.
Quel che è chiarissimo è che l'importane è lo spirito con cui compi questo atto che deve essere uno spirito di donazione che lo rende santo anche nel caso dei periodo infertili, e non di soddisfazione di un proprio piacere che lo renderebbe squallido anche se limitato alle sole pratiche "canoniche".
Come dicevo la Chiesa in realtà indica pochissime cose come oggettivamente disordinate, omosessualità, aborto ecc. per tutto il resto come diceva S. Agostino "Tutto è puro per i puri", ricorda che Gesù giustifica persino il furto di Davide dei pani sacri.
La ringrazio.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
questo tuo amico ha collezionato una serie di errori.
Rispondo punto per punto.

1. Quando due coniugi si uniscono sessualmente in periodo non fertile sanno che di fatto il loro atto non è procreativo, ma non escludono la possibilità che lo possa essere. Per questo rimangono aperti alla vita.
In altre parole, accettano di donarsi in totalità. Questo loro atteggiamento fa sì che l’atto non si chiuda in un egoismo e non si sottragga al disegno di Dio sul matrimonio e sulla sessualità.

2. Scrivi: “Poi quando al n. 11 si parla di atto matrimoniale, stai cadendo nell'errore che ci fu quando qualcuno ci si pose il dubbio se appena dopo aver consacrato il pane il vino fosse già consacrato o meno. In realtà l'eucarestia è un mistero unico, non puoi fare queste divisioni”.
Ai nostri visitatori ricordo che il n. 11 dell’Humanae vitae dice che “ogni atto matrimoniale deve essere aperto alla vita”.
Intanto: nessuno ha mai detto che dopo aver consacrato il pane è già consacrato il vino. Tra gli errori teologici non si trovano simili affermazioni!
Certo, la Chiesa insegna che quando si consacra il pane è presente il Christus totus, e quindi non solo il suo corpo, ma anche il suo sangue, la sua anima e la sua divinità.
E la stessa cosa vale anche per la consacrazione del vino, che termina alla presenza del sangue, del corpo, dell’anima anima e della divinità di Cristo.

3. Dicendo poi che l’eucaristia è un mistero unico sembra dire che non è valida una consacrazione senza l’altra.
Perché una specie non verrebbe consacrata se il sacerdote nel frattempo venisse meno e morisse (cosa per altro già successa)?
Forse che dopo aver consacrato una specie la Chiesa non gli comanda di genuflettere e di adorare?
Se fossi valida l’affermazione del tuo amico, bisognerebbe dire che la transustanziazione avviene solo al termine delle due consacrazioni. Ma questo non è mai stato dichiarato dalla Chiesa.
(attenzione: non dico che sia lecito consacrare una specie senza l’altra; dico solo che è valida la consacrazione di una specie prima ancora che venga consacrata l’altra).

3. Ma credo che non sia da scomodare il mistero eucaristico con l’indissolubilità dei due aspetti dell’atto coniugale.

4. Il tuo amico dice ancora: “Anche quando si parla di "Atto matrimoniale" non ci si riferisce solo alla penetrazione, se no anche il bacio in questa ottica sarebbe immorale perché atto sessuale non finalizzato alla procreazione. Con Atto si intende tutto l'insieme”.
L’enciclica Humanae vitae non parla di atto matrimoniale, ma di “uso del matrimonio” e cioè di esercizio della genitalità (ut quilibet matrimonii usus).
Pertanto l’esercizio della genitalità per essere conforme al progetto di Dio deve concludersi con l’atto aperto alla vita.
Il bacio invece non appartiene all’esercizio del matrimonio e della genitalità. Quante persone si baciano perché si salutano, si incontrano, ecc...
Il bacio appartiene all’ambito della pudicizia.
La genitalità invece appartiene a quello della castità.
Sono due ambiti che possono essere collegati, ma le due zone di per sé sono distinte. Quando la Chiesa dice che nel VI comandamento non si dà parvità di materia non intende parlare del bacio, ma dell’esercizio della genitalità, sebbene talvolta certi baci possano coinvolgere la genitalità.
Allora certi baci sono peccato grave a motivo dell’uso disordinato della genitalità e dell’intimo nucleo di se stessi.

5. Dice ancora il tuo amico: “Quel che è chiarissimo è che l'importante è lo spirito con cui compi questo atto che deve avere uno spirito di donazione che lo rende santo anche nel caso dei periodo infertili, e non di soddisfazione di un proprio piacere che lo renderebbe squallido anche se limitato alle sole pratiche "canoniche"”.
Certamente bisogna guardare lo spirito (l’intenzione) con cui uno compie le azioni, ma non basta lo spirito. In ogni caso uno “spirito” buono non può mai rendere lecito ciò che è intrinsecamente cattivo. Ad esempio: non posso rubare al fine di fare l’elemosina, così come non posso ammazzare a fin di bene!
San Paolo è molto chiaro quando dice che non è lecito fare il male a fin di bene (Rm3,8)

6. Infine: l’affermazione "Tutto è puro per i puri" non è di S. Agostino, ma di san Paolo (Tito 1,15).
Gesù non giustifica affatto il furto di Davide dei pani sacri. A parte il fatto che non si trattava di un furto, ma di una prescrizione umana che riservava ai sacerdoti la consumazione di quel pane, Gesù vuole ricordare che la legge umana non può avere maggiore obbligazione di un precetto che deriva da Dio.

Mi auguro che quel tuo amico abbia occasione di riflettere.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

La masturbazione non è un peccato imperdonabile, ma rimane ugualmente un peccato grave che ti impedisce di fare la Santa Comunione

Quesito

Salve Padre Angelo.
Prima di scriverle questa lettera ho passato un pò di tempo a cercare tra le varie domande riportate sul suo sito, quella che di più rispecchiasse la mia situazione. Io sono sposato, abbiamo una bambina di 2 anni e se Dio vorrà avremo un maschietto a Dicembre ( entrambi voluti fortemente ). Amo la mia famiglia e do tutto me stesso per loro, a qualsiasi ora o momento, che sia una giornata allegra o con qualche disagio, che può capitare a chiunque.
A causa della mancanza di lavoro generale, in Italia, mi sono dovuto adattare alle esigenze, ancora prima di conoscere mia moglie e quindi di sposarci, e mi sono letteralmente "imbarcato" come ufficiale sulle navi da crociera. Dapprima, capirà, facevo la " bella vita ".... inconsapevole dei peccati ( essendo molto più giovane ), ma il Signore ha voluto mandarmi quasi subito dopo la mia prima esperienza di bordo, la donna che sarà poi la compagna di tutta la mia vita. Non ho mai tradito mia moglie, non gli ho mai nascosto niente ed ho sempre cercato di sopprimere tutte quelle tentazioni carnali che facilmente si reperiscono a bordo di questo tipo di navi. Ho sempre avvertito la presenza del Signore in tutto quello che ho avuto in passato e ancora di più in quello che oggi ho. Le mie battaglie spirituali sono costanti, giornaliere e il mio desiderio più grande e' quello di dare tutta la mia vita per il Signore. Ma da solo non ce la faccio, sono troppo piccolo per un impresa cosi' grande, e costantemente dedico molto più tempo di prima alla preghiera quotidiana, cercando su internet ulteriori preghiere per ringraziare Dio per tutto e per congiungermi a lui in maniera totale. Grazie all'aiuto della Regina della pace e del Signore Gesù Cristo, oggi molte tentazioni passano inosservate, ma c'è n'è una che mi tiene ancora combattuto....l'autoerotismo. Dopo tutto questo racconto che l'avrà' anche potuta annoiare le chiedo: Consapevole che cedere alle tentazioni della carne e' peccato, ma masturbarsi sporadicamente desiderando e pensando la propria moglie e' davvero cosi' imperdonabile da un essere misericordioso come lo e' Dio? Per concludere, prima dei ringraziamenti, le volevo dire che sia io che mia moglie eravamo nel cammino neocatecumenale. Mia moglie lo e' ancora ma io, anche a causa delle mie assenze prolungate che mi portano a stare fuori dall'Italia sette mesi all'anno, ho lasciato il cammino....ma non il Signore, o meglio e' Lui che non mi ha fatto allontanare dalla sua Grazia.
Vorrei che questa richiesta venga pubblicata per essere di supporto ad altri nelle mie stesse condizioni, ma le chiedo anche una risposta privata in quanto non navigo spessissimo in internet per poterla cercare e leggerla direttamente dal sito.
La ringrazio infinitamente e pregherò' per lei e per la sua missione come figlio prediletto di nostro Signore, ma lei faccia lo stesso per me, specialmente in questo periodo della mia vita in cui mi trovo spiritualmente combattuto.
Grazie ancora.
Saluti.
Giovanni.


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. in questo mese di dicembre in cui ti rispondo, la tua famiglia viene allieta dalla nascita del suo primogenito.
Sono contento di inviargli la mia benedizione sia che sia già nato, sia che si trovi ancora nel grembo materno.
Giovanni Paolo II diceva che i bambini sono il sorriso di Dio donato al mondo.
Il sorriso che Dio oggi vi mostra sarà un sorriso che si ripeterà ogni giorno, quando voi vedrete vostro figlio, che è la vostra immagine, ma prima ancora è immagine di Dio.

2. Insieme con te ringrazio il Signore perché non ha permesso che ti perdessi in una vita mondana. Ben presto ti ha fatto conoscere tua moglie e adesso grazie  a Dio sei unito a lei in un amore puro e santificato.

3. C’è ancora un problema nella tua vita che va superato: l’autoerotismo. Mi dici che sei consapevole che si tratta di un peccato.
Il Magistero della Chiesa ricorda che i disordini sessuali vengono avvertiti anche “dalla retta ragione”. Non è pertanto solo una questione di fede. È anzitutto un discorso di dignità umana. Qualcuno ha detto che la masturbazione è un atto di egoismo allo stato puro.
Lo capiscono tutti, a meno che uno non sia totalmente pervertito o fuori di sé.

4. Ma non è questo il problema: mi chiedi se si tratti di un peccato così imperdonabile dal momento che lo fai pensando a tua moglie e dal momento che Dio è così misericordioso.
No, non è un peccato imperdonabile, ma rimane ugualmente un peccato grave che ti impedisce di fare la S. Comunione.
Dopo averlo commesso hai bisogno di essere confessato e Dio il suo perdono te lo dà sempre.
Questa è la sua misericordia: che dopo esserti sporcato ti purifica e ti rende di nuovo limpido.
Ma non sarebbe misericordia se, dopo esserti sporcato, ti lasciasse nella sporcizia. La sua misericordia te la dà con una grazia e una forza particolare nel sacramento della confessione.

5. Il fatto che tu compia quell’atto pensando a tua moglie non ne diminuisce la gravità. Anzitutto perché tua moglie sarebbe addolorata se sapesse che tu fai questo. Avvertirebbe qualcosa di impuro nel tuo amore per lei.
E poi anche perché i disordini sessuali toccano “l’intimo nucleo della persona”, come diceva Giovanni Paolo II. Non sono fatti marginali della nostra vita, come il soffiarsi il naso. Con il peccato sessuale, ci si disorienta nel fondo di se stessi, ci si separa da Dio e si perde la grazia.

6. Per motivi di prolungata assenza hai dovuto lasciare il movimento dei neocatecumenali.
La frequentazione di questo movimento certamente ti donava molto per la tua crescita spirituale.
Provvedi di non rimanere senza ancoraggi con la comunità cristiana. È troppo importante l’appartenenza alla comunità per la qualità e il progresso della vita cristiana.

Ti ringrazio di cuore per la preghiera che mi hai assicurato. E io ti assicuro la mia anche per tua moglie e per il tuo bambino.
Sarà un Natale indimenticabile per la vostra famiglia.

Vi auguro ogni bene e tutte e tre vi benedico.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Da tanti anni non mi confesso di certi disordini all’interno del matrimonio e faccio ugualmente la Santa Comunione

Quesito

Caro Padre Angelo,
scrivo con un po' di riluttanza, ma sono perplessa e angosciata.
Secondo quanto letto nelle varie risposte che lei ha dato su questo sito qualunque atteggiamento o pratica sessuale che non culmini con un rapporto sessuale completo è da considerarsi peccato anche nel matrimonio e se ci si accosta all'Eucarestia allora diventa sacrilegio.
Ecco io da molti anni ormai non ho un rapporto normale e completo con mio marito ma ci si limita a masturbazione reciproca, rapporto orale e, raramente, quando si ha un rapporto, si ha eiaculazione esterna. Non mi sono mai confessata di questo, non saprei come fare né del resto potrò farlo perchè c'è la certezza che non ci può essere altro tipo di rapporto tra di noi.
Allora dovrò abbandonare i sacramenti o ritenermi sacrilega?
Spero in una risposta sul sito. Grazie e che Dio la benedica per quello che fa.
S.


Risposta del sacerdote

Cara S.,
1. piuttosto di abbandonare i sacramenti, dovresti abbandonare ciò che non è bello davanti a Dio e degrada voi stessi.
I gesti da voi compiuti non sono veri atti di amore. Sono altra cosa.
Dio dice nella Sacra Scrittura: “Il matrimonio sia rispettato da tutti e il talamo sia senza macchia” (Eb 13,4).

2. Inoltre in forza di che cosa ciò che è intrinsecamente sbagliato e non va mai fatto (come la masturbazione e altro) diventerebbe permesso, anzi cosa bella e da offrire come lode al Signore?
Il matrimonio non giustifica ciò che intrinsecamente perverte il disegno di Dio sulla sessualità.

3. Se ti posso dare un consiglio, dai un nuovo giro alla tua vita perché sia in tutto secondo Dio.
E come prima cosa vai a compiere un’umile confessione dei tuoi peccati, dicendo che per tanto tempo hai fatto in queste condizioni la Santa Comunione.
Non è meglio presentarsi davanti a Dio con una coscienza pura?

Ti prometto una preghiera perché lo Spirito Santo ti illumini. Intanto ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Presa dalla paura ho preso la pillola detta dei 5 giorni dopo, ellaone, ma ora sto malissimo e mi manca la voglia di vivere

Quesito

Padre sono una ragazza di 22 anni...qualche giorno fa ho avuto un rapporto con il mio fidanzato e al termine ci siamo accorti della rottura del preservativo...presa dalla paura ho preso una pillola detta dei 5 giorni dopo, ellaone. Non posso sapere se il concepimento c'è stato anche se secondo il mio ciclo e la mia ovulazione quel giorno non sarei stata fertile. Ma ora come ora sto malissimo all'idea di aver anche ipoteticamente ucciso qualcosa… tornassi indietro non lo rifarei. Da quando è successo non riesco a riprendermi, sono a letto da giorni a piangere e sento di aver tradito Dio, sento che non sarò mai più la stessa e mi manca la voglia di vivere... cosa darei per sapere se quel concepimento è avvenuto o meno. Sto molto male padre mi sento indegna di fare qualsiasi cosa perchè mi sento un mostro... un peccato così grande si può scontare? la mia vita è segnata per sempre? le scrivo con il proposito di confessarmi questo fine settimana ma sento che nessuna parola e nessuna rassicurazione potrà tirarmi via da questo stato. Provo anche un senso forte di rabbia nei confronti del mio ragazzo anche se mi rendo conto che non è colpa sua... ma l'ho esortato più volte a fare un periodo di castità almeno per cominciare ma purtroppo non è stato capace e chiaramente neanche io perchè le cose si fanno in due però diciamo che la spinta maggiore è sempre venuta da parte sua...grazie per la sua attenzione e buona serata....


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. indipendentemente dal momento fertile o non fertile, la tua volontà in quel momento è stata chiara: espellere l’eventuale essere umano da te concepito.
Insomma: un movente di morte.

2. Questo fatto non può non pesare.
Pesa la consapevolezza di aver agito così nei confronti di un essere umano indifeso e innocente.

3. La rottura del preservativo.
Si può parlare di sesso sicuro fin che si vuole. Ma quegli atti rimangono atti di donazione totale e pertanto sono potenzialmente procreativi.

4. L’alterazione del disegno divino sulla sessualità, sull’amore umano e sulla persona è palesemente alterato. Aveva ragione Paolo VI a dire nell’Humanae vitae che nella contraccezione coniugale l’atto cessa di essere un atto di autentico amore.
Tanto più fuori del contesto coniugale. Giovanni Paolo II senza mezzi termini aveva parlato di “menzogna”.
Nell’atto della donazione totale i coniugi si fondono l’uno con l’altro: sono una carne sola.
La contraccezione fa violenza a questa volontà di essere fusi in una sola carne.

5. Di recente un visitatore mi descriveva la frustrazione provata in molti anni di matrimonio perché la moglie ha sempre voluto che lui facesse contraccezione, ad eccezione di due sole volte in cui lei aveva deciso di aver un bambino.
Per il resto quest’uomo non si è mai fuso con la moglie nell’intimità coniugale, pur sentendone profonda nostalgia e desiderio.
Avrebbe voluto ricorrere ai tempi di fertilità e di infertilità della moglie. Ma lei non ha voluto, ha deciso così e basta.

6. Oggi molti vogliono agire così nel matrimonio e prima del matrimonio.
Ma si negano un’esperienza tipicamente umana: la donazione totale, la fusione dell’anima e del corpo.
È la vittoria dell’egoismo.

7. Anche quanto è successo nella tua vita è stata una vittoria dell’egoismo. A questa vittoria vi stavate già educando (se così si può dire) da un pezzo, e cioè da quando avete deciso di alterare il disegno di Dio sulla sessualità, sull’amore umano e sulla persona.
I fidanzati che hanno rapporti sessuali e impurità si educano a questo, e cioè a tutto il contrario di ciò che è donazione totale in ogni ambito della propria vita.
Non ci si può stupire poi dei fallimenti matrimoniali, vale a dire delle infelicità e talvolta degli inferni vissuti insieme.

8. Adesso che sei arrivata fino in fondo, almeno nelle intenzioni, hai visto che cosa ti ha fatto diventare quello che chiamavi amore umano.
No. L’amore umano, se è autentico, non fa diventare così da vergognarsi di se stessi, da dover dire: potrò vivere senza ricordare quanto ho fatto?

9. Sono passati diversi mesi da quando mi hai scritto. Certamente ti sarai confessata. Era questo il tuo primo proposito.
Mi auguro che da quella confessione sia iniziato qualche cosa di nuovo nella tua vita.
Soprattutto mi auguro questo: che abbiate iniziato ad amare il Signore, a fidarvi di Lui, delle sue leggi e delle sue indicazioni.
Sono così chiare e piene di amore: “Camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore, vostro Dio, vi ha prescritto, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nella terra di cui avrete il possesso” (Dt 5,33).

10. Come hai letto: questa legge sulla purezza, Dio l’ha prescritta perché si possa tenere vivo l’amore, perché si possa essere felici e rimanere a lungo nella terra di cui il Signore vi dà il possesso (il matrimonio, la vita di grazia, la vita eterna).

11. L’amore per il Signore si manifesta nella fiducia nei suoi confronti, nella fiducia nelle sue leggi.
Solo il demonio può ispirare all’uomo che Dio gli sia rivale e che peccando l’uomo perda la propria felicità.
Solo il demonio può far pensare che le leggi di Dio siano superate e anacronistiche.

12. A confusione di coloro che volutamente derogano dalle leggi divine, rimangono sempre vere e per tutta l’eternità le parole che Cristo ha detto: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35).

13. Adesso cerca di fare in modo che dove è abbondato il peccato, sovrabbondi la grazia (Rm 5,20).
Dipende, certo, anche dal tuo ragazzo. Ma dipende essenzialmente anche da te.
Il tuo ragazzo ti potrà tentare in tutte le maniere, ma se tu non vuoi per amore del Signore, se tu non cedi perché non vuoi che il vostro amore si corrompa nell’impurità e perché vuoi che il vostro amore cresca sempre più secondo Dio, non potrà riuscirvi.

13. Dipende da te, certo.
Ma devi anche sapere che da sola non ce la puoi fare, come aveva ben inteso Salomone: “Ho poi saputo che nessuno può essere casto se Dio non glielo concede” (Sap 8,21).
Allora rimani quotidianamente in atteggiamento di accoglienza di questo dono da parte di Dio.
Il Signore te lo dona soprattutto in un momento: quando reciti il Rosario di Maria.
Durante questa preghiera, Gesù Cristo e la sua santa Madre, che è pure la nostra Madre, entrano dentro la nostra vita e senza che noi ce ne accorgiamo tengono lontani da noi e anche dal rapporto di coppia tanti nemici visibili e invisibili.
E soprattutto portano nel cuore di ciascuno di noi serenità, pace e dominio di sé.

Ti assicuro la mia preghiera perché questo avvenga. E il meglio che ti possa desidera.
Ti benedico.
Padre Angelo


 

Non voglio che mio marito sia infelice da questo punto di vista

Quesito

Salve Padre Angelo,
ho scoperto per caso il vostro sito e sono contenta di poter scrivere di alcuni miei dubbi che in confessione ho vergogna di esprimere.
Sono sposata felicemente da alcuni ed ho due bimbi, un marito bravo che mi ama e comprende.

Abbiamo un bel dialogo e parliamo spesso anche dei vari problemi che riscontriamo nella coppia.


Solo su un punto non siamo d'accordo cioè il modo di avere rapporti intimi.

Purtroppo non rispettiamo la volontà di Dio avendo paura di una nuova gravidanza, sappiamo che esistono i metodi naturali ma ancora non ci mettiamo sul serio a considerarli.
Inoltre mi chiede cose che turbano tantissimo, spesso mi lascio andare ma poi mi sento in colpa.

Lui invece pensa che sia solo una manifestazione d'amore e mi dice che se non voglio è perché non lo amo abbastanza da desiderarlo come lui desidera me.
Per ho scoperto che vedeva siti pornografici, ne abbiamo parlato e lui mi ha detto che gli mancava, così mi sono lasciata andare per paura che prendesse il vizio di navigare su questi siti.
Non voglio che mio marito sia infelice da questo punto di vista quindi aspetto un vostro consiglio.
Grazie mille


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la coscienza, quando è pulita, riesce a discernere ciò che è secondo Dio da ciò che non è secondo Dio.
La contraccezione e anche altri disordini non lo sono.
Tu questo lo avverti.

2. L’osservanza della legge di Dio oltre a mantenere il rapporto intimo in un vero contesto di amore perché ci si dona in totalità, aiuta anche a dominare le proprie passioni e a diventare signori di se stessi.
Tu hai potuto toccare con mano che tuo marito su questo punto ha ancora della strada da fare.
Il ricorso ai siti porno ne è un sintomo.

3. La pornografia produce una devastazione interiore e una grave profanazione del disegno divino sulla sessualità.
Dai quei siti tuo marito non può che uscire desideroso di esperienze porno e impara a trattarti come oggetto per soddisfare la propria libidine.

4. Se si trattasse di volerti bene, rispetterebbe i tuoi gusti e non ti chiederebbe nulla che ti possa dispiacere.
Questo è voler bene.
In realtà, dietro il volerti bene, c’è il suo desiderio di libidine.

5. Secondo me la cosa più urgente, che andava fatta prima del matrimonio, è la conoscenza dei metodi naturali. Solo così potevi partire col piede giusto e lui avrebbe imparato poco per volta a distinguere ciò che è rispetto (la condizione minima dell’amore) e ciò che non lo è.

6. Le cose che ti turbano tantissimo e che lui ti chiede sono ingiuriose nei confronti del disegno divino sulla sessualità. Ne costituisce un uso perverso.

7. La felicità di tuo marito, quando viene soddisfatto in questi suoi desideri, è una felicità impura.

Non è autentica e non introduce nella strada della vera felicità: quella che è pronta alla rinuncia di se stessi per far contenta la persona amata.
Non c’è niente che appaghi quanto questo.

8. Tieni presente quanto Dio chiede attraverso l’Autore della lettera agli ebrei: “Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia” (Eb 13,4).

9. Ti dico ancora una cosa: non accostatevi alla S. Comunione se i vostri rapporti intimi non sono stati puri.
Sarebbe una profanazione della Comunione perché nella Sacra Scrittura si legge che “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato”.

Ti assicuro una preghiera per te e per la tua famiglia, soprattutto per i vostri due bambini,
Vi ricordo nella Messa che adesso scendo a celebrare e vi benedico.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Sono cristiana, cattolica e penso che Dio chieda di non seguire regole sulla sessualità

Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
sono una ragazza di ventuno anni, cristiana cattolica, e mi sento in pace con me stessa e con la mia Fede.
Tuttavia, leggendo le storie raccontate nelle domande le sue risposte, rimetto ogni volta in discussione la mia situazione.
Sto con un ragazzo meraviglioso da due anni, insieme abbiamo scoperto la gioia di un rapporto intimo più profondo. Non siamo sposati, non abbiamo intenzione di farlo, e ora come ora non intendo nemmeno avere bambini.

Usiamo il profilattico da quando ho smesso di prendere la pillola, e ci sentiamo sempre sicuri e protetti da gravidanze indesiderate.
Sono sempre andata alla messa domenicale, spesso vado anche a pregare al pomeriggio perchè mi piace una Chiesa silenziosa in cui riesco a parlare meglio con Dio.
Amo la vita e amo Dio, che ogni giorno mi regala momenti splendidi con la mia famiglia e i miei amici.
Penso che vivere secondo i dettami e il volere dell'Altissimo significhi qualcosa di più che seguire regole comportamentali.
Penso che i ragazzi che le scrivono non apprezzino appieno la Vita come coloro che vivono tutte le gioie che essa può dare, sessualità inclusa.
Penso che Dio ci chieda Amore, Amore e ancora Amore.

A Dio non interessa se hai avuto un rapporto prima del matrimonio, nè se l'hai avuto con persone del tuo stesso sesso.

Io credo che chi vive secondo queste "leggi e regole morali" e si sente un bravo cristiano, stia sbagliando tutto! 
Dio vuole altro da noi, Dio ci vuole sereni e in pace con gli altri. Già ce ne son tanti di problemi nel mondo, perchè sprecare energie e demonizzare queste gioie?
Padre, io amo Dio e voglio continuare a farlo, ma come posso se il mio comportamento viene giudicato sconveniente?
Mi aiuti Padre.
Giulia


Risposta del sacerdote

Cara Giulia,
1. hai deciso di avere rapporti sessuali col tuo ragazzo.
Di più, e ti ringrazio della sincerità, tra voi due non si parla di matrimonio.
La prima cosa che ti dico è questa: bisognerebbe vedere quale sia secondo Dio il significato dei rapporti sessuali.
Se Dio avesse costituito sessuate le persone solo perché si esprimessero a vicenda il loro affetto avrebbe dovuto scindere nettamente il sesso dalla capacità procreativa.
E invece quante precauzioni per non procreare!
Anche tu prima hai usato la pillola e adesso fate uso del profilattico. Evidentemente perché sapete che quelle potenze sono potenze procreative.

2. Non ti pare che questi interventi artificiali siano contrari al significato intrinseco della nostra sessualità?
Tra l’altro, credi che la nostra sessualità sia stata strutturata da Dio così come l’abbiamo ricevuta per i rapporti omosessuali?
San Paolo parla dei rapporti omosessuali come di rapporti contro natura: “Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi…
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne” (Rm 1,24-28).

3. Scrivi: “Penso che vivere secondo i dettami e il volere dell'Altissimo significhi qualcosa di più che seguire regole comportamentali”.
Tu sei libera di pensare così. Come del resto sei anche libera di essere cristiana.
Ma Gesù non ha detto quello che dici tu. Ha detto il contrario: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui»” (G 14,21).
E ancora: “Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c'è la verità” (1 Gv 2,3-4).

4. D’altra parte anche nell’amore umano è così: se uno fa tranquillamente quello che dispiace alla persone che ama, non si può parlare di amore.
Se lo amasse, amerebbe anche la sua volontà e non lo contristerebbe in alcun modo.

5. Scrivi ancora: “Penso che i ragazzi che le scrivono non apprezzino appieno la Vita come coloro che vivono tutte le gioie che essa può dare, sessualità inclusa”.
Proprio qualche giorno fa ho risposto ad una ragazza che mi ha scritto: “Nel 2009 dopo un viaggio a Medjugorie ho riscoperto il valore della fede e da quel momento io e il mio ragazzo abbiamo cercato di vivere in castità: è stata dura, sopratutto perchè prima di quel viaggio avevamo regolarmente dei rapporti.
Sicuramente non rimpiango questa scelta perchè ci accorgiamo anzi che il nostro rapporto è diventato più sincero, più vero!”.
Allora: come puoi dire che quelli che mi scrivono non gustano la vita?
Come vedi, dicono il contrario!

6. Dici infine: “Penso che Dio ci chieda Amore, Amore e ancora Amore. A Dio non interessa se hai avuto un rapporto prima del matrimonio, nè se l'hai avuto con persone del tuo stesso sesso. Io credo che chi vive secondo queste "leggi e regole morali" e si sente un bravo cristiano, stia sbagliando tutto! 
Dio vuole altro da noi, Dio ci vuole sereni e in pace con gli altri”.
Il Signore chiede Amore, con la A maiuscola, come hai scritto tu.
Ma questo Amore, che nel Nuovo Testamento viene chiamato Carità, indica il modo proprio di amare di Dio. E Dio ama donando il bene più grande che è Lui stesso, la sua presenza personale dentro di noi, legata all’osservanza dei suoi comandamenti.
Come vedi, Dio chiede l’amore che porta alla santificazione della vita, non a fare quello che si vuole.

7. Per te i ragazzi che cercano di seguire le vie di Dio (i suoi comandamenti) stanno sbagliando tutto!
Questa è davvero grossa.
Sono invece ragazzi che si fidano di Dio e della sua legge. Sono ragazzi che hanno capito che la santificazione della vita passa anche attraverso quell’intimo nucleo della persona che è la sessualità, quella sessualità che ci è stata data da Dio e in vista di Dio.

8. Circa i rapporti omosessuali, da te giustificati perché Dio non chiederebbe altro che amore, senti ancora che cosa dice la Sacra Scrittura: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, … erediteranno il regno di Dio.
E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1 Cor 6,9-11)..
Come vedi, i cristiani devono essere “lavati”, “santificati”, “giustificati” (e cioè redenti dal peccato).
Lasciamo da parte adesso il discorso degli omosessuali, ma tu, col tuo comportamento, ti pare di essere lavata, santificata, redenta dal peccato? Potresti dire: questa è la strada della santificazione?

9. Alla fine concludi: “Padre, io amo Dio e voglio continuare a farlo, ma come posso se il mio comportamento viene giudicato sconveniente?”.
Il giudizio degli altri non ci può impedire di amare Dio. I martiri lo hanno amato sino alla fine pur avendo davanti a sé gente che odiavano il loro comportamento
Il problema invece è un altro: se si possa dire di amare Dio quando tranquillamente si fa quello che a Lui dispiace, quando si fa quello che Lui ha detto di non fare e quando si dice che quelli che osservano i suoi comandamenti stanno sbagliando tutto.

10. Ho cercato di aiutarti portando molti ragionamenti.
Rimane però ancora una cosa. Gesù ha detto: “chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3,21).
Allora desidero dirti: fidati del Signore e dei suoi comandamenti.
Comportati secondo la verità insegnata da Dio.
Allora capirai e gusterai tutto.

Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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Mia moglie dice che non fare la comunione la domenica dopo aver fatto l'amore mediante contraccezione è un affronto al matrimonio

Quesito

Caro Padre Angelo,
ho bisogno di fare molta chiarezza su un aspetto della mia vita matrimoniale e chiedo a lei di aiutarmi.
Io e mia moglie abbiamo rapporti sessuali mediante l'uso del preservativo.
In 8 anni di matrimonio abbiamo avuto due figlie (alternando vari metodi contraccettivi a periodi in cui ci siamo aperti al dono della vita). Dopo la nascita della nostra seconda figlia, ci siamo detti "adesso che facciamo?" Abbiamo letto insieme l'Humanae vitae e siamo arrivati a due conclusioni diverse. La mia quella di aprirci alla vita usando i "metodi naturali", mia moglie invece per paura (ma non si immagina quanta) di un altra gravidanza e perchè non li ritiene abbastanza sicuri, mi ha chiesto di utilizzare  la contraccezione mediante il preservativo.
Io ho accettato; all'inizio perchè mi faceva comodo, secondo perchè ho avuto paura di mettere a repentaglio il mio matrimonio.
Su questo argomento abbiamo litigato alcune volte in maniera accesa.
Non faccio colpe a mia moglie solo Dio sa cosa prova nel cuore.
Sono arrivato alla conclusione che ogni qualvolta cado nel peccato mi confesso e non mi accosto all'eucarestia se ho commesso questo peccato, ma questo infastidisce molto mia moglie (non fare la comunione la domenica dopo aver fatto l'amore lo percepisce con un affronto al nostro matrimonio).
Siccome mi pesa molto non fare la comunione, ma vorrei essere fedele al magistero della chiesa, le chiedo se sia possibile fare comunque la comunione in casi come questo, vista anche la frequenza con la quale mi accosto al sacramento della riconciliazione (mi sono imposto, riuscendoci per forza, almeno una volta al mese).
Nel corso della storia ho trovato anche sacerdoti che hanno minimizzato questo mio problema, che però per me è fondamentale.
Grazie per il  suo aiuto.
Pace e bene.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il nocciolo della questione è racchiuso nella percezione di tua moglie secondo la quale “non fare la comunione la domenica dopo aver fatto l'amore è un affronto al matrimonio”.

2. Ebbene, se tua moglie vuole essere oggettiva deve riconoscere che nella contraccezione c’è qualcosa che non è secondo il significato autentico della sessualità.
Di fatto quegli atti che sono costituti per congiungere intimamente gli sposi per donarsi in totalità mettendosi in gioco, di fatto vengono frustrati nella loro intrinseca finalità.
Questo è un dato oggettivo.
La contraccezione mette una barriera alla donazione totale. La impedisce volontariamente. Di fatto ci si rifiuta di donarsi in totalità, compresa la propria capacità di diventare padre o madre.

3. Per questo il beato Paolo VI aveva detto: “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 11),
Ciò significa che se convengono simultaneamente salvaguardati questi due aspetti gli atti di contraccezione cessano di essere atti di autentico amore.

4. Già il Concilio aveva detto: “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipend scrivee solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).

5. Nell’Humanae vitae il beato Paolo VI dice ancora: “Usare di questo dono divino distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà.
Usufruire invece del dono dell’amore coniugale rispettando le leggi del processo generativo, significa riconoscersi non arbitri delle sorgenti della vita umana, ma piuttosto ministri del disegno stabilito dal creatore” (HV 13).

6. San Giovanni Paolo II sempre sulla medesima linea in Familiaris consortio: “Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi due significati che Dio Creatore ha inscritti nell'essere dell'uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale, si comportano come «arbitri» del disegno divino e «manipolano» e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione «totale».
Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).
L’espressione di Giovanni Paolo II (falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale) è forte.
Ma come si può dire che non sia vera?
Da tutto quanto ti ho scritto puoi vede vedere come sia rovesciabile l’affermazione di tua moglie: la contraccezione è un affronto al vero significato degli atti di intimità coniugale.
Anzi è un affronto al disegno santificante di Dio sulla sessualità e il matrimonio.

7. Poco prima aveva riportato l’insegnamento di Paolo VI: “Ed ha concluso ribadendo che è da escludere come intrinsecamente disonesta «ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere impossibile la procreazione» (HV 14)” (FC 32).

8. Come vedi si tratta di un’alterazione o di una falsificazione del disegno di Dio sulla sessualità e sull’amore umano. È contraddire la sua santa volontà.
La contraccezione non giova alla santità, ma porta su un’altra direzione.
Per questo sempre il beato Paolo VI dice: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).
Pertanto ti raccomando di non scambiare il bene col male.
Continua a confessarti prima di fare la Santa Comunione qualora ti trovassi in peccato.
Porta anche tua moglie a fare la stessa cosa e a riconoscere umilmente il suo peccato. Il Signore la benedirà.

Vi ricordo al Signore e vi benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Dopo la nascita del secondo figlio siamo ricorsi alla contraccezione (prima lei, poi io) per evitare altri aborti naturali

Quesito

Caro Padre Angelo,
Ieri sera, sbirciando su internet e cercando delle risposte al mio problema e trovato questo sito, avendo letto alcune domande e risposte, le trovate molto interessante oltre che molto chiaro. 
Quindi mi sono deciso di rivolgermi a lei per ulteriori chiarimenti.
Siamo una famiglia normale con due figli. Nel frattempo ci è morto un bambino all’ottavo mese di gravidanza, l’altro al terzo.
Questa settimana con il mio Padre spirituale è uscito fuori l’argomento della contraccezione, di cui era al corrente.
Dopo la nascita del secondo figlio siamo ricorsi alla contraccezione (prima lei, poi io) per evitare altri aborti naturali anche perché in un corso matrimoniale ci avevano detto che usare gli anticoncezionali per motivi di salute gravi era giustificato. Oggi alla luce della fede e del vangelo sappiamo che non è cosi.
Abbiamo già contattato alcuni medici per vedere se mia moglie può fare uso dei metodi naturali per non aver figli, ma questo ci preoccupa anche perché mia moglie non è regolare con il ciclo e ha molta paura di rimanere gravida per il grande rischio di aborto.
Vi sarebbe anche l’altra strada della totale astinenza dai rapporti. Siamo consapevoli  che il sesso all’interno della coppia non è il principio e non è neanche il fine ma è il mezzo per accrescere l’unione matrimoniale.
Essendo però una coppia ancora giovane di età inferiore ai 40 anni, anche usando tutti i mezzi spirituali a disposizione, non so se ce la farei e se questo sia giusto in un rapporto di coppia.
Caro padre, la domanda più grossa è questa: quanto Dio può ritenermi colpevole e quindi in peccato se uso metodi anticoncezionali visto che cmq non è per nostra scelta ma solo per la salvaguardia della salute????
Spero che riuscirà a rispondermi a breve.
In Cristo e Maria


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Dio è il fine di tutto.
La santità, l’unione con Lui deve essere il termine di ogni nostra azione e aspirazione.
La contraccezione non può unirvi al Signore, anzi vi distacca da Lui

2. Dici che fate contraccezione non per vostra scelta.
A dire il vero nessuno vi costringe a farla.
È solo di vostra scelta, perché vi sono anche i metodi naturali, di cui tra breve ti accennerò.

3. Di metodi naturali ce ne sono molti, e alcuni hanno una sicurezza pari a quella dei più forti contraccettivi.
Con questa differenza però: che mentre i contraccettivi fanno usare della sessualità al di fuori del progetto di Dio, falsificano il dono totale di se stessi e vi rendono arbitri del vostro corpo e della vostra sessualità, i metodi naturali vi fanno sentire la dipendenza da Dio, vi rendono aperti al significato ultimo dell’uso della sessualità (che è quello procreativo) e vi danno la consapevolezza di donarvi in totalità.

4. I metodi naturali, se ben conosciuti e applicati, sono sicuri almeno quanto la contraccezione e in alcuni casi (come il preservativo) ancora di più.
Ormai sono diverse le persone che mi indicano metodi naturali che hanno una sicurezza molto alta.
Ad esempio un o mi ha scritto: Ladycomp è un indicatore di fertilità computerizzato utilizzabile da qualsiasi donna in età fertile, sia come contraccettivo naturale sicuro che per il monitoraggio dell’ovulazione.
La Sicurezza Contraccettiva dei giorni indicati come “non fertili” è del 99,3%, comprovata da test clinici indipendenti con un indice pearl dello 0,7.: dei metodi naturali
(Viene chiamata sicurezza contraccettiva, ma non si tratta di contraccezione).

5. Senza dire che i contraccettivi, compreso l’uso del profilattico, lasciano sempre qualche conseguenza a livello fisico o psichico in lui o in lei o in entrambi.
Le conseguenze nefaste della pillola le conoscono tutti.
Per il profilattico vi è da osservare che durante l’atto sessuale gli ormoni surrenali della donna secernono l’adrenalina, che la rende particolarmente tesa soprattutto negli organi genitali. Questo da origine a vaginiti, anche croniche, per la mancata deposizione del liquido seminale. Infatti il liquido seminale contiene sostanze (come la jaluronidasi) che favoriscono la detumescenza della vagina, dopo un rapporto, e quindi il suo rapido ritorno alla condizione di riposo.

6. Credo che il vostro confessore abbia voluto ricordarvi la legge di Dio in questo campo. È una grazia avere un confessore così.
Di fronte ad essa conviene tenerci umili e chiamare ogni nostra azione col suo nome preciso.
Pertanto nel caso che ricadiate nella contraccezione, ricorrete alla confessione sacramentale e non fate la S. Comunione senza essere stati prima purificati e assolti.
Solo così camminerete nella verità e con la tensione verso la santità.

Assicuro un ricordo al Signore per voi e per i vostri due carissimi figli.
Vi saluto cordialmente e vi benedico.
padre Angelo

 

Dopo aver fatto la Comunione in peccato mortale ma col proposito di confessarmi, sentii dentro di me proprio l’assenza più totale di Dio, il nulla, il deserto, la desolazione

Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo in merito al fatto della possibilità di ricevere la Santa Comunione in peccato mortale, nello specifico dopo quelli attuati da solo contro il VI comandamento: la masturbazione.
Fin dall’adolescenza mi sono ritrovato via via sempre più schiavo di questo genere di peccato e per questo motivo, su mia iniziativa, non ho più ricevuto la Santa Comunione se non in rare occasioni dopo essermi confessato. E dire che quando chiedevo ad amici o anche preti in merito a questa tematica mi sentivo dire che potevo farla a patto che facessi il proposito di confessarmi al più presto. Non ho ascoltato questi consigli se non in due occasioni, una dopo le parole di un prete e una dopo aver visto un amico che riceveva Gesù pur avendo compiuto questi atti (me lo aveva detto in un discorso poco tempo prima e nel mentre non si era confessato). Per la cronaca quella volta in particolare sentii dentro di me proprio l’assenza più totale di Dio, solo così posso descrivere ciò che provai: il nulla, il deserto, la desolazione.
Bene, ora ho 30 e passa anni e sto cercando di debellare una volta per tutte la masturbazione dalla mia vita. Sono costante nella confessione, nella messa e Comunione. Recito tutti i giorni da quasi due anni il Santo Rosario e ogni tanto qualche novena. Recito le preghiere della sera e la mattina. Come riscontro ho avuto anche più mesi senza compiere questo atto e quando la tentazione faceva capolino io mi dicevo che sceglievo Dio e poi pensavo al volto della Madonna, la nostra mamma celeste.
Arriviamo al dunque.
Mi sto affidando ad un sacerdote sia in confessionale sia in incontri mensili per la guida spirituale e sto cercando di capire se questo potrebbe essere il mio padre spirituale “ufficiale”.
Mi trovo abbastanza bene però mi dice sull’argomento della sessualità che nel mio caso per rafforzarmi devo, anche se dovessi cadere prima della successiva confessione (se dovessi cadere non troppe volte) fare la Comunione. Una volta ho seguito il suo suggerimento ma che è successo? Che dopo la comunione sono ricaduto ancora tantissime volte prima della confessione e di rafforzato non ho sentito un bel niente. Allora al successivo incontro gli ho detto che della mia anima avrei dovuto rendere conto di persona a Dio (infatti mi aveva detto che mi dava lui il permesso di fare così) e lui mi ha detto che avrei dovuto anche rendere conto del fatto che rinunciando al suo consiglio, sbagliando, avrei reso conto anche di quello.............
Ho letto cosa dice il catechismo della chiesa cattolica e io vorrei seguire quello: “chi è consapevole di aver commesso un peccato grave deve ricevere il sacramento della riconciliazione prima di accedere alla comunione”.
Quindi che faccio? Lascio perdere questo sacerdote? Sono anche devoto di Padre Pio di cui mi reputo figlio spirituale avendo raccolto la promessa strappata al Padre dal suo confratello Padre Modestino e Padre Pio giustamente non transigeva su questi peccati.

La ringrazio anticipatamente per la sua risposta,
che Dio la benedica,
con affetto,
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
mi dispiace molto di averti fatto attendere così tanto. Ma il numero delle mail che mi arrivano non mi permette di rispondere a tutti in maniera pronta, come sarebbe giusto fare.
La tua testimonianza è molto significativa.
Di essa desidero toccare tre punti in particolare.

1. Il primo, hai provato fin dall’adolescenza a commettere atti impuri.
Sorvolare sulle cadute degli adolescenti non è efficace, perché in tal modo viene rafforzata la dipendenza dal vizio e chissà se riusciranno a sradicarlo dalla loro vita.
Valgono anche per gli adolescenti le parole della Sacra Scrittura: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri” (Rm 6,12).
Solo ciò che è vero è anche pastoralmente buono, efficace e utile.
Senza drammatizzare, gli adolescenti che cadono nell’impurità devono essere condotti con l’aiuto della grazia a vivere nella purezza.

2. Il secondo punto: hai resistito ai consigli sbagliati di chi ti diceva di fare la S. Comunione ugualmente.
Ma hai ceduto in due occasioni dietro suggerimento (purtroppo) di un prete e anche di alcuni amici. L’hai fatto col proposito di confessarti dopo la Comunione.
E poi mi scrivi: “Per la cronaca quella volta in particolare sentii dentro di me proprio l’assenza più totale di Dio, solo così posso descrivere ciò che provai: il nulla, il deserto, la desolazione”.
Ti ringrazio per avermi dato questa testimonianza che è la più vera.
“Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato” (Sap 1,4).
Quelle due volte il Signore non è entrato in te, non l’hai sentito. Anzi ha provato “il nulla, il deserto, la desolazione”.

3. Dio ha detto per bocca di San Paolo: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
“Sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore”. È un’espressione simile a quella di “reus maiestatis” (reo di lesa maestà) per la quale in antico si riceveva la pena di morte.
È per questo che san Paolo dice: “mangia e bene la propria condanna” e che talvolta questo grave peccato si manifesta anche attraverso segni esterni: “È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti”.

4. Mi viene da dire: ma i preti che dicono di fare la Comunione lo stesso anche se si è in peccato grave ma col proposito di confessarsi in seguito, non sanno che le persone che ascoltano i loro consigli provano “il nulla, il deserto, la desolazione”?
Non sanno che quello che propongono è la strada più sicura per abbandonare anche la pratica religiosa, perché quando si smette di “gustare la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro” (Eb 6,5) la pratica religiosa diventa arida, insignificante, solo un dovere, una formalità?

5. Quando si è in grazia e si fa la Santa Comunione “si gustano le meraviglie del mondo futuro”.
Si sperimenta allora quanto siano vere le parole del salmo 23,1: “Il Signore mi governa e non mi farà mai mancare di nulla; mi ha collocato in un luogo di abbondante pascolo” (è la traduzione dal latino. La traduzione della Cei: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare”).

6. La terza cosa che voglio dire è in riferimento al tuo attuale confessore, che ti vuole persuadere della bontà di ciò che tu stesso hai sperimentato essere devastante.
Mi dici che dopo quel “salutare” consiglio sei caduto tantissime altre volte e non ti sei sentito rafforzare in nulla.
E che dopo avergli detto che quel consiglio non lo volevi più seguire perché ti conduceva solo al peggio e che un giorno avresti dovuto risponderne davanti a Dio, è giunto a dire che dovrai rispondere proprio del fatto di non averlo ascoltato.
Non ti pare il colmo?
Bisogna ascoltare i consigli del confessore. Ma se questi consigli sono contro la legge di Dio, non si possono ascoltare! Il confessore non è infallibile.
Dicendoti quello che ti ha detto non si comporta da ministro leale di Gesù Cristo perché deve essere fedele all’insegnamento del Signore: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,2-29).

7. Mi hai citato un passo del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Lo ripropongo per intero:
“«Prendete e mangiatene tutti»: la Comunione
n. 1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell’Eucaristia: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53).
n. 1385: Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11,27-29).
Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione”.

8. Citando questo passo, Giovanni Paolo II ha affermato: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale” (Ecclesia de Eucharistia 36).
Il Papa si richiama poi a un passo di San Giovanni Crisostomo, il quale “con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: «Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta.
Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi».
Quello che tu hai provato dopo quelle Comunione mal fatte è la conferma più esauriente di quanto diceva San Giovanni Crisostomo.

9. Mi dici che sei devoto di Padre Pio.
Ebbene, ti dico con tutte le mie forze di seguire l’insegnamento e il modo di fare di Padre Pio.
La Chiesa l’ha canonizzato presentandolo non solo come esempio di virtù, ma anche come modello di comportamento per i sacerdoti nella pastorale della confessione sacramentale.
Puoi tenerti l’attuale confessore, ma a patto che ti permetta di confessare i tuoi peccati e che non ti dica di far la Santa Comunione ugualmente anche se non hai confessato prima i peccati gravi.
Devi obbedire prima a Dio, che parla attraverso la Sacra Scrittura, attraverso il Magistero della Chiesa e anche attraverso la tua coscienza, che per ora – grazie a Dio - resiste ai tentativi di deformazione.

Ti ringrazio di questa testimonianza, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Sono un ragazzo di 15 anni e Le chiedo un consiglio per riuscire ad eliminare il problema dell'impurità

Caro Padre Angelo,?

sono un ragazzo di 15 anni, da sempre vicino a Cristo e alla Chiesa.

Le scrivo perché ho un problema: non riesco a smettere di masturbarmi. Ogni volta che lo faccio mi sento molto infelice e triste, ma è più forte di me. Mi confesso e comunico regolarmente senza mai omettere un peccato. Posso resistere una, massimo due settimane, ma poi cado nuovamente. Le chiedo un consiglio per riuscire ad eliminare questo problema e le chiedo anche di pregare per me.

Che Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. ti suggerisco di fare due cose per rimediare al tuo peccato.

La prima consiste nel pregare. Gesù ha detto. “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mc 14,38).

 

2. Ti chiedo di pregare quotidianamente col S. Rosario.

La Madonna a Fatima ha chiesto in tutte e sei le apparizioni di recitare il Rosario ogni giorno. L’ha chiesto a tutti.

La nostra Madre nella vita di grazia sa ciò di cui abbiamo bisogno per conservare la grazia.

La Madonna sa che quando ci mettiamo in preghiera, soprattutto col rosario, che dal momento che portiamo Lei dentro la nostra vita, vengono allontanate o comunque attutite le tentazioni.

C’è infatti inimicizia tra Lei e il comune avversario. L’ha detto Dio all’alba della creazione: “Porrò inimicizia tra te e la donna…” (Gn 3,15).

 

3. Come un corpo senza cibo non sta in piedi, così un’anima non può conservare la grazia senza la preghiera, senza respirare a fondo con Dio.

 

4. Il secondo criterio è quello della confessione regolare e frequente, anche se non vi sono peccati gravi.

La confessione sacramentale infatti dà sempre un aumento di grazia.

Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica:

“Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa.

In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta
a formare la nostra coscienza,
a lottare contro le cattive inclinazioni,
a lasciarci guarire da Cristo,
a progredire nella vita dello Spirito.

Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui” (CCC 1458).

Desidero sottolineare il secondo effetto: aiuta a lottare contro le cattive inclinazioni.

Non di rado aiuta a lottare preservando dalle tentazioni.

 

5. A queste due cose, che non sono evidentemente le uniche ma sono basilari, ne aggiungo una terza qualora ve ne fosse bisogno: è necessario tenersi lontano dalla pornografia che inquina la nostra mente, depreda la nostra anima lasciandola spoglia e devastata.

Se un grande maestro di vita spirituale, come il Cassiano, ha potuto dire dei pensieri impuri che bisogna “badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (cassiano, Filocalia, I, p. 130), cosa non avrebbe potuto dire della pornografia?

 

5. Ti auguro di superare ben presto le difficoltà presenti, soprattutto con l’aiuto di Colei alla quale Dio ha dato l’incarico di essere madre nella grazia e anche nella purezza.

 

Ti assicuro molto volentieri la mia preghiera e ti benedico.

Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Quali sono le motivazioni per le quali la Chiesa non riconosce moralmente legittima la convivenza

Quesito

Caro Padre Angelo,
quali sono le motivazioni per le quali la Chiesa non riconosce moralmente legittima la convivenza?
Spesso parlo di questo con amici ma non so mai di preciso quali argomenti portare a difesa e a sostegno della posizione della Chiesa che peraltro condivido.
Che il Signore la protegga sempre.
Samuele


Risposta del sacerdote

Caro Samuele,
1. la Chiesa non riconosce la convivenza prematrimoniale per vari motivi.
Anzitutto perché la convivenza è offensiva della persona.
Ogni persona desidera, anzi, esige di essere amata in maniera incondizionata e non per prova.
La persona non si prova come si prova un oggetto, un vestito.
Ora “amare il prossimo come se stessi” comporta anche questo risvolto: di non trattare l’altro come non si vorrebbe essere trattati da nessuno, e cioè “amati in prova” o “per prova”.
Giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “l'amore umano non ammette la «prova». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro” (CCC 2391).

2. Inoltre, e secondo me è il motivo più importante, perché la convivenza prematrimoniale è legata all’esperienza dei rapporti sessuali, che fuori del matrimonio sono intrinsecamente falsati.
Il gesto della donazione sessuale di per sé è grandemente significativo. Vuole dire che i due si donano in  totalità.
Ma nell’esperienza prematrimoniale non ci si dona in totalità perché si esclude di donare all’altro la propria capacità di diventare padre o madre. E questo lo si fa proprio mentre si suscita tale capacità.

3. Un nostro visitatore, in maniera molto sincera, mi ha scritto: per fortuna che non ci si dona in totalità.
E sotto un certo aspetto è vero, perché ci si esporrebbe a diventare padri e madri senza essere uniti nel matrimonio, senza essere sicuri di dare stabilità affettiva al bambino che potrebbe nascere.
Ma questo depone ulteriormente a sfavore di tali rapporti che, al dire di Giovanni Paolo II, sono intrinsecamente menzogneri.

4. Forse bisognerebbe essere sinceri fino in fondo e riconoscere, come diceva un certo autore, che “i rapporti sessuali prematrimoniali sono una menzogna a fior di pelle, un possesso che si maschera da dono”.
Ma non è questa la strada per la quale si impara ad amare e a stare insieme.
È piuttosto la strada dello sfascio perché, abituandosi all’egoismo in un  punto che tocca l’intimo nucleo della persona, non si è capaci di rinunziare a se stessi per far felice l’altro.

5. Senza dire che la convivenza rende fragile l’amore, accresce il timore e il sospetto.
Nelle varie discussioni si teme che l’altro minacci di sciogliere tutto perché non vi è alcun vincolo né giuridico né morale che tuteli l’unione dal capriccio e dall’unilateralismo.
Nella convivenza una persona si sente meno protetta.

6. E c’è il timore di fare un investimento di energie, di soldi per la casa, di affetto e di tempo esposto fortemente ad esser vanificato.
Chi è reduce dalla convivenza sente il rammarico di aver perso del tempo, di aver trascorso la giovinezza, forse ormai passata, senza preparare qualcosa di valido e di grande.
E tutto questo può aumentare ancora di più l’insicurezza per il futuro.

7. Al contrario non c’è niente come la purezza che insegni a rinnegare se stessi, i propri capricci, la propria passionalità e dia la capacità di amare in maniera vera, di rendere l’amore più forte e più attraente. E questo proprio perché sa aspettare il momento giusto, e cioè la celebrazione del matrimonio.
Solo da questo momento ogni cosa ha il suo vero significato.

8. Diversamente, allenandosi a dire bugie con i rapporti prematrimoniali, non si costruisce nulla. Come diceva quell’autore, i rapporti prematrimoniali sono un atto di egoismo e di sensualità che si maschera da dono.

Mi fermo qui, ma credo che ce ne sia già abbastanza.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di riproporre di nuovo il pensiero della Chiesa su un punto così importante della vita e del futuro delle persone.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Sono una ragazza molto giovane e da circa 2 anni frequento un uomo, sposato e con figli

Quesito

Caro Padre,
Sono una ragazza molto giovane e da circa 2 anni frequento un uomo, sposato e con figli.
Quando è entrato nella mia vita è stato un vero miracolo per me, e me ne sono innamorata. Anche lui di me. Lui e la moglie non si amano più da tempo, e a dire il vero non so se si siano mai amati. Lui è molto infelice con lei, e non si sente amato dalla famiglia.
Sto vivendo un momento molto difficile,
Perché non so quanto tutto ciò sia giusto agli occhi di Dio.
Credevo ci fosse un Progetto per noi, ma ora mi sento molto confusa.
La supplico di pregare per noi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. è necessario rimanere padroni del proprio cuore e vigilare sui sentimenti.
Quando hai saputo che quell’uomo era sposato e con figli, dovevi subito troncare.
Quell’uomo ha dei doveri di fedeltà verso la moglie, verso la famiglia, verso i figli.

2. Mi dici che quando è entrato nella tua vita te ne sei innamorata.
Non dubito che tu te ne sia innamorata e che provi una vera passione per lui.
Ma questa passione o quest’innamoramento è vero amore?
Puoi domandarti se lo stai aiutando mentre gli concedi e anche gli favorisci una fuga dalla sua famiglia.

3. L’uomo di cui ti sei innamorata ha bisogno di ritrovare se stesso non con avventure pericolose e sbagliate, ma riconsiderando la prorpia condotta, perché i torti in genere non vengono mai da una parte sola.
Inoltre alle crisi famigliari, che inevitabilmente sopraggiungono, è necessario reagire con buona volontà, con rinnovato impegno, con rinnovato amore e dedizione.
Se è un uomo maturo ed è consapevole del bene cui hanno diritto i suoi figli deve fare ogni sforzo e deve essere disposto a mandare giù tante cose amare pur di non causare dispiaceri e traumi a coloro per i quali è tenuto a dare tutta la sua vita.

4. È questa la maturità dell’uomo di cui ti stai innamorando?
È questo l’uomo sul quale potresti contare per il tuo futuro?

5. Vedi, è facile confondere l’innamoramento, che sotto il profilo emotivo coinvolge sempre in maniera molto forte, con il vero amore.
La passione o l’emozione, se non è comandata, acceca.

6. Non scendo a parlare delle manifestazione affettive che vi sarete scambiati.
Mi limito solo a dire che il vero amore, quello sincero perché puro, è altra cosa.

7. Qual è il progetto di Dio?
Ognuno è chiamato a conoscerlo e a costruirlo, sapendo bene qual è l’obiettivo supremo cui deve mirare e al quale tutto deve subordinare: la santificazione propria.
Qui vedi subito che la strada che hai imboccato non ti porta a realizzare il progetto di Dio.
Piuttosto ti allontana dal Signore. Quanto meno ti allontana dai sacramenti, che per te sono il tesoro più grande che puoi avere sulla terra.
Ti allontana dalla confessione che donandoti la grazia santificante ti purifica dal peccato e ti dà già fin d’ora il possesso personale di Dio nel cuore.
Ti allontana soprattutto dalla Santa Comunione. E credo che non ci possa capitare niente di peggio che essere impediti di fare la Santa Comunione per mezzo della quale troviamo pienezza di vita nella nostra anima, oltre che liberazione da tanti mali, perché quando torniamo dalla quella sacra mensa i demoni, come dice San Giovanni Crisostomo, fuggono impauriti davanti a noi.
Ora non abbiamo bisogno che i demoni siano nostri compagni di viaggio.

Sei dunque ancora in tempo  per riprenderti dalla botta che hai preso.
Ti ringrazio per la fiducia riposta e per questo ti assicuro di cuore la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Le motivazioni per cui Sant'Alfonso ha detto che si va all'inferno o per la colpa dei peccati di impurità o non senza quella colpa

Quesito

buongiorno e grazie per il suo prezioso servizio.
Volevo delle delucidazioni su alcune questioni.
Ecco la prima: Sant'Alfonso Maria de' Liguori parlando in materia di sesto comandamento afferma che "si va all'inferno o per quella colpa o non senza quella colpa", a tal proposito le chiedo: se questa questione è cosi decisiva per le nostre sorti eterne basterebbe vivere la sessualità seguendo i dettami della Chiesa (visto che nei Vangeli non se ne parla molto) e tutte le altre virtù verrebbero per cosi dire di conseguenza, oppure in sede di giudizio l'essersi mantenuti casti o comunque osservanti al riguardo sarebbe un fattore decisivo nonostante magari altri peccati di diverso genere?
La ringrazio per il tempo che dedicherà nella risposta a questa mia domanda.
Le assicuro una preghiera e le auguro ogni bene su questa terra e in Cielo.
Daniele.


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. il criterio decisivo della nostra salvezza eterna è la carità, come ha detto il Signore in Mt 25,40: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.
Per mezzo della carità Dio abita personalmente in noi e noi in Dio: “Dio è amore (carità); chi rimane nell'amore (carità) rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,1).

2. Per carità s’intende il modo proprio di amare di Dio e il modo di amare di coloro che hanno ricevuto questo dono da parte di Dio: “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).
La carità è il comandamento nuovo che ci ha dato il Signore: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 13,34).

3. Ora i peccati impuri vanno tutti in direzione assolutamente contraria alla carità. Nell’impurità non si ama con il cuore di Dio, ma prende il sopravvento la sensualità e, con essa, l’egoismo.
La carità viene dunque scalzata via.
La carità viene meno anche perché gli atti impuri costituiscono una trasgressione del precetto di Dio.
Ma la carità non può coesistere con  la disobbedienza alla volontà di Dio. Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21) e “Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14,23).

4. San Tommaso d’Aquino ricorda che l’ambito della sessualità è quello che porta i segni più vistosi del peccato originale perché è un ambito dotato di sensazioni e moti che talvolta vanno per conto proprio, che la volontà fatica a metterli in  ordine e che accecano l’intelligenza.
Per questo molti vi cadono.
E per Sant’Alfonso costituisce il motivo per cui il maggior numero delle persone va all’inferno.

5. Sant’Alfonso aggiunge che chi va all’inferno per qualche altro peccato, ci va anche per le mancanza di purità.
Il motivo non è difficile da scoprire: di fatto, persa la forza della carità, è fatale che si cada anche nell’impurità perché si rimane troppo indeboliti. E, come ho ricordato, dopo il peccato originale questo è il settore in cui la persona umana sente maggiormente la prepotenza degli istinti.

Ti ringrazio delle preghiere e anche del bell’augurio che mi hai fatto.
Lo contraccambio di cuore, così come ti assicuro il mio ricordo nella preghiera.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Volevo chiederle le conseguenze del sesso prematrimoniale per quanto riguarda l'anima

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 17 anni e volevo chiederle le conseguenze del sesso prematrimoniale riguardo l'anima? Perché io da 3-4 mesi a questa parte non riesco più a liberarmi da questa tentazione e per questo le chiedo aiuto.

Io essendo credente avevo già parlato con la mia ragazza del fatto che il sesso prima del matrimonio e' solo piacevole dal punto di vista fisico, ma che in compenso ci avrebbe danneggiati nella nostra unità, per via della sola attrazione fisica provata nel momento.
Lei essendo d'accordo con me, anche se non conosce fin in fondo i principi della chiesa (dato che non pratica), mi ha fatto prendere la decisione che poi ha approvato: di rimanere in astinenza fino al matrimonio, cosa che però non è mai andata a buon fine.
Il fatto di infrangere questo patto con Dio succede per istinto. Cioè mi spiego meglio: durante la giornata quando siamo fuori è improbabile che ci venga quel desiderio e se anche dovesse succedere riusciamo ad essere lucidi e ad eliminarlo.
Il problema sorge quando siamo in casa, soli e insieme. Basta veramente anche solo un gesto d'affetto in più, come un bacio, che subito scatta quella voglia irrefrenabile. In quel momento io non mi rendo più conto di niente, non riesco a pensare ad altro se non a quello. E quando poi tutto finisce lì, iniziano i sensi di colpa, le angosce il giorno dopo, i castighi che credo mi arrivino dall'alto  (Dio), ecc.

Quando ho provato a confessarmi dal prete della mia parrocchia facendogli notare la mia preoccupazione mi ha detto che quello non è un peccato mortale, e purché sbagliato perché deteriora un po' il rapporto non è così grave dato che io e la mia ragazza ci vogliamo bene e non lo facciamo con perversità ecc.
Io Padre, a parte chiedergli un aiuto per liberarmi da questi impulsi del corpo che non vogliono sentire ragioni in determinati momenti, le chiedo se il sesso nel nostro caso prima del matrimonio, anche se so' già che non è cosa buona, è peccato mortale? Cioè per impulsi che non riesco a contenere (per adesso) la mia anima sprofonderebbe?
Grazie in anticipo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il sacerdote con il quale hai parlato molto probabilmente non ha compreso la portata del problema.
Se si trattasse solo di baci, infine non ci sarebbe nulla di male perché si tratterebbe di dimostrazioni d’affetto.
Ma certi baci comportano un coinvolgimento genitale fino alla polluzione.
E questo comincia ad essere un disordine.

2. Pazienza se avvenisse in maniera inopinata.
Ma quando uno sa che questo succede sistematicamente, lo accetta e anche lo stimola, allora si comprende come mai si dica che i baci colombini sono tipici degli sposi perché sono un preambolo alla donazione totale di sé come avviene nel rapporto coniugale dove ci si dona in totalità con tanto di apertura alla vita.

3. Nel vostro caso invece tutto finisce esclusivamente nel godimento sensuale, senza mettervi in gioco.
È questo ciò che sta all’origine di quel senso di colpa o di vuoto o anche di angoscia che ti prende.
Mi dici anche che ti pare di attirarvi i castighi di Dio.
Ora sebbene quest’espressione sia antropomorfica perché Dio non fa il male neanche per tirarne fuori un bene, tuttavia è pur vero che perdendo la grazia voi perdete una protezione, uno scudo, una corazza e vi esponete alle incursioni del comune avversario, che gira attorno a noi come un leone affamato cercando di divorarvi.
Sono parole della sacra Scrittura, e precisamente di san Pietro (1 Pt 5,8).
Come sono della Sacra Scrittura anche queste altre parole: “Chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4).

4. Tu stesso avverti che dopo certe impurità si è rovinato qualche cosa, che la concupiscenza ha preso il sopravvento e ha impedito all’amore di essere puro.
Ti trovi impoverito e come esposto a qualche male.
Sant’Agostino dice che “il peccato è una maledizione” (Contra Faustum, 14,4).
È come un maleficio che uno fa a se stesso che gli viene tolto solo con la confessione sacramentale.

5. Aveva ragione Giovanni Paolo II a dire che il peccato è sempre un atto suicida (Reconciliatio et Paenitentia, 15) e che “atto della persona, il peccato ha le sue prime e più importanti conseguenze sul peccatore stesso: cioè nella relazione di questi con Dio, che è il fondamento stesso della vita umana; nel suo spirito, indebolendone la volontà ed oscurandone l’intelligenza” (RP 16), e così, offendendo gravemente Dio, “finisce col rivolgersi contro l’uomo stesso, con un’oscura e potente forza di distruzione” (RP 17).
Queste espressioni meritano di essere sottolineate, perché in esse è racchiuso il potere devastante del peccato.

6. Sei stato molto sincero quando hai detto: “durante la giornata quando siamo fuori è improbabile che ci venga quel desiderio e se anche dovesse succedere riusciamo ad essere lucidi e ad eliminarlo. Il problema sorge quando siamo in casa, soli e insieme. Basta veramente anche solo un gesto d'affetto in più, come un bacio, che subito scatta quella voglia irrefrenabile. In quel momento io non mi rendo più conto di niente, non riesco a pensare ad altro se non a quello”.
Sì, gli istinti, se non vengono guidati, ci portano dove vogliono.
È per questo che il magistero della Chiesa ricorda che la nostra capacità di amare “passa attraverso la disciplina dei sentimenti, delle passioni e degli affetti” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 16).
Quest’autodisciplina o dominio di sé non è un optional, perché “l’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2339).
diventa infelice”: ecco il disagio, il vuoto interiore, il senso di impoverimento e anche l’angoscia.

7. È necessario pertanto non mettersi nelle situazioni nelle quali si sa in partenza che gli istinti diventeranno prepotenti e annebbieranno la mente.
Non si giunge alla purezza spontaneamente come per inerzia e col semplice passare degli anni.
La capacità di amare rimane sempre insidiata dalla concupiscenza della carne. Vi sono forze oscure e palesi che inclinano all’impurità.
Ciò comporta come risvolto pratico l’impegno di evitare le occasioni che provocano il peccato e di superare gli impulsi istintivi della propria natura1 .
Non si può pretendere che la paglia attaccata al fuoco non bruci.

7. Tieni sempre presente che la capacità di amare Dio ce l’ha data perché l’amore umano parli di Lui, porti a Lui e unisca a Lui.
Quando avverti che tutto questo non avviene, allora è segno che bisogna purificare o raddrizzare qualche cosa.
Chi non conosce e soprattutto non sperimenta questi obiettivi della vita cristiana, non capisce e gli pare che le vie di Dio siano puro formalismo. E allora avverte la legge di Dio come un peso, come nemica della propria capacità di amare.
Per te invece non è così. Senti che la legge di Dio vuole custodire puro il tuo amore e soprattutto - proprio mediante la vita affettiva - vuole farti godere la presenza di Dio in te e di te in Dio.

8. Certo, se la tua ragazza avesse la tua stessa sensibilità religiosa sarebbe più facile.
Prega perché apra il suo cuore al Signore, perché attraverso di te scopra Lui, il più grande e felice tesoro dell’esistenza e che senza di Lui tutto è inesorabilmente più povero e più precario.

Unisco volentieri la mia preghiera alla tua perché questo avvenga al più presto.
Ricordo anche te nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


1 pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 18.

 

Un sacerdote risponde

Io e mia moglie non stiamo applicando il magistero della Chiesa per quanto riguarda i metodi anticoncezionali e ci chiediamo se la Chiesa non debba rivedere il suo insegnamento

Quesito

Gentilissimo Padre,
Le scrivo in un momento di profonda riflessione nata quasi per caso (anche se al caso non credo in questa particolare circostanza).
Sono sposato ormai da 15 anni, ho due figli desiderati e amati da noi genitori. Nella mia vita (ho poco più di 40 anni) ho cercato di osservare, pur con le cadute della mia fragilità umana, i comandamenti, ho studiato all'Università Cattolica, ho dato esami di teologia, sono stato catechista per anni, frequento la parrocchia, centro nevralgico anche della vita di crescita dei nostri figli, mi confesso frequentemente così come partecipo all’Eucaristia domenicale. Ma…
…Io e mia moglie non stiamo applicando il magistero della Chiesa per quanto riguarda i metodi anticoncezionali. In pratica non usiamo quelli cosiddetti naturali ben consigliati dalla Humanae Vitae. Il problema è che in questi giorni ho ripreso in mano, non so perché, questo argomento e ho iniziato a documentarmi (cosa che avrei evidentemente dovuto fare prima). Il sito dove Lei periodicamente scrive mi ha sicuramente illuminato ma nello stesso tempo, dalle Sue risposte, sempre così pragmatiche, non ho trovato una via convincente.
Mi rispecchio nelle parole enunciate dai due laici brasiliani Arturo e Hermelinda As Zamberline, responsabili regionali di un movimento di spiritualità coniugale presente in 70 paesi,  che davanti al Sinodo dei Vescovi in Ottobre 2014 hanno detto “i metodi contraccettivi naturali sono buoni ma nella cultura attuale ci sembrano privi di praticità” e “le coppie cattoliche nella grande maggioranza non rifiutano l’utilizzazione di altri metodi contraccettivi”.
Le loro parole sono d’altra parte lo specchio delle risposte al questionario che il Santo Padre ha inviato a tutte le parrocchie del mondo con una serie di domande su temi molto attuali. La chiesa tedesca che per prima ha reso noti i risultati del sondaggio ha svelato come la stragrande maggioranza dei cattolici tedeschi non applichi i metodi naturali e non si senta neppure in obbligo di confessare tale scelta.
Neppure io ho mai sentito necessario confessarmi di questa scelta in quanto ho sempre trovato giustificazione nel fatto che io e mia moglie ci siamo aperti alla vita e i nostri figli ne sono la prova vivente. Oggi continuiamo ad amarci e riteniamo di  unirci nell’atto sessuale come dono reciproco l’uno verso l’altro. Non riesco a vedere una colpa così grave nell’utilizzare metodi che consentano la paternità e maternità responsabile; eppure per la Chiesa si tratta addirittura di peccato mortale. Questo mi ha scosso, me ne sono confessato ma come ho detto al confessore più per paura delle conseguenze che per la certezza che sia giusta questa limitazione alla scelta in coscienza degli sposi. Anche il confessore mi ha detto che le posizioni su questo argomento sono varie.
Le sue risposte confrontate con quelle di altri teologi ne sono ulteriore prova. La sua intransigenza in tutte le sue risposte su questo tema, caro Padre, mi ha profondamente toccato. Trovo maggiore rispondenza alla Chiesa che ama i suoi figli nel “Vademecum per i confessori su alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale” in cui viene riconosciuto  alla coscienza della persona la capacità di valutare e decidere il comportamento da scegliere e da vivere. In questo caso la coscienza potrebbe esprimere un giudizio diverso dal giudizio del magistero.
Padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia Morale, in un bell’articolo di qualche tempo fa ripercorre l’ambito storico in cui l’Humanae Vitae fu scritta. Era doveroso in quel tempo che la Chiesa prendesse posizione su un tema che, lasciato senza una guida, avrebbe portato a ritenere lecito qualsiasi comportamento lassivo e noncurante dei valori altissimi di cui la sessualità umana è portatrice. Il teologo afferma che le decisioni in questo campo sono affidate, in ultima istanza, alla coerenza della coscienza cristianamente formata degli sposi che, fedeli ai valori del matrimonio e in ascolto fiducioso e pensoso degli insegnamenti del Magistero, dovranno formulare valutazioni e fare scelte, con la libertà e la trasparenza dei figli, davanti al Padre. E’ chiaro che il ricorso alla contraccezione ha risonanza morale diversa se configura uno strumento tecnicamente efficace per fare sesso “sicuro” in un contesto di promiscuità e libertinaggio o se si configura come un tempo o una fase dell’itinerario cristiano di una coppia che si sforza di vivere con impegno la sua vocazione all’amore e di crescere in essa (cfr Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio n.34 e il già citato Vademecum per i confessori).
In conclusione caro Padre, mi trovo molto combattuto tra il dover credere che il precetto della Chiesa sia giusto o pensare che sia solo il frutto di una presa di posizione che può minare la serenità degli sposi. Sicuramente Lei mi citerà esempi di sposi che hanno fatto la scelta del Magistero e sono felicissimi e tranquilli (e ci credo, non metto in dubbio tale scelta da loro fatta), ma d’altra parte io Le dico che non riesco ad accettare come peccato mortale la mia scelta (da equiparare all’omicidio? al furto? alla menzogna e alla violenza?). Non è che la Chiesa dovrà rivedere questa posizione così intransigente? Ora che sono consapevole di essere nel peccato mortale come potrò unirmi con mia moglie serenamente? Mi vengono alla mente le parole di Gesù "....anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili che voi neppure toccate con un dito....".
Mi illumini perché sono nel dubbio e mi affido alla Madre Celeste che spero possa intercedere presso il Figlio se stiamo sbagliando e ci consenta il perdono del Padre.
La ringrazio e La saluto cordialmente,
Luca

 


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. Ci sono tanti errori in quello che mi hai scritto.
Quanto hanno detto su questo punto i due coniugi brasiliani non riflette la legge di Dio insegnata dalla Chiesa.
Né il  comportamento dei tedeschi costituisce un criterio normativo di condotta.
Il criterio veritativo, come ben sai, non è dato dalla condotta della gente, né è garantito dal comportamento della maggioranza.

2. La maggioranza della gente trasgredisce anche altri comandamenti, come il terzo che riguarda la santificazione delle feste. Ma questo non significa che il terzo comandamento abbia cessato di essere direttivo del comportamento umano.
Fai riferimento ad un articolo di Padre Faggioni, il quale dice che “le decisioni in questo campo sono affidate, in ultima istanza, alla coerenza della coscienza cristianamente formata degli sposi che, fedeli ai valori del matrimonio e in ascolto fiducioso e pensoso degli insegnamenti del Magistero, dovranno formulare valutazioni e fare scelte, con la libertà e la trasparenza dei figli, davanti al Padre. Il teologo afferma che le decisioni in questo campo sono affidate, in ultima istanza, alla coerenza della coscienza cristianamente formata degli sposi che, fedeli ai valori del matrimonio e in ascolto fiducioso e pensoso degli insegnamenti del Magistero, dovranno formulare valutazioni e fare scelte, con la libertà e la trasparenza dei figli, davanti al Padre”.
È chiaro che le decisioni del comportamento le prende sempre il singolo col suo giudizio di coscienza in questo campo come in tutti gli altri.
Ma Padre Faggioni ha parlato di “coerenza della coscienza cristianamente formata degli sposi che, fedeli ai valori del matrimonio e in ascolto fiducioso e pensoso degli insegnamenti del Magistero”. Che significa questo se non che gli sposi cristiani intendono obbedire a Dio che manifesta la sua volontà anche attraverso l’insegnamento autorevole della Chiesa da Lui stesso assistita?
Il Padre Faggioni non  ha detto che si può fare quello che si vuole. No, non l’ha detto. Né ha detto che l’insegnamento della Chiesa non sia vincolante per la formazione cristiana della coscienza degli sposi. Anzi, se soppesi le parole, ha detto il contrario di quanto hai pensato.

3.  Ed ecco l’insegnamento della Chiesa espresso in un’assise come quella del Concilio Vaticano II: “I coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella leggeinterpreta alla luce del vangelo” (Gaudium et spes, 50).

4. Il Concilio offre anche l’interpretazione della norma divina e dà anche la valutazione della contraccezione.
Dice infatti: “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).
Di fatto tu stai seguendo “strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).
Non è una bella cosa né ti può lasciare tranquillo in coscienza.

5. Come puoi notare, il Concilio ha dato anche la valutazione sulla contraccezione coniugale: parla di integro senso della donazione umana.
Nella contraccezione non c’è l’integrità del dono, come ripetutamente ha insegnato San Giovanni Paolo II.
Né viene coltivata la virtù della castità, che nel comportamento contraccettivo  abituale rimane una parola gettata al vento.

6. Né si può dire che essendo peccato grave la contraccezione venga valutata alla pari dell’omicidio.
Ti faccio un esempio: si va in carcere perché si è omicidi e si va in carcere anche perché si è rubato.
I crimini sono diversi, ma sono ambedue gravi, sebbene uno sia più grave dell’altro, come viene determinato anche dalla pena.
Del resto anche il non santificare le feste per capriccio è un peccato grave e non è certo paragonabile all’omicidio.
Ciò non di meno non cessa di essere un peccato grave.

7. Ma ciò che forse si è oscurato in te è questo: che la valutazione del peccato grave non viene data in riferimento all’onesta naturale.
Anche chi non santifica le feste continua ad essere una persona onesta.
E anche chi fa contraccezione, come nel tuo caso, non cessa di essere persona onesta.
Si parla di peccato mortale in riferimento ad un altro criterio, che è di ordine soprannaturale, ed è quello della carità che consiste nell’avere la nostra volontà all’unisono con  quella di Dio.
Infatti solo chi osserva i comandamenti ama il Signore: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21).
Chi non li osserva non può dire di amare il Signore. È bugiardo, dice San Giovanni, e la verità non è in lui: “Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui” (1 Gv 2,4).
San Tomasso ricorda che “mortale è quel peccato che toglie la vita spirituale prodotta dalla carità, virtù in forza della quale Dio abita in noi: perciò è mortale per il suo genere quel peccato che per se stesso, cioè per la sua natura, è incompatibile con la carità” (Somma teologica, II-II, 35, 3).

8. Mi dici anche che il tuo matrimonio ha realizzato l’aspetto procreativo perché hai due figli.
Questa obiezione se l’è presentata anche Paolo VI nell’Humanae vitae e risponde così: “Né a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si può invocare, come valida ragione,... il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale...
È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda” (Humanae Vitae, 14).
Se fosse stato sufficiente il tuo ragionamento, il Papa avrebbe potuto esimersi dallo scrivere l’Humanae Vitae e Giovanni Paolo II dal tornarvi sopra mille volte.
In realtà la nostra santificazione e la nostra amicizia col Signore si costruisce atto dopo atto, soprattutto in atti nei quali uno impegna grandemente se stesso come avviene negli atti coniugali.
Come non basta andare Messa a Natale e a Pasqua per dire che si santificano le feste, così non è sufficiente dire che si sono messi al mondo due figli  per giustificare atti che non rispettano neanche la vera e integra donazione dei coniugi.
C’è vera donazione se si dona tutto, anche la capacità procreativa.
Perché a quegli atti, oltre la donazione, è intrinseca la finalità procreativa, della quale siete bene consapevoli, perché diversamente non ricorrereste alla contraccezione. E sapete anche che quegli atti non durano finché volete, ma di fatto per natura vengono meno quando è stata espletata la funzione procreativa.
È evidente pertanto che la contraccezione attua una manomissione del disegno del Creatore sulla sessualità e sull’amore umano.

9. Mi hai citato il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997).
Ma proprio questo Vademecum dice: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile.
La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale,
è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio),
e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio),
ferisce il vero amore
e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).
Tu mi scrivi: “Non è che la Chiesa dovrà rivedere questa posizione così intransigente?”.
Hai sentito che cosa dice il Vademecum? “Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile”.

10. Infine, ma il discorso diventerebbe troppo lungo, riguarda i metodi naturali, che non sono come tu li definisci metodi anticoncezionali. Scrivi infatti: “Io e mia moglie non stiamo applicando il magistero della Chiesa per quanto riguarda i metodi anticoncezionali. In pratica non usiamo quelli cosiddetti naturali ben consigliati dalla Humanae Vitae”.
No, i metodi naturali non sono “metodi anticoncezionali naturali”.
Sono un’espressione della virtù della castità, di autodominio, di vero dono, non di contraffazione del dono.
A questo proposito ti ricordo la grande affermazione di Giovanni Paolo II il quale dice che fra i due metodi vi è “una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (Familiaris Consortio 32), ed invita “ad approfondire la differenza antropologica e al tempo stesso morale che esiste tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi infecondi” (Ib.).
Mi permetto di rimandarti ad un mio approfondimento su questo tema, fatto in tre puntate, sul nostro sito: La profonda differenza che passa tra la contraccezione e il seguire la legge di Dio nel matrimonio  pubblicate il 14, il 15 e il 16 aprile del 2010 (leggi tutto...) (leggi tutto...) (leggi tutto...).

11. Quando tu mi hai scritto era il 5 gennaio, poco dopo la prima sessione del Sinodo straordinario. E in quel periodo molti hanno detto e scritto cose sbagliate, dando l’impressione che la dottrina della Chiesa su questo punto fosse modificabile.
Se non che Papa Francesco ha avuto occasione di ribadire la validità della dottrina di Paolo VI. Lo ha fatto in particolare a Manila. Ha detto: “In un momento in cui si riproponeva il problema della crescita della popolazione, ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita della famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua Enciclica era tanto misericordioso con i casi particolari e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre, guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia di distruzione della famiglia a causa della mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e allertò le sue pecore sui lupi in arrivo”.
Ho voluto evidenziare l’espressione: “chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari”.
Ed è vero ed è ciò che io ripropongo in continuazione nel nostro sito: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (Humanae vitae, 25).
Dicendo ai fedeli di ricorrere con umile perseveranza chiede nello stesso tempo ai confessori di essere “molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari”, come interpreta Papa Francesco.
Ma essere “molto misericordiosi e comprensivi” non significa dire che il male non è male, anzi in alcuni casi è anche un bene.
No, un conto è la norma e un  conto è la condotta dei fedeli.
Anche in questo caso mi piace citare il Vademecum: “La recidiva nei peccati di contraccezione non è in se stessa motivo per negare l’assoluzione. Questa non si può impartire solo se mancano il sufficiente pentimento o il proposito di non ricadere in peccato. Il confessore eviterà di aver sfiducia nei confronti della grazia di Dio e delle disposizioni del penitente, esigendo garanzie assolute umanamente impossibili” (nn. 5 e 11).
La purezza della dottrina non è inconciliabile con la misericordia nel tratto delle persone. Mi pare che sia la premessa per essere veramente misericordiosi.

12. Mi scrivi anche: “nel Vademecum per i confessori viene riconosciuto alla coscienza della persona la capacità di valutare e decidere il comportamento da scegliere e da vivere. In questo caso la coscienza potrebbe esprimere un giudizio diverso dal giudizio del magistero”.
Il Vademecum non dice che si può fare quello che si vuole.
Dice piuttosto che in alcuni casi di ignoranza della legge di Dio “è sempre valido il principio secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente.
Tuttavia, anche in questo caso, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti attraverso la preghiera, l’esortazione alla formazione della coscienza, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio e l’insegnamento della Chiesa” (n. 8). Il che è ben diverso.

13. Infine desidero fare un’osservazione: come vedi, su tutta la linea sei abbastanza lontano da quanto dice il Magistero e lo sembri addirittura accusare con quell’affermazione “Mi vengono alla mente le parole di Gesù "....anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili che voi neppure toccate con un dito....".
Questa citazione è fuori posto ed è offensiva nei confronti della Chiesa, di cui sei figlio.
È fuori posto perché Gesù parlava delle leggi rituali e delle cerimonie che i dottori di quel tempo imponevano alla gente. E tu sembri applicarlo alla legge di Dio!
Penso che sia più giusto riconoscere i propri errori che legittimarli.
E dire che in un punto importante della vita purtroppo il peccato fa ancora breccia, come dice il beato Paolo VI e purtroppo si “nega il ruolo sovrano di Dio”.
E che convenga ricorrere “con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (Humanae vitae, 25).

14. A questo punto desidero dirti che la Chiesa ti affida un compito tutto contrario a quello che tu desideri da lei.
Mentre tu attendi una impossibile revisione della legge di Dio, la Chiesa ti dice: “E ora la nostra parola si rivolge più direttamente ai nostri figli, particolarmente a quelli che Dio chiama a servirlo nel matrimonio. La chiesa, mentre insegna le esigenze imprescrittibili della legge divina, annunzia la salvezza e apre con i sacramenti le vie della grazia, la quale fa dell’uomo una nuova creatura, capace di corrispondere nell’amore e nella vera libertà al disegno del suo Creatore e Salvatore e di trovare dolce il giogo di Cristo. (…).
Ad essi (gli sposi cristiani) il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità "e la soavità della legge che unisce l’amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all’amore di Dio autore della vita umana.
Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita" (cfr. Lc 13,24).
Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa” (HV 25).

15. Il Signore ti ha dato questo compito, il compito di essere con tua moglie apostolo della santità del matrimonio e della soavità della legge di Dio.
Pertanto ti esorto ad essere quello che devi essere davanti a Dio e davanti agli uomini senza sconti.
Non cercare un sacerdote acquiescente alla tua situazione.
Cercane uno che ti spinga alla santità. Non è così che si deve fare?
Cercane uno che ti aiuti ad essere umile, uno che ti purifichi dopo ogni caduta, che ti rialzi e ti faccia accostare al banchetto eucaristica come il Signore vuole.
Credo che questa sia la vera misericordia, quella che rende puri davanti al Signore.
Il buon samaritano ha lavato e curato le ferite di colui che era finito sotto le botte dei suoi rapinatori.
Il sacerdote e il levita che gli sono passati accanto e lo hanno lasciato così com’era. Non è stata misericordia la loro!

Assicuro un cordiale ricordo nella preghiera per te, per tua moglie, per i tuoi carissimi figli e vi benedico uno ad uno.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Premetto che sia io che mia moglie ci teniamo moltissimo a vivere in grazia di Dio e con i sacramenti

Quesito

Carissimo P. Angelo Bellon op,
ho letto alcune risposte sul tema date ad altri, e su questo rimangono molti nodi da sciogliere. Mi spiego, premetto che sia io che mia moglie ci teniamo moltissimo a vivere in grazia di Dio e con i sacramenti, per cui non vorremmo evitare di accostarci ad Essi per poca chiarezza, e passo ad esporre i quesiti che ci confondono:
1) Quando mi confesso in base al sacerdote c'è una valutazione diversa, esempio tipico e ''giudicate secondo coscienza'', oppure assolutamente no, o astinenza o metodi naturali. Ho tre figli, e mia moglie oltre ad avere un ciclo non regolare ha avuto esportate la tiroide per un tumore, quindi dal punto di vista ormonale e ancora più scompensata, io amo i bambini se potessi vorrei averne una dozzina. Ma la mia volontà cozza con la fattibiltà di mettere al mondo figli che vanno curati, accuditi, seguiti, e fare l'impossibile per garantire loro un futuro, in poche parole si è richiamati ad una paternità responsabile.
2) Con mia moglie usciamo da una crisi matrimoniale che ci ha visto sull'orlo della separazione, grazie a Dio e ad una terapia di coppia che abbiamo voluto fare per salvare il matromonio ci stiamo riprendendo, i rapporti con mia moglie ho notato che aldilà dell'aspetto puramente carnale, aiutano atteaverso abbracci ed effusioni a rinsaldare l'unione. Vedo che si rasserenano tensioni, e quei minuti tutti per noi, rubati al menage familiare ci aiutano, dovrei dire stop a questo aspetto della vita matrimoniale. Io sono un pessimo giudice, ma quando sarebbe bello fare qualcosa di armonioso in condivisione con la volontà della chiesa. Non riesco ad uscire da questo stallo, non so a chi rivolgermi per rimanere nella chiesa e conciliare una vita di coppia serena, che anche nella sua intimità la possa vivere serenamente.
3) Alcuni amici hanno preferito fare a modo loro, frequentando la chiesa a modo loro, non riuscendo a condividere certe chiusure, ammetto che la vita di oggi non lascia tanto spazio al dialogo, ma possibile che si debbano perdere tante anime senza dar lor un metodo fattibile che non contrasti con la morale religiosa?
Grazie con fede.
Mariano


Risposta del sacerdote

Caro Mariano,
1. dobbiamo partire dal presupposto che tutto quello che Dio ci comanda è per il nostro bene.
E che tutto quello che ci proibisce è ugualmente per il nostro bene.
Dio non ha alcun tornaconto personale nel darci determinate regole.
Attraverso la sua legge vuole preservare puro il nostro amore.

2. Hai trovato confessori con opinioni diverse.
Però mi pare che tu conosca la legge di Dio, così come è autorevolmente e infallibilmente interpretata dalla Magistero della Chiesa.

3. L’intimità coniugale è un bene molto importante per la vita di coppia.
Il Concilio Vaticano II dice: “Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale non è raro che la fedeltà corra rischi e possa venir compromesso il bene dei figli: allora sono in pericolo anche l’educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri” (GS 51).

4. Tuttavia, dice il medesimo Concilio, “i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo” (GS 50).
Quando alcuni sacerdoti dicono di comportarsi secondo coscienza dicono una cosa esatta se s’intende una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa.
La coscienza non ha il compito di stabilire la legge morale, ma di riconoscerla e di esserle fedele.

5. Inoltre “quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).

6. Nel vostro caso tutto o quasi sarebbe appianato se aveste da sempre conosciuto e applicato i metodi naturali.
Nella situazione particolarmente delicata in cui versa il vostro matrimonio, riconoscendo che dall’astensione dell’intimità coniugale il vostro matrimonio correrebbe grossi rischi e che da quelle intimnità - sebbene non conformi alla legge di Dio - vengono appianate indirettamente alcune difficoltà, io vi direi di comportavi con molta sincerità davanti a Dio: e cioè di chiamare ogni cosa col proprio nome e di riconoscere umilmente che in un punto importante dell’etica coniugale e della vita cristiana non siete all’unisono con la sua volontà. E di riconoscere anche  che quegli atti non vi purificano e non vi santificano.
Proprio per questo mi faccio eco di quanto diceva Paolo VI: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

7. Invece non è umile l’atteggiamento di alcuni tuoi amici che si sarebbero allontanati dai sacramenti perché vedono che la Chiesa non allarga la legge morale.
A parte il fatto che la Chiesa non è arbitra della legge di Dio, ma ne è ministra (e ad ogni ministro si richiede di essere fedele), è vero invece il contrario: quando uno comincia a mettere da parte Dio proprio nel nucleo più intimo della propria vita e decide di comportarsi autonomamente come se non vi fosse un obiettivo di santità e di comunione con Dio da raggiungere, facilmente si mette da parte Dio anche in tutto il resto. Dio, la vita in Cristo, non è più il punto di partenza e il punto di arrivo dell’intera esistenza, compresa l’intimità coniugale.
Dio diventa ininfluente. Tutt’al più ci si ricorda di lui per domandare grazie.
Tienilo dunque per certo: non è la legge morale che allontana la gente dalla pratica religiosa, ma è la vita non conforme alla legge di Dio che spegne la pratica religiosa. E questo perché il disordine sessuale spegne il gusto di Dio.

Ti assicuro il mio ricordo nella preghiera.
Ricorderò al Signore anche tutta la tua famiglia e di cuore la benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Sono fidanzata da un anno e mezzo, e con il mio ragazzo abbiamo fatto l'amore. Posso prendere la comunione?

Quesito

Sono A. e ho 20 anni. Mi cruccio da diversi giorni per un pensiero che mi batte in testa. Sono fidanzata da un anno e mezzo, e con il mio ragazzo abbiamo fatto l'amore. Posso prendere la comunione?
So che per la Santa Chiesa è peccato, che un rapporto deve essere consumato solo dopo il Matrimonio ed in modo naturale.. Ma quello di cui non mi capacito è: perché arrivare ad amare al 100%, con tutto il cuore, l'anima ed il Corpo, debba essere peccato? Io non voglio peccare, ma voglio anche Amare.. E non amare per fare l'amore, ma fare l'amore per amare incondizionatamente quella che è la mia persona, il mio ragazzo e spero il mio futuro marito. Per favore, mi illumini, è un pensiero fisso che il mio ragazzo ed io abbiamo.
La abbraccio.


Risposta del sacerdote

Carissima,
sono alcuni mesi che mi hai scritto e solo adesso mi trovo a risponderti.
Intanto ti domando scusa per questa lunga attesa.

1. Mi hai riferito in maniera esatta la dottrina della Chiesa in materia: “un rapporto deve essere consumato solo dopo il Matrimonio ed in modo naturale”.
La Chiesa non stabilisce delle leggi a proprio piacimento, ma insegna la legge di Dio che proibisce il rapporto sessuale tra due persone che non sono fra di loro sposate. Dio infatti proibisce la fornicazione  (“Guàrdati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione” Tb 4,12) e l’adulterio.

2. Perché Dio proibisce la fornicazione?
Perché vuole proteggere l’amore dalle sue contraffazioni.
Nella fornicazione, come nel rapporto sessuale prima del matrimonio, non ci si è ancora donati in totalità e per sempre.
Tu stessa dici che speri che il tuo ragazzo  diventi tuo marito (“spero il mio futuro marito”). Ma non lo è ancora.
La via più sicura perché un giorno possa essere tuo marito è quella di non abituarlo a consegnarsi a chi non gli appartiene definitivamente.
In altre parole. la via più sicura perché possa diventare tuo marito è quella della purezza.

3. Mi dici che compite quegli atti per dire che vi amate incondizionatamente.
Questo non è vero, tant’è che non lo compite in maniera naturale.
Sì, vi amate, ma a patto di non diventare padre e madre, e cioè a patto di non mettervi in gioco.
Ebbene, questo non è un mettervi delle condizioni?

4. Il rapporto che non è compiuto in modo naturale è fatto mediante contraccezione.
E la contraccezione manifesta in maniera evidente che non ci si vuole donare al 100% come tu dici. Non ci si vuole donare incondizionatamente.
La contraccezione esclude la donazione totale. Non intende donare la propria capacità di diventare padre e madre, proprio mentre la si sta suscitando.
Proprio per questo Giovanni Paolo II la definiva una bugia, una falsificazione.
In altre parole, non è vero amore, ma una sua contraffazione.

5. La logica esigerebbe che nel fidanzamento se ci si vuole amare senza procreare non si faccia uso delle potenze procreative.
Ci sono mille modi per esprimersi l’amore vicendevole in modo vero, in modo puro.

6. Senza dire che le varie alterazioni del rapporto sessuale per impedire la procreazione hanno tutte le loro conseguenze negative.
A seconda dei mezzi usati, le hanno o a livello fisiologico o in quello psicologico, o in entrambi.
Più di sovente e in maniera più accentuata le producono nella donna come quando fa uso di prodotti chimici.

7. Non va dimenticato anche che tu, nonostante tutte le precauzioni, rischi sempre di rimanere incinta. Ne sei consapevole. Lo temi.
Non è allora un gesto irresponsabile questo?
E in questo timore, domandandoti che cosa faresti qualora rimanessi incinta, probabilmente passa davanti alla propria mente anche l’ipotesi dell’aborto, e cioè di uccidere il bambino.
Allora questa non è crescita nell’amore questa, non è amore incondizionato.

8. Queste conseguenze negative sono una spia di mali più profondi che colpiscono la propria capacità di amare perché induce alla finzione.
La finzione qui consiste nel chiamare amore l’esplosione della propria passionalità.
La quale non è un male di per se stessa, perché nel matrimonio cementa la coesione del marito e della moglie nel mettersi in gioco per sempre nella totale dedizione vicendevole e verso i propri figli.
Negli sposi questa dedizione non è un desiderio o una vuota parola perché è accompagnata dall’attuale abnegazione o svuotamento di se stessi per perdersi per il bene dei famigliari, soprattutto per quello dei figli.

9. Prima del matrimonio l’esplosione della passionalità è voluta per se stessa, senza oneri, senza impegni che accompagnino per tutta la vita.
Questa non è immolazione, ma è tutto il contrario. È un dare piacere a se stessi facendo passare l’attrazione erotica per amore, per dedizione.
Se nel matrimonio l’attrazione erotica cementa la generosità, qui invece cementa l’immaturità, la ricerca del piacere fine a se stesso.
Per questo abbastanza spesso le relazioni sessuali prima del matrimonio si concludono senza arrivare alle nozze, lasciandosi pieni di ferite e anche di rimpianti per quello che si è perso in tutti i sensi.
E, se si giunge al matrimonio, non di rado sono preludio di altre brutte conseguenze.

10. Ma oltre alle conseguenze negative sul piano fisiologico e psicologico e a quelle relative alla propria capacità di amare, i rapporti sessuali prematrimoniali incidono nel proprio rapporto con Dio.
Alterando il suo disegno di amore sulla sessualità ci si mette al suo posto nel determinare ciò che vero amore da ciò che non lo è.
In altre parole non ci si fida di Lui.
La sua legge è ritenuta non sapiente, illogica.
Così di fatto si comincia a estromettere Dio dalla propria vita.
Anche se si continua, come nel vostro caso, ad andare a Messa, Dio cessa di essere il punto di partenza e il punto di arrivo di tutto, anche della vostra vita  affettiva.
Senza dimenticare che le impurità spengono il gusto delle cose di Dio, fanno perdere la grazia, impediscono di vedere Dio al centro di stessi e del proprio amore.

11. Venendo allora alla domanda iniziale: si può fare la Comunione?
Se si è pentiti, se ci si confessa e si è risoluti di camminare secondo Dio anche nella propria vita affettiva e cioè nella purezza, sì, si può fare la Santa Comunione.
Anzi, la Santa Comunione diventa un’occasione per amarsi l’un l’altro col cuore di Dio e in vista di Dio, e cioè in maniera pura e santa.
Diversamente no, non si può fare, sarebbe una bugia.
Anzi costituirebbe la profanazione di un Sacramento, perché lo espone ad essere infruttuoso. In altri termini si compie un sacrilegio.

12. Vi esorto pertanto ad amarvi secondo Dio. Non ci perderete nulla.
Cesserete così di indebolire la vostra capacità di amare e in breve sarete più contenti del periodo di fidanzamento passato in castità che di quello attraversato dalla fornicazione.
Vi stimerete di più, vi amerete di più e soprattutto sarete più graditi a Dio e accompagnati dalla sua perenne benedizione.

Vi ricordo nella preghiera e vi benedico.
Padre Angelo


Diverse domande sui rapporti sessuali prima e durante il matrimonio

Quesito

Buongiorno Padre Angelo Bellon
Le volevo porre diverse domande in merito alla morale sessuale e sull'uso dei metodi naturali.
1) I metodi naturali usati durante il fidanzamento senza essere sposati sono peccato?
2) Ricorrere ad diversi tipi di rapporti sessuali (sesso orale, sesso anale) nel matrimonio costituisce peccato sebbene i due sposi ormai siano una cosa sola e qualora facessero le cose di comune accordo senza andare contro il volere degli stessi?
3) Parlando in merito alla contraccezione quest'ultima è ben più grave che altri tipi di rapporti sessuali? 
In attesa dei suoi chiarimenti le porgo i miei cordiali saluti


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. durante il fidanzamento non è la contraccezione in se stessa che rende peccaminoso il rapporto sessuale, ma è il rapporto sessuale stesso che è fuori luogo e costituisce peccato.
Se quel gesto vuole significare la donazione totale e vicendevole, ebbene questa donazione totale non è ancora stata sancita. Ci si augura che un giorno ci sia, ma di fatto non c’è ancora.
Durante il fidanzamento ognuno si sente perfettamente libero. Sa di non appartenere all’altro. Non si è ancora impegnato per sempre.

2. C’è dunque una finzione in questi rapporti: si finge di essere marito e moglie, mentre si sa benissimo di non esserlo ancora e di essere liberi.
Giustamente Giovanni Paolo II ha osservato che “la donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente” (Familiaris consortio 11).

3. L’amore che due fidanzati si esprimono col gesto sessuale rientra nel genere della fornicazione, che è il rapporto sessuale tra due persone libere.
Agendo così, sono del tutto al di fuori del progetto di Dio sulla sessualità e sull’amore umano, che ha voluto la relazione sessuale come segno di una donazione totale ed esclusiva già avvenuta nel momento del consenso coniugale.
Inoltre va rilevato che con le relazioni sessuali prematrimoniali i fidanzati non si aiutano a costruire l’edificio matrimoniale fondato sulla fedeltà coniugale, perché purtroppo già fin d’ora si abituano l’un l’altro a consegnarsi a chi loro non appartiene.
La fedeltà coniugale non s’improvvisa, ma va preparata nel fidanzamento, proteggendosi dalla sensualità, che insidia tutte le persone. Nessuno ne è immune.

4. Circa la seconda domanda: è vero che i due sposi costituiscono ormai un’unica carne, un’unica realtà.
Ma il rapporto orale o anale è del tutto al di fuori del disegno di Dio sulla sessualità e sull’amore umano. I sessi sono stati dati da Dio per congiungersi  in un determinato modo, vale a dire con una finalità procreativa.
Sono strutturati per questo.
Lo conferma anche il fatto che, almeno per il maschio, attuata l’eiaculazione che di suo è ordinata alla procreazione, il rapporto viene meno.
Sulla finalità procreativa dei sessi nessuno può dire il contrario.
Ora quando nell’intimità sessuale si dona all’altro anche la propria capacità di diventare padre o madre si può dire che c’è la donazione totale.
Nel sesso orale o anale, prima ancora di venir meno la finalità procreativa, vien meno l’amore vero, la volontà di donarsi in totalità.
Nel sesso orale o anale vi è solo una chiara deformazione del disegno di Dio: i due coniugi si usano l’un l’altro come mezzo di piacere, come strumento libidinoso.

5. Per questo il magistero della Chiesa è particolarmente severo nei confronti di tali tipi di approccio: “Se il marito poi vuole commettere con lei la colpa dei sodomiti, poiché questo rapporto sodomitico è un atto contro natura da parte di entrambi i coniugi che così si congiungono e questo, a giudizio di tutti i dottori, è gravemente cattivo, la moglie, per nessun motivo, neppure per evitare la morte, può lecitamente in questo modo compiacere al suo impudico marito” (Risposta della Penitenzieria, 2 aprile 1916; DS 3634).

6. Paolo VI, senza scendere a queste determinazioni, nell’Enciclica Humanae vitae ha compreso anche il sesso orale e anale nell’affermazione che costituisce la risposta che il Concilio gli ha chiesto: “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 14).

7. Mi chiedi infine: “Parlando in merito alla contraccezione quest'ultima è ben più grave che altri tipi di rapporti sessuali?”.
Penso che tu voglia chiedere se la contraccezione sia più grave di altri tipi di rapporti sessuali.
No, non è il più grave, perché i peccati contro natura (come quelli menzionati nel punto 2) sono più gravi, così come senza dubbio le è più grave l’adulterio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Sono un ragazzo di 24 anni omosessuale, due anni e mezzo fa ho conosciuto il mio attuale fidanzato con il quale convivo

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 24 anni omosessuale. Due anni e mezzo fa ho conosciuto …, il mio attuale fidanzato.
Nel periodo in cui l'ho conosciuto ero molto distante da Gesù: non frequentavo la Santa Messa e mi sentivo abbandonato da Dio.
Mi sono riavvicinato al Signore circa un anno fa. Ho ricominciato ad andare a messa e a pregare. La mia fede in questo ultimo anno è stata un crescendo e ora mi trovo combattuto tra la fede in Cristo e l'amore IMMENSO che provo per ….
Per vivere con pienezza da cristiano devo accettare la croce e lasciarlo?
Sto soffrendo tantissimo. E anche lui sta malissimo. Tra l'altro conviviamo.
Che devo fare? La prego, mi ricordi nelle sue preghiere.
Attendo con fervore la sua risposta.
Grazie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la Chiesa non dice che due omosessuali che provano fra loro sentimenti di amicizia debbano lasciarsi.
In nome di che cosa due omosessuali non potrebbero essere amici fra di loro?

2. La Chiesa invece è convinta che i peccati di omosessualità sono uno stravolgimento del disegno di Dio sulla sessualità umana.
Lo dice per un doppio motivo: uno di ragione e l’altro di fede.
Il motivo di ragione: perché la sessualità maschile o femminile ha un suo intrinseco significato e un suo intrinseco linguaggio.
Tutto quanto avviene nell’esercizio della sessualità (o, per meglio, dire della genitalità) è ordinato a porre le premesse per suscitare la vita.
Unirsi sessualmente al di fuori del rapporto maschio – femmina è fuori dalla logica della sessualità.
E poiché la sessualità umana è radicata nella persona ed è portatrice dei valori della persona e quindi anche di quel dono di sé per il quale ci si espropria e ci si dona all’altro per appartenergli, la Chiesa è convinta che il rapporto sessuale maschio - femmina ha vero significato solo all’interno del matrimonio.

3. Il secondo motivo è di fede e poggia su quanto Dio ha detto attraverso la divina Rivelazione.
Così ad esempio leggiamo nelle Sacre Scritture: “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (Lv 20,13); “Non illudetevi: né effeminati, né sodomiti... erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6,10).
S. Pietro ricorda che Dio “condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2 Pt 2, 6-8).

4. Per questi motivi il Magistero della Chiesa afferma che i rapporti omosessuali “sono intrinsecamente disordinati e che in nessun modo possono ricevere una qualche approvazione” (Congregazione per la dottrina della fede, Persona humana 8).
Infatti “secondo l’ordine morale oggettivo le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile” (PH 8). Manca infatti ad essi la complementarità dei sessi e la connessa capacità di suscitare la vita.
Inoltre la Chiesa ricorda che “è solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporti in modo omosessuale agisce immoralmente” (Congregazione per la dottrina della fede, Homosexualitatis problema 7).

5. La Chiesa ti dice di lasciare la pratica omosessuale perché “è contraria alla sapienza creatrice di Dio” (HP 7), è un male, un peccato, e pertanto è contraria anche al bene della persona.
Infatti la pratica omosessuale scatena una dipendenza, una schiavitù morale e psicologica e lascia una persona priva della libertà interiore.
Chi si dà alla pratica omosessuale si sente come incatenato, prigioniero.
Non di rado le persone omosessuali parlano di bisogni compulsivi, che non vengono da madre natura, ma da pratiche disordinate.
Per questo il Magistero della Chiesa dice anche che la pratica omosessuale “rafforza un’inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” (HP 7).

6. Queste ultime parole “per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” fanno vedere quanto questa relazione sia diversa dalla donazione degli sposi per la quale essi si trovano all’inizio di un percorso di immolazione e di abnegazione che li impegna per tutta la vita: la generazione e l’amore dei figli li impegna così.
Tra i due rapporti c’è una differenza abissale.
Quelli omosessuali sono privi “della loro regola essenziale e indispensabile”.

7. La Chiesa è persuasa che il comandamento divino sui rapporti omosessuali non solo intende tutelare la libertà interiore delle persone coinvolte, ma anche la loro dignità. Le vuole preservare dall’essere ridotte oggetto di autocompiacimento.
Ed è convinta pure che “l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità (HP 7).
Sicché “quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).

8. Per coltivare l’amicizia non è necessario convivere, ben sapendo che la convivenza è occasione prossima di andare fuori strada ed è anche motivo di scandalo all’interno della comunità cristiana.
La convivenza è una situazione che impedisce di accostarsi al sacramento della Confessione e alla santa Comunione.
A che giova allora questa convivenza omosessuale se impedisce di acquisire beni così grandi come i due sacramento menzionati che sono “un tesoro nascosto nel campo”. Chi trova questo tesoro, lo nasconde. Poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi, comprese le pratiche omosessuali e la convivenza omosessuale, per poter comprare quel campo (cfr. Mt 13,44).

9. Come vedi, vale la pena vivere in maniera evangelica.
Lasciare la convivenza ti peserà.
Ma ti accorgerai ben presto che la tua amicizia poi diventerà più bella perché più pulita, più pura.
E ne guadagnerai molto anche nel tuo rapporto con Gesù.

Ti ricordo volentieri nelle mie preghiere, come mi hai chiesto, e ti benedico.
Padre Angelo

Vorrei ricordare a mia moglie che esiste anche un debito coniugale

Quesito

Caro Padre,
Le scrivo per esporLe un piccolo grande problema. Io sono credente, pochissimo praticante, ho tre figli stupendi, ed io e mia moglie siamo innamoratissimi. Lei è praticante al 100%. Il quesito che volevo EsporLe è il seguente: I rapporti intimi che riesco ad avere con mia moglie, non sono sufficienti ad appagarmi. Devo dire che quando ci sono, sono veramente entusiasmanti, ed entrambi rimaniamo soddisfatti completamente. Solo che la frequenza con la quale avvengono, è, per me solamente, insufficiente. Per evitare gli incontri, adduce motivi di stanchezza, presenza di figli, ecc,ecc. Devo precisare che oltre a fare la casalinga, è funzionario statale, e che quindi la stanchezza alcune volte ci può anche stare. Le dico che non soffre né di frigidità, né di altro, a lei piace, ma ripeto il tempo che lei "mi dedica", è davvero poco. Domanda: siccome è davvero credente, potrei ovviamente senza  minacciarla, ricordarle che il debito coniugale dovrebbe essere pagato? E che rifiutandosi commette, anche se lieve, un peccato? (lei non sa che è obbligatorio), oppure lasciamo stare le cose così come sono? Sono sposato felicemente da anni (non vorrei rovinare tutto), ma alcune volte non riesco a sopportare a lungo l'astinenza (ne soffro solo interiormente). Ci tengo, Padre, comunque a rassicurarLa che in me non si insidia nessuna voglia e nessun pensiero, che possa ledere la nobiltà del Matrimonio, o altre azioni, (per intenderci non faccio né pensieri, né azioni sconce e peccaminose) per rendere meno pesante l'attesa. Sostanzialmente aspetto sempre lei.
Cordiali saluti.
Complimenti per i saggi suggerimenti e la pazienza con la quale svolge la Sua missione.
Grazie, noi peccatori abbiamo bisogno di persone come Lei.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. esiste il debito coniugale se viene chiesto “rationabiliter”.
“Rationabiliter” significa che deve tener conto della situazione della persona, del suo stato fisico, psicologico e morale, oltre che della legge di Dio.
Come tu stesso hai sottolineato, il lavoro di tua moglie è il lavoro di due persone. Posso capire quanto sia massacrante.
Certo se tu la vedessi perdere tempo al telefono o davanti al televisore, sarebbe un altro paio di maniche. Ma non mi pare che sia così.
Sicché non vedo come tu possa invocare un’inadempienza o addirittura un peccato, sia pure veniale.

2. Mi dici che in te non vi sono secondi fini, e cioè sete di libidine. Vorresti semplicemente più attenzione, più tempo dedicato a te.
Non è sbagliato attendersi questo. Ma in tua moglie hai davanti a te un bell’esempio di abnegazione di sé di cui poter essere fiero.
Non dobbiamo dimenticare che nella vita e nel matrimonio in particolare siamo chiamati a dare sempre, fino a dimenticare noi stessi. Tua moglie sta facendo così. Fa anche tu lo stesso.

3. Mi dici che sei credente, ma poco praticante.
Io ti esorterei ad essere anche praticante, soprattutto a vivere in grazia, perché allora ti accorgeresti che Dio sazia.
La sua parola, soprattutto la sua presenza e i suoi sentimenti dentro il nostro cuore sono perfettamente saziativi.
Chissà che in questa stanchezza eccessiva della moglie non si nasconda anche una chiamata del Signore a intensificare il tuo rapporto con Lui soprattutto nella preghiera e nella partecipazione ai sacramenti (confessione ed Eucaristia)?
Forse senza dirtelo, tua moglie ti sta dimostrando che c’è dell’altro che sazia ancor più in profondità. Ed è ciò che innanzitutto sazia lei.

4. Insisterei ancora sul fatto che ti dichiari “pochissimo praticante”.
I tuoi figli hanno bisogno che tu sia ricco di Dio, della sua parola, dei suoi insegnamenti e dei suoi sentimenti.
Hanno bisogno della tua partecipazione alla S. Messa, che libera la nostra vita e le nostre famiglie da molti mali, come diceva San Gregorio Magno.
I tuoi figli hanno bisogno delle tue Sante Comunioni, che sono così ricche di meriti e di servizi resi dal Signore.
San Tommaso ricorda che l’Eucaristia è l’unico sacramento che non giova solo a chi lo riceve, ma anche agli altri, dal momento che Gesù ha detto: “E il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).

5. Infine ti pongo una domanda: che guadagno ricavi ad essere pochissimo praticante?
Nessuno, ma proprio nessuno!
Anzi, perdi molto, troppo. Lo perdi per te stesso e per i tuoi che invece ne hanno bisogno per il momento presente e per il loro futuro!
Come sarei desideroso che tu facessi l’esperienza di quanto diceva Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo. Lo restituisce sempre e carico di benedizioni”.
Sono convinto che se tua moglie ti vedesse più praticante, più desideroso di donare Dio e la sua grazia ai vostri carissimi figli, ti amerebbe ancora di più. Scoprirebbe un’ulteriore ricchezza dentro il tuo cuore di sposo e di padre.

Assicuro il mio cordiale ricordo nella preghiera e nella S. Messa per te e per la tua bella famiglia. Che il Signore vi conservi e vi custodisca!
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo


 

Talvolta mio marito nell'intimità coniugale chiede di avere rapporti simili a quelli degli omosessuali

Quesito

Salve Padre,
sono coniugata con due figli. Mio marito a volte mi chiede, in intimità, di avere per alcuni momenti un rapporto come quello che hanno gli omosessuali per intendersi (ovviamente però con me).
Mi chiede se voglio oppure no e io a volte per concedermi di più acconsento anche perché è rispettoso anche in quei momenti.
Mi vergogno anche a farle questa domanda perché sono cattolica e una volta quando l'ho confessato il sacerdote mi ha detto che non era peccato perché Dio non sta a guardare queste cose quando due coniugi sono in intimità e perciò lo chiedo anche a lei.
Grazie e a presto e che il Signore la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. rispondendo alla tua domanda colgo l’occasione di ripresentare una sentenza della Sacra Penitenzieria apostolica del 3 aprile 1916.
Ricordo che questa sentenza è un’espressione del Magistero della Chiesa, il quale si evolve in maniera omogenea e non discontinua o dialettica.
Pertanto si evolve senza mai rinnegare le affermazioni precedenti.
D’altra parte non si tratta di una determinazione della disciplina della Chiesa, ma della legge di Dio.
E questa legge evidentemente non cambia.

2. La Sacra Penitenzieria si pone una duplice domanda.
La prima riguarda la colpa di Onan, in altri termini il coito interrotto.
Quest’azione è sempre peccaminosa perché altera in maniera palese il disegno di Dio sulla sessualità.
Ma la Sacra Penitenzieria si poneva il caso di una donna che fosse costretta dal marito sotto minacce di violenza o addirittura di morte.
La Sacra Penitenzieria dice che in questo caso, sebbene non voglia l’azione, tuttavia può permetterla e subirla perché il male di cui viene minacciata non la spinge ad opporsi fino in fondo, anche perché lei inizia l’atto coniugale in una maniera che non è contraria alla legge di Dio e non coopera attivamente all’azione.

3. La seconda domanda riguarda un rapporto coniugale compiuto secondo l’uso dei sodomiti, e cioè degli omosessuali.
Qui la risposta è del tutto negativa. La moglie non può permetterla in nessuna maniera perché l’azione - anche da parte sua, e non solo del marito - sarebbe viziata fin dall’inizio.

4. Ecco allora la domanda posta alla Sacra Penitenzieria: “Può una moglie cooperare lecitamente ad una azione del marito che, per darsi al piacere, vuole commettere la colpa di Onan o dei Sodomiti, e, se non obbedisce, la minaccia sotto pena di morte o di gravi molestie?”

5. La prima risposta riguarda la colpa di Onan.
“Se il marito nell'uso del matrimonio vuole commettere la colpa di Onan, spargendo cioè il seme al di fuori del vaso naturale, dopo aver iniziato la copula, e minaccia di morte o di gravi molestie la moglie se non si sottomette alla sua perversa volontà, la moglie, secondo l'opinione di provati teologi, può in questo caso congiungersi così con suo marito, dal momento che lei da parte sua dà corso ad una cosa ed azione lecita, mentre permette il peccato del marito per un grave motivo che la scusa, poiché la carità, per la quale sarebbe tenuta ad impedirlo, non obbliga di fronte ad una così grave molestia”

6. Ed ecco la seconda risposta che riguarda il tuo caso:
“Ma se il marito vuole commettere con lei la colpa dei Sodomiti, poiché questo coito sodomitico è un atto contro natura da parte di entrambi i coniugi che così sì congiungono e questo, a giudizio di tutti i dottori, è gravemente cattivo, la moglie, per nessun motivo, neppure per evitare la morte, può lecitamente in questo caso compiacere al suo impudico marito” (DS 3634).

7. Devo concludere che il sacerdote al quale ti sei rivolta probabilmente non ha capito oppure è del tutto fuori strada.
Non basta che i coniugi siano nell’intimità coniugale perché tutto sia corrispondente al disegno di Dio.
Il Concilio Vaticano II afferma che “i coniugi cristiani non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia conforme alla legge divina stessa, docili al magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo” (Gaudium et spes 50).
E “quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.
I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51).

8. Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae insegna che “nel compito di trasmettere la vita i coniugi non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della Chiesa” (HV 10).

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di presentare ai nostri visitatoti gli insegnamenti della Chiesa su alcune questioni riguardanti l’intimità coniugale.
Il senso di tutto è questo: anche nell’intimità coniugale siamo chiamati ad essere santi, e cioè conformi alla luminosità e alla bellezza del disegno di Dio sulla sessualità.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Che cosa dire ad una ragazza che si dichiara bisessuale e che ama tanto una sua amica quanto il suo ragazzo

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono insegnante di Liceo Artistico, da anni seguo i mie alunni con particolare attenzione anche alle problematiche personali specie per quelle domande più delicate che spesso vengono a galla come una richiesta di aiuto. Insegno …. e questo mi permette di avere più facilmente accesso al loro cuore perché amano molto questa materia.
Ultimamente una mia alunna di quarta si è dichiarata bisex e mi ha detto che ama la sua amica quanto il suo ragazzo, lasciandomi intendere la sua spiccata tendenza omosessuale e anticlericale.
Ho provato a risponderle attraverso la ragione, ma non è semplice perché lei mi dice che se uno ama tutto è permesso...
Mi aiuti lei che sa mettere insieme così bene insieme mente e cuore. La saluto e aspetto risposta.
grazie


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. mi dici che questa ragazza è anticlericale e quindi presumo non credente.
Certo con una persona non credente ci troviamo di fronte ad una difficoltà maggiore perché quando nella vita si perde Dio come orizzonte e fine della nostra esistenza, allora, come dice san Paolo, ci conviene mangiare, bere e darci al divertimento: “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1 Cor 15,32).

2. Tuttavia le cose si possono spiegare anche al di qua della fede.
La sessualità o meglio l’apparato genitale ha un suo preciso significato. È strutturato in ordine ad un determinato fine.
E allora anche con lo semplice sguardo della ragione e del buon senso si vede che alcuni rapporti sono secondo natura e altri contro natura.
Oggi alcuni sono allergici a questo linguaggio perché – dicono – la tendenza omosessuale sarebbe la natura di una persona.

3. Qui evidentemente è necessario fare una distinzione tra piano fisico e piano psicologico.
Che la ragazza abbia psicologicamente una tendenza o inclinazione omosessuale è un dato di fatto.
Ma rimane altrettanto vero che il dato fisico e biologico parla di un determinato sesso, che di sua natura viene completato e giunge al suo scopo procreativo solo nell’unione con una persona di sesso diverso.

4. Va anche detto che con un trattamento psicologico la prima inclinazione può essere modificata.
La seconda invece no. Anche qualora si ricorresse ad un intervento chirurgico, il sesso genetico rimane quello ed è inalterabile.

5. Inoltre al di là della soddisfazione sessuale immediata ed empirica che può essere raggiunta anche in una relazione omosessuale, c’è una soddisfazione di fondo che coinvolge il diventare marito e moglie, la paternità, la maternità, il diventare nonni che si attua in via ordinaria solo nel matrimonio.
Per quanto due persone omosessuali si promettano l’una all’altra non si tratterà mai di diventare marito e moglie, con un patto che trascende la volontà stessa dei contraenti e che porta due persone ad essere con vincolo indissolubile la cellula biologica e morale della società.
Anche nel caso che due sposi non riescano a procreare, ciò non di meno sposandosi intendono realizzare un’istituzione che li vincola in maniera indissolubile non solo a motivo del vicendevole esproprio, ma anche perché la missione di generare ed educare dei figli li impegna in un vincolo perenne, come lo esige il diventare padre, madre, nonno…

6. Va detto ancora che nel primo caso l’unione sessuale non fruttifica, rimane sterile.
Nel secondo caso fruttifica nella generazione dei figli, nella trasmissione della vita, nella conservazione della società, nel ricambio delle generazioni, nei vincoli parentali della paternità, della maternità, del diventare nonni …

7. Mi pare che anche solo stando a questo ce ne sia abbastanza per dire che un’inclinazione non vale l’altra.
La prima (quella omosessuale) è un’inclinazione in se stessa disordinata e correggibile.
La seconda invece è ordinata e incorreggibile.
La prima può dare una soddisfazione momentanea e chiusa in se stessa.
La seconda soddisfa le esigenze più profonde e durature di una persona proprio perché porta frutto ed è generatrice di vita in tutti i sensi.

8. Venendo alla domanda iniziale, io direi a quella ragazza di non cedere all’omosessualità ricordando che di fatto siamo inclinati al male.
Siamo  inclinati alla superbia, siamo inclinati all’ingordigia del possesso, e siamo inclinati a vivere anche la propria sessualità in maniera disordinata. Uno di questi disordini è l’omosessualità.
Non possiamo dire che l’ingordigia del possesso sia un’inclinazione buona perché si trova in tante persone.
Ugualmente non possiamo dire che la cleptomania sia un bene perché in alcuni è un’inclinazione naturale.
Possiamo dire che è un’inclinazione della natura segnata dal peccato.
È un’inclinazione di ordine psicologico, come l’omosessualità, non di ordine ontologico.

9. Infine le direi di non cedere all’omosessualità perché i cedimenti rafforzano un’inclinazione sessuale disordinata di  per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento.
Le direi anche di aprire gli occhi su quanto dice la Chiesa, che non ha nessun tornaconto personale da difendere quando insegna che “come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio.
Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (Congregazione per la dottrina della fede, Homosexualitatis problema 7).

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Sono un adolescente di 14 anni e, purtroppo, dallo scorso anno, compio un terribile peccato

Quesito

Carissimo Padre Angelo,
le scrivo per domandarle aiuto e consiglio.
Sono un adolescente di 14 anni, ho sempre avuto un buon rapporto con amici e parenti, vado bene al liceo e, soprattutto, sono sempre stato un bravo fedele (prego, mi reco ogni domenica in chiesa per la Santa Messa, mi confesso regolarmente...). Ma, purtroppo, dallo scorso anno, compio un terribile peccato: la masturbazione. Tutto è iniziato quando, spinto dalla curiosità sentendone parlare con vanità dai miei compagni delle medie, decisi di provare a compiere questo terribile atto, e col tempo iniziai a praticarlo praticamente una volta alla settimana. Allora non sapevo nemmeno che fosse un peccato e, quando successivamente lo scoprii, ci rimasi malissimo, ma non smisi di farlo. Il peccato si insinuò sempre di più in me (passai a due volte alla settimana) ma la mia fede mi faceva stare male ogni volta e spesso mi mettevo a pregare a lungo subito dopo averlo commesso. Nel periodo di Pasqua di quest'anno feci un grosso sforzo per smettere, eliminando completamente ogni possibilità di visionare materiale hard con dei filtri (purtroppo ogni tanto entravo in quei siti) e sforzandomi di eliminare quell'orrendo peccato dalla mia vita. Nonostante tutta la mia forza di volontà, continuo a ricaderci, spesso con frequenza settimanale. Ora, io non le scrivo per presentarle l'apologia della masturbazione come fanno molti miei coetanei. Mi rendo perfettamente conto della gravità del mio gesto e non voglio giustificarlo in nessun modo. Ma voglio porle alcune domande. Innanzitutto le chiedo se, visto che di solito mi confesso ogni mese e non ogni settimana, io possa partecipare all'Eucarestia anche se sono nel peccato (desidero tanto sentire Gesù dentro di me). Poi mi piacerebbe domandarle qualche consiglio utile per aiutarmi a vincere la mia lotta contro la tentazione. Vede, io soffro, soffro molto per quello che faccio, spesso scoppio in lacrime sentendo di aver ferito Dio, che invece mi ama e mi ha donato una vita agiata, e faccio di tutto per reprimere la parte istintiva e animalesca della mia persona che vuole prendere il sopravvento (e che, ahimè, a volte ci riesce) quando qualche pensiero impuro, essendo nel pieno dell'adolescenza, mi coglie.
Verrò perdonato da Dio? Avendo commesso un peccato mortale, se dovessi per caso perdere la vita prima della Confessione, perderò la Vita Eterna? So che quando pecco non sono più nella Grazia di Dio, ma io lo sento accanto a me sempre e quando commetto autoerotismo, ho la sensazione che metta la sua mano sulla mia spalla e mi incoraggi a non farlo mai più. Infine, esiste qualche preghiera particolare per un peccatore come me?
La prego di rispondermi e soprattutto le chiedo di ricordarsi di me nelle sue preghiere e di chiedere a Dio di perdonarmi.
Grazie,
un adolescente peccatore.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il giorno in cui hai cominciato a visionare pornografia e a compiere atti impuri è entrata la devastazione nella tua anima.
Chissà quale progresso non avresti fatto se la tua vita da quel momento non fosse stata un sali-scendi, ma una salita continua!
Sai bene che cosa la pornografia comporti per la tua vita interiore. Ti devasta e ti priva anzitutto della grazia santificante.

2. Com’è bello questo aggettivo: santificante.
Quando sei in grazia, la tua anima è avvolta da un certo splendore di ordine soprannaturale, che talvolta si manifesta anche attraverso l’esterno, al punto che don Bosco poteva dire che “l’occhio è lo specchio dell’anima”.
Insieme con la grazia godi della presenza personale di Dio dentro di te, secondo la promessa del Signore: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Precedentemente il Signore aveva detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21).

3. Scrivi: “So che quando pecco non sono più nella Grazia di Dio, ma io lo sento accanto a me sempre e quando commetto autoerotismo, ho la sensazione che metta la sua mano sulla mia spalla e mi incoraggi a non farlo mai più”.
Bisogna precisare: quando si commette un peccato grave, ci si allontana dal Signore.
Ma il Signore non si allontana dal peccatore: rimane in lui come realtà conosciuta mediante la fede e vi rimane anche come motivo della propria speranza, di aiuto, di provvidenza.
Tuttavia la fede e la speranza, in chi ha compiuto un peccato grave, vi rimangono in maniera informe, e cioè sono come morte, incapaci di unire a Dio e di far compiere successivamente atti di ordine soprannaturale.
La sensazione che tu provi quando commetti peccati di autoerotismo è di questo tipo. E giustifica anche la tua prima affermazione: “So che quando pecco non sono più nella Grazia di Dio”.

4. Mi dici che sei solito confessarti ogni mese e non ogni settimana e mi chiedi se, stante la tua condizione di cadere frequentemente nel peccato impuro (pornografia e autoerotismo), tu possa fare ugualmente la Santa Comunione.
La risposta è no. Non sarebbe vera comunione.
Dice lo Spirito Santo che parla attraverso la Sacra Scrittura: “La sapienza (Dio) non entra in un'anima che compie il male né abita in un corpo oppresso dal peccato” (Sap 1,4).
La pornografia, in modo particolare, devasta l’immaginazione, la rende schiava di se stessa.
Ho avuto occasione di citare altre volte quanto ha scritto un autore di teologia: “Un pasto indigesto si vomita, ma un’immagine perversa s’incide nella memoria. Ed è molto difficile, dopo, purificare la memoria” (P. IDE, I sette peccati capitali, p. 99) ed è per questo che la tradizione catechistica annovera la lussuria tra i sette vizi capitali perché sono all’origine di molti altri mali.
Non puoi dimenticare quello che ha detto il Signore: “Se uno vede una donna e la concupisce, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).
La pornografia è un peccato grave, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2354.

5. E la stessa cosa va detta dell’autoerotismo che porta un disordine l’intimo nucleo della persona, e cioè nel fondo di se stessi.
Solo il Sangue di Cristo, che viene versato sulla nostra anima attraverso le mani del sacerdote nella celebrazione del sacramento della confessione, l’anima torna pura e nella grazia santificante.
Penso che tutte le volte che ti sei confessato l’hai sperimentato tangibilmente.

6. Il consiglio che ti do è quello di passare dalla confessione mensile alla confessione settimanale, possibilmente sempre col medesimo confessore, anche se nel frattempo non fossi caduto in questi peccati.
La grazia che ti viene infusa in questo sacramento ti dà forza per prevenire le cadute.
È chiaro che se cadi e non ti rialzi subito, ti manca la forza per evitare altre cadute.
Dice San Gregorio Magno: “Il peccato non riparato subito con la penitenza, col suo peso trascina ad altri peccati” (In Ezechielis homilia, 11).

7. E San Tommaso: “In nessun modo l'uomo da sé può risorgere dal peccato, senza l'aiuto della grazia.
Infatti il peccato, pur essendo passeggero come atto, rimane come reato, secondo le spiegazioni da noi date in precedenza; e quindi risorgere dal peccato non è lo stesso che cessare dall'atto peccaminoso. Ma per l'uomo risorgere dal peccato equivale ad essere reintegrato nei beni perduti con la colpa.
Ora, l'uomo peccando incorre tre danni, come sopra si disse: la macchia, la corruzione dei beni di natura, e il reato della pena.
Contrae una macchia, in quanto viene privato dello splendore della grazia per la deformità del peccato.
Si corrompono i beni di natura, in quanto la natura dell'uomo cade nel disordine, quando la volontà umana non è soggetta a Dio: infatti eliminato quest'ordine, tutta la natura dell'uomo in peccato rimane disordinata.
Il reato della pena invece consiste nel fatto che l'uomo, peccando mortalmente, merita la dannazione eterna.
Ora, è evidente per tutte e tre queste cose che soltanto Dio può ripararle. Infatti la bellezza della grazia deriva da una illuminazione di Dio; e quindi tale bellezza non può tornare in un'anima, senza una nuova illuminazione da parte di Dio: ecco perché si richiede quel dono abituale che è la luce della grazia.
Anche l'ordine della natura, che implica la sottomissione della volontà umana a quella di Dio, non può essere riparato, se Dio non trae a sé la volontà dell'uomo, come abbiamo detto nell'articolo precedente. Così pure nessuno all'infuori di Dio può condonare il reato della pena eterna, essendo egli l'offeso, e il giudice degli uomini.
Perciò, affinché l'uomo risorga dal peccato, si richiede l'aiuto della grazia, sia in quanto dono abituale, sia in quanto mozione interiore di Dio” (Somma teologica, I-II, 109, 7).
E questa grazia ti viene data nel sacramento della confessione o, comunque, per la volontà risoluta di emendarsi e di confessarsi.

8. Per questo qualora dovessi cadere di nuovo, ti esorto come prima cosa a domandare perdono al Signore per averlo estromesso dalla tua vita e di proporti la confessione appena possibile.
Un tale pentimento, accompagnato dal proposito di confessarsi, porta in grazia prima ancora della confessione. La quale, a sua volta, accrescerà la grazia accordando anche la grazia sacramentale.
Nel frattempo se uno dovesse morire, in virtù di quel pentimento e del proposito della confessione, non è esposto alla perdizione eterna.
Ugualmente nel frattempo non si può ancora ricevere la S. Comunione perché la riconciliazione non è stata ancora perfezionata dal sacramento.

9. Mi chiedi dei consigli per non cadere.
Oltre a quello della confessione settimanale, ti consiglio la preghiera, e in modo particolare la preghiera del Santo Rosario.
Il Signore ha detto: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mc 14,38).
Senza la preghiera è impossibile resistere all’urto di tutte le tentazioni.
In particolare ti consiglio la preghiera del Santo Rosario perché questa preghiera tiene uniti ai vari eventi della vita di Gesù e ci accorda i meriti legati a quegli eventi che hanno un valore infinito.
In virtù di meriti acquisiti dal Signore e che Egli ti dona di nuovo mentre preghi perché siano la tua forza e il tuo prezzo davanti a Dio, ottieni tutti gli aiuti necessari per custodirti puro.
Ti consiglio il santo Rosario anche perché la Madonna, in tutte e sei le apparizioni a Fatima, ha chiesto a tutti di recitarlo ogni giorno.
Quando preghiamo con il Rosario portiamo nella nostra vita la presenza della Madonna, tra la quale e il comune avversario corre perfetta inimicizia.
Al continuo e devoto proferire le parole “Ave Maria” il nostro avversario fugge.

10. Ti consiglio anche l’iscrizione alla Milizia Angelica per metterti sotto il protettorato di San Tommaso d’Aquino, il quale nella sua vita ha ottenuto per grazia di Dio di vincere una violentissima tentazione.
San Tommaso è desideroso dal Cielo che altri facciano la sua stessa esperienza.
Che cosa comporti questa iscrizione lo puoi leggere cliccando “Milizia Angelica” sul motore di ricerca del nostro sito.
Per ottenere il cingolo benedetto e la preghiera puoi rivolgerti a me e sarò contento di farti pervenire tutto gratuitamente.

11. Infine parli di “qualche pensiero impuro, essendo nel pieno dell'adolescenza”.
A questo proposito voglio dirti che il demone dell’impurità non assale solo nel pieno dell’adolescenza, ma per tutta la vita.
Anzi, ti accorgerai in seguito che altre tentazioni saranno ancor più violente.
Ma munito della grazia e tenendo sempre presente l’obiettivo della santificazione potrai superare tutto senza particolare affanno.

12. Ti assicuro la mia preghiera a San Tommaso.
Tra breve scenderò per celebrare la S. Messa e chiederò al Signore e alla Beata Vergine di darti il dono della purezza perché con essa possa ricevere parimenti tutti gli altri beni (cfr Sap 7,11) e rendere molti servizi alla Chiesa e al mondo.

Ti benedico e ti auguro una felice conclusione del tuo anno scolastico.
Padre Angelo


 

Come posso risolvere la mia condizione di convivenza con una donna divorziata

Quesito

Caro Padre Angelo,

Vorrei chiederle alcune cose:

Come posso risolvere la mia condizione di convivenza con una donna divorziata?

Mi sono informato sull'argomento e le soluzioni, se non sbaglio, potrebbero essere tre.

La più drastica ma sicuramente dolorosissima sarebbe non frequentarsi più. Altrimenti si potrebbe chiedere l'annullamento del precedente matrimonio della mia compagna oppure potremmo convivere come fratello e sorella rinunciando però ad un elemento importante della vita di coppia che sarebbe l'aspetto sessuale. Vivo questa condizione con un senso di colpa ma nello stesso tempo è difficile intraprendere una delle strade che le ho indicato.

Mi piacerebbe avere un suo parere/consiglio in merito.

Nel mio caso è possibile parlare di conversione dal momento che il mio riavvicinamento alla fede è avvenuto dopo almeno 20 anni di allontanamento da essa? Come ritiene possibile un cambiamento interiore di questo tipo? In certi momenti penso possa essere solo suggestione o una diretta conseguenza dei problemi familiari che mi hanno toccato recentemente e quindi solo una condizione di paura. Le parlo di suggestione perché recentemente ho visitato il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo ed entrando nella grotta (ci sono entrato 3 volte per pregare quel giorno) ho come avvertito una fortissima emozione, come se percepissi la presenza dell'Arcangelo, al punto che mi sono messo a piangere per questa sensazione molto intensa. Da un lato mi sento realmente diverso ma dall'altro il mio lato razionale mi porta a pensare anche a questo aspetto di auto-suggestione.

Vorrei sapere come ci si può consacrare alla Madonna nel modo più corretto possibile: lo posso fare attraverso la recitazione di alcune preghiere specifiche od occorre un percorso più completo al di là della preghiera? Se mi consacro alla Beata Vergine posso consacrarmi anche a Gesù e a San Michele Arcangelo o la consacrazione è “unica” e quindi mi devo affidare solamente ad uno di loro?

La ringrazio anticipatamente per la gentile risposta che vorrà darmi e per le domande “semplici” e “banali” che magari le pongo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. hai individuato bene le tre cose possibili per te.

Se la prima al momento fosse impossibile, dovresti attuare simultaneamente la seconda e la terza.

Vale a dire: istruire un processo che dichiari l’invalidità del matrimonio della tua convivente e vivere in continenza sessuale.

 

2. Capisco quello che dici quando affermi che l’unione sessuale è una componente importante della convivenza.

Ma l’unione sessuale fuori del matrimonio è priva del suo autentico significato perché ci si dona totalmente sapendo che l’unione non è né definitiva né totale.

In una parola, sapete bene che non vi appartenete ancora in maniera irrevocabile al punto da poter dire: io ho il diritto che tu viva con me e tu hai il dovere di vivere con me.

La convivenza è basata sul libero arbitrio e non sui diritti e doveri reciproci, come avviene nel matrimonio.

 

3. Prendete questo tempo, fino alla celebrazione del matrimonio, come tempo di fidanzamento, che è essenzialmente il tempo in cui si impara ad amare.

Imparare ad amare significa espellere l’egoismo dalla nostra vita.

Solo sulle basi di un amore puro si può costruire il grande edificio del matrimonio e sperare che non crolli.

Forse vivere in continenza ti sembrerà inizialmente difficile.

Ma poi ci prenderai gusto perché vedrai che l’amore si solidifica sempre di più sulle sue vere basi, che non sono quelle passionali dell’unione sessuale, che prima del matrimonio è essenzialmente falsata.

 

4. Mi chiedi se il tuo riavvicinamento a Cristo, dopo 20 anni, possa essere considerato una conversione e se questo riavvicinamento sia sincero dal momento che probabilmente è stato occasionato da alcune necessità di ricorrere all’aiuto del Signore.

Certamente c’è stato il riavvicinamento. Certe esperienze, come quella che hai fatto a Monte Sant’Angelo, sono esperienze che lasciano il segno nella vita di una persona.

Inoltre dal momento che parli addirittura di consacrazione a Nostro Signore, alla Beata Vergine, a San Michele, come potrei dire che in te non ci sia stata conversione?

Per cui posso dire che certamente la conversione è iniziata. Anzi, potrei dire che è a buon punto, ma non è ancora completata, a motivo della tua attuale impossibilità di accedere alla Confessione e alla Comunione, a meno che tu non prometta di vivere in continenza e di fare la Santa Comunione solo dove non sei conosciuto come convivente.

 

5. Certo, vi sono state delle necessità che hanno stimolato il tuo riavvicinamento e il tuo cammino di conversione.

Ma come potrebbe essere diversamente?

Lontani dal Signore non si è nel bene, si rimane in qualche modo sotto il potere del comune avversario e si è privi delle risorse che possono portare rimedio alla nostra vita.

Come puoi vedere, se il Signore permette che il comune avversario abbia un certo potere in questo mondo, lo permette solo per condannare il demonio – suo mal grado - a servire il Signore, facendoci capire che solo in Dio possiamo trovare salvezza e tutto quanto il nostro bene.

I due motivi (necessità di ordine temporale e bisogni interiori dell’anima) si mescolano dunque e fanno un tutt’uno.

 

6. Circa la consacrazione, che significa volontà di essere dedicati al servizio di qualcuno, va detto che la consacrazione ultimamente si fa sempre a Nostro Signore, a Gesù Cristo.

Ma la facciamo servendoci di strade che il Signore stesso ci ha indicato per camminare sul sicuro: la Beata Vergine Maria, alla quale Gesù ci ha affidati dalla croce, e san Michele Arcangelo, al quale il Signore ha dato il compito di difendere la Chiesa e anche i singoli dalle insidie infernali.

 

Ti saluto, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera perché la tua conversione possa giungere al suo termine e ti benedico.

Padre Angelo

 

Quando i pensieri impuri sono da considerare peccati gravi e quando invece sono solo veniali

Salve padre Angelo.

Mi urge un chiarimento in materia di morale sessuale. Più esattamente vorrei sapere, secondo il Magistero della Chiesa, cosa significhi pensiero impuro, se esso sia un peccato mortale o veniale, e in cosa consiste. Insomma in che modo bisogna fantasticare, perché il pensiero sia impuro….

Le scrivo questo perché, a volte, forse spesso, fantastico con la mente immaginando scene d’amore, con le quali giungo, a volte, anche all’eccitazione… e dunque, questo mio “fare” non è un concepire un intento di sedurre l’altra, ma un’immaginazione che mi da piacere, una sorta di conforto, consolazione…insomma non c’è l’atto del concupire. In verità ho già provveduto a fare le mie ricerche, e una di queste mi ha portato a lei, il quale conclude che questo tipo di pensiero impuro entra nella categoria della delectatio morosa.

Questa cosa verrebbe considerata un peccato di lussuria, perché?

E poi, è un peccato mortale?

Spero possa rispondermi al più presto, la ringrazio vivamente, e ringrazio Dio per il suo sacerdozio.


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. quanto mi hai descritto di fatto costituisce un uso disordinato della sessualità perché il piacere legato ad essa è intimamente legato al dono di sé.

Ma qui, nel tuo caso, non c’è alcun dono di sé, anzi c’è un uso egoistico della sessualità.

 

2. Ora per esaminare la gravità dell’atto è necessario distinguere tra pensieri che capitano, e ai quali si va dietro senza pensare di respingerli oppure li si respinge in maniera tenue sorprendendosi anche con qualche eccitazione, e pensieri direttamente voluti con conseguente eccitazione.

In questo secondo caso, poiché si tratta di immaginazione volontaria, giungendo all’accettazione dell’eccitazione sessuale, secondo i moralisti cattolici si tratta di peccato grave contro il nono comandamento.

Come vedi, qui c’è poca differenza tra questi pensieri, voluti e cercati, e la pornografia, che dalla Chiesa è classificata peccato grave.

 

3. Nel primo caso invece quei pensieri - a motivo dell’imperfezione dell’atto, e cioè per l’imperfezione della piena avvertenza della mente e del deliberato consenso della volontà e se non si giunge all’eccitazione piena sono da classificare come peccati veniali.

 

4. Ti esorto però a non stare a vedere fino a che puoi andare per non commettere peccato grave.

Cerca invece di fare ciò che è “santo e gradito a Dio, perché questo è il culto spirituale” (Rm 12,1) che dobbiamo dare a Dio.

Questo culto è molto utile a noi, perché ci fa crescere.

È molto utile al prossimo perché ci porta a volere il suo bene.

E sarà grandemente remunerato per l’eternità.

Il peccato veniale non sarà rimurato, anzi merita solo purificazione.

 

Ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

 

Un nostro visitatore ritiene che l'uso della genitalità sia al pari del bisogno di bere, mangiare e dormire; ma questo non è vero

Salve padre,
Vorrei rivolgere questo mio dubbio che riguarda la castità e la purezza.
Noi esseri umani abbiamo bisogni necessari: bere, mangiare, dormire. 
Ecco rispetto a questi ce ne è uno che è abbastanza mal visto dalla dottrina cristiana: la sessualità (mi lasci questa forfettaria ma forse di fondo vera considerazione)
Ritengo che al pari dei bisogni prima espressi come bere mangiare dormire, abbia la stessa collocazione anche la sessualità. 
E dunque perché investire di questo bisogno come malefico? Fa parte di noi ed è connaturato a noi.
Sono più preciso, nella confidenza che mi permetto di avere come se si fosse nel sacramento della confessione, che male c'è per esempio nell'autoerotismo? È autoreferenziale e dunque non implica terzi, è strettamente necessario a sé stessi perché al pari del bisogno che abbiamo di bere e di mangiare e di dormire allo stesso modo dobbiamo anche "accontentare" certe pulsioni, le stesse che ci richiedono di mangiare e dormire! 
E dunque perché demonizzarle!?!?
Come se fosse sbagliato mangiare solo perché si ha l'istinto di mangiare o fosse sbagliato dormire perché ci serve dormire!!
La prego nella risposta di considerare nel tema della purezza soprattutto questo ultimo quesito,  che è di maggiore mio interesse poiché stando a contatto con coetanei e dibattendo di tale tema sono venuto a tali dubbi.
La ringrazio per l'attenzione, 
Cordialmente.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. parto proprio dall’ultimo punto indicato nella tua mail per dire che la sessualità non è un bisogno primario.
Non si può vivere senza mangiare, né si può vivere senza dormire o senza respirare.
Si può vivere invece anche se la genitalità non viene esercitata.
In altre parole, non è un bisogno compulsivo.

2. Ma c’è dell’altro che va sottolineato.
La sessualità nella persona umana non ha una funzione semplicemente biologica e riproduttiva.
È intimamente legata al nucleo più profondo di una persona.
E questo è così vero che nessuno mostra pubblicamente quelle parti che vengono chiamate “intime” proprio perché toccano l’intimo nucleo della persona.
Alle persone che incontriamo la prima volta diamo volentieri la mano, il sorriso, ma non diamo loro il nostro corpo.
C’è qualcosa di sacro nella donazione del proprio corpo e della propria genitalità.
Per questo la violazione della genitalità altrui mediante violenza carnale è un fatto gravissimo.
Così come è gravissimo approfittare dei minori per le proprie voglie libidinose. Ne rimangono segnati per  tutta la vita.

3. Pertanto il proprio corpo (genitalità compresa) viene dato solo a chi è in grado di ricevere questo dono senza profanarlo.
Ed è in grado di riceverlo solo chi contraccambia questo dono col medesimo dono.
E come vedi, un contraccambio del genere ha vero significato solo quando c’è la donazione totale e vicendevole da parte dei due, e cioè solo col matrimonio.

4. La sessualità, dunque, è ordinata al dono, non al piacere egoistico.
Per questo aveva ragione quel maestro di vita spirituale a dire che la masturbazione è egoismo allo stato puro.
E aveva ragione quel giovane venuto a confessarsi da me e a dirmi: “dopo quegli atti mi trovo ancor più egoista”.

5. Non so se tu sia fidanzato. Probabilmente non lo sei.
Ma se la tua fidanzata sapesse che ti masturbi, rimarrebbe male. Direbbe: “ma questo è uno stravolgimento del significato della sessualità, mi vergogno di avere un fidanzato così”.

6. Ed è proprio per questo egoismo allo stato puro e per la profanazione di una funzione così alta e così intima della persona che la Sacra Scrittura dice: “Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall'impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito” (1 Ts 4,3-8).

7. Lascia dunque che il Signore ti guidi con il suo Santo Spirito.
Se ti lasci guidare da Lui, ti sentirai portare in alto, anzi molto in alto.
Ti sentirai interiormente libero e finalmente anche capace di amare in maniera vera.

Ti auguro una felice e santa Pasqua.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Ho deciso di perdere la mia verginità col mio ragazzo, ma adesso sento di aver perso qualcosa di grande e che ho dato questo dono ad uno di cui non so se diventerà mio marito

Quesito

Caro Padre,
sono una ragazza di … anni,
Ho deciso di scriverle per chiederle aiuto, c'è una cosa che mi fa stare ancora più male e che mi impedisce di vivere serenamente: di recente ho conosciuto un ragazzo, ci siamo subito trovati bene insieme ..stessi pensieri...stesse ambizioni; ci siamo fidanzati e abbiamo cominciato a far parte ognuno della vita dell'altro.
Dopo qualche tempo abbiamo deciso di fare un passo importante: abbiamo deciso di fare l'amore; io ho deciso di perdere la verginità con lui perché lo amo tanto. Da quel momento, caro padre, sono stata attanagliata da rimorsi ed interrogativi di ogni tipo: mi sono sentita in debito con Gesù per aver perduto tutta la purezza che Egli mi aveva donato, ma mi creda, io in quel momento non desideravo altro.
Mi sento estremamente pentita...non del sentimento che nutro per lui ma perché ho PERSO TUTTO...non posso più dare nulla a questo ragazzo, ha preso tutto di me e adesso vivo nel terrore di perderlo. Il pensiero che possa stancarsi di me perché magari mi vede come tutte le altre mi fa morire.
Padre, se un giorno io e questo ragazzo dovessimo lasciarci, io ne soffrirei proprio per questo motivo: perché ho dato a lui quello a cui tenevo di più e l'ho dato ad un uomo che magari non sarà nemmeno mio marito. Ecco che adesso mi accorgo di quanto sia importante perdere la verginità con l'uomo che ci sarà al fianco per tutta la vita, ma se ho sbagliato è stato anche per questo...perché IO VOGLIO CHE LUI SIA L'UNICO, l'unico che possa far parte della mia vita, ma questo non è sicuro.
Ecco, padre, spero abbia compreso il mio stato d'animo.. mi sento in debito con Gesù e mi sento come se mi avessero portato via qualcosa di estremamente prezioso.
Io credo nell'amore ma non mi sento più tranquilla da quando ho fatto questo passo. E se lui mi lascerà? come potrò andare avanti sapendo di aver fatto l'amore per la prima volta con un uomo che poi diventerà per me solamente un estraneo. La prego mi aiuti...mi illumini la mente e soprattutto la prego di ricordarmi nelle sue preghiere...di ricordarCI nelle sue preghiere, per vivere questo rapporto nell'amore di Gesù.
Aspetto una sua risposta. Cordiali saluti. La ringrazio in anticipo perché so che mi aiuterà.


Risposta del sacerdote

Carissima,
solo oggi ho letto la tua mail del 1 dicembre. Sono troppo in ritardo. Me ne dispiace e te ne chiedo scuso.

1. Mi dispiace molto per la perdita della verginità. Adesso ne capisci tutto il valore. Ma non si tratta solo della verginità: hai iniziato a vivere male questa relazione. Il fatto che lui non è tuo marito e che fate contraccezione sono due cose che mostrano quanto siano sbagliati i vostri atti. Adesso da parte sua c’è la voglia di andare avanti così. Da parte tua, anche se non ci fosse questa volontà, c’è il timore di perderlo.

2. E tuttavia il discorso più serio che potete fare è proprio questo: di fermarvi.
Lui ha bisogno di sapere che donare il proprio corpo senza mettersi in gioco, in una logica di immolazione (apertura alla vita), anzi frustrando questa logica di immolazione è una bugia enorme, una falsità.
Il fidanzamento deve essere il tempo in cui si impara ad amare. È il tempo in cui si impara a vincere il proprio egoismo, a vincere il capriccio.
Anche se diventasse tuo marito, non lo stai aiutando ad amare in maniera vera.
Lo aiuti ad accendersi sempre di più di concupiscenza, soprattutto a perdere il gusto delle cose di Dio, a diventare arido.

3. Tu riconosci onestamente che quel gesto l’hai voluto fare, pentendotene subito dopo.
Hai capito di aver regalato ad un ragazzo che conoscevi ancora poco, anzi troppo poco, una realtà preziosissima. L’hai donata ad uno di cui non sapevi e non sai  che cosa ne avrebbe fatto.
E adesso vivi nel timore che non possa diventare tuo marito. Di qui il concederti… per timore.

4. Tra l’altro, come ha scritto recentemente un’altra ragazza, tua coetanea, in una mail pubblicata sul nostro sito, questo concedersi prima del matrimonio è devastante sotto il profilo morale, oltre che sotto quello psicologico.
Questa ragazza infatti, sapendo che questi atti sono potenzialmente procreativi, perché tutto quanto avviene nel gesto sessuale è ordinato a suscitare la vita, si domandava: e se diventassi incinta? Che cosa farei? I pensieri più brutti hanno cominciato a tormentarla. Il cosiddetti gesti di amore del suo ragazzo la facevano diventare all’interno della sua coscienza una potenziale assassina.
E questa è stata la goccia che ha fatto scattare l’allarme e ha detto basta.  Ha detto basta a quei gesti e ha detto basta anche a lui.

5. Queste cose le dovrebbero sapere tutti.
Queste cose le dovrebbero pensare tutti.
E allora viene da chiedersi: ma perché non ci si deve fidare di Dio?
Che cosa ci si guadagna a non fidarsi di Dio e del suo disegno d’amore?
Niente.

6. Allora se vuoi che la tua amicizia con questo ragazzo diventi sempre più forte e sempre più pura presentagli il discorso della purezza.
Condividetelo insieme.
Insieme cercatelo e insieme proteggetelo.
Instaurate fra di voi un cammino che vi conduca sempre più al Signore.
Sapendovi amati e voluti dal Signore per camminare insieme nelle sue vie, vi sentirete uniti da Lui per un progetto grande e santo, come quello di sentirsi avviati a costruire insieme una famiglia e a perseguire insieme le vie della maturazione dell’amore e della santità.
Il desiderio di fare ambedue la volontà del Signore diventerà la forza  che vi tiene uniti e vi farà superare ogni dubbio e ogni tipo di tentazione.

7. Proponi al tuo ragazzo di costruire la vostra unione nel Signore.
Impegnatevi a pregare insieme.
O se il Santo Rosario quotidiano fosse per voi il momento che ogni giorno vi tiene uniti nel Signore, che vi fortifica!
Se fosse la catena dolce che vi unisce a Dio e vi unisce sempre di più tra voi perché durante quella preghiera la Madonna, che è la Madre del bell’amore (Sir 24,18) infonde dall’alto qualcosa nei vostri cuori la grazia che protegge il vostro amore e che lo benedice!
Non è bello camminare così?

Da parte mia vi assicuro che starò unito alla vostra preghiera e lo farò volentieri. Vi ricorderò nella Messa.
Vi benedico.
Padre Angelo

 

Ricado nell'adulterio, me ne pento e le chiedo che cosa possa fare per stroncare questa storia che mi spezza il cuore

Quesito

Gentilissimo Padre,
sono capitata sul suo sito per pura casualità mentre ero qui disperata al PC a cercare un segno.... e Dio si vede che mi ha portato fin qui, fino a lei.
Le scrivo perchè ho commesso più volte un brutto peccato: l'adulterio.
Sono sempre stata per anni una moglie cristiana, seria, devota a mio marito.
Ma poi da un anno non so cosa mi è successo, ho perso completamente il cuore e la testa per un altro uomo tanto da aver pensato di fuggire con lui.
Tradisco mio marito ormai da un intero anno.
Mi sento uno schifo di persona, una pessima donna, una pessima cristiana.
Ogni volta che cado nel peccato corro in Chiesa dal sacerdote a confessarmi e a chiedere il perdono per il tradimento nuovamente compiuto.
Mi riprometto con forza di non farlo più ma poi magari dopo qualche mese ci ricasco.
Mi sento debole, vulnerabile, forse anche perchè da anni ormai le cose in casa con mio marito andavano  (e vanno) malissimo.
Le vorrei chiedere, se posso, due cose :

1) Quante volte Dio potrà ancora perdonarmi per il mio peccato? E' vero che ogni volta mi confesso con cuore pentito e giuro che mai più ricadrò nel peccato ma poi ci ricasco e mi dico che ormai Dio si sarà stancato di perdonarmi e ormai non vi è più speranza per me.
Sono convinta che mi aspettano ormai le fiamme dell'inferno e non ci sia più salvezza né perdono per me. perchè quante volte Dio può perdonare uno stesso medesimo peccato?

2) Esiste una preghiera potente per aiutarmi a tornare in me e uscire da tale adulterio?
Una preghiera che posso invocare per non vedere mai più quest'altro uomo?
Mi sento debolissima e so che con le mie sole forze non ne uscirò mai.
Se la Chiesa ammettesse il divorzio tra i coniugi forse, glielo dico in onestà, mi sarei già separata e divorziata da mio marito per rifarmi una vita ma la Chiesa non ammette divorzio e io mi trovo sul precipizio.... sul bordo di un pericoloso burrone.
La ringrazio per avere avuto la pazienza di leggere tutta la mia mail .
Grazie di cuore.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. in questa situazione di peccato, vedo che corri subito al confessionale perché sei turbata e pentita per quello che fai.
E fai bene.
La confessione ti libera dal peccato, ti ridona la grazia (e con essa la forza di non ricadere) e puoi fare la Santa Comunione che ulteriormente ti irrobustisce.

2. Probabilmente manca una cosa perché tu possa avere la forza di smettere definitivamente questa storia che ti spezza la vita. Ed è proprio la cosa che vai ricercando e che chiedi anche a me.
La risposta viene dal Signore: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mc 14,38).
San Pietro non ha pregato dopo aver sentito questo ammonimento del Signore. Ha preferito curiosare “per vedere come andava a finire” (Mt 26,58). Ed è caduto.
Ti occorre dunque molta preghiera.

3. Molto di più ti occorre questa preghiera perché vai cercando in un uomo quello che solo Dio ti può dare.
Il matrimonio è un sacramento e cioè un segno sacro. Il marito che un giorno hai sposato è un segno sacro, un richiamo di un altro Sposo, l’unico che può colmare il tuo cuore. E lo può colmare con la sua presenza, con la sua grazia, con le sue parole che non sono solo parole, ma parole e opere.
Solo Lui con la sua persona può abitare, mediante la grazia, dentro il tuo cuore.
Gli altri, per quanto amati, sono nel cuore con l’affetto, ma non con la loro persona.

4. Mi dici che se la Chiesa concedesse il divorzio avresti già abbandonato tuo marito e saresti fuggita con l’uomo che hai incontrato di recente.
Ma se tu avessi sposato proprio quest’ultimo uomo al posto di tuo marito, a distanza di anni probabilmente diresti la stessa cosa.

5. Molto spesso le insoddisfazioni del cuore nascono proprio dal fatto che cerchiamo nelle persone umane ciò che esse non possono darci. Perché quello che cerchiamo ce lo può dare in definiva solo il Signore.
Per questo ti esorto a intensificare molto la tua preghiera.
Devi sentire e godere la presenza del Signore nel cuore, godere per la sua parola e per quello che suscita in te.
Quando sentirai questo, non andrai più alla ricerca di cisterne screpolate (Ger 2,13).

Ti suggerisco di pregare ogni giorno col Santo Rosario, come ha chiesto la Madonna a Fatima.
Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Nella presente situazione (matrimoni gay) non c'è il rischio di suscitare l'ira di Dio?

Quesito

Caro Padre,
visto che tanti stati legiferano a favore del matrimonio tra omosessuali e che anche i cristiani saranno costretti a dire che queste pratiche sono normali e vanno rispettate quanto quelle che mettono al mondo un figlio, e visto che i peccati di omosessualità gridano vendetta al cospetto di Dio, non c'è il rischio che l'uomo stia incorrendo in questo momento di suscitare l'ira di Dio?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
premetto alcuni principi generali:
1. nessuna legge umana può costringere a rinnegare dati della ragione e della fede.

2. Il rispetto per le persone omosessuali non è in discussione.

3. Tutti devono essere sempre rispettati, anche quando hanno idee sbagliate.

4. Ma questo non significa che si debbano condividere le opinioni degli altri, soprattutto se sbagliate.
Anche le leggi di uno stato o di un parlamento possono essere sbagliate.

5. Di qui ecco le conseguenze: qualora venisse imposta una legislazione favorevole ai matrimoni gay, salvo il rispetto per tutti, ognuno rimane libero di pensare come vuole.
Soprattutto ha il dovere di chiamare ogni cosa col suo nome.

6. Sulla domanda concreta che mi hai posto c’è da dire che certamente andare avanti per questa china non attira la benevolenza divina su una collettività.
Tu mi chiedi se non si stia suscitando l’ira di Dio…
A questo proposito va detto che l’espressione “gridare vendetta al cospetto di Dio” o “gridare verso il cielo” è un linguaggio antropomorfico e sta ad indicare un grave disordine sociale.
Non vuole dire affatto che Dio si volga contro l’uomo e lo voglia distruggere.
È sempre l’uomo che si distrugge con le proprie mani e anche con le proprie leggi.

7. Certo la benedizione di Dio su una collettività è indispensabile per il suo progresso e la sua pace.
Dio è sempre disposto a benedire. La sua natura è “amore” (1 Gv 4,8), vuole benedire con tutta la sua forza e non può non benedire.
Ma può succedere che una collettività, come del resto avviene per i singoli, possa neutralizzare la benedizione divina su di sé e che si renda incapace di riceverla, come chi chiude le imposte della finestra impedisce alla luce di entrarvi e rimane all’oscuro e nell’umidità.
Con tutto quello che a lungo andare ne segue, se non vi si mette mano.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Due domande sugli atti impuri e sulla necessità della confessione prima di fare la Santa Comunione

Quesito

Gentile P. Angelo,
ho una domanda da rivolgerle.
Io e la mia fidanzata siamo sulla via del matrimonio, e ne stiamo facendo il percorso in preparazione. Purtroppo per ragioni contingenti non abbiamo la possibilità di sposarci prima di un anno, anche se il matrimonio (e quello Cristiano) è il grande desiderio che abbiamo entrambi. Ossia, non ci interessa tirare in lungo il fidanzamento, avendo scorto qual è la nostra vocazione.
Purtroppo, per umana debolezza, capitano occasioni di rapporti intimi seppur non completi. (non starò a sciorinarle la solita discussione sul fatto che queste debolezze sono dettate da un amore vicendevole e sincero etc., intanto lo dicono tutti e lei lo sa già) Nonostante ciò, non sottacciamo il problema ma anzi ne parliamo e cerchiamo di camminare orientati al Signore. Sono perfettamente cosciente che questi gesti sono di impazienza rispetto a quello che si vivrà nel matrimonio, ed anzi l'esserne cosciente mi spaventa ancor più per il giudizio del Signore.
Innanzitutto vorrei chiederle: si tratta di un peccato di materia grave? (ed in tal caso, mi pare di capire che la materia grave sarebbe sufficiente a escludere il Paradiso (o Purgatorio) in caso di morte non in stato di grazia, equiparabilmente al caso di un omicidio per esempio).

La seconda domanda. Un prete molto fidato, che le assicuro non essere di stampo progressista ma fedele alla Chiesa, confessandomi mi ha detto che dopo tali episodi, se non ho la possibilità di confessarmi subito, posso ugualmente ricevere la comunione facendo pentimento personale e rimettendo in cuor mio l'intento di confessarmi non appena possibile. Lei è d'accordo?

La ringrazio per il lavoro nascosto ma prezioso che fa rispondendo alle domande e rendendole pubbliche, lei fa un grande servizio alla Chiesa.
Un caro saluto e una preghiera per lei.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. circa la prima domanda non precisi di che cosa si tratta, ma, escluso il rapporto sessuale, presumibilmente si tratta di atti impuri.
Ebbene, se si tratta di atti impuri ci troviamo di fronte ad un peccato grave.
Certo non è equiparabile ad un omicidio.
Ma anche saltare la Messa alla domenica per pigrizia è peccato mortale e analogamente non è paragonabile ad un aborto.
Come in Paradiso vi sono stelle di diversa grandezza (cf 1 Cor 15,41), così inversamente anche all’inferno.

2. Sei un ragazzo che finora ha vissuto con una certa coerenza la propria fede cristiana.
Io ti direi: cogli la necessità di dover procrastinare le nozze come un invito del Signore a rendere ancora più puro il vostro amore.
Le impurità non lo fanno crescere.
Fanno crescere invece l’egoismo e l’aggressività, come si evince da quella bella presentazione della castità offerta da un documento del Magistero ecclesiastico: “La castità è energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).

3. A dire il vero, mi sembra impossibile che una coppia che abbia vissuto gioiosamente il fidanzamento in castità, ad un certo punto senta l’esigenza delle impurità. Le sentirebbe come una cosa che stride e che non rende bello l’amore vicendevole.
Quello che viene detto per i rapporti prematrimoniale, e cioè che non sono autentico amore (è Giovanni Paolo II che lo dice), vale anche per le impurità.

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice a proposito del nostro argomento: “L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice (Cf Sir 1,22).
«La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Ma tale dignità l’uomo la ottiene quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine con scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti» (Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 17)” (CCC 2339).

5. Dice ancora: “Colui che vuole restar fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera” (CCC 2340).

6. Sulla seconda domanda puoi leggere la risposta pubblicata  sul sito, e oggi (in data 28 novembre 2012) è ancora la prima di quelle poste in evidenza: Perché chi è consapevole di essere in peccato mortale, per quanto pentito, non può fare la Santa Comunione, ma deve premettere la Confessione
| Teologia dogmatica | Sacramenti | visto 744 volte | Pubblicato 12.10.2012 | (leggi tutto...).

7. Quanto ti ha detto il tuo parroco non è corretto.
Dovrebbe portarti un documento scritturistico o ecclesiale a favore della sua tesi.
Mentre invece i documenti sono tutti a sfavore, a cominciare dal più importante: “Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,28-30).
Come vedi, ho messo in evidenza quello che ha detto il Signore per bocca di Paolo: e poi.
Non viene detto “intanto ne mangi e poi”.
Per questo Giovanni Paolo II ha detto “vige e vigerà sempre la norma….” (Ecclesia de Eucharistia 36).

8. Conviene, dunque, essere obbedienti al Signore e non avremo mai da pentircene.
Proprio in data odierna Benedetto XVI nella catechesi del mercoledì ha detto: “Dio non è il concorrente della nostra esistenza, ma piuttosto ne è il vero garante, il garante della grandezza della persona umana” (28 novembre 2012).

Ti ringrazio per l’incoraggiamento che ci dai dicendoci che il nostro lavoro è prezioso per molti. Ne siamo profondamente convinti. È una grazia poter lavorare in questo sito.
Ti ringrazio molto per la preghiera che mi hai promesso. È un grande dono che mi fai.

Lo ricambio di cuore per te e per la tua ragazza e per il vostro futuro.
Intanto Vi benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Un buon mezzo per superare le tentazioni di impurità e altre due domande sulla Messa

Quesito

Caro Padre Angelo,
non è la prima volta che le scrivo, ma ultimamente mi è sorto un dubbio riguardo la sfera sessuale.
Veramente di domande ne avrei a centinaia da porle, ma mi limito a fargliene “solo” tre. Mi perdoni se ne approfitto.
Premetto che ho mancato diverse volte al sesto comandamento, nell'ignoranza che non costituisse peccato mortale. Certo dirà lei, bastava leggersi i dieci Comandamenti e l'avrei scoperto.
Ora invece, da diversi mesi, dopo aver scoperto il suo sito, mi sono messo di grande impegno nella recita del Santo Rosario e della Coroncina della divina Misericordia.
Sulle prime, sinceramente, credevo  fosse solo tempo perso, mi sentivo troppo incallito per uscirne fuori, ma col tempo mi sono dovuto ricredere. Oggi, riesco a “resistere”, cosa  impensabile solo pochi mesi fa. Ma non è una gara di resistenza che sto facendo. Lo faccio perché so' che fa piacere a Dio, e alla fine della giornata quando vado a dormire provo un senso di gratificazione perchè sono riuscito a battere il male e non disgustare il mio Signore.
Ora mi chiedevo una cosa.  Leggevo tempo fa che lei diede una risposta a un lettore il quale chiedeva se un prete possa dire messa se è in peccato mortale. La sua risposta è stata che il prete può dire messa lo stesso, ma  deve essere fermamente pentito e avere la volontà di confessarsi subito, e comunque se non ha la possibilità di farlo,  di confessarsi entro tre giorni.
Questo vale anche per noi? Cioè, posso fare la comunione se veramente pentito, col proposito di confessarmi appena posso e comunque entro tre giorni?
Mi chiedo anche se il Signore, sapendo di questa mia fragilità, “premi”, per così dire, la volontà e il sacrificio che ci sto mettendo, perchè lo sto facendo per amore Suo, anche nella triste evenienza che cada di nuovo.
La seconda domanda è: se non vado a Messa, non per volonta' mia, ma per un improvviso cambiamento di programma di lavoro il quale non mi lascia tempo neanche di andare da un sacerdote per essere esonerato dal santificarla, è peccato mortale?
L'ultima domanda è: visto che molti partiranno per le vacanze per mete straniere, andare in Chiesa e seguire una Messa detta in lingua straniera della quale non si capisce nulla e magari fare anche la Santa Comunione, è una cosa fattibile?
Nel ringraziarla per il tempo che mi dedicherà, gradirei farle sapere che seguo sempre con molto interesse le risposte che dà ad altri lettori, e da queste imparo molte cose che prima non sapevo, e non capita di rado, che scambiando opinioni con amici riguardo la fede, li invito a visionare il suo sito per essere illuminati su molte cose delle quali noto che non sono preparati.
La saluto e che Dio la benedica
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. ti ringrazio per la fedeltà con cui segui il nostro sito e dai contenuti della tua email posso dire che è proprio così.

2. Intanto sono contento del combattimento che hai intrapreso e delle vittorie che stai riportando.
Certo, quando vinci le tentazioni ti procuri dei meriti davanti a Dio.
Tuttavia questi meriti li perderesti con il peccato successivo. Li ricuperi, grazie a Dio, con la confessione seguente.

3. Ma adesso voglio suggerirti un altro metodo che ho letto solo qualche giorno fa.
San Filippo Neri diceva ai ragazzi di superare le tentazioni e di superarle per amore della Madonna.
Diceva di dirlo esplicitamente. E garantiva che superata la tentazione per compiere un atto di amore verso la Madonna si sarebbero sentiti gratificati di tante grazie.
Indipendentemente dalle grazie, tu fai i tuoi combattimenti e subito fin dall’inizio proponiti di compiere con quella vittoria un bell’atto di amore da presentare alla Madonna.

4. Quello che ho detto per il prete qualora si trovasse in peccato mortale non vale in linea generale per i fedeli laici perché il prete deve dire la Messa (perché ad esempio quella Messa è di orario) e se non la dicesse verrebbe meno ad uno dei suoi doveri verso i fedeli.
I fedeli laici non si trovano invece nel dovere di fare la S. Comunione.
Solo in alcuni casi potrebbe farlo, come quelli menzionati nelle risposte. Ad esempio: il prete viene meno durante la celebrazione e bisogna consumare l’Eucaristia che si trova sull’altare, oppure uno si ricorda solo all’ultimo momento di non essere in grazia di Dio ed è già li per ricevere la S. Comunione e non potrebbe tornare indietro se non creando confusione.
Ma ordinariamente non vi è l’obbligo per i fedeli di fare la S. Comunione.
Pertanto rimane l’obbligo, ricordato anche da Giovanni Paolo II, di fare precedere la Confessione alla S. Comunione.

5. Per la seconda domanda: se non puoi andare a Messa per un improvviso cambiamento dell’orario di lavoro stabilito dai datori di lavoro non compi peccato mortale perché questo non è dipeso da te.

6. Per la terza domanda: anche quelli che vanno all’estero, anche se non capiscono la lingua, se c’è la celebrazione della Messa secondo il rito cattolico, sono tenuti a parteciparvi.
È vero che non capiscono le parole, ma possono seguire bene i momenti della Messa e vedere che cosa il sacerdote sta facendo.
Del resto una volta la Messa era celebrata in latino e tutta a voce bassa. La gente non sentiva neanche una parola ma poteva sapere che cosa il sacerdote faceva sull’altare: la perpetuazione del sacrificio della nostra redenzione compiuto da Cristo sul Calvario.

Ti ringrazio ancora per la diffusione che dai al nostro sito. Il Signore ti benedirà per quest’opera di evangelizzazione.
Intanto ti benedico anch’io e ti assicuro la mia preghiera.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Sono in una fase di riavvicinamento alla religione cattolica, grazie a Dio, e vorrei che dicesse per me e per mio marito una parola sull'intimità coniugale

Quesito

caro Padre,
sono in una fase di riavvicinamento alla religione cattolica dopo un periodo di agnosticismo, durante il quale ho cercato sempre di comportarmi "bene" ma ovviamente ho commesso peccati. Da qualche tempo, vista la distanza, ho intrapreso questo cammino, un po' solitario devo dire, (oggi sono andata a messa!!) e navigando su un sito con forum cattolico ho trovato il riferimento al suo servizio di guida-consigliere via mail.
E penso proprio di avere bisogno di qualche saggia parola...
Dunque...  sono sposata e sono mamma, mio marito durante il fidanzamento è stato davvero molto rispettoso (io non ero contraria ai rapporti prematrimoniali, ma in quasi 10 anni sarà successo... 4 o 5 volte... ) e una volta sposati i rapporti coniugali sono stati vissuti in modo più totalizzante, ma facendo contraccezione (voluta da lui) e poi finalmente con i metodi naturali (preferiti da me) per poter avere dei figli responsabilmente solo dopo fossero passati dei tempi necessari a ottimizzare la nostra situazione casa-lavoro e successivamente a causa di una mia patologia che aveva richiesto un intervento chirurgico.
Poi finalmente i controlli sono andati bene e abbiamo avuto "il via", e così è arrivato il primo figlio.
Nel frattempo io ho percepito un allontanamento di lui nei miei confronti, avevo pensato che la maternità mi avesse cambiato molto fisicamente e l'allattamento potesse aumentare quella che poteva essere ritenuta una non disponibilità (più di tempo che di volontà), ma questo suo allontanamento riguardava solo le coccole nei miei confronti, e tutto quello che dalle coccole avrebbe potuto evolversi... il bimbo cresce e la situazione non cambia, fattostà che inizio a pensare nell'ordine: che avesse un'altra; che non mi amasse più; che non gli piacessi proprio più neanche fisicamente... anche perchè capitava che si masturbasse, mentre adduceva scuse tipo "ho mangiato pesante e ho sonno, ho bruciore di stomaco, ho sonno, ho mal di testa ho sonno" (questa del sonno è stata proprio ridondante!) ogni volta che mi avvicinavo a lui.
E' anche caduto in quella cosa devastante che io ho definito "sindrome da accumulo di file pornografici"... le lascio immaginare.. che brutto periodo per il nostro matrimonio...  ma siamo riusciti a ricostruire entrambi prima la nostra autostima e poi la stima reciproca senza avere comunque il coraggio di chiedere aiuto o rendere partecipe nessuno, è stato pesante... passa il tempo e la ferita si sana, resta una cicatrice, che ora è solo  il ricordo di un grande errore (sono convinta che nessuno possa avere la presunzione di non sbagliare mai).
Riusciamo a ricostruire il nostro rapporto, ma io non riesco a vivere bene la sua mancanza di effusioni, lo trovo molto frustrante, per fortuna cede e si concede abbastanza per poter concepire quello che diventerà il nostro secondo bambino. Poi tutto torna come prima tra noi...
L'anno scorso cercando di essere calma e persuasiva, dato che lui mi dice in modo convincente  che mi ama e che il sesso per lui è qualche cosa in più, che sta benissimo con me e mi sposerebbe ancora, sono riuscita a spronarlo ad andare da un medico e poi da un andrologo, il quale non ha riscontrato nulla e gli ha prescritto degli integratori che hanno avuto un blandissimo effetto placebo.
Ecco, ho 36 anni (mio marito 38), trovo grande difficoltà ad accettare in questo caso un matrimonio così senza effusioni (almeno un bacio!!), non sono pronta a subire l'ascetismo di mio marito... che in realtà non si rende comunque conto che le cose "non dovrebbero andare così".... io ci sto proprio male, piango!
Dato che sicuramente lui leggerà la mia mail, e pure la Sua risposta, potrebbe essere esplicito su quello che è il senso del matrimonio cattolico, dato che mio marito era cattolico praticante anche se poi si è allontanato dalla Chiesa??
Potrebbe darmi qualche buona parola che possa aiutarmi ad elaborare meglio questa situazione?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti esprimo intanto il mio compiacimento per il tuo riavvicinamento a Dio e alla Chiesa.
Credo che l’intimità coniugale vissuta con i metodi naturali abbia avuto un suo peso notevole. Gesù ha detto: “Chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3,21).
I tuoi rapporti non sono stati falsificati (a parte il primissimo periodo) e adesso godi anche quest’aspetto della fede ritrovata, che per te e per i tuoi figli soprattutto, è il bene più grande.

2. Il problema più grosso per te è quello relativo all’intimità coniugale.
Certo se tu chiedessi contraccezione, lui farebbe bene ad opporsi.
Ma se il vostro rapporto viene compiuto secondo Dio allora bisogna ricordare che dal momento del matrimonio il marito appartiene alla moglie e la moglie appartiene al marito.

3. Sono andato a rivedere le mie dispense scolastiche su questo punto e, dopo averle lette, te le trascrivo integralmente. Non toglierei neanche una parola. Ecco dunque che cosa insegno:
“La terminologia debito coniugale usata per indicare l’obbligo di concedersi quando il coniuge chiede il rapporto coniugale è desunta da 1 Cor 7,3-4: “Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie”.
Si tratta di un obbligo di giustizia, assunto con il patto coniugale. La copula è certamente espressione dell’amore sponsale e deve essere motivata dall’amore. Ciò non le toglie, però, il carattere di cosa dovuta. Anche l’amore, in virtù del patto coniugale, da gratuito diviene dovuto, e parimenti lo diventano determinate azioni appartenenti alla convivenza coniugale.
Se non si adempie a tale obbligo ordinariamente ne derivano gravi conseguenze: il raffreddamento dell’amore reciproco, l’incontinenza dell’altro coniuge, l’infedeltà ecc.
L’obbligo di rendere il debito coniugale è grave, a patto però che la richiesta del coniuge sia ragionevole. Non è ragionevole, ad esempio, se vi è legittima separazione dei coniugi, se il partner ha compiuto un adulterio e non è ancora stato perdonato, se il partner non gode dell’uso di ragione, se c’è pericolo di contagiare una malattia infettiva, se l’eventuale prole corre il rischio fondato di nascere malformata... Ugualmente non si è obbligati ad acconsentire all’unione sessuale contraccettiva; anzi in linea di principio vi è l’obbligo di rifiutarsi, come si vedrà.
L’espressione debito coniugale non deve dare l’impressione che si possa imporre il rapporto coniugale. Scrive Paolo VI nell’Humanae vitae: “Giustamente infatti si avverte che un atto coniugale imposto al coniuge senza riguardo alle sue condizioni e ai suoi legittimi desideri non è un vero atto di amore” (HV 13).
A questo dovere reciproco i coniugi possono di comune accordo rinunziarvi, come insegna San Paolo: “Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme” (1 Cor 7,5)”.

4. Tuttavia va anche detto che tuo marito ti ama. Te lo ha espresso chiaramente: “lui mi dice in modo convincente che mi ama e che il sesso per lui è qualche cosa in più, che sta benissimo con me e mi sposerebbe ancora”.
Questo, secondo me, è superiore a tutte le coccole. E penso che anche tu ne convenga.
È stato bravo ad andare da un andrologo. L’ha fatto per te.
Io probabilmente non ci sarei andato.
E tuttavia ti dico: non è amore questo?

5. In conclusione, se lui si concedesse (sempre secondo la legge di Dio) farebbe bene, farebbe il suo dovere.
Sebbene quella che mi hai descritto non sia la situazione ideale, tuttavia sono convinto che molte mogli preferirebbero avere uno come tuo marito piuttosto che un uomo che sia causa di autentica infelicità e di martirio non solo per la moglie ma anche per i figli.

6. A te dico un’ultima parola: nell’attesa che la situazione cambi, offri questa tua pena al Signore. Offrila per il bene dei tuoi carissimi figli.
Forse il Signore ti vuol dire che per ora devi cercare da Lui (nello stare con Lui nel raccoglimento, nella preghiera, nell’offerta di te stessa, nella Confessione, nella Santa Comunione) quello che nessun marito di questo mondo può dare.
In realtà Dio è il primo Sposo di ognuno di noi. Quello che si ha accanto è una realtà, sì, ma è ancora solo un segno che rimanda a Colui che sazia fino in fondo le esigenze del nostro cuore.

Vi ricordo tutti nella mia preghiera (voi due e i vostri carissimi figli) e tutti vi benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Domande su comportamenti tra fidanzati

Quesito

Caro padre Angelo,
avrei tanto bisogno di un chiarimento riguardo una questione che mi sta molto a cuore...la questione riguarda il comportamento da tenere fra fidanzati...
Le cito testualmente dei passi, su cui poi le farò le mie domande..."l'astenersi dai rapporti sessuali prematrimoniali non significa vivere il fidanzamento escludendo ogni espressività amorosa. Come già osservato, il silenzio erotico non è mutismo sessuale. La non pienezza del fidanzamento non è assenza di relazione. La peculiare relazione dei fidanzati non può e non deve escludere ogni forma di espressione corporea, che anzi è il luogo della conoscenza di sé e dell'altro sotto il profilo della sua capacità di vivere la dimensione erotica in termini non edonistici ma espressivi..."
"...Prudenza vuole che si evitino le situazioni in cui i gesti sessuali o il loro prolungarsi inducano, senza più possibilità di libera scelta, l'unione completa o l'autoerotismo di coppia"...
Per mia scelta io e il mio ragazzo non abbiamo rapporti...mi chiedevo...baci appassionati, il toccare il seno e il fondoschiena da parte sua possono rientrare in un discorso non edonistico ma espressivo? Faccio qualcosa di male, mi devo sentire in colpa se imposto così la mia relazione? Premetto che, anche se sono di indole passionale, riesco a controllarmi bene, riesco a guardare il mio ragazzo non con occhi passionali ma con una grande tenerezza, perché sono molto motivata dalla fede...mi dovrei sentire responsabile se lui invece vive la cosa più intensamente (capisce cosa intendo)? Insomma la questione è... sono io troppo rigida, data la mia ferrea coscienza che mi imporrebbe di non dar luogo a queste manifestazioni o è giusto che manifestazioni di questo tipo non ci siano? Mi sento in colpa anche verso il mio ragazzo, che mi vuole un gran bene e pur di non perdermi si adatta già al fatto di non avere rapporti...
Aspettando con ansia le sue preziose risposte, la saluto con affetto!
Laura


Risposta del sacerdote

Carissima Laura,
il primo passo che mi hai citato non è molto chiaro.
Lo riprendo frase per frase:

1. “l'astenersi dai rapporti sessuali prematrimoniali non significa vivere il fidanzamento escludendo ogni espressività amorosa. Come già osservato, il silenzio erotico non è mutismo sessuale”.
Questo è vero. Le espressioni amorose sono molte. Anche la sola puntualità agli incontri, il non turbare mai la gioia dell’altro è un segno di amore, portargli qualcosa... sono segni di amore...

2. “La non pienezza del fidanzamento non è assenza di relazione. La peculiare relazione dei fidanzati non può e non deve escludere ogni forma di espressione corporea, che anzi è il luogo della conoscenza di sé e dell'altro sotto il profilo della sua capacità di vivere la dimensione erotica in termini non edonistici ma espressivi...": questa seconda frase si presta ad equivoci. Parla infatti di dimensione erotica. Allora bisogna spiegarci.
Se per dimensione erotica s’intende un piacere sensibile, ma non genitale, va bene.
Se invece per dimensione erotica s’intende il coinvolgimento della genitalità, allora il magistero della Chiesa ricorda che l’esercizio della genitalità si realizza in un contesto vero solo all’interno del matrimonio, a motivo dell’ordinazione intrinseca della genitalità a suscitare la vita.

3. Tuttavia dal momento che l’Autore dice poi: "...Prudenza vuole che si evitino le situazioni in cui i gesti sessuali o il loro prolungarsi inducano, senza più possibilità di libera scelta, l'unione completa o l'autoerotismo di coppia" sono inclinato a pensare che intenda dimensione erotica nel primo dei significati che ho esposto, e cioè senza coinvolgimento genitale.

4. Sulle effusioni concrete mi dici che tu riesci a dominarti. Ma ti chiedi se devi sentirti in colpa se lui va oltre.
Qui dovete affrontare il discorso apertamente e aiutarvi esplicitamente a fare un cammino che risulti santificante. Perché, sebbene l’obiettivo prossimo del fidanzamento sia quello di conoscervi e di crescere nell’amore vicendevole, tuttavia l’obiettivo ultimo è quello della reciproca santificazione.
Questo traguardo va sempre tenuto presente. È alla sua luce che si comprendono tante cose e si comprende anche quanto sia bella e affascinante la via di Dio.
Da parte tua non devi offrire al fidanzato occasioni per insaccare nella sensualità la sua vita affettiva.
Il vostro amore mi pare così desideroso di essere bello e puro che merita di essere protetto con la massima cura.

Ti ringrazio per la fiducia. Prometto una preghiera per tutti e due.
Vi benedico.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Mi spieghi ancora la differenza tra contraccezione e il percorso dei metodi naturali perché fatico a comprenderla

Quesito

Gentile Padre Angelo
So che lei è teologicamente corretto. Solo vi sono molti punti che trovo di difficile accettazione/comprensione.
Un solo esempio, senza voler entrare in temi più spinosi.
La Chiesa ammettendo i metodi naturali, mi sembra crei una situazione paradossale.
Chi utilizza metodi contraccettivi lo fa per un'unica ragione: evitare assolutamente una gravidanza.
Lei stesso promuove i moderni sistemi naturali che garantiscono un'affidabilità ben superiore al preservativo o al cosiddetto "coito interrotto".
Vede il messaggio di Cristo, il Cristo che ho conosciuto, è sempre stato difficile ma chiaro, spesso chiaro in modo sconcertante.
Quello della Chiesa, in questo ed altri casi, mi sembra perlomeno ambiguo.
Mi perdonerà la banalità della metafora, ma la Chiesa in un certo qual modo mi vieta di entrare in Milano utilizzando l'autostrada (metodi non naturali), ma me lo consente se percorro strade statali o provinciali (metodi naturali). È vietato o no andare a Milano??
Una coppia decide di non avere figli. Punto. Altrimenti non utilizzerebbe metodi contraccettivi.
Se opta per quelli naturali, in grado di garantire il risultato meglio di alcuni artificiali, non è in condizione di peccato.
Se opta per quelli artificiali pecca.
Il fine è il medesimo: evitare consapevolmente una gravidanza.
Certo lei potrà dirmi che teologicamente una via è ammessa l'altra no. Sicuramente non posso contestare l'infallibilità del Magistero.
Resto però con una spiegazione razionale a mio avviso insoddisfacente. Sarebbe molto meglio a questo punto un "è così basta".
Nel mio intimo spero che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere.
Buone Feste
Alberto


Risposta del sacerdote

Caro Alberto,
1. se le cose stessero come dici tu, avresti ragione.
Il tuo errore sta nel guardare solo alla materialità delle cose, mentre nell’atto coniugale si consuma ben altro che ilo solo accoppiamento dei coniugi.
Come ha ribadito diverse volte il beato Giovanni Paolo II la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona.
Sicché ne va di mezzo la disposizione di fondo di  se stessi, l’orientamento a Dio e all’altro coniuge.
Stando alla tua metafora, non si tratta semplicemente di entrare in Milano dall’autostrada o da altre strade, ma dell’andare a Dio (santificazione) o del perdersi, del conservare autentico il proprio amore o di contraffarlo.

2. Se non tieni presenti quest’obiettivo di fondo tutto viene falsato.
Forse neanche un ateo sarebbe disposto ad accettare tranquillamente il tuo ragionamento perché tutti sono a conoscenza delle ricadute pesanti di alcuni contraccettivi sulla salute delle persone, principalmente delle donne.
E anche i contraccettivi meno pesanti dichiarano palesemente che si tratta di qualcosa di artificioso o di arbitrario, che non è secondo l’intrinseco significato di quei gesti.
C’è da domandarsi se Dio possa costringere l’uomo a farsi del male o a compiere qualcosa di artificioso quando si tratta di esprimersi a vicenda la donazione totale di sé.
Sicché tante persone optano da sole, indipendentemente dal credo religioso, per i metodi maturali.
Chiedendo ad una persona che cosa prova di diverso tra la pratica della contraccezione e il ricorso ai metodi naturali mi sono sentito rispondere: “Ma è tutto diverso. Nel primo caso non c’è amore”.
Chi da sempre ha praticato la contraccezione forse non coglie questa diversità.
Ma chi ha percorso altre vie, sa che queste sono immensamente più belle e gratificanti.

3. In riferimento al problema cui accenni Giovanni Paolo ha affermato che  vi è “una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (Familiaris Consortio 32).
Ho dato una lunga risposta di quattro puntate a chi mi chiedeva di descrivere la differenza essenziale che vi è tra i due metodi.
Puoi andare a leggere queste risposte pubblicate in data 14.15.16.17 aprile 2010. Puoi anche vedere la risposta pubblicata il 17.12.2011.

4. Adesso mi limito a dire che nella contraccezione i coniugi rompono la comunione con Dio, poiché non si comportano come ministri del suo disegno divino, ma come arbitri.
Mediante la contraccezione i coniugi si sostituiscono a Dio, si chiudono a lui, e, anzi, rifiutano il suo disegno proprio su quelle potenzialità che stanno mettendo in atto.
Sicché il loro amore non è più aperto al suo, non lo rivela, non lo comunica.
Dio cessa di essere l’alfa e l’omega dell’amore coniugale e degli atti che lo esprimono.

5. Nel ricorso ai metodi naturali invece Dio è presente per diversi motivi.
Anzitutto perché si accoglie il suo disegno e si è disposti ad accogliere l’eventuale nascituro perché si riconosce che quegli atti sono potenzialmente procreativi.
Inoltre ci si sa astenere nei periodi fecondi e si acquisisce così una grande capacità di autodominio, che è sinonimo di rispetto e di attenzione all’altro. E l’autodominio, acquisito nel nucleo più intimo della persona, rifluisce in maniera benefica in tutti gli altri ambiti della propria vita.
Nella contraccezione invece succede tutto il contrario.
Infine e soprattutto nel ricorso ai ritmi naturali la legge di Dio è adorata, diventa norma della propria vita, è luce che guida il cammino (e non solo in questo ambito).

6. Come vedi, si tratta di una disposizione di fondo del tutto diversa.
Aveva ragione Giovanni Paolo II a dire che vi è una “differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi”.
È così profonda che l’una mantiene nella grazia di Dio perché Dio è portato nel nucleo più profondo della propria vita, l’altra la fa perdere la grazia santifiocante, perché estromette Dio e il suo disegno nel nucleo più profondo di sé.
Con tutte le conseguenze che ne derivano nell’ordine temporale ed eterno.

7. Senza dire del cambiamento di significato che il rapporto coniugale acquisisce tra gli sposi stessi.
Nella contraccezione l’atto viene privato della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa. Sicché non ci si dona in totalità. Giovanni Paolo II dice che in tal modo i coniugi “manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale” (FC 32).

8. Concludi dicendo che nel tuo intimo speri “che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere”.
Puoi metterti il cuore in pace: la Chiesa non esprimerà mai un insegnamento in materia di fede e di morale diverso da quello precedentemente insegnato.
La dottrina della Chiesa, anche in materia di morale, non cambia, ma si approfondisce e si perfeziona.
Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha detto: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa infatti è il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100).

Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato di presentare ai nostri visitatori la dottrina della Chiesa in una materia così importante per la vita e per il destino eterno delle persone.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Se siano leciti i rapporti prematrimonaili come coronamento e sigillo dell'intesa spirituale già raggiunta

Quesito

Caro padre Angelo,
le scrivo per porle un quesito in campo di morale sessuale. Io sono un ragazzo giovane (20 anni) e per questo sono stato impegnato in relazioni con diverse ragazze e mi sono trovato ad affrontare diversi problemi, riconducibili però a due: il dilemma derivante dal mantenimento della castità e quello concernente l'uso di metodi contraccettivi. Ora, io sono cattolico e deciso a non peccare, pertanto assolutamente contrario a legami tra uomo e donna basati sui soli atti sessuali e sul piacere fisico che essi comportano; relazioni purtroppo sempre più frequenti, anche tra i miei stessi amici. Eppure mi chiedo, nel caso in cui un ragazzo o un uomo ami davvero la sua compagna, e lei faccia altrettanto, nel caso in cui entrambi non vogliano metter su una relazione disordinata e basata sulla sola fisicità ma che guardino all'atto sessuale come espressione dell'amore che c'è tra essi, sarebbe comunque peccato, diciamo così, scendere in intimità?
Io ad esempio avevo una ragazza ancora più cattolica di me: faceva la catechista; si recava in pellegrinaggio in vari luoghi di culto; andava regolarmente a Messa e così via. Insomma, credo si potesse definire la classica "pia donna". Chiaramente dunque, nessuno dei due voleva offendere Dio coi propri comportamenti, ma spesso sentivamo la voglia di avere rapporti sessuali dai quali decidevamo poi di astenerci. Ma il vero tarlo per me, il dubbio che mi ossessiona in ogni mia relazione è proprio questo: è necessario astenerci anche quando entrambi i partners si amano davvero e magari, come in questo caso, sono anche cristiani e dunque non ricercano  affatto, mi passi l'espressione, "il sesso per il sesso", ma lo ricercano solo come espressione dell'amore "spirituale" tra i due? Certo lei potrebbe rispondermi che il vero amore spirituale dovrebbe per ciò stesso poter fare a meno di quello "fisico" e dunque anche del sesso, e se vero condurre all'unione sacra del Matrimonio. E ciò è giustissimo. Ma d'altro canto è anche vero che noi non siamo puri spiriti, non siamo angeli alla maniera di S. Tommaso, di pure forme prive di ogni materialità. Noi siamo invece unione indissolubile di anima e corpo ed è chiaro che in rapporti così profondi da interessare tutta la nostra persona ognuna delle parti di cui siamo composti voglia la sua parte. Io ovviamente non voglio dare solo al corpo togliendo all'anima (scrivo in linguaggio dicotomico per farmi capire meglio), lungi da me, sarebbe sbagliato, ma in una relazione come quella che le ho descritto non si potrebbe dare a entrambi amandosi sempre e solo spiritualmente ma senza per questo rinunciare ai rapporti sessuali, ma anzi, guardando a questi come non derivanti dal puro bisogno fisico, ma come espressione fisica di un amore spirituale? (E badi bene che utilizzo il condizionale proprio perché non so ancora cosa pensare a proposito di ciò e desidero da lei un chiarimento). Se non si può, mi piacerebbe davvero molto che lei me ne spiegasse il motivo. Io stesso ad esempio sono nato nel vincolo del Matrimonio, ma sono stato concepito prima, nel periodo in cui i miei avevano già deciso di sposarsi e dunque forse per questo guardavano all'atto sessuale nei modi in cui gliel'ho descritto e non come del puro "sesso" e basta.
Le faccio i miei più vivi e sentiti complimenti per il servizio che sta dando: non può sapere quanto sia utile e da quanto tempo lo stessi cercando.
Pregherò il Signore nostro Dio affinché le doni la forza, la salute, la perseveranza e il tempo necessari per mandarlo ancora avanti.
Un caro saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. proprio qualche giorno fa ho scritto che il primo edificio in cui due fidanzati devono abitare è un edificio spirituale.
Dicevo anche che se l’edificio materiale lo si può prendere in affitto già bello costruito e magari anche arredato, qui no: l’edificio spirituale possono costruirlo solo le due parti.
Quest’edificio spirituale consiste nell’intesa dei pensieri, dei gusti, degli orientamenti di vita, della fede...
Indubbiamente è l’impresa più bella all’interno della vita di una coppia di giovani. In questo confronto si è disposti a rivedere le proprie idee, a rinunciare a determinati piaceri, a cambiare addirittura certi comportamenti. L’amore è una leva potente e fa superare grandi difficoltà.

2. Tu mi chiedi se a questa bella intesa, come a suo coronamento e sigillo, si possa aggiungere anche la relazione carnale. E nel caso contrario quale ne sia il motivo.

3. Prima di dire sì o no, guardiamo alla natura dell’atto sessuale, perché nella sua stessa natura esprime un linguaggio che dobbiamo ascoltare per capire quale sia la portata di quell’atto.
Ora è fuori di dubbio che quando ci si unisce con le facoltà sessuali ci si unisce non in qualunque modo, ma con le facoltà ordinate a suscitare la vita. Quell’atto dunque è procreativo nella sua stessa struttura e non perché lo dico io o lo dice la Chiesa.
E questo è così vero che quando è stata raggiunta questa finalità, l’atto viene meno da solo. Non si può perseverare in quell’unione in eterno.
Pertanto la prima cosa che dobbiamo osservare è che quell’atto è potenzialmente procreativo.
Compierlo prima di essere sposati è la stessa cosa che esporre un figlio a non avere la garanzia di un padre e di una madre stabilmente congiunti in matrimonio. E per questo è un atto di grave irresponsabilità.

4. Compiuta da due persone umane, l’unione sessuale viene caricata di ulteriori valori, che sono tipici della persona umana.
Con quel gesto due persone desiderano donarsi in totalità, una totalità che coinvolge almeno nei desideri tutta quanta la propria vita.
Negli animali quest’aspetto non è presente. Vi è solo la finalità procreativa.
Ma tra persone umane, questi atti assumono di loro propria natura altri significati, come quello del dono totale e irrevocabile di sé.
Troviamo qualcosa di analogo anche in altri settori della vita, come ad esempio nel mangiare. Quest’attività ha essenzialmente un significato nutritivo. Ma quando è compiuta da persone umane, pur conservando il significato nutritivo, si carica di altri valori, come quelli della condivisione e della dimostrazione di affetto.

5. Ora vedi bene che prima del matrimonio l’unione carnale non può essere compiuta secondo il suo vero significato.
Di fatto viene volutamente vanificata la finalità procreativa. E questo per diminuire l’irresponsabilità dell’atto, che comunque rimane sempre grave.
Ma nello stesso tempo, proprio perché viene compiuto mediante contraccezione, viene a mancare la totalità del dono. E con questo si esclude positivamente di donare all’altro la totalità di sé, nella quale è compresa la propria capacità di diventare padre e madre.
Sicché quell’atto, che di natura sua esprime un amore così grande da mettersi in gioco in vista di un amore ancora più grande, qual è quello per cui ci si immola per la generazione e l’educazione di un figlio, diventa semplicemente un atto di gratificazione vicendevole, dove peraltro si esclude di donarsi in totalità.

6. Né si può dire: mai noi abbiamo già raggiunto l’intesa spirituale, abbiamo già costruito l’edificio spirituale, manca solo il sì del matrimonio che è una pura formalità.
Quel sì non è una pura formalità perché finché non lo si è pronunciato si ha la piena consapevolezza di essere liberi davanti a Dio e davanti alla società. Il legame indissolubile comincia solo dopo quel sì.

7. Arrivati a questo punto capisci come mai Giovanni Paolo II definisse menzognero l’atto sessuale fuori del matrimonio.
E lo capisci da te stesso perché quell’atto è volontariamente privato dei suoi contenuti essenziali: la finalità procreativa e la totalità del dono.
Di fatto è un’alterazione del disegno di Dio sulla sessualità umana.
Come potrebbe portare alla santificazione e all’unione con Dio quando si rifiuta apertamente il suo disegno salvifico, non ci si fida della sua legge e non ci si lascia condurre da Lui?

8. Mi dici che tu sei stato concepito prima del matrimonio.
È vero che i tuoi genitori avevano già deciso di sposarsi, ma sono convinto che il tuo concepimento non fosse programmato. È avvenuto perché la natura dell’atto porta a questo. I tuoi genitori hanno accettato il rischio della maternità e della paternità. E una volta avvenuta ne hanno tratto le conseguenze.
Ma quante volte succede che si finisce nell’aborto o nell’abbandono della donna incinta o in nozze affrettate e non maturate!
Se i tuoi genitori si fossero sempre comportati in maniera casta, non avrebbero affrettato il momento dell’unione sessuale: avevano atteso anni, potevano attendere ancora tre o quattro mesi.
Con questo non voglio colpevolizzarli. Essi stessi a suo tempo avranno riconosciuto l’errore e certamente se ne saranno confessati.

9. Vorrei che al termine di questa lunga disquisizione rimanesse chiaro che quegli atti sono atti coniugali, perché propri e tipici delle coniugi, di persone che si sono sposate.
Fuori del quadro coniugale o matrimoniale, perdono  anche il significato di amore autentico, di donazione totale e irrevocabile.

10. Sono certo che mi avrai seguito e mi avrai capito.
Sicché desidero concludere con un atto di ammirazione e di adorazione della legge di Dio, l’unica sempre vera amica dell’uomo e della donna e del loro amore, l’unica per la quale non si ha mai da pentirsi né nel tempo né nell’eternità.
E lo faccio riproponendo un passo del Salmo 119,96-106:
Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini.
Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando.
Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, perché sempre mi accompagna.
Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi precetti.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu ad istruirmi.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, per questo odio ogni via di menzogna.
Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia”.
Lo Spirito Santo che ha mosso l’autore di queste parole ad esprimersi così, muova anche il tuo cuore perché sempre e senza alcuna cautela si abbandoni fiduciosamente al Signore, alla sua salvifica volontà, alla sua fedeltà nel volerti sempre il massimo di felicità e di bene.

Ti ringrazio molto per quanto mi hai scritto al termine della tua email: “Le faccio i miei più vivi e sentiti complimenti per il servizio che sta dando: non può sapere quanto sia utile e da quanto tempo lo stessi cercando.
Pregherò il Signore nostro Dio affinché le doni la forza, la salute, la perseveranza e il tempo necessari per mandarlo ancora avanti”.
Anch’io pregherò per te perché possa vivere nella sua pienezza la legge del Signore ed essere ovunque testimone del suo amore e della sua fedeltà.
Ti saluto vivamente e di cuore ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Un nostro visitatore omosessuale manifesta il suo sdegno verso la Chiesa che condanna l'omosesualità e la masturbazione

Quesito

Sono un ragazzo.
Nel Nuovo Testamento non c'è alcun riferimento a Gesù che condanna l'omosessualità, o la masturbazione, o i rapporti prematrimoniali...o altre modalità di vivere la sessualità che voi giudicate immorali e riprovevoli. Lei ritiene addirittura l'omosessualità una forma di perversione.  E come mai Gesù non si è espresso al riguardo? In tutte le apparizioni mariane, la Madonna piange di fronte a temi quali l'aborto, il divorzio, le guerre... L'unico argomento in cui è ravvisabile la componente sessuale è quello relativo ai preti che infrangono il sacro voto della castità. Non c'è scritto da nessuna parte che amare una persona del proprio stesso sesso costituisce un peccato contro Dio. "Perversione" è un termine che avete coniato voi. Non Dio, nè Gesù, né la Madonna! E' questa la cosa grave: la Chiesa si pronuncia su temi sui quali Gesù Cristo non si è mai pronunciato. Questo è il motivo per il quale io personalmente sono stato per anni lontano dalla Chiesa e dalle messe.
Preferisco coltivare da autodidatta la mia vita spirituale: leggo tantissimo, studio, mi documento, prego e recito il Rosario, faccio opere di carità... Mi definisco un mariologo, per il mio amore smisurato verso la Mamma Celeste e Santissima.
(La mail continua con riferimenti personali)


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è vero che Gesù nel vangelo non parla di omosessualità e di masturbazione.
Il Signore parlava secondo le necessità di chi aveva davanti.
Tuttavia ha anche detto che non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. E al giovane che gli chiede che cosa doveva fare per ereditare la vita eterna, gli risponde di osservare i comandamenti.

2. Qualcuno ha notato che S. Paolo e S. Pietro parlano dei problemi sessuali ben più di quanto ne parli nostro Signore nel Vangelo.
Come risposta è interessante quanto scrive C. Spicq: “Le denuncie della lussuria sono molto più frequenti in S. Paolo o in S. Pietro che nei Vangeli; il motivo è che gli Apostoli si rivolgono a dei convertiti, le cui antiche religioni non legano la nozione di peccato all’atto carnale, e consideravano la bellezza fisica come un dono divino che va di pari passo con la bellezza morale: solo un’anima bella può animare un corpo bello” (C. Spicq, Théologie morale du Nouveau Testament, I, p. 211, nota 5).

3. Il Signore, se non ha parlato con la propria bocca, ha parlato con la bocca degli apostoli.
Ti riporto allora alcune testimonianze del Nuovo Testamento sull'omosessualità.
1. Abbiamo l’insegnamento di S. Paolo: “Non illudetevi: né effeminati, né sodomiti... erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6,10).
2. Nella lettera ai Romani San Paolo presenta questo fenomeno come conseguenza del rifiuto di Dio. Dopo aver detto che i pagani sono inescusabili perché non hanno riconosciuto Dio attraverso le opere da Lui compiute, aggiunge: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi... Li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento... E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 24.26-27.32).
Parlando di rapporti naturali, S. Paolo si riferisce al disegno del Creatore, alla legge della natura.
3. In 1 Cor 6,9 l’omosessualità è menzionata all’interno di una serie di vizi che sono il segno dell’assenza della giustizia (santità) di Dio.
4. In 1 Tm 1,10 l’omosessualità viene condannata come una pratica contraria alla dottrina del vangelo.
5. Anche S. Pietro parla di questo peccato quando dice che Dio “condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2 Pt 2, 6-8).
E, a consolazione di quelli che lo leggono, soggiunge: “Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore” (2 Pt 2,9-10).
6. Un giudizio analogo si trova nella lettera di Giuda: “Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno” (Gd 7).
Sicché dall’insieme della S. Scrittura appare netto il giudizio sulle relazioni omosessuali.
Un apprezzato studioso dell’omosessualità, Hermannn Hartfeld, pastore protestante a Zurigo, ha una sostanziale consonanza con la lettura della Bibbia fatta dalla Chiesa cattolica. Egli afferma che, nonostante i costumi dei popoli vicini, il mondo giudaico cristiano ha rifiutato sempre e risolutamente ogni pratica omosessuale (h. hartfeld, Homosexualität im Kontest von Bibel Theologie und Seelsorge. Cfr. l. ciccone, Etica sessuale, pp. 192-193).

4. Della masturbazione nel Nuovo testamento, come del resto anche nel Vecchio non viene pronunciato neanche il nome.  Se ne aprl asoto il nome di impurità.
Anche don Bosco non pronunciava mai questa parola. Era sottintesa nella parola più generica di impurità, impudicizia o di atti impuri.
Ora nel Nuovo Testamento vi sono diversi riferimenti all’impurità che è un peccato che a detta di san Paolo esclude dal Regno di Dio.
È sufficiente però che ti riporti questo unico testo particolarmente incisivo: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).

5. Ma basterebbe anche quanto S. Paolo dice in Rm 12: “Vi esorto dunque per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1-2) per comprendere quale debba essere lo spirito animatore di ogni azione del cristiano e quale il loro fine.

6. Nelle apparizioni mariane approvate dalla Chiesa non vi sono riferimenti espliciti ai peccati sessuali.
La Madonna accoglie tutti, è “il rifugio dei peccatori”.
Ma poi, chiedendo di pregare, di fare penitenza, di confessarsi e di fare la S. Comunione con molta dolcezza conduce anche i peccatori a fare ciò che Gesù dice.
Per questo sono fiducioso anche in te proprio perché sei devoto di Maria. La Madonna ti conquisterà.

Proprio per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


 

 

Un sacerdote risponde

Essere marito e moglie, sposo e sposa non è la stessa cosa che essere compagni

Quesito

Buonasera, Padre Angelo.
Premetto subito che la mia è una lettera inusuale
Intanto mi rivolgo a Lei con l'appellativo "Padre" a puro titolo di cortesia. Sono una ragazza di 19 anni, atea. Mi sono sempre ritenuta una persona tollerante e aperta e Le scrivo con il più grande rispetto delle Sue opinioni. Non so se il sito pubblicherà le mie parole ma lo spero ardentemente nel nome di un sereno confronto tra realtà culturali ed ideologiche diverse. 
Vengo al punto. 
Navigando sul sito del Suo ordine religioso, mi sono spesso imbattuta in Sue risposte relative alle cosiddette "coppie di fatto". Se Lei avrà il tempo e la bontà di leggere, Le vorrei presentare il caso dei miei genitori. 
Sono figlia di un uomo e di una donna che non si sono mai sposati, né in Chiesa né in Comune. Una "coppia di fatto", dunque. 
Nelle piccole cose della vita come in quelle più significative, non li ho mai visti dimostrare l'uno per l'altra qualcosa di diverso da amore, tenerezza e rispetto. A quanto ne so, non ci sono mai stati tradimenti né litigi gravi. Convivono da più di 25 anni, laddove molte altre coppie (tra cui i miei zii paterni, amici di famiglia, ecc.), regolarmente sposate anche in Chiesa, hanno "retto" solo pochi anni. Si sostengono a vicenda: economicamente, psicologicamente, moralmente. Non solo. Davanti a lutti, difficoltà, malattie gravi, entrambi hanno sempre sostenuto la famiglia dell'altro con tutta la forza e la dedizione che si possa immaginare. Accettano le rispettive debolezze e manchevolezze con immensa tolleranza e compassione. 
Nel pieno rispetto della libertà dell'altro, hanno diviso gioie, dolori, passioni, sorprese, difficoltà. 
Alle soglie della maturità, posso dire di aver avuto da loro tutto l'amore e la comprensione di cui necessitavo per una crescita serena e felice. Non esito a dire che a loro devo tutto.
In una delle Sue risposte agli utenti del sito leggo: "Non vi è alcun dubbio che il matrimonio costituisce l’ambito umano e umanizzante più propizio ad accogliere i figli: più facilmente garantisce una sicurezza affettiva, una maggiore unità e continuità nel processo di integrazione sociale e di educazione". 
Ho saputo che i miei genitori erano "solo" conviventi quando ero avevo già otto anni: in un ambiente stabile e di "sicurezza affettiva", mi erano già stati insegnati la tolleranza, il rispetto, l'amore. 
In quella Sua stessa risposta, Lei contrappone nettamente matrimonio e convivenza in quanto il primo riguarda la sfera pubblica e il secondo quella privata. "Nel primo caso, la società e i poteri pubblici hanno il dovere di proteggerlo e di promuoverlo. Nel secondo caso, lo stato deve limitarsi a garantire la libertà". I miei genitori dividono tutto da 25 anni e pagano regolarmente le tasse: per quale motivo lo Stato non dovrebbe tutelare la loro unione? Se mio padre morisse, perché mia madre non dovrebbe avere diritto ad essere legalmente sua erede? 
"Le unioni di fatto, proprio perché sono libere, non intendono proteggere l’amore vicendevole, che facilmente viene inteso solo a livello sentimentale o di attrazione, né garantiscono quella sicurezza di cui ha bisogno un figlio per la sua serenità e per il suo equilibrio". Dalle Sue parole risulta che la libertà corrisponda quasi sempre a incostanza e leggerezza. I miei genitori hanno sempre detto di aver scelto di donarsi l'uno a l'altra (secondo un'espressione da Lei spesso utilizzata) in piena libertà e che proprio da questa assenza di costrizioni derivi l'incrollabile saldezza della loro scelta: non è una convenzione sociale o un accordo legale ad unirli, è l'amore e il rispetto reciproco. 

Avrei molto altro da scrivere ma credo di averLa già annoiata a sufficienza.
Mi accorgo che in questa lettera ricorrono spesso le parole amore, rispetto e tolleranza. Questi sono gli insegnamenti che ho ricevuto dai miei genitori, una "coppia di fatto". E se il Dio cristiano esiste ed è davvero un Dio d'amore, credo che dovrebbe guardare proprio a questi valori e non alla mancanza di due firme su un pezzo di carta.
RingraziandoLa della Sua cortese attenzione.
Giulia.


Risposta del sacerdote

Cara Giulia,
1. ai giovani si perdonano volentieri tante cose, come ad esempio che tu mi abbia chiamato “Padre Angelo”  sottolineando che è “per pura cortesia”.
È una strana cortesia. Perché la vera cortesia non è glaciale.
Se c’è la glacialità, non c’è neanche la cortesia, anzi c’è il suo contrario.
Ma, come ho detto, ai giovani si perdonano volentieri tante cose. E io perdono volentieri, rimarcando però che non è bello sentirsi dire “la chiamo signore” oppure la chiamo “padre” o qualsiasi altra cosa “per puro titolo di cortesia”.

2. Vengo ora nel merito delle tue riflessioni.
Dico subito che non voglio fare confronti tra persone, e cioè se i tuoi genitori, che non si sono sposati, siano più bravi e virtuosi dei genitori sposati.
Non compete a me dare questi giudizi, che sarebbero semplicemente odiosi.

3. La posta in gioco è un’altra: vale a dire se essere marito e moglie, se essere sposo e sposa sia per due persone e per la società la stessa cosa che essere compagni di fatto.

4. Come primo elemento balza in evidenza il ruolo della legge, perché evidentemente con il matrimonio vengono fissati diritti e doveri.
Questi diritti e doveri non sono inventati dal legislatore. Ma il legislatore li riconosce dal diritto naturale e li fissa su carta perché tutti abbiano davanti a sé un quadro dell’importanza di quello che stanno per fare.

5. La Costituzione italiana riconosce il matrimonio fondato sul diritto naturale (n.29).
Non è lo stato che escogita l’istituzione matrimoniale, né è lo stato che da il permesso di sposarsi.
Il legislatore riconosce che la volontà di promettersi per sempre nella buona e nella cattiva sorte è un’esigenza che sgorga spontanea tra due persone che si vogliono bene e che si donano con la totalità del loro corpo, dei loro sentimenti e del loro spirito.

6. Ancora: non è il legislatore che determina se il matrimonio debba essere monogamico. Il legislatore riconosce che quando due persone si vogliono bene con la totalità di se stesse (corpo, sentimento, spirito) la loro unione ha un carattere di esclusività. Se ci si dona in totalità ad una persona, si diventa sua.
Non si conserva più in se stessi una possibilità di disporre della propria persona. Nel matrimonio in qualche modo ci si espropria di se stessi per essere solo e sempre della persona amata.
Così il matrimonio viene concepito, prima che dal legislatore, dagli sposi stessi almeno nel giorno delle loro nozze.

7. Ora la legge ha una sua funzione specifica: quella di costituire la via direttrice, la guida illuminante per il comportamento delle persone umane, le quali non sono predeterminate come gli animali, ma sono dotate di libertà, e con una libertà soggetta a tentazioni, a fragilità, ad egoismi e capricci.

8. Questo discorso nel quale ti sto dicendo che essere sposi non è la stessa cosa che essere compagni lo si potrebbe trasferire anche in altri ambiti: ad esempio a quello dei contratti.
C’è da domandarsi: non basta la parola data?
Perché si richiede anche la firma, perché la carta bollata?
Eppure, se non c’è la firma, non c’è il contratto. E uno può sempre dire: io non sono costretto ai doveri di chi si è impegnato con contratto.

9. Si potrebbe andare avanti. Se un uomo dicesse: io non sto con una donna soltanto, ma con due, con tre, con quattro contemporaneamente, io potrei dirgli di fare quello che vuole.
Ma nel caso della sua morte in forza di che cosa si deve dire che tutte e quattro le donne hanno diritto all’intera pensione del compagno?
E chi li tira fuori questi soldi per mantenere non quattro mogli (cosa già di per sé illecita, almeno secondo il nostro diritto), ma quattro donne con le quali era unito di fatto?
E se anziché stare con quattro, stesse con dieci, venti donne, magari in case separate, stando un pò con l’una e un pò con l’altra, in forza di che cosa di deve dire che tutte queste donne hanno diritto alla pensione del convivente?

10. Mi pare che sia logico che la società tratti da marito e moglie chi si è legato in matrimonio e che tratti da conviventi o compagni quelli che non hanno voluto vincoli davanti alla società.
Hanno voluto essere liberi? Nessuno nega questa loro libertà.
Ma perché pretendere che intervenga il legislatore a tutelare il diritto di essere trattati da marito e da moglie quando non hanno voluto esserlo?

11. Se due persone che stanno insieme vogliono obbligarsi fra di loro anche in caso di morte di uno dei due, lo possono fare, ma senza scomodare il diritto matrimoniale.

12. Ti faccio un altro esempio: quante persone consacrate nella vita religiosa vivono insieme. E può succedere che una di queste, per la professione che ha esercitato, abbia un’ottima pensione.
Se una vuole tutelare le consorelle in caso di morte, può farlo andando davanti ad un notaio e stabilendo dei suoi beni tutto quello che vuole.
Ma le superstiti non possono dire: ci siamo volute bene, l’abbiamo assistita in tanti anni di infermità, adesso che la nostra consorella è morta, lo stato ci deve dare la sua pensione fino alla nostra morte!
L’unione che c’è in un monastero è un’unione di fatto, ma non è un matrimonio!

13. Se essere marito e moglie non comportasse nulla di diverso dalle unione di fatto, si potrebbe depennare dal Codice civile tutta la parte riguardante il diritto matrimoniale.
Ma quale legislatore – sebbene ateo - farebbe una cosa del genere?

14. Come avrai notato, in tutta la riposta non ho mai tirato in ballo i motivi che derivano della fede. Sono stato sul piano della ragione.
Su quel piano della ragione per cui gli antichi greci e romani sentivano l’esigenza non solo di essere compagni di vita, ma di essere sposo e sposa, marito e moglie.
Su quel medesimo piano per cui in India, in Cina e in Giappone, dove i numeri cristiani sono al lumicino, la gente da sempre e ancora oggi sente l’esigenza di unirsi in matrimonio e di essere per tutta la vita l’uno per l’altro non  solo un compagno o una compagna, ma marito e moglie, sposo e sposa.

15. Alla fine però tu tiri in ballo il Dio cristiano e dici che se esiste deve fare… 
Deve fare così… perché l’hai detto tu?
Mi risponderai: no, ma perché è giusto che sia così, e cioè secondo quei principi di giustizia che noi chiamiamo diritto naturale.
Vedi allora che devi riferirti al diritto naturale.
Ma proprio riferendoti al diritto naturale troverai che il matrimonio non nasce per la volontà del legislatore ma dalla natura dell’amore  coniugale e per l’irrevocabile consenso personale compiuto secondo le determinazioni del diritto civile.

16. Ancora per quanto riguarda il matrimonio cristiano: il Dio “cristiano” ha voluto che il matrimonio fosse sacramento cioè segno sacro.
Lo poteva fare? Sì, certamente.
Allora il matrimonio cristiano non va confuso il matrimonio civile, che ha già un suo altissimo valore (ed è solo di questo che io ti ho parlato).
Quando si parla di matrimonio cristiano (e cioè di matrimonio-sacramento o segno sacro) è necessario conoscere quali siano le realtà sacre che quel matrimonio significa e rappresenta. Solo allora si potrà capire perché san Paolo abbia detto che i cristiani devono sposarsi “nel Signore”.
E allora si capisce che anche la firma è qualche cosa di più che un pò d’inchiostro buttato su un pezzo di carta.

Ti saluto e ti auguro molta gioia.
Padre Angelo


 

Mi frena è il fatto che la mia ragazza è già stata con un altro ragazzo prima di me con il quale ha perso la verginità

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono un ragazzo di 26 anni  della provincia di ..., le scrivo perchè avrei bisogno del suo aiuto.
Sono fidanzato da circa un anno con una ragazza di 23 anni che mi dimostra tutti i giorni quanto mi ama, una ragazza al dire la verità come poche, si accontenta di stare sola con me il sabato a casa sua a mangiare una semplice pizza davanti alla televisione, per lei l'importante è stare con me e condividere più tempo possibile con me. Io sento di essere innamorato di questa ragazza, l'unica cosa che mi frena è il fatto che lei è già stata con un altro ragazzo prima di me con il quale ha perso la verginità, a me questa cosa dà molto fastidio e non riesco a sentirla mia al 100%, certe volte invece arrivo alla conclusione che è la mente che parla e non il mio cuore perchè riesco a farmi questi problemi solo quando non la tengo vicino a me.
Caro Padre lo sò che queste cose dovrei dirle ad altre persone, ma non sò perchè avevo l'esigenza di raccontarla a qualcuno molto vicino a Dio come lei. Quello che volevo chiederle è come devo fare per superare questa cosa? Raccontando questa cosa ai miei amici loro mi rispondono sempre che non devo farmi problemi su questa cosa.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. capisco molto bene il tuo sentimento: a una ragazza che si è già consegnata ad un altro anche nel suo corpo manca qualcosa.
Manca quella integrità che ha un suo linguaggio ben chiaro e che vuol dire: il mio corpo e la mia vita sono solo per colui che sarà capace di comprendere il significato di questo dono e di ricambiarlo in maniera autentica nel giorno del matrimonio.
La verginità prematrimoniale è pertanto un grande valore.
Potrei dire che tutti la pensano così perché quando si innamorano sono contenti di trovare una ragazza che finora non si è consegnata a nessuno.

2. Desidero precisare anche che questo discorso vale pure per i maschi, sebbene nei loro corpi questa integrità non sia direttamente verificabile.

3. I tuoi amici dicono di non farci caso.
Che dire in proposito?
Purtroppo oggi presso molti la sessualità viene profanata.
Uso questo aggettivo, che mi pare appropriato, perché la sessualità molto spesso viene spogliata dei suoi più intimi significati.
Viene spogliata soprattutto del significato del dono sincero di sé.
Il rapporto prematrimoniale per molti è gioco, avventura e basta.
E anche dove si dice di volersi autenticamente bene, di fatto ci si trova di fronte ad una finzione d’amore.
Con le parole ci si dice un amore immenso, totale ed eterno.
In realtà non ci si dona in totalità.
Ne è segno eloquente la contraccezione, nella quale si rifiuta di donarsi in totalità.
E ne è segno anche il fatto che si sa chiaramente che non ci si è ancora donati per sempre e di essere liberi di non sposarsi.
Manca il consenso irrevocabile del sì pronunciato nel giorno delle nozze.

4. Premesso questo che fa comprendere l’errore grave di violare la propria verginità prima del matrimonio, va ricordato che accanto ad una verginità fisica o materiale, ve ne è anche una spirituale o morale.
La prima, quando viene persa, è irrecuperabile.
La seconda invece è ricuperabile e può superare nella sua intensità quella perduta.
Questo è stato il caso della Maddalena, che dopo la sua conversione, al dire di Sant’Agostino, per purezza divenne seconda soltanto alla Madonna.

5. Allora la perdita della verginità materiale può essere supplita se nel frattempo ci si accorge che si è ricuperata la verginità morale.
Il tempo del fidanzamento è fatto anche per questo.
Da parte tua, aiuta la tua ragazza in tale percorso.

6. Anzi ti suggerisco di farlo insieme con lei coltivando la purezza tra di voi nelle vostre manifestazioni affettive, nel vostro linguaggio e nel vostro comportamento.
Aggiungo anche che è di straordinaria importanza il perseguire insieme la via di santificazione che Dio ci ha assegnato.
Se vedrai la tua ragazza ricca di Dio, desiderosa di progredire nelle sue vie, nella pratica dei sacramenti, nella preghiera, nell’ascolto della Sua parola e nella dedizione al prossimo, potrai avere molti segni inequivocabili del ricupero della sua integrità interiore.
Chissà che il Signore non abbia permesso quegli errori nella tua ragazza perché tutti e due vi impegnaste insieme e con forza nel raggiungimento di valori più alti?

Ti auguro una buona settimana santa, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Io e la mia fidanzata abbiamo deciso di praticare la castità prematrimoniale e per grazia di Dio stiamo riuscendo a mantenerla

Quesito

Caro Padre Angelo,
Io e la mia fidanzata abbiamo deciso di praticare la castità prematrimoniale e per grazia di Dio stiamo riuscendo a mantenerla.
Siamo solo preoccupati per eventuali ripercussioni a livello di salute, considerando che non pratico neanche la masturbazione, ho letto che ciò potrebbe causare problemi alla prostata.
Le chiedo un parere anche perché credo che tanti religiosi si pongano la mia stessa domanda e vorrei stare tranquillo.
Sono felicissimo della forza che il Signore mi dona per restare casto nonostante le tante tentazioni e mi auguro di continuare su questa strada, probabilmente sono anche stupito di riuscirci da così tanto tempo (parliamo di quasi 2 anni) e non le nascondo che la situazione mi fa anche un po' paura.
Mi perdoni se mi permetto di esporle una questione così delicata, spero di aver utilizzato il canale corretto.
Che Dio la benedica,
Cordiali saluti
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. non è vero che la purezza possa causare problemi di salute.
Vediamo tante persone sposate che soffrono di prostata.
E ci sono tante persone consacrate, che vivono perfettamente la loro purezza, che non hanno problemi di prostata.
Quanti santi non hanno avuto problemi di prostata.
Papa Giovanni, che non ha mai commesso un peccato contro la purezza come si evince anche da una sua testimonianza scritta in quaderni che sono stati pubblicati dopo la sua morte, non ha mai avuto problemi prostata.
Le cause della prostata sono altre.

2. Sono contento del tuo cammino prematrimoniale.
Viverlo in purezza è come assaporarne tutta la fragranza e la bellezza.
La purezza aumenta l’autodominio, la gioia, la stima per il proprio partner.
Un documento del Magistero della Chiesa dice che “la castità è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 17).
Ed è anche “energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (Ib., 19).

3. Se è già proprio di ogni virtù far agire con naturalezza, speditamente e gioiosamente, qui si sperimenta una gioia particolare.
È la gioia connessa all’amore vero, al farsi dono, secondo le parole del Signore: “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35).
È la gioia di chi si sente affrancato interiormente, di chi è capace di volare in alto.

4. Gesù ha legato alla purezza di cuore non solo una gioia, ma addirittura una beatitudine, anzi la più bella delle beatitudini, quella di vedere Dio (Mt 5,8).
I teologi distinguono tra gioia e beatitudine.
La gioia è una gran bella cosa, ma la beatitudine è qualcosa di soprannaturale, un dono celeste. Per San Tommaso è “una certa prelibazione (preassaggio) della beatitudine futura” (s. tommaso, Opusc. LX, De Humanitate Christi, 24).
E questo è dato dal fatto che la persona casta ha la capacità di percepire in maniera nitida la presenza di Dio tanto in se stessa e quanto nelle creature.
Come le acque di un lago quando sono pulite e calme permettono di vedere tutto quello che c’è nel fondo, così la persona casta ha la possibilità di vedere nel fondo di tutto e di tutti.
Per converso, chi si lascia andare all’impurità si preclude da se stesso l’esperienza della beatitudine. Non sa neanche che cosa sia.
E nello stesso tempo si lascia andare a piaceri che, slegati dai valori cui dovrebbero essere connessi, hanno come effetto quello di schiavizzare la persona, favorire l’egoismo e l’aggressività. Disposizioni che hanno come effetto di spegnere l’amore e di distruggere le unioni.

Ti assicuro la mia preghiera perché tu e la tua ragazza possiate camminare sempre gioiosamente secondo le vie di Dio e di cuore vi benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Per un sacerdote contrapporsi al magistero della Chiesa in confessionale e in materia così delicata costituisce un peccato grave

Quesito

Caro Padre Angelo,
La ringrazio di cuore per la sua rubrica perché per me è  ogni giorno fonte di meditazione sulle verità della Fede.
Da lei vorrei alcuni chiarimenti che purtroppo stento a trovare a …, la mia città (metropoli del nord), perché faccio fatica a trovare qualcuno che mi ascolti, anche al di fuori della confessione.
1). Castità matrimoniale.
Dopo tre figli, due dei quali con problemi di salute, ho capito quanto male ho fatto ad usare metodi anticoncezionali per regolare le nascite.
Ho smesso e mi sono confessata. Il problema è  che mio marito non si fida affatto dei metodi naturali e questo dopo mesi sta diventando un problema ed è fonte di discussioni.
Anche di questo mi sono confessata svariate volte e non ho capito nulla di come devo fare. Mi hanno detto grave peccato, oppure non ti preoccupare cara prendi pure la pillola hai tre figli e ciò che conta è non sfasciare la famiglia e indurre tuo marito a cercare altrove, oppure non so cosa dirti prega, vai avanti ma ogni volta che fate l'amore ricordagli che si deve fidare di Dio e inducilo a riflettere sulla conversione.
2). Mio marito in questo momento ha il cuore indurito da molte difficoltà. È  vero come mi hanno detto che s. Paolo diceva che se anche solo uno dei coniugi aspira ad una vita secondo Dio si salva anche l'altro in quanto una cosa sola?
La ringrazio e La ricordo con le mie preghiere. La pace sia sempre con Lei e con tutti noi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1.  Circa il primo punto vale quanto afferma il Magistero della Chiesa:
Nel n. 11 dell’enciclica Humanae Vitae si legge che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale (quilibet matrimonii usus) deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”.
E nel n. 14 viene esclusa in maniera dettagliata ogni forma di contraccezione: “è altresì esclusa ogni azione) che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli”.

2. Giovanni Paolo II ha detto  che “coloro (i sacerdoti) che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.
Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Davanti a Dio siamo chiamati a rispondere non della nostra adesione a quanto ha detto Tizio o Caio, ma a quanto è stato determinato da coloro dei quali Cristo ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16).

3. Il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997) scrive: “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana” (n. 2.4).

4. Per un sacerdote contrapporsi al magistero della Chiesa in confessionale e in materia così delicata costituisce un peccato grave.
Pio XI nell’enciclica Casti Connubii ha detto: “Perciò come vuole la Suprema Autorità nostra e la cura commessaci di tutte le anime, ammoniamo i Sacerdoti che sono applicati ad ascoltare le confessioni e gli altri tutti che hanno cura d’anime, che non lascino errare i fedeli a sé affidati in punto tanto grave della legge di Dio e molto più che custodiscano se stessi immuni da queste perniciose dottrine e ad esse in qualche maniera non si rendano conniventi. Che se poi qualche confessore o pastore di anime, che Dio non lo permetta, inducesse in questi errori i fedeli affidati alle sue cure e li confermasse nelle loro convinzioni o approvando o tacendo, sappia di dover rendere conto a Dio Giudice Supremo del tradito suo ufficio, e stimi a sé rivolte le parole di Cristo: “Sono ciechi e guide di ciechi: e quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Mt 15,14)” (CC 20-21; EE 5/503-504).
Quando Giovanni Paolo II afferma che “i sacerdoti che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata” dice la stessa cosa.

5. Non è precisamente è San Paolo, ma San Pietro che parla della condotta delle spose cristiane come buon coefficiente per salvare il marito.
Ecco il testo:  “Allo stesso modo voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa” (1 Pt 3,1-2).
Qui san Pietro fa capire che si rivolge a donne cristiane o passate alla fede cristiane mentre i mariti sono rimasti pagani.
Con queste parole San Pietro vuole che le mogli guadagnino i mariti alla fede con la loro vita santa e obbediente, piuttosto che con le loro parole e le loro esortazioni.
Come si può notare, parla di condotta casta, e cioè santa, e unita a grande rispetto vero il marito.

Ti ringrazio della preghiera che mi hai assicurato e la contraccambio di cuore.
Ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Il mio ragazzo mi propone la convivenza per rendere più sicuro il nostro amore

Quesito

Caro Padre Angelo,
da alcuni anni sono fidanzata con V., un ragazzo meraviglioso che mi ha fatto sperimentare per la prima volta cosa significhi vivere una storia d'amore stabile, confrontarsi con l'altro, accettarne i difetti e riconoscere i propri, cercare di migliorare e crescere insieme. 
Prima del nostro incontro mi sentivo molto sola, non avevo mai avuto un ragazzo. Quando iniziai a conoscere meglio V., a sentirmi a mio agio con lui e ad avvertire una fiducia quale non avevo mai provato per nessun altro ragazzo, riuscii finalmente a superare le mie paure; dal giorno in cui mi misi con lui mi convinsi che era un dono di Dio, la gioia e lo scopo della mia vita.
L'attaccamento verso di lui è stato subito così forte da convincermi che non avrei potuto desiderare altro uomo al di fuori di lui e che le nostre strade erano unite per sempre.
Ma i sentimenti totalmente nuovi che ho provato mi hanno fatto dimenticare l'insegnamento della castità pre-matrimoniale, che ho sempre ritenuto di grande valore.
Lui si è allontanato dalla pratica religiosa da anni, sebbene credente.
Ma è proprio in questi giorni che la nostra storia è arrivata ad una delle prove più grandi, la scelta tra matrimonio e convivenza pre-matrimoniale: sebbene inizialmente, e a malincuore, V. avesse accettato di rispettare la mia scelta di iniziare la vita insieme solo con il matrimonio, ora ha manifestato l'esigenza di andare a convivere nella casa che abbiamo già a disposizione.
Di fronte alla mia domanda sul perché a questo desiderio non si potesse rispondere con il matrimonio, mi ha risposto che in questo momento non si sente sicuro e che non siamo pronti per questo passo.
Comprendo i dubbi e le paure del mio ragazzo, che a questo punto sono anche mie: Le chiedo Padre, la convivenza pre-matrimoniale, sebbene contrastata dalla Chiesa, può comunque essere una scelta matura, dettata dal desiderio di conoscersi e di gettare basi più stabili per la vita matrimoniale?
In questi giorni mi è spesso tornata in mente la parabola della casa costruita sulla sabbia e di quella costruita sulla roccia: prego Dio per essere forte e compiere la scelta migliore che mi consenta di creare una famiglia fondata sulla roccia della fede.
Prego Dio perché V. mantenga la promessa di restarmi vicino qualunque sia la nostra scelta, anche se avverto già che dopo la nostra discussione ci siamo allontanati...
La ringrazio fin d'ora buon Padre. La sua parola sarà un conforto per me.
La prego di unirsi a me nella preghiera allo Spirito Santo perché illumini me e V. e alla Madonna perché possa aiutarci a coronare il nostro desiderio di una vita insieme.
C.


Risposta del sacerdote

Carissima C.
1. La tua storia con V. è partita molto bene e ti sentivi molto appagata.
Adesso avvertite che vi state allontanando. Giustamente questo ti causa dispiacere, perché è proprio con lui che conti di poter condividere tutta la tua esistenza.
È giusto porsi domande sul proprio cammino per verificare se qualche cosa non sia stato fatto oppure sia stato fatto male.

2. Secondo me fra voi due avete cominciato ad allontanarvi dal momento in cui vi siete allontanati da Dio.
Mi riferisco in particolare ai rapporti prematrimoniali, che inizialmente, accendendo la spinta erotica, vi davano l’impressione di essere molto più uniti di prima, mentre in realtà qualcosa iniziava a sgretolarsi.

3. Iniziava a sgretolarsi il fascino e l’attrazione vicendevole sotto tutti i punti di vista, a cominciare da quello spirituale, quello per i quali V. avrebbe dovuto essere incuriosito sempre di più per quello che c’era nella tua mente e nel tuo cuore, per  provare anche lui quello che provavi tu nella tua comunione con Dio e vivendo le realtà nascoste che ci presenta la nostra fede cristiana.
Parlo di realtà nascoste. Perché quello che noi viviamo nella comunione con Dio avviene principalmente nel nostro interno e lo può comprendere solo chi va oltre i segni esterni delle celebrazioni sacramentali, vive l’unione con  Dio e con gli eventi della vita di Cristo.
Queste realtà nessuno le vede all’esterno ed è per questo che si parla di misteri (che letteralmente significa: realtà nascoste) della fede cristiana.

4. Invece senza accorgertene hai permesso a V. di essere attratto più dal tuo corpo e da quello che il tuo corpo gli poteva offrire che della tua ricchezza interiore, che nel frattempo veniva in qualche modo oscurata e affievolita.

5. Diverse volte nella tua email riconosci di aver derogato dalle leggi della Chiesa.
Ma ci tengo a dire che non si tratta delle leggi della Chiesa, come se essa di suo arbitrio avesse fissato il cammino da percorrere.
Si tratta della legge di Dio scritta nella natura stessa della nostra corporeità e del nostro animo.

6. Quando Adamo ed Eva hanno derogato dalla legge di Dio, volendo stabilire da se stessi i confini del bene e del male mettendosi al posto di Dio, hanno cominciato anche ad allontanarsi fra di loro. Sono nate le incomprensioni e anche le prime accuse.
Adesso tu stai facendo la medesima esperienza.
In questo momento di crisi avverti come un senso di mancamento.
Hai l’impressione che la vostra costruzione non si sia fondata sulla roccia, ma sulla sabbia e che la presente crisi possa demolire tutto.
La tua intuizione è vera.

7. C’è da chiedersi come mai dopo tanta donazione totale vicendevole con i rapporti prematrimoniali lui non si senta sicuro.
Certo c’è qualche cosa di strano in questo: dopo tanta dedizione vicendevole, come può venirne fuori che non ci si sente sicuri?
Perché se si butta legna sul fuoco, il fuoco arde sempre di più. Ma se il legno è bagnato o verde rischia di spegnerlo.
C’è da riconoscere allora che quella donazione non era totale.
Non lo era neanche materialmente perché i contraccettivi le imponevano di non essere totale.
In quella donazione vicendevole non c’era immolazione vicendevole accettando il frutto di quell’immolazione. Del resto a questa immolazione non eravate preparati, perché ci si prepara solo col matrimonio.

8. Ora il minimo che si possa dire è questo: non sarà la vostra eventuale convivenza a rendere più sicuro il vostro amore.
L’esperienza mostra che molte convivenze sono miseramente rovinate dopo che i due avevano investito risorse economiche per la casa, per le suppellettili e altro.

9. C’è invece un’altra casa da mettere su prima della convivenza.
È solo quest’altra casa che da solidità alla relazione di coppia e fa arrivare sicuri al momento del matrimonio.
E la costruzione di quest’altra casa richiede la castità, anzi è sinomino di castità, con tutto quello che questa parola significa di positivo.

10. A questo punto che cosa ti consiglio di fare?
Secondo me nulla è ancora del tutto perduto.
Devi dire a F. che hai capito che vi state allontanando perché non vi siete impegnati a costruire la casa sulla quale regge il matrimonio e la vita di coppia.

11. Devi dirgli che tante certezze cominciano a scricchiolare perché non avete costruito nel Signore: “Se il Signore non costruisce la casa, invano si affatica il costruttore” (Sal 127,1).
Devi dirgli che è arrivato il momento di un’autentica svolta nella vostra relazione, che giustamente deve continuare proprio perché vi sentivate fatti l’uno per l’altro.
E devi dirgli che questa svolta è data dalla castità, per vivere la vostra relazione nella purezza di affetti e dei gesti, nella santità delle intenzioni, con l’obiettivo di crescere in grazia davanti a Dio, e crescendo in Dio di crescere anche nel vostro affetto vicendevole.
Se V. accetta di percorrere questa strada, in breve ne sarà molto contento e ti ringrazierà eternamente per avergli fatto trovare il vero volto dell’amore.

Ti assicuro volentieri la mia preghiera allo Spirito Santo e alla B. Vergine Maria, che la Chiesa invoca anche con queste parole mutuate dalla Sacra Scrittura: Madre del bell’amore e della santa speranza.
Ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Per me passare (nei rapporti coniugali) al metodo naturale, è stato come vedere la luce dopo anni di buio

Quesito

Caro Padre Angelo,
(…)
Riflettendo sulle sue risposte in ambito di morale coniugale, ho scoperto che ero arrivata al culmine di una condotta da sempre sbagliata.
Erroneamente consideravo accettabile moralmente il nostro metodo di pianificazione familiare (coito interrotto). Leggendo che tutto ciò costituisce un peccato grave, da rendere indegni alla Comunione, la mia coscienza ha provato un “tuffo”. Inizialmente ho opposto resistenza (quando uno è testone..), pensando che tutto ciò fosse antiquato, assurdo, ma… alla fine ho dovuto ammettere.
Mio marito ed io, abbiamo sempre partecipato alla Messa ed all’Eucaristia con i nostri figli, la Domenica, senza avere la piena consapevolezza di non esserne degni. E ora?
Questa crisi di coscienza ha stranamente cambiato la mia fede: per quanto abbia sempre sentito e cercato Dio come un’assoluta necessità, negli ultimi tempi era il dubbio a prevalere, e la mia preghiera più frequente si riduceva ad uno “speriamo che Tu ci sia”. Ora questa strana sensazione di “morso” al cuore, doloroso e dolce al tempo stesso, è più forte del dubbio.
“Tu ci sei, sono io che non ci sono!” (che non sono adeguata).  E allora?
Così ho trovato la forza, non senza pesanti dubbi, di voltar pagina. Il dubbio più grande riguarda mio marito, coinvolto suo malgrado in questo “giro diverso”. Inizialmente, sentendo la fragilità del nostro matrimonio, ho temuto una possibile frattura tra di noi. Come avrebbe potuto accettare dopo tanto tempo, questa mia pazzia di volere improvvisamente il “talamo senza macchia”? (patetico dopo molti  anni!).
Eppure, ha tollerato (con tenue protesta).
Per me passare al metodo naturale, è stato come vedere la luce dopo anni di buio. Per tutto questo tempo, sentendomi altruista, pensavo di andare incontro a mio marito, ma mancava completamente la mia partecipazione emotiva e questi atti mi lasciavano una sensazione negativa. Pensavo di andargli incontro, invece mi allontanavo, perdendo la gioia della nostra unione.
Ho pensato che continuare su questa strada, non ci avrebbe mai riavvicinati, e la posta in gioco troppo alta, per non fare almeno un disperato tentativo di svolta ad “U”.
C’è voluto del tempo (troppo!), ma ora sulla base delle mie stesse sensazioni, credo di avere finalmente capito che, per poterlo veramente definire amore, questo atto debba essere colto unicamente nella sua integrità; funziona a “tutto o nulla” come il battito cardiaco. E’ integrità di dono e di significato. Non è possibile separarne gli aspetti di unione e fecondità, come non è possibile scindere anima e corpo di chi lo compie. Ridotto a sola genitalità, diventa egoistico ed il suo reale e profondo significato che è la vita, viene ad esserne considerato un effetto collaterale, da evitare ad ogni costo, da cancellare con un colpo di spugna, con una pillola.
E’ dalla mia stessa esperienza, che credo di capire che la contraccezione, falsa l’atto coniugale anche nel suo aspetto unitivo, di vicendevole manifestazione d’amore: specie quando si incorre nell’ “errore”, non unisce i coniugi, ma crea rancore e divisione. Per lo meno così è stato per noi: per me è forte la tentazione di attribuire a lui la maggior parte della responsabilità, pur sapendo di essere stata io a permetterlo (perché a volte acconsentire è più facile che discutere).
(…)
Per quanto ci siano lievi miglioramenti tra di noi: c’è di nuovo tenerezza nei nostri sguardi e la nostra dialettica religiosa mi sembra comunque più positiva del silenzio, mi sento ancora molto incerta: a volte mi pare di aver esagerato, mi chiedo se sia giusto trascinarlo in una scelta tollerata ma non moralmente condivisa, sperando che col tempo capisca. 
Il secondo punto riguarda la mia insicurezza. Tuttora non so definire quanto mi sta succedendo.
Se da un lato mi chiedo dove sono stata per tutto questo tempo (forse in letargo), dall’altro ho paura di ciò che provo adesso.
Desidero raccoglimento e preghiera, ma mi sento egoista perché temo di chiudermi agli altri, sottraendo tempo alla famiglia ed al lavoro. Vorrei condividere con i miei familiari questa Presenza che ora credo di sentire nell’animo, ma temo di essere noiosa ed invadente.
Se penso alle visite nascoste e solitarie in Chiesa che ormai faccio quotidianamente, al rosario nascosto nella tasca dei jeans, la mia parte razionale trema. Vorrei abbandonarmi a Gesù, ma qualcosa mi frena e mi dice che tutto ciò è pazzesco e anzichè al sacerdote dovrei rivolgermi allo psichiatra.
Continuo a sentire incompleta quella Confessione: non ho mai parlato della contraccezione (purtroppo iniziata già prima del matrimonio), né della mia costante superficialità nel partecipare all’Eucarestia, ma non so decidermi a ripeterla. Mi sento come a metà strada e non so se proseguire o tornare indietro.
Non le dico che la ricordo nelle mie preghiere perché non sono all’altezza della situazione, ma sicuramente ho bisogno delle sue.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti ringrazio per questa bella testimonianza.
Ho desiderato renderla pubblica, tralasciando alcuni passaggi troppo personali.
Desidero sottolineare alcuni punti.

2. Il primo: quando facevate contraccezione (da troppo tempo!) Dio veniva sempre più emarginato dalla vostra vita, anche se c’era la regolarità alla Messa.
Di fatto, nell’intimo nucleo della vostra persona (perché la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona) Dio era estromesso. Si trattava, come diceva Giovanni Paolo II, non di un ateismo teorico, ma di un ateismo pratico.

3. Il secondo: con la conformazione del vostro amore al progetto di Dio, i vostri cuori si sono riavvicinati e cominciate a vivere una nuova stagione nel vostro matrimonio.
Là dove tutto si stava illanguidendo, a motivo della separazione del nucleo più intimo della vostra persona da Dio, adesso tutto comincia riprendere vita.
Adesso senti il desiderio di stare col Signore, di abbandonarti a Lui.
Prima di fatto c’era una chiusura, anche se non ne eri consapevole.

4. Il terzo: è molto bello quello che hai capito di quella bella espressione della Sacra Scrittura: “il talamo sia senza macchia” (Eb 13,4).
Pensavi che non fosse più possibile dopo diversi anni di matrimonio.
E invece aprendoti a Dio hai fatto una scoperta meravigliosa, che riprendo pari pari dalle tue parole per non volerla alterare: “C’è voluto del tempo (troppo!), ma ora sulla base delle mie stesse sensazioni, credo di avere finalmente capito che, per poterlo veramente definire amore, questo atto debba essere colto unicamente nella sua integrità; funziona a “tutto o nulla” come il battito cardiaco. E’ integrità di dono e di significato. Non è possibile separarne gli aspetti di unione e fecondità, come non è possibile scindere anima e corpo di chi lo compie. Ridotto a sola genitalità, diventa egoistico ed il suo reale e profondo significato che è la vita, viene ad esserne considerato un effetto collaterale, da evitare ad ogni costo, da cancellare con un colpo di spugna, con una pillola”.
È quello che il Magistero della Chiesa dice con altre parole: “Quando i coniugi scindono questi due significati che Dio creatore ha iscritti nell’essere dell’uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale… manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio 32).
E ancora: “Nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (Giovanni Paolo II, 22.8.1984).

5. Il quarto: la contraccezione, proprio perché non è atto di vero amore, non unisce i coniugi ma li divide.
Ti ringrazio per le parole che scrivi: “E’ dalla mia stessa esperienza, che credo di capire che la contraccezione, falsa l’atto coniugale anche nel suo aspetto unitivo, di vicendevole manifestazione d’amore: specie quando si incorre nell’ “errore”, non unisce i coniugi, ma crea rancore e divisione.
 Per lo meno così è stato per noi: per me è forte la tentazione di attribuire a lui la maggior parte della responsabilità, pur sapendo di essere stata io a permetterlo (perché a volte acconsentire è più facile che discutere)”.
Solo ciò che è vero, è anche buono e utile.

6. Rimane un ultimo punto: quello della confessione sacramentale.
Come il vostro amore coniugale sta diventando sempre più vero, così deve diventare più vera anche la confessione.
Penso che il Signore ti stia preparando da tempo a questo. Le crisi interiori di cui mi parli non sono altro che la longa manus del Signore che bussa alla tua porta.
Tra qualche giorno è Natale. Accogli il Signore con la totalità dei tuoi sentimenti.
Il Signore viene per noi, perché siamo peccatori.
È contento di rendere candide le nostre anime col suo Sangue.
Con l’umile confessione dei nostri peccati e soprattutto con l’assoluzione sacramentale le rende splendide.
Tu dirai al sacerdote che hai sempre taciuto nelle precedenti confessioni quest’aspetto della tua vita e che hai fatto anche la S. Comunione.
Ti accorgerai che il sacerdote sarà ministro della misericordia divina e questa misericordia la sentirai in maniera molto viva.
Soprattutto avvertirai una trasformazione nella tua vita, legata alla presenza personale di Dio dentro di te.
Sentirai che la tua anima finalmente è diventata degna di contenere la sua presenza e che questa sua presenza trasforma il nostro corpo e la nostra vita in un tabernacolo santo.
E ti avvicinerai alle persone, a cominciare da quelli di casa (figli e marito)  con un atteggiamento diverso.

7. Sarei contento che anche tuo marito si confessasse come ti confesserai tu.
Per questo ti assicuro la mia preghiera.
Sarà un santo Natale, forse come mai l’hai passato nella tua vita.
E ne beneficeranno tutti, perché la tua luce si irradierà su tutta la tua casa.
Benedico te e tutti i tuoi cari.
Padre Angelo


 

 

Un sacerdote risponde

Siccome mia moglie ha deciso di prendere i contraccettivi contro la mia volontà, per quanto riguarda la mia posizione che dovrei fare?

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono G.
Avendo già letto altre vostre risposte riguardanti gli anti concezionali, evito di farvi la domanda perchè ho già le idee chiare su come la Santa Chiesa ci comanda.
Noi abbiamo due bellissimi maschietti per dono del Signore, ma dopo il secondo bimbo mia moglie solo all'idea di poter avere un’altra gravidanza le viene da piangere dicendo di non saperla affrontare. Per questa ragione ha deciso di prendere la pillola contraccettiva perchè secondo lei resta la più sicura, almeno pensa.
La mia domanda è: siccome è lei ad aver deciso di prendere i contraccettivi contro la mia volontà, per quanto riguarda la mia posizione che dovrei fare? Dovrei astenermi da rapporti sessuali, oppure visto che non è mia l'idea posso avere dei rapporti senza fare peccato?
Grazie e che Dio vi protegga sempre.


Risposta del sacerdote

Carissimo G.,
1. è sbagliato prendere la pillola per tutti i danni che comporta sia nell'ordine fisico sia nell'ordine morale.
Già tutti i medicinali hanno le loro contro indicazioni. E queste si tollerano per eliminare dei mali già presenti.
Ma qui non viene eliminato alcun male e si aggrava pesantemente il proprio corpo per cui dell’uso della pillola contraccettiva, prima o poi, si ha sempre amaramente da pentirsene.
Qui è il caso di dire che alcune ditte farmaceutiche fanno i loro interessi economici sulla pelle delle donne.

2. Non parlo degli effetti nell’ordine morale dei quali ho già parlato in diverse risposte. È sufficiente che ricordi che, assunta per fini contraccettivi, non è mai lecita perché altera il disegno di Dio sulla sessualità e sul significato dei rapporti coniugali.

3. Entro adesso nella questione che mi hai posto.
I coniugi, col matrimonio, contraggono il diritto di avere rapporti coniugali. È il cosiddetto debito coniugale di cui parla San Paolo.
Tuttavia questo diritto viene meno quando il rapporto viene attuato in maniera difforme dal progetto di Dio.
Il coniuge non si deve prestare se l’altra parte pone come condizione la contraccezione.

4. Ma qui non sei tu che poni come condizione la contraccezione. È tua moglie che viene meno ad un tuo preciso diritto e ti mette in una situazione imbarazzante di coscienza.
Infatti di per sé né lei potrebbe chiedere il “debito coniugale” e neanche tu, perché di fatto sai che in questo caso cooperi ad un’azione che falsa il progetto di Dio e gli è offensiva.

5. Bisognerebbe che faceste uno sforzo per studiare meglio i metodi naturali, i quali, se bene conosciuti e applicati, danno una sicurezza ancor maggiore dei vari metodi contraccettivi, e senza alcun danno fisico o morale.

6. Diversamente rimane quello che si legge nell’enciclica Humanae vitae: “Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, ‘è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita’ (Mt 7,14; Eb 12,11). Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa (1 Cor 7,31).
Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che non delude; perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito Santo, che ci è stato dato (Rm 5,5); implorino con perseverante preghiera l’aiuto divino, attingano soprattutto nell’Eucaristia alla sorgente della grazia e della carità.
E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

7. Anche la CEI, presentando ai fedeli l’insegnamento dell’Humanae vitae, indica la medesima strada: “Questa evangelica benignità si manifesti specialmente nei confronti di quei coniugi le cui mancanze non derivano da un rifiuto egoistico della fecondità, bensì piuttosto dalle difficoltà, a volte molto serie, in cui si trovano di conciliare le esigenze della paternità responsabile con quelle del loro reciproco amore.(...).
Sarebbe tuttavia un serio errore educativo, se con il loro atteggiamento di comprensione, i sacerdoti finissero per favorire nei coniugi una condotta mediocre o facili accomodamenti: in questo, come in ogni altro settore della vita morale, nessun cristiano può sottrarsi all’impegno di un perseverante e responsabile sforzo per adempiere mediante l’aiuto della grazia la volontà di Dio” (II).

8. Ti consiglio per la tua vita spirituale la confessione frequente, anche ogni quindici giorni. Meglio ancora se settimanale.
Tendi al meglio anche in questo.
E se nell’ambito coniugale vi fossero rapporti non conformi alla legge di Dio, dal momento che tu sapevi in antecedenza che sarebbero stati così, con grande umiltà chiederai perdono anche di questo al ministro di Dio.
Vedrai che il perdono te lo darà sempre e tu sarai più contento.
Altre soluzioni, di manica più larga, lascerebbero sempre una certa inquietudine di coscienza, e da questa inquietudine a ragione vuoi essere risparmiato.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico unitamente a tutta ala tua famiglia.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Quali sono le motivazioni per le quali la Chiesa non riconosce moralmente legittima la convivenza

Quesito

Caro Padre Angelo,
quali sono le motivazioni per le quali la Chiesa non riconosce moralmente legittima la convivenza?
Spesso parlo di questo con amici ma non so mai di preciso quali argomenti portare a difesa e a sostegno della posizione della Chiesa che peraltro condivido.
Che il Signore la protegga sempre.
Samuele


Risposta del sacerdote

Caro Samuele,
1. la Chiesa non riconosce la convivenza prematrimoniale per vari motivi.
Anzitutto perché la convivenza è offensiva della persona.
Ogni persona desidera, anzi, esige di essere amata in maniera incondizionata e non per prova.
La persona non si prova come si prova un oggetto, un vestito.
Ora “amare il prossimo come se stessi” comporta anche questo risvolto: di non trattare l’altro come non si vorrebbe essere trattati da nessuno, e cioè “amati in prova” o “per prova”.
Giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “l'amore umano non ammette la «prova». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro” (CCC 2391).

2. Inoltre, e secondo me è il motivo più importante, perché la convivenza prematrimoniale è legata all’esperienza dei rapporti sessuali, che fuori del matrimonio sono intrinsecamente falsati.
Il gesto della donazione sessuale di per sé è grandemente significativo. Vuole dire che i due si donano in  totalità.
Ma nell’esperienza prematrimoniale non ci si dona in totalità perché si esclude di donare all’altro la propria capacità di diventare padre o madre. E questo lo si fa proprio mentre si suscita tale capacità.

3. Un nostro visitatore, in maniera molto sincera, mi ha scritto: per fortuna che non ci si dona in totalità.
E sotto un certo aspetto è vero, perché ci si esporrebbe a diventare padri e madri senza essere uniti nel matrimonio, senza essere sicuri di dare stabilità affettiva al bambino che potrebbe nascere.
Ma questo depone ulteriormente a sfavore di tali rapporti che, al dire di Giovanni Paolo II, sono intrinsecamente menzogneri.

4. Forse bisognerebbe essere sinceri fino in fondo e riconoscere, come diceva un certo autore, che “i rapporti sessuali prematrimoniali sono una menzogna a fior di pelle, un possesso che si maschera da dono”.
Ma non è questa la strada per la quale si impara ad amare e a stare insieme.
È piuttosto la strada dello sfascio perché, abituandosi all’egoismo in un  punto che tocca l’intimo nucleo della persona, non si è capaci di rinunziare a se stessi per far felice l’altro.

5. Senza dire che la convivenza rende fragile l’amore, accresce il timore e il sospetto.
Nelle varie discussioni si teme che l’altro minacci di sciogliere tutto perché non vi è alcun vincolo né giuridico né morale che tuteli l’unione dal capriccio e dall’unilateralismo.
Nella convivenza una persona si sente meno protetta.

6. E c’è il timore di fare un investimento di energie, di soldi per la casa, di affetto e di tempo esposto fortemente ad esser vanificato.
Chi è reduce dalla convivenza sente il rammarico di aver perso del tempo, di aver trascorso la giovinezza, forse ormai passata, senza preparare qualcosa di valido e di grande.
E tutto questo può aumentare ancora di più l’insicurezza per il futuro.

7. Al contrario non c’è niente come la purezza che insegni a rinnegare se stessi, i propri capricci, la propria passionalità e dia la capacità di amare in maniera vera, di rendere l’amore più forte e più attraente. E questo proprio perché sa aspettare il momento giusto, e cioè la celebrazione del matrimonio.
Solo da questo momento ogni cosa ha il suo vero significato.

8. Diversamente, allenandosi a dire bugie con i rapporti prematrimoniali, non si costruisce nulla. Come diceva quell’autore, i rapporti prematrimoniali sono un atto di egoismo e di sensualità che si maschera da dono.

Mi fermo qui, ma credo che ce ne sia già abbastanza.
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di riproporre di nuovo il pensiero della Chiesa su un punto così importante della vita e del futuro delle persone.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

La masturbazione, nonostante le parole di autogiustificazione, manifesta ancora un ripiegamento su di sé, nel più profondo del proprio io

Quesito

Caro padre Angelo, 
vorrei sottoporle un quesito. Intanto le dico che sono un ragazzo cattolico fervente di 17 anni che ha riscoperto la fede da circa un anno: nonostante la mia giovane età sento un bisogno irrefrenabile di Gesù Cristo tanto che vado a messa tutti i giorni (se possibile e quando lo studio lo permette anche più volte al giorno), dico un rosario e 3 coroncine della Divina Misericordia al giorno per i peccatori e cercando di attenermi il più possibile al Vangelo opero il bene. Ho incominciato inoltre da poco lo studio, per quanto mi è possibile, della Bibbia. Nonostante ciò mi rimangono molti dubbi su un tema delicato della fede che è anche oggetto di molte domande nel suo blog: la sessualità e in particolare la pratica della masturbazione.
Anticipo subito che nonostante io sia un cristiano che pratica la sua fede col cuore (le garantisco questo), questo è un fardello che continua ad accompagnarmi da tempo (almeno una caduta nel peccato alla settimana). Tutti sono  d'accordo, anche i cristiani più liberali, che Dio non vuole che facciamo questa pratica perchè fa ripiegare su se stessi, ma mi chiedo come può il Catechismo avere questa pretesa assoluta nel ritenere che la masturbazione sia sempre materia grave? La prego di capire che non voglio giustificare questa pratica ma anche lei si può rendere conto che per un adolescente, in preda alle sue tempeste ormonali che rendono non facile la resistenza, sentirsi dire che rischia l'eterna dannazione è una cosa non proprio piacevole, anzi direi proprio che lo porta alla disperazione (quella disperazione che proprio Satana desidera per noi) in particolare a uno come me che frequenta la Messa così di frequente e soprattutto con amore: gli vengono forti dubbi che stia sbagliando qualcosa.
Ora io non ricevo mai il Signore con questo fardello sulla coscienza: premetto sempre la S. Confessione. Ma il punto è che la Chiesa e voi preti (una parte della Chiesa e dei preti) non vi rendete conto che esprimendovi così fate di tutto per rendere la sessualità il problema più importante per un cristiano, quando non è così. Capisca insomma che per un frequentatore di chiese come me che prega frequentemente e aiuta gli altri con le sue doti intellettuali, è una vera tortura sentire che per una piccolezza (non voluta  direttamente) come questa si gioca la salvezza. Del resto anche nella Bibbia ci sono pochissimi riferimenti: l'Antico Testamento, in cui il VI comandamento è espresso nella forma "Non commettere adulterio" non affronta mai direttamente il problema (i riferimenti più diretti si riscontrano nella Torah, ma non citano mai il termine masturbazione in senso stretto neanche in riguardo al famoso episodio di Onan: al massimo quello di adulterio o atti impuri in relazione alle cerimonie sacrificali) e  nel Vangelo Gesù parla di impurità solo in senso generico; l'unica vera condanna viene da Paolo nelle sue lettere. Cosa può dirmi lei in proposito a ciò e alla mia situazione in generale?
Grazie in anticipo per la sua attenzione.
La ricordo nella preghiera,
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. il fenomeno della masturbazione non è conosciuto dappertutto con la medesima intensità.
Là dove i ragazzi assumono presto responsabilità lavorative e sociali (come avveniva in passato) e dove non vivono nella solitudine questo fenomeno è meno conosciuto.
Questo spiega il silenzio dell’Antico Testamento su questo peccato.
Quando gli Apostoli si sono trovati all’interno di una società pagana  e dissoluta, come ad esempio a Corinto e a Tessalonica, allora ne parlano esplicitamente.
Il termini di impurità o impudicizia accanto all’elenco di altri peccati carnali stava ad indicare proprio la masturbazione.

2. Il giudizio pesante su questa pratica viene proprio da Dio attraverso San Paolo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,19-20).
“Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggi e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come ho già detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio” (Gal 5,19-21);
“Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro,... avrà parte del Regno di Cristo e di Dio” (Ef 5,5).
“Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).

3. Sono contento del tuo cammino, della partecipazione all’Eucaristia, della recita del S. Rosario e della coroncina della divina misericordia. Tutte cose belle, che faccio anch’io e come te diverse volte al giorno.

4. Ciò non di meno, la masturbazione resta un peccato grave che insozza l’anima, fa perdere la Grazia e la presenza personale di Dio dentro di sé.

5. Ai ragazzi che mi scrivono e che dicono di avere questo problema dovrei forse minimizzarlo?
La sessualità non tocca forse, come diceva Giovanni Paolo II, l’intimo nucleo della persona?
Se è così, non ne va di mezzo qualcosa di profondo nell’orientamento di sé?
Se la parola di Dio, come ti ho citato, usa espressioni così forti, non  significa che si tratta di un problema importante?

6. Mi dici: “come fa il Catechismo ad avere la pretesa…”.
Il Catechismo non inventa niente. Registra la fede di sempre, quella che deriva dalla Divina Rivelazione.
Inoltre il Catechismo presenta in continuazione le asserzioni del Magistero della Chiesa, che come saprai, sono garantite dall’assistenza dello Spirito Santo.
Mi dici che la Chiesa insistendo su questo problema ad un ragazzo che come te ha tanta pratica religiosa fa venire “forti dubbi che stia sbagliando qualcosa”.
Sì, è vero. Su questo punto, che è particolarmente importate, stai sbagliando.

7. Mi scrivi non senza una certa veemenza: “Ma il punto è che la Chiesa e voi preti (una parte della Chiesa e dei preti) non vi rendete conto che esprimendovi così fate di tutto per rendere la sessualità il problema più importante per un cristiano, quando non è così”.
E invece la Chiesa è convinta che è un problema importante, essenziale.
Non c’è solo questo problema, ma c’è anche questo problema.

8. Che tocchi qualcosa di essenziale lo ricorda Giovanni Paolo II quando in “Redemptor hominis” afferma che “l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa direttamente” (RH l0).
“L’amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano” (FC 11).
Nelle “Catechesi sull’amore umano”, esplicitando ulteriormente questo pensiero, afferma che l’uomo si realizzasoltanto esistendo ‘con qualcuno’ e, ancor più profondamente, ‘per qualcuno’, come è dimostrato nel libro della Genesi”.
La masturbazione, nonostante le parole che uno può usare per dire che è aperto agli altri, manifesta ancora un ripiegamento su di sé, nel più profondo del proprio io (l’intimo nucleo della persona).

Ti ringrazio della preghiera che mi hai assicurato.
La contraccambio volentieri anch’io e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Le chiedo se sia previsto nella Chiesa che uno possa scegliere la condizione di scapolo come condizione permanente di vita

Quesito

Buonasera Padre Angelo,
mi chiamo … e ho … anni. Ho ricevuto i S. Sacramenti, fino alla Professione di Fede, ed ho frequentato la Chiesa fino all'età di 17 anni; poi sono caduto nell'indifferenza e nel peccato per diversi 13 anni, nei quali al massimo mi sono recato alla funzione del S. Natale - e nemmeno ogni anno. Da più di 3 anni intrattengo un rapporto di fidanzamento con una ragazza non battezzata e, a suo dire, atea o comunque agnostica. Inizialmente abbiamo avuto frequenti rapporti intimi.
Un paio di anni or sono ho avvertito, dopo tutti questi anni trascorsi nell'indifferenza,  l'"esigenza" (mi perdoni il termine poco elegante) di riavvicinarmi alla Chiesa e ad una vita di Fede; il mio cuore mi diceva che dovevo ritrovare il sentiero sciaguratamente abbandonato molti anni prima, e che non potevo limitarmi a recitare qualche preghiera ogni tanto nel mio privato. Dovevo - e volevo - ritrovare Cristo. Ma la volontà, evidentemente non ancora così determinata, si scontrava con la situazione sentimentale in cui mi ero cacciato.
Da allora ho gradualmente ridotto i rapporti intimi (rifiutandoli sempre più) fino a ridurli a un paio di episodi in svariati mesi, e per qualche tempo ho anche ripreso ad andare a Messa (ovviamente senza comunicarmi).
Ho provato a instaurare un dialogo su Dio e sulla religione cattolica con la mia ragazza ma, credo a motivo delle mie scarse cognizioni dottrinali e capacità (ed anche e soprattutto della mancanza di Grazia), ogni tentativo si è rivelato vano, e lei insiste nel negare ogni prospettiva di accettazione di Cristo, e di matrimonio (e quindi anche di mettere al mondo figli). L'ho anche condotta a Messa, una volta, ma il dialogo su Dio e la Religione cattolica che ne è seguito si è presto spento a causa della insofferenza che mostrava quando reiteravo l'argomento.
Ora, immagino ch'io debba prendere una decisione - e mi rendo conto che ogni decisione importante (questa è fondamentale) porta con sè gravi difficoltà. Immagino di dover troncare questo rapporto.
Però mi domando se - prima di decidere di imboccare la strada "mia" che mi porterebbe a potermi confessare, a riprendere pur faticosamente il sentiero per rientrare in comunione con la Chiesa e giungere infine ad accogliere definitivamente Cristo nella mia vita - sia lecito esperire ulteriori tentativi nel persuadere questa persona ad intraprendere con me un cammino di conversione (perchè è chiaro che anch'io ho bisogno di convertirmi), con l'aiuto fondamentale di un sacerdote (ma non sono certo che lei accetterebbe questo aiuto).
Inoltre, qualora io decidessi di porre fine a questo rapporto, rimarrei scapolo - almeno temporaneamente; in merito, ho consultato il Catechismo, che parla di celibato per il Regno dei Cieli o matrimonio. La condizione di scapolo non consacrato è invece ammessa nel Magistero come condizione permanente nella vita di una persona? O invece essa è lecita solo come situazione transitoria precedente al matrimonio?
Congedandomi, desidero ringraziarvi per la disponibilità e il grande aiuto che date.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è vero che la tua domanda verte sulla possibilità di esistere come scapoli all’interno della Chiesa, ma prima di rispondere a questo voglio dirti una parola sul rapporto con questa ragazza.
Come saprai, la volontà ferma di non avere figli comporta la nullità del matrimonio perché non si accetta un elemento di così grande importanza da costituirne un suo obiettivo primario.

2. Indipendentemente dal fatto che la tua ragazza sia atea o agnostica che di per sé non impedisce il matrimonio (sebbene per un cristiano lo sconsigli), c’è dunque un altro elemento che sbarra la strada e impedisce di proseguirla: la volontà di sposarsi e di non avere figli.

3. Certo puoi fare altri tentativi di persuasione.
E, oltre al dialogo, io mi permetto di indicarti altre strade che sono assolutamente necessarie per poter sperare in una persuasione e anche in una conversione.
Sono quelle indicate da Santa Teresina di Gesù bambino: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso” (Storia di un’anima, 317).
Nella preghiera è racchiusa anche la partecipazione alla S. Messa e soprattutto fare la Santa Comunione per la tua ragazza.
Invoca per te e per la tua ragazza la Madre del buon Consiglio recitando il Rosario.

4. Vengo adesso alla tua esplicita domanda: sì, è possibile permanere all’interno della Chiesa anche come scapoli.
Quante persone di ambo i sessi hanno deciso di non sposarsi e nello stesso tempo di non “prendere i voti” (per usare il gergo popolare)!
Ognuno ha la sua via, nel convincimento però che in ogni strada si è chiamati a donarsi e ad amare con l’amore e con la dedizione più grande.
La santità infatti passa attraverso la strada dell’amore, anzi passa attraverso  la maniera di amare di Gesù Cristo.

Ti sono vicino con la preghiera in questo momento di così grandi decisioni per la tua vita e ti prometto un ricordo speciale nella S. Messa.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Che cosa riesce a fare la partecipazione alla milizia angelica e il portare con sé il cingolo della purezza di San Tommaso

Quesito

Carissimo padre Angelo,

Sono un ragazzo di 33 anni e da circa 6 mesi mi sento molto attratto al sacerdozio e alla vita religiosa.

Una delle mie prime "resistenze" verso questa chiamata era rappresentata dalla questione della castità.

Ho sempre vissuto la mia sessualità senza particolari freni, dandomi al sesso quando possibile o all'autoerotismo in mancanza di esso.

Va detto che sono sempre stato cattolico, frequentando la messa domenicale ecc.

Ma preferivo filtrare alcuni degli argomenti un po' più scomodi - come la morale sessuale.

Praticamente cercavo di resistere il più possibile per poi inevitabilmente cadere.

Si era creato un circolo vizioso: Tentare di resistere per qualche settimana (2 quando davvero ce la mettevo tutta), cadere in malo modo -visitando anche siti pornografici - senso di colpa, confessione, tentare di resistere per qualche settimana...

Pensavo che non ci fosse via di fuga e quindi, quando ho sentito questa chiamata al sacerdozio mi sono detto "io non potrei mai riuscire a vivere in castità!"

Ma poi è successo l'impensabile.

Nelle mie ricerche relative a questa vocazione mi sono imbattuto in questo sito

http://www.angelicwarfareconfraternity.org

E per la prima volta nella mia vita mi sono messo a chiedere il dono della castità in preghiera.

Una tentazione fortissima mi ha preso ma ho continuato a pregare la Madonna, quasi in lacrime.

Era la fine di Agosto 2013 ed è da allora che ho smesso di masturbarmi, senza grandi sforzi.

Per me questo è qualcosa di così grande che mi spaventa.

Mi viene da chiedermi se è normale!

Non sono diventato San Luigi Gonzaga, quando vedo una donna attraente il mio primo pensiero è sempre impuro, gli occhi si muovono secondo vecchie abitudini ma riesco ad accorgermene e cerco di non lasciare troppo spazio alla fantasia, di bloccarla. Questo si che è difficile, ma il non masturbarmi fino ad ora è stato fin troppo facile tanto da spaventarmi e farmi interrogare sulla sull'origine di questo dono.

Lo so, rischio di sembrare pazzo ma se da un lato penso che questo sia stato un dono di Dio, quasi volesse dirmi "guarda che con me puoi davvero fare tutto!" dall'altro lato la cosa mi lascia sconcertato proprio perché di dimensioni così esagerate. Possibile che io, la persona che a malapena riusciva a contenersi per 2 settimane, riesca senza sforzo a non cadere per oltre sei mesi? 

 

Immagino che ricadrò in questo peccato prima o poi, essendo fatto di carne e sangue, ma so che la misericordia di Dio è più grande del mio peccato.

Mi interessava avere il Suo parere su questa esperienza.

 

Prima di lasciarla la ringrazio per lo splendido lavoro che fa tramite il sito e la prego di tenermi nelle sue preghiere affinché Dio mi conceda la saggezza per capire la Sua volontà, il coraggio per sceglierla e la forza per portarla avanti tutta la vita.

 

Un abbraccio nel Signore,

Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,

1. sono molto contento di poter rendere partecipi i nostri visitatori dello straordinario aiuto che si riceve da parte di San Tommaso d’Aquino nell’ottenere il dono della purezza quando si invoca il suo patrocinio e si porta il cingolo della purezza.

Io sono convintissimo della verità di quanto si legge in Sap 7,11: “tutti gli altri beni mi sono venuti insieme con essa” (omnia autem bona mihi pariter venerunt cum illa).

È vero che Salomone in Sap 7,11 sta parlando della sapienza, ma è anche pur vero quanto si legge in Siracide 51,20: “A essa ho rivolto la mia anima?e l'ho trovata nella purezza”.

La purezza porta con sé un immenso tesoro.

 

2. Questo tesoro è dato primariamente dalla presenza personale di Dio nel proprio cuore.

Questa presenza è la nostra realtà più cara. Senza di essa ci si sente vuoti.

Aveva ragione Davide a dire nel Salmo 63,4: “Poiché la tua grazia vale più della vita”.

Ma insieme con questo la nostra mente rimane più limpida, più unita al Signore e viene favorita l’esperienza dei doni dello Spirito Santo.

 

3. Mi scrivi: “Immagino che ricadrò in questo peccato prima o poi, essendo fatto di carne e sangue, ma so che la misericordia di Dio è più grande del mio peccato”.

Mi auguro che tu non ricada. Si aprirebbe una breccia per la quale il comune avversario comincerebbe a tormentarti di nuovo.

È possibile non ricadervi.

È possibile con la grazia di Dio e con l’aiuto della Madonna conservarsi puri per tutta la vita.

 

4. San Tommaso scrive anche per esperienza personale che quando si superano le tentazioni si merita di essere serviti dagli Angeli.

Il servizio che gli Angeli ti renderanno in maniera sempre più cospicua neutralizzerà le tentazioni, anzi, ti farà sentire il disgusto di ciò che ti priverebbe delle esperienze più belle della tua vita.

 

5. Non mi meraviglio che in questa situazione tu senta l’attrazione per il sacerdozio e la vita religiosa.

Da parte mia sono certo che l’impurità distrae non solo dalla pratica cristiana la quale, anche qualora vi rimanesse, rimarrebbe sempre abbastanza superficiale, ma distrae ancor più dalla chiamata del Signore a seguirlo più da vicino.

 

6. Ti assicuro pertanto la mia preghiera sia perché la virtù della purezza sotto il gran patronato di san Tommaso d’Aquino cresca sempre più, sia perché la tua vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa possa fiorire e maturare per il beneficio tuo e di molti.

 

7. Colgo l’occasione di questa tua mail per ricordare che sono sempre a disposizione di coloro che volessero portare il cingolo di san Tommaso o la medaglia, che sono lieto di inviare gratuitamente.

Nel contempo rimando a

? Che cos'è la milizia angelica e quali i vantaggi che se ne acquisiscono www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2613 2 luglio 2013

 

Ringraziandoti ancora, ti benedico.

Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Negata l'assoluzione per atto impuro contro natura

Quesito

Carissimo padre Angelo Bellon OP,
sono un ragazzo di … anni. Frequento i sacramenti, la s. Messa, prego, conduco una vita cristiana, ma ho frequenti cadute in rapporti omosessuali con partner occasionali, sono single. Già diverse volte ho confessato questo mio peccato, sia pur con grande difficoltà, al sacerdote durante la confessione con il mio proposito di non commettere più questo peccato. Il proposito ed il dolore ci sono sempre, ma ricado sempre. Si immagini come vivo, come un gatto che si morde la coda. Questa mattina, infelicemente, un sacerdote (che non conoscevo) mi ha negato l'assoluzione dicendomi che non sapeva se poteva concedermela, doveva chiedere informazioni al suo superiore.
Le garantisco che non ho giudicato male quel sacerdote, anzi in cuor mio mi son detto "Era quello che meritavo, quando ti decidi una volta per tutte ad interrompere questo vizio?"
Ovviamente non voglio stare senza assoluzione, perchè voglio ricevere la Comunione (durante questi giorni non la ricevo, ma vado a Messa).
Le mie domande sono queste:
1. Come mi devo comportare?
2. E' giusto confessare questo peccato solo a sacerdoti che non conosco?
(Ovviamente ne provo vergogna)
3. E' giusto vivere come una mortificazione questo mio status della sessualità?
4. Come vivere la continenza perfetta? (E' la mia massima aspirazione).
5. E' necessario focalizzarsi solo su questo peccato, magari tralasciandone altri che potrebbero essere ancor più gravi?
Grazie padre Angelo,
mi perdoni l'anonimato.
A presto sentirci!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. hai fatto bene a prenderti la negazione della assoluzione come un richiamo molto forte del Signore: forse ti impegni poco a rinnovare la tua vita.
Capisci da te stesso che non si tratta di vero amore, di un uso del tutto impuro dei corpi di tante persone e di una cosificazione della loro stessa persona, ridotta a oggetto di soddisfazione personale, senza lasciare alcun costrutto.
Non è certamente questo il disegno divino sulla sessualità, disegno che di natura sua è santificante e pertanto sempre più elevante.

2. Rispondo adesso alle tue singole domande.
1. Come mi devo comportare?
Hai sentito il Vangelo di domenica scorsa: “E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna” (Mc 9,45).
Questo piede sta a significare frequentazioni di persone o di ambienti che inducono in tentazione.
Scansare l’inferno vale qualsiasi sacrificio.

2. E' giusto confessare questo peccato solo a sacerdoti che non conosco?
(Ovviamente ne provo vergogna)
Meglio sarebbe tenere sempre il medesimo confessore.
Ma se questo talvolta non è possibile, vai a riparare il tuo peccato anche accettando la vergogna di doverlo dire ad un altro sacerdote, il quale, peraltro e come ben sai, è tenuto al segreto.

3. E' giusto vivere come una mortificazione questo mio status della sessualità?
Nella situazione in cui ti trovi devi realizzare la tua sessualità facendoti dono all’interno della società e della Chiesa, ma con la volontà ferma di rimanere casto.
In questo modo la tua sessualità, e cioè la tua inclinazione ad amare, non viene mortificata, ma realizzata nella strada giusta.
La condizione della castità è necessaria perché diversamente non si tratterebbe di vero amore, ma di abuso dei corpi e delle persone altrui, oltre che una profanazione molto grave del proprio corpo, chiamato ad essere mediante la purezza tempio dello Spirito santo..

4. Come vivere la continenza perfetta? (E' la mia massima aspirazione).
Eliminare nella tua testa pensieri, desideri, fantasie che non portano a realizzare il disegno divino sulla sessualità.
Nello stesso tempo devi disciplinarti nel tuo sguardo, cosa che del resto deve fare anche ogni altra persona. Anche qui l’ammonimento del Signore è molto severo: “E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, doveil loro verme non muore e il fuoco non si estingue” (Mc 9,47-48).  

5. E' necessario focalizzarsi solo su questo peccato, magari tralasciandone altri che potrebbero essere ancor più gravi?
No, non c’è solo questo problema nella vita, anche se nella tua vita spirituale è uno dei problemi più grossi.
Bisogna sempre avere uno sguardo onnicomprensivo su tutti i nostri doveri.
Gesù ha detto che “bisogna fare una cosa, senza tralasciare l’altra” (Mt 23,23).

3. Cerca di aver molta preghiera nella tua vita e di chiedere alla Beata Vergine Maria, soprattutto nel Santo Rosario recitato quotidianamente, di ottenerti la grazia di una vita pura, l’unica che ti permette di essere tempio dello Spirito Santo e sempre nella gioia e nella pace.

Ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Un chiarimento su un peccato impuro

Quesito

salve padre Angelo,
Le volevo rivolgere alcune domande sulla morale sessuale dei coniugi ed altre di vario genere perchè sono praticante ma su alcuni aspetti non ho chiare le idee su quali siano i dettami della morale cattolica.
(segue una serie di domande che tralascio di scrivere, n.d.r.)
Il catechismo della chiesa cattolica si sofferma solo su aspetti generali ma non analizza poi i casi concreti. Nel catechismo c'è scritto che sono peccati mortali l'adulterio, la masturbazione, il sesso fuori dal matrimonio, prostituzione e stupro, non si parla né … né di pensieri o sguardi impuri.
(segue di nuovo una serie di domande che tralascio di scrivere, n.d.r.)
Poi un consiglio per la confessione: le telefonate alle linee erotiche sono peccato mortale o veniale? Posso limitarmi a dire che ho commesso atti impuri? …
In attesa di una sua risposta tanti saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. dare una risposta sì, no, senza inquadrare il discorso nell’orizzonte della santità, falsifica tutto e scade nel moralismo.

2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica non è un manuale di teologia dogmatica o morale.
La teologia, in quanto tale, applica la ragione ai principi rivelati da Dio.
A questo punto vengono fuori tante domande, tra le quali quelle di cui mi hai accennato e a queste da risposta la teologia e anche il Magistero della Chiesa.

3. Per venire ad uno degli argomenti da te toccati: “le telefonate alle linee  erotiche sono peccato mortale o veniale?”.
Ti dico solo questo: il cristiano è innestato a Cristo come tralcio alla vite (Gv 15,1ss).
Da Cristo, quale vera vite, trae linfa vivificatrice per i suoi pensieri, per le sue parole, per i suoi sentimenti e per le sue azioni.

4. Ebbene, facendo una telefonata come quella descritta non hai tratto linfa ispiratrice per quello che hai detto e per quello che hai provato da Cristo, ma da un’altra fonte, certamente inquinata e pervertita.
Può essere una telefonata del genere gradita a Cristo?
Allora il giudizio sul mortale o veniale diventa chiaro da se stesso.

5. Ti ricordo che cosa dice la Sacra Scrittura: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).
Una telefonata come quella che hai fatto non può essere offerta a Dio come culto spirituale, in unione al sacrificio di Cristo.
Mostra, piuttosto, che ci si è conformati al mondo e che non porta con se stessa alcun segno o germe di rinnovamento spirituale.

6. Per rispondere in dettaglio alla tua domanda: dopo aver fatto telefonate erotiche non puoi limitarti a dire “ho avuto pensieri impuri”. Qui c’è dell’altro: c’è una conversazione che assomiglia parecchio alla prostituzione. Per cui devi dire il peccato nei suoi termini precisi, altrimenti il sacerdote non lo assolve perché non l’ha capito e non ha inteso assolverlo.
Se non l’avessi ancora fatto, vai a confessarti al più presto.
Il Signore ti aspetta a braccia aperte. Desidera purificarti e rinnovarti interiormente.

Ti assicuro un ricordo nella preghiera perché tu possa salire sempre più in alto nella comunione col Signore e sentirti una cosa sola con Lui.
Ti benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Mi farebbe piacere ricevere una sua riflessione su un problema che mi angustia

Quesito

Caro Padre Angelo,
desidero ringraziarLa anticipatamente per il tempo che vorrà dedicare al mio sfogo, approfittando dell'occasione anche per esprimere il mio apprezzamento per quanto da Lei svolto con questo spazio online che spesso mi ha consolato e sempre mi ha arricchito.
Le scrivo come accennato poco sopra per "sfogarmi", non so come meglio esprimermi, a causa di un gravissimo peccato che spesso mi opprime.
Purtroppo, sono spesso colpevole del peccato di lussuria, con la mia ragazza, prossima moglie (manca poco ormai.)
Tante volte ho provato a resistere, brevi successi, felicità e tenerezza nel Nostro Signore, e poi brutte ricadute che mi lasciano sempre triste.
Sono colpevole ancora di più perché la mia ragazza ritiene, sbagliando, che poiché ci amiamo non facciamo nulla di male ed anche se abbiamo affrontato l'argomento, lei rimane della stessa opinione.
Mi addolora sapere che offendiamo il Signore e mi addolora profondamente essere causa del peccato della mia ragazza, mi sento in colpa e non so come fare per rimediare e per non cadere più.
O meglio, lo so e di recente ho cercato e cerco di essere più vigile, mi confesso, prego, digiuno, ricevo il Santissimo Sacramento.
Purtroppo tutte queste splendide cose non le faccio con continuità ed appena abbasso la guardia vengo attaccato e a volte sopraffatto dal nemico.
Mi farebbe piacere, se Le fosse possibile, ricevere una sua riflessione anche se probabilmente Lei sarà giustamente "stanco" di doversi esprimere su questo argomento.
Approfitto della Sua bontà, chiedendole di ricordare la mia ragazza, mio padre, mia madre, tutti i miei cari, specie quelli più distanti da Nostro Signore, e me nelle Sue preghiere.
La saluto con affetto e gratitudine.
G.


Risposta del sacerdote

Carissimo G.,
1. ti rispondo oggi perché solo oggi sono giunto alle email del 20 agosto.
Ma sono contento della bella coincidenza perché oggi inizia la novena in preparazione alla festa della Madonna del Rosario, che è la titolare dell’Ordine domenicano.
Mi piace ricordare che la Madonna a Fatima in tutte le sei apparizioni ha chiesto che tutti recitassero il Rosario ogni giorno.
La Madonna, come buona Madre, sa ciò che giova alla nostra vita spirituale per non rimanere vittime degli attacchi del nemico.

2. Il consiglio che ti do è il seguente: metti il Rosario come momento importante della tua vita cristiana di ogni giorno.
Sia uno dei momenti più desiderati, anche perché è carico di speranze e di grazia.
Sarebbe bello se la tua ragazza facesse altrettanto.
Penso che in breve anche lei comincerebbe a pensare alla sessualità secondo il progetto di Dio che è infinitamente più alto e più santo di quanto per ora lo viva e purtroppo, senza accorgersene, lo profani.
Penso anche che questa preghiera, allontanando da voi il vostro avversario, vi insegni ad amare la volontà di Dio e di non anteporre nulla all’amore del Signore e della sua Legge.

3. La Legge di Dio non ha altro obiettivo che tutelare il vostro amore di coppia da ogni alterazione e falsificazione.
Il diavolo è astuto nel voler far passare come normale ciò che normale non è.
Tra breve inizierai l’esperienza matrimoniale, che va vissuta secondo Dio nella castità e nella purezza dell’amore coniugale.
Solo con la premessa della purezza ci si può avvicinare a Dio e vivere il matrimonio come una palestra di continua santificazione e avvicinamento al Signore.

4. Parlando di castità o purezza coniugale la Chiesa non dice che i coniugi debbano negarsi l’affetto vicendevole escludendo i rapporti sessuali matrimoniali.
Ma dice che i rapporti compiuti mediante contraccezione sono una falsificazione dell’autentico amore.
È il preciso pensiero del beato Papa Giovanni Paolo II: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

5. Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae sottolinea l’importanza dell’astensione dei rapporti (ecco la castità coniugale!) nei periodi fecondi: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente un’ascesi
Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano.
Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).

6. Ora questa virtù della castità coniugale non spunta da sola con la celebrazione delle nozze.
Ad essa ci si prepara con la castità prematrimoniale.
Ma se prima del matrimonio non si è vissuti in castità, è facile continuare per la medesima china, che poco per volta può portare ad altri mali.

7. La tua ragazza dice che non c’è nulla di male perché vi amate.
Fate attenzione: non è autentico amore e per questo vi fa male, fa costruire l’edificio matrimoniale su un fondamento sdrucciolevole.

8. Rimane sempre vero quello che insegna un documento del Magistero della Chiesa in tema di castità: “La castità è energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).

9. Ti do un ultimo consiglio: cercate di non arrivare al matrimonio senza conoscere i metodi naturali di fertilità e di infertilità.
Giovanni Paolo II ha detto che “tra le condizioni necessarie” per comprendere e vivere la moralità coniugale “rientra anche la conoscenza della corporeità e dei suoi ritmi di fertilità.
In tal senso bisogna far di tutto perché una simile conoscenza sia resa possibile a tutti i coniugi, e prima ancora alle persone giovani, mediante un’informazione e una educazione chiare, tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti” (FC 33).
Come potreste cominciare col piede giusto se non sapete da che parte ci comincia?

Ti assicuro volentieri la mia preghiera per le varie persone che mi hai indicato.
Ti porgo tanti auguri per il tuo prossimo matrimonio e ti benedico.
Padre Angelo

 

 

Un sacerdote risponde

Affermazioni imperfette o profondamente sbagliate e fuorvianti sulla masturbazione

Quesito

sono un uomo di 53 anni cha  a causa di problemi di salute di mia moglie non posso avere al momento rapporti coniugali ; in un anno avrò avuto rapporti una sola volta e non so quanto durerà questa astinenza  So che la chiesa ritiene un peccato la masturbazione e ho letto alcune risposte chiare sul vostro sito ; ho però letto altre opinioni che di seguito le invio che mostrano posizioni più aperte ad esempio quella di uno che scrive: "... Una lettura attenta e approfondita del" Catechismo "ci porta a concludere che la masturbazione può essere un" grave peccato mortale, ma dobbiamo anche ammettere che il "Catechismo prevede situazioni in cui il peccato di  masturbazione non rientra all’interno del peccato mortale … Le circostanze che vanno da 'immaturità affettiva', alla 'forza delle abitudini contratte', a fattori psicologici come l'ansia e anche fattori sociali  se sono in grado di attenuare la colpevolezza morale di una persona, possono rendere la Masturbazione non un peccato mortale ... A dire il vero, né io né i miei colleghi cattolici potremmo mai incoraggiare la Masturbazione. Ma allo stesso tempo, la saggezza della Chiesa e la grazia di Dio racconta che la masturbazione non è sempre un peccato mortale..."
Un altro prende una posizione molto più liberale: "… Può essere peccaminosa la masturbazione? Penso che l'unica volta che la masturbazione può essere considerata seriamente peccato è se qualcuno usa questa attività per evitare obblighi rispetto al proprio coniuge. I teologi di oggi ci dicono che la masturbazione è una parte normale del proprio sviluppo psicosessuale. La maggior parte delle persone passano attraverso le fasi della masturbazione, durante l'adolescenza; altri individui separati dai loro coniugi in tempo di guerra, gli anziani, e persone che non hanno un rapporto costante.
Si spera che non si resti fissati su questa posizione di auto erotismo, sviluppando una relazione con un'altra persona per esprimere la propria sessualità in maniera appropriato e intima …”
Alla luce di queste opinioni la mia domanda è questa: se uno si confessa e dice al sacerdote  quello che ritiene essere un comportamento sul quale ha dubbio che sia peccato o no e il sacerdote (sua guida spirituale) gli dice che quel comportamento non è peccato può smettere di confessare quel comportamento o deve prima interpellare un altro sacerdote o eventualmente il vescovo?
Prego Dio che la illumini nel darmi una risposta preziosa alla mia crescita spirituale e alla salvezza della mia anima e di chi leggerà la sua risposta.
Un abbraccio e una preghiera per lei e per il Santo Padre.


Risposta del sacerdote

Caro,
1. le due posizioni non sono corrette, sebbene a livello diverso, perché la seconda è particolarmente grave e dannosa.
La prima che mi hai riferito: “Una lettura attenta e approfondita del "Catechismo" ci porta a concludere che la masturbazione può essere un "grave peccato mortale”.

2. Allora va fatta una distinzione: la masturbazione oggettivamente è sempre peccato grave, mentre soggettivamente può essere meno grave a motivo di immaturità affettiva, forza delle abitudini contratte, fattori psicologici come l'ansia e anche fattori sociali.

3. Un esempio: la bestemmia oggettivamente è sempre peccato grave. 
Soggettivamente non compie peccato grave se chi la dice è un bambino che ripete quello che ha sentito dagli altri o un pazzo, che non sa quello che dice.
Ma sebbene sia un bambino che la dice, non si può concludere che quella non sia una bestemmia e pertanto un’ingiuria grave fatta a Dio.
Così per la masturbazione: è oggettivamente un’alterazione grave del disegno divino sulla sessualità, e pertanto è un peccato grave, un’ingiuria grave fatta a Dio.
Soggettivamente, per la mancanza di piena avvertenza della mente o di deliberato consenso della volontà può non essere peccato grave.
La mancata piena avvertenza della mente o il deliberato consenso della volontà si concretizza nelle situazioni riportate dal Catechismo: immaturità dell’adolescenza, di squilibrio psichico e radicata abitudine al punto che l’atto in qualche modo sfugge a chi lo compie come può sfuggire una bestemmia a chi aveva il vizio di bestemmiare e di questo vizio se ne è pentito e lo vuole sradicare.

4. Ecco il giudizio oggettivo del Catechismo della Chiesa Cattolica: “Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il magistero della Chiesa - nella linea di una tradizione costante - sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato». «Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana” (CCC 2352) 

5. Allora quanto il primo ha scritto per giustificare la propria affermazione: “Una lettura attenta e approfondita del Catechismo” non è una lettura attenta e tanto meno approfondita. È invece parzialmente distorta.

6. Le affermazioni del secondo che mi hai riportato sono invece del tutto inaccettabili, sbagliate e fuorvianti.
L’estensore di quelle affermazioni fa riferimento ai teologi. Ma non ne cita neanche uno, perché non c’è nessun teologo serio che dica spropositi simili.
Dice testualmente: “l'unica volta che la masturbazione può essere considerata seriamente peccato è se qualcuno usa questa attività per evitare obblighi rispetto al proprio coniuge”.
Sicché, verrebbe da concludere che fuori dal matrimonio non ci troveremmo mai in presenza di un peccato grave.
La Sacra Scrittura invece dice in termini molto gravi: “Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che ci dona il suo santo Spirito” (1 Tess 4,3-8).
Quel “ciascuno” di cui parla la Sacra Scrittura non ha per oggetto semplicemente le persone sposate che si rifiutano di compiere un atto coniugale secondo Dio per soddisfarsi da sole, ma qualsiasi persona. San Paolo qui si rivolge a tutti.

7. Chi ha fatto simili affermazioni non so come possa spiegare le parole della Sacra Scrittura: “che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose”. Perché si tratta chiaramente di ingannare i fratelli.

8. È interessante che tu stesso non ti mostri soddisfatto di queste interpretazioni. Il che da ragione al Magistero quando dice:  “il senso morale dei fedeli afferma senza esitazione che si tratta di un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”.

9. Poi, sempre secondo le affermazioni del secondo che hai citato, “i teologi di oggi ci dicono che la masturbazione è una parte normale del proprio sviluppo psicosessuale. La maggior parte delle persone passa(no) una parte normale del proprio sviluppo psicosessuale. La maggior parte delle persone passa(no) attraverso le fasi della masturbazione, durante l'adolescenza; altri individui separati dai loro coniugi in tempo di guerra, gli anziani, e persone che non hanno un rapporto costante”.
L'autore di questa frase fa riferimento ai “teologi di oggi”.
Come se l’oggi fosse un criterio veritativo! Verrebbe da dire: e se quelli di domani dicessero il contrario di quello che dicono i teologi di oggi?
I teologi non sono il magistero della Chiesa.
Non siamo chiamati ad obbedire ai teologi, ma al Magistero.

10. Tuttavia si guarda dal menzionarli. Perché nessun teologo serio dice cose del genere.
Puoi vedere bene che dietro l’etichetta i teologi di oggi si vuole dire qualcosa di palesemente diverso da quello che insegna Dio nella sacra Scrittura  e che insegna la Chiesa.

11. Comunque questi “teologi di oggi” insegnerebbero che “la masturbazione è una parte normale del proprio sviluppo psicosessuale”.
Se è normale, perché non dovrebbe essere virtuosa?
Ma è proprio vero che la masturbazione sviluppa un soggetto nel suo profilo psicosessuale?
Se la masturbazione è un male, non sviluppa niente di buono.
Anzi sviluppa abitudini contrarie, schiavitù, degrado che non di rado si accompagnano a pornografia e ad altri mezzi inqualificabili.

12. Infine vengono menzionate persone in cui la masturbazione sarebbe lecita: “altri individui separati dai loro coniugi in tempo di guerra, gli anziani, e persone che non hanno un rapporto costante”.
Questi criteri sono ricavati da Dio? Dal Magistero? Portano alla santità?

13. E poi non è un’offesa dire alle persone anziane o che non hanno rapporti costanti che certe esperienze, che di per sé sono degradanti e disumanizzanti, per loro sono lecite?

14. Venendo al tuo caso: l’assenza di rapporti coniugali non da nessuna giustificazione a compiere un atto che è solo un atto di libidine.
E verrebbe da dire: ma la moglie che cos’è? Uno strumento per soddisfare la propria libidine?
Il rapporto coniugale se fosse compiuto così, anche se venisse rispettata l’indissolubilità dell’aspetto unito e procreativo, sarebbe ugualmente peccato. Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie Gratissimam sane ha detto: “La persona non può mai essere considerata un mezzo per raggiungere uno scopo; mai, soprattutto, un mezzo di “godimento”. Essa è e dev’essere solo il fine di ogni atto. Solo allora corrisponde alla vera dignità della persona” (GrS 12).

15. Sempre per te, con grande realismo un documento del magistero della chiesa ricorda che nella vita di tutti, sia di quanti vivono nel celibato come di quelli che vivono nel matrimonio “di fatto capitano in un modo o nell’altro per periodi di più breve o di più lunga durata, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù” (pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 17).
E ancora: se trovi un confessore che ti dice il contrario di quanto insegna il Magistero della Chiesa, non andare più da lui.
Se un medico, anziché darti una medicina, ti desse delle cose che ti fanno stare ancora peggio, continueresti ad andare da lui?
Nelle cose che riguardano lo spirito e la salvezza eterna dobbiamo essere più superficiali?

16. Un’ultima cosa. Introducendo la tua email dici di aver “letto altre opinioni che mostrano posizioni più aperte”.
Vedi di nuovo l’equivoco: “aperte”. Aperte a che cosa? Alla verità? Alla santità? Oppure sono aperte all’errore, al degrado?
Se vuoi tendere alla santità segui le vie di Dio, quelle che ti ho indicato riportando il passo di 1 Tss 4, 3-8.

Ti ringrazio molto della preghiera che mi hai assicurato.
La ricambio di cuore e ti benedico.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Sono gay, ho 34 anni, sono cattolico, di educazione cattolica e, Le soggiungo, di stampo ancora tradizionale

Quesito

Caro Padre Angelo,
torno a porLe alcune considerazioni sul tema dell'omosessualità, al centro di un vivace dibattito e dell'attualità di questo periodo.
Sono gay, ho 34 anni, sono cattolico, di educazione cattolica e, Le soggiungo, di stampo ancora tradizionale. Sono un professionista e, da omosessuale, credo nel mio piccolo, col lavoro quotidiano, di contribuire al bene della società ed al suo miglioramento, esattamente come un normale "eterosessule" sposato.
Non Le chiedo, Padre, di ritornare ad esprimere l'attuale dottrina della Chiesa nello specifico della materia. La conosciamo tutti.  Lei ne ha ampliamente e bene spiegato i contorni più volte.
Vorrei andare un poco oltre, poiché ho la certezza di non essere "malato", "depresso", "contronatura", così come ho la stessa certezza che il Creatore delle cose mi ha fatto così non per errore, non per condanna, ma per volontà.
Quando, Padre, la nostra amata Chiesa muterà l'esplicito atteggiamento di condanna che oggi brandisce come una spada su una comunità fatta da persone tra loro diversissime? Quando io ed il mio compagno, che viviamo da 10 anni una vita normale, morigerata nei costumi, una vita di aiuto reciproco e dono, potremo ritornare nelle Chiese, inginocchiati a ricevere il Sacramento assieme?
Io credo mai. Forse potranno farlo le generazioni di quelli come noi che verranno domani...
Non pretendo risposte incoraggianti, Padre Angelo, perchè il Magistero oggi è quello e basta. Ma i muri che parevano incancellabili si sono abbattuti con i movimenti piccoli dei singoli. Sono tanti quelli come me, ma sembriamo pochi perchè non ci vedete. Vedete solo, purtroppo, i "lustrini" degli omosessualisti per ideologia. La Chiesa stessa al suo interno ha tanti, dico tanti, consacrati che sono della mia stessa "natura". A che serve seguitare ad ostinarsi su una dottrina morale in materia sessuale che è frutto della interpretazione (e della traduzione letterale) delle Scritture? A chi giova tenere fuori dalla Chiesa una umanità che col tempo cresce sempre più di numero (gay, separati, divorziati ecc..)? I nemici della Chiesa sono altri: l'indifferentismo religioso, la società del consumismo, la parificazione di tutte le religioni mondiali verso una grande gnosi.
Che il futuro faccia riconoscere alla Chiesa Cattolica anche  l'amore tra le persone dello stesso sesso, condannando - certo-  la depravazione dei costumi (quelli etero come quelli omo). Le epoche passano. Nel 1950 era peccato grave mangiare la mortadella il Venerdì; oggidì si sorride pensando ad una simile mancanza... Nostro Signore è lo stesso da sempre, ma i precetti non frutto del Dogma di Fede ma dedotti dagli uomini, cambiano inesorabilmente. Nulla possiamo, Padre, contro questa evidenza. Nel 1800 la convivenza tra un uomo ed una donna non sposati, in un paesino, non era nemmeno concepibile. Oggi?
Oggi è peccato grave che due uomini si amino nel senso completo del termine.
Domani sarà, non dico normale, ma accettato come fatto nella sua semplicità, perchè si svelerà che non c'è peccato nell'amore vero. Se la nostra amata Chiesa non troverà la forma di interpretare questo mutamento anziché contrapporvisi, con dolore penso sia condannata ad una progressiva ininfluenza nella guida della società.
Con la tristezza che non vedrò quel domani che ho immaginato, mi scuso della lunghezza delle mie righe e Le assicuro una preghiera oltre che i sensi della mia gratitudine se vorrà rispondermi.
La riverisco.
L.


Risposta del sacerdote

Caro L.,
1. non sto riportare la dottrina della Chiesa, già riportata altre volte, come tu steso dici, e anche così chiara.
Mi permetto solo di fare alcune osservazioni a quanto hai scritto: non si tratta semplicemente della dottrina della Chiesa, ma della Legge di Dio.
Ora, come ben sai, la Legge di Dio non cambia.
Cielo e terra passeranno, ma la sua parola non passerà.
Inoltre, va detto anche che pure la dottrina della Chiesa – se si tratta di dottrina - non muta. Può progredire, ma sempre nel medesimo senso, non per ribaltamenti di posizioni.
Quello che la Chiesa insegna con l’assistenza dello Spirito Santo rimane vero non solo per qualche tempo o per qualche poca, ma per sempre.

2. Nella tua email ricorre spesso: l’amata Chiesa.
Certo, come espressione è bella.
Ma San Tommaso dice che gli amici hanno un medesimo sentire e un medesimo dissentire.
Mi piacerebbe che anche su questo punto della dottrina della Chiesa tu potessi chiamare la Chiesa “amata”, avendo il suo medesimo sentire.

3. Invece questo medesimo sentire non ce l’hai, anzi non lo ami e aspetti solo che venga cambiato.
Sei rassegnato a non vederlo cambiato finché vivi. Lo speri invece per i posteri!
Ma perché devi pensare così?
La dottrina della Chiesa non è frutto della mente umana.
È una puntualizzazione della Divina Rivelazione, puntualizzazione che viene fatta con l’assistenza dello Spirito Santo.
Sperare che la dottrina possa essere mutata è la stessa cosa che non aver chiari i principi del nostro stesso credere.
Dici di essere di un “cristiano tradizionale”.
Sarà.
Ma non forse lo sei solo nell’esteriorità della Chiesa.
La vera tradizione è quella che lega la nostra fede a quella degli apostoli e ci permette di dire: la mia fede è la stessa degli apostoli, quella che Cristo ha infuso in loro, la stessa fede che Gesù è venuto a portare in terra.

4. Non riporto la dottrina della Chiesa sulla pratica omosessuale (sottolineo la pratica).
Ma come non  ricordare però che gli atti di omosessualità gridano verso il cielo?
Questo non è precetto della Chiesa, come l’astinenza del venerdì, ma è parola di Dio.
Che cosa dobbiamo dire di queste parole di Dio che troviamo nella lettera ai Romani: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne” (Rm 1,26-28)?
È inutile sperare che la Chiesa possa cambiare la parola di Dio.
Non lo farà mai.
E anche se per assurdo volesse farlo, Dio non lo permetterebbe.

5. Dici poi che se la Chiesa non si adegua alla mentalità degli uomini, è destinata ad una progressiva ininfluenza nella società.
Ma non ti accorgi che una Chiesa che corresse dietro agli umori degli uomini e facesse proprio il loro sentire avrebbe già perso tutta la sua influenza?
Ma lascio perdere questo discorso, perché il compito primario della Chiesa è quello di condurre alla salvezza eterna gli uomini.
E per tale obiettivo è disposta anche al martirio.

6. Dici in maniera assertoria che Dio ti ha fatto così e che questa è la sua volontà.
Andiamo adagio.
Sta di fatto che la pratica omosessuale dalla Sacra Scrittura è chiaramente deplorata ed è considerata tra i peccati particolarmente gravi.
Sulla genesi dell’omosessualità bisogna dire come minimo che per ora non vi sono certezze.
Ma anche se qualcuno lo fosse per costituzione genetica, non possiamo dire che è volontà di Dio.
Analogamente, se uno nasce con malformazioni al cuore dobbiamo dire che è per volontà di Dio?

7. Mi preme invece dire un’ultima parola, che forse è la più grave e fatico a dirtela, ma devo dirla.
San Tommaso dice che il primo effetto della lussuria è “la cecità della mente”.
Lo dice e lo ripete.
Secondo me la difesa della pratica omosessuale è un segno di questa cecità.
Torna di nuovo quanto si legge nella lettera ai Romani: “Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata” (Rm 1,28).
Questo vuol dire che coloro che praticano l’omosessualità e compiono atti contro natura e se ne vantano, sono tra quelli che ormai non vedono più, non capiscono più, neanche le evidenze più elementari.
Un omosessuale che vive more uxorio con una persona del suo stesso sesso e che si dichiara cattolico praticante che cosa deve dire di quest’affermazione della Parola di Dio: “Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata” (Rm 1,28)?
E di quest’altra affermazione: “E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1,32)?
Perché le commettono? Perché le approvano?
Torna di nuovo quanto abbiamo sentito sopra: “Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata” (Rm 1,28).

8. San Paolo ha avuto coraggio nel dire queste parole da parte di Dio.
Ma le ha dette e noi lo ringraziamo.
Così come ringraziamo il Signore di ognuna delle parole uscite dalla sua bocca.
Il Signore dunque ha parlato.
A me non resta che pregare Dio per coloro che si trovano in disaccordo con la sua parola e con la dottrina della Chiesa.
E prego perché si ravvedano e possano compiere un atto di umiltà dinanzi a Dio che parla.
Vorrei che nel giorno del giudizio non si sentano dire: “Hai parlato così perché ti sei lasciato trasportare nella tua mente dalla condotta disordinata”.

Lo faccio sinceramente come un fratello che ha dedicato tutta la sua vita anche per la loro salvezza.
Ti benedico e ti ricordo al Signore, ringraziandoti per la franchezza e la cortesia con cui hai espresso tutte le tue riserve.
Padre Angelo


 

 

Un sacerdote risponde

Desidererei alcune precisazioni sui pensieri impuri, sulla loro gravità e come vadano confessati

Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
le scrivo per un dubbio che mi assilla e sono certa che lei mi darà una risposta alla luce della verità che è Dio :sono una ragazza e nonostante i buoni propositi e la vita casta che da un anno sto vivendo (ho 23 anni e ho ri-scoperto Dio l'anno scorso donandogli la mia castità prematrimoniale) ho un problema: I PENSIERI IMPURI con cui combatto giorno dopo giorno, si presentano sotto immagini nella mia mente mi fanno sentire debole,  non protetta  e mi fanno avere dubbi su me stessa spesso non li riesco a contrastare, a parte che non riesco a capire quando un pensiero impuro è grave, non capisco che vuol dire acconsentire (io pensavo che si acconsentisse passando all'azione ma non ho ben capito) non so cosa sia il senso né il consenso, poi la confessione dei pensieri impuri non ho capito come si fa (devo dire tipo che cosa è stato oggetto di pensieri impuri (x es. un ragazzo, un ragazzo fidanzato, un uomo sposato…) quindi se vanno confessati specificando oppure se come ho letto devo solo dire ho fatto pensieri impuri senza andare nello specifico.
Un'altra domanda come posso vincere questi pensieri???
La ringrazio della cortese attenzione prestatami.
Dio la benedica immensamente per tutto quello che fa per tutti noi.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. sentire significa avere l’avvertenza che quanto si sta pensando o fantasticando non è corretto.
 Acconsentire significa dare l’avvallo a queste fantasie, anche senza passare all’azione. Si rimane sempre nell’ambito interno dei pensieri e delle sensazioni.

2. Bisogna poi vedere se si tratta di pensieri impuri e cioè che hanno a che fare con un uso della genitalità contrario al disegno di Dio.
Tanti pensieri o sguardi di per sé sono impudichi, ma non toccano ancora l’ambito della genitalità.
I pensieri impudichi sono pericolosi, ma non sono ancora materia grave.
Lo diventano quando coinvolgono di fatto e sensibilmente anche la genitalità.
Il solo pensare all’esercizio della genitalità non è un pensiero impuro.
Per dare l’idea potrei dire che i pensieri impuri che costituiscono materia grave sono quelli che sono la stessa cosa della pornografia, con l’unica differenza che questa ha l’aggiunta dell’immagine esterna.

3. Allora tanti sfarfallamenti che passano per la nostra mente non costituiscono ancora materia grave.
Bisogna tenere presente anche che spesso certi pensieri o sensazioni a volte precedono l’attenzione del soggetto.
Qui la responsabilità va giudicata in base alla reazione del soggetto.
E in questo campo non bisogna dimenticare che non è sufficiente un atto della volontà per rimuovere questi pensieri o queste sensazioni. Ci vuole un combattimento. E nel combattimento è quasi inevitabile che si riporti qualche ferita o contusione, ma non siamo ancora nel peccato mortale.

4. Sant’Agostino e san Tommaso dicono che vi è peccato nei pensieri o nelle sensazioni quando “la ragione nel deliberare indugia in essi, senza scacciarli; essa cioè, a dire di S. Agostino (De Trinitate, 12, 12), trattiene e ripensa volentieri cose che appena giunte all’anima dovevano essere respinte” (Somma teologica, I-II, 74, ad 3).
Si tratta dei cosiddetti pensieri cattivi e, se si riferiscono alla lussuria, dei pensieri impuri.

5. Perché vi sia peccato, è necessario dunque che vi sia la compiacenza e  cioè che si trattengano e si ripensino volentieri e deliberatamente cose che appena giunte all’anima dovevano essere respinte.
Pensare per distrazione o di sfuggita a una cosa cattiva senza avvertire la sua peccaminosità o sperimentando come in un attimo la sensazione impura, rimuovendo a ragion veduta e il pensiero e la sensazione, non è peccato grave, ma imperfezione o peccato veniale.

6. Non va dimenticato che spesso tanti pensieri vagano per la mente a motivo di fattori non sempre identificabili (stanchezza, l’assunzione di particolari cibi o bevande, irregolarità di alcuni processi fisiologici...).

7. Tornando ai peccati gravi: perché si parla di peccato?
La risposta è la seguente: perché questi pensieri o queste sensazioni non sono secondo Dio e non giovano al nostro progresso spirituale. Anzi lo fermano. Talvolta possono bloccarlo.

8. Chi non ha un minimo di esperienza di vita cristiana può sorridere su queste problematiche perché per lui certi pensieri, sensazioni e pornografia sono pane quotidiano. Sono il suo pasto, il suo svago, non di rado il suo unico fine.
Senza accorgersene, non sa di essere prigioniero e incapace di elevarsi in alto. Pensa che tutto sia normale e che siano anormali quelli che si pongono problemi di questo genere.
Pensa anzi di essere sapiente.
Invece è sapiente chi sa vedere lontano e soprattutto sa rapportare le cose di questo mondo con la santità perché “tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).
San Tommaso d’Aquino ricorda che la lussuria provoca la cecità interiore.

9. Nella confessione puoi dire che hai avuto dei pensieri non belli circa la purezza.
Con questa espressione inglobi tanto i pensieri impudichi quanto i pensieri autenticamente impuri ma ai quali non hai dato consenso o nei quali c’è stato un vero combattimento.
Se invece si tratta di pensieri volutamente impuri, dirai che hai avuto pensieri impuri e non hai fatto nulla per rimuoverli dalla mente e dall’affetto.
Se non c’è rischio di qualche grave caduta in qual che particolare settore non è necessario specificare in quale direzione si siano portati tali pensieri. Puoi dire: ho avuto pensieri impuri d’ogni tipo.

Ti esorto a rimanere libera interiormente per essere sempre in grado di ascendere dalle cose della terra quelle del Cielo.
È un’ascensione bella, che è sempre carica di benedizioni.
Intanto ti mando la mia benedizione e ti assicuro il mio ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Un nostro visitatore si domanda se la legge morale della Chiesa sulla sessualità non vada ad invadere un ambito estremamente privato

Quesito

Caro Padre Angelo,
ultimamente ho letto molto del vostro sito, che ho trovato molto utile.
Sono cattolico praticante, riconosco nella Chiesa una saggezza che va oltre l'esperienza umana. Quella che espongo qui non è una critica al suo insegnamento ma un dubbio che vuole essere risolto.
Leggendo a proposito della morale sessuale della Chiesa mi sono imbattuto in trattazioni del tipo… (omissis fatto da padre Angelo per impedire di riconoscere il sito da cui Marco trae lo spunto per le sue riflessioni).
Insomma, convinto dell'importanza del matrimonio e del fatto che si possa trovare solo nella benedizione del matrimonio un'unione giusta e partecipe del disegno di Dio, mi chiedo se non si sia andati un po' troppo oltre, stendendo regolamenti che vanno ad inserirsi in un contesto estremamente privato, togliendo serenità e godibilità ad un momento che dovrebbe essere vissuto anche con trasporto e passione: se si rischia l'inferno per avere sbagliato la "dinamica" è meglio evitare di farlo. La questione si estende poi fino alla proibizione della contraccezione, che, a mio parere, impedisce alla coppia di unirsi se non in poche occasioni, dal momento che i metodi naturali sono troppo inaffidabili…
Il mio dubbio è: siamo sicuri che il tema in questione non sia stato preso in modo eccessivamente prevenuto, anche dai padri della chiesa? Siamo sicuri che un certo tipo di attenzione verso questo tema, non abbia prodotto una regolamentazione che di fatto vada a soffocare questo aspetto dell'uomo? Siamo sicuri di non ripetere l'errore dei sacerdoti del mondo ebraico che avevano sovraccaricato la legge con un gran numero di regole non volute, di fatto, da Dio?
La ringrazio anticipatamente,
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. non entro nel modo di presentare la dottrina cristiana da altri siti.
Mi limito ad alcune considerazioni sulle tue riflessioni per dire che la sessualità è voluta da Dio in una logica di santificazione.

2. Ecco il grande principio: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,18).
Gesù dice nell’Apocalisse: “Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine” (Ap 21,6).
Questo vale anche per la sessualità.
Oppure la sessualità è un momento di relax dove Dio non c’entrerebbe?

4. Se ti metti nella prospettiva che ti ho proposto, tutto cambia e divenuta meraviglioso.
Si tratta di vedere la via che conduce a Cristo anche nella sessualità. Non è questioni di paletti o di moralismi.

5. Giovanni Paolo II ha detto che la sessualità “tocca l’intimo nucleo della persona”. Allora ne va di mezzo dell’orientamento di fondo della propria vita e del proprio rapporto con Dio.

6. Evidentemente non sono d’accordo su quello che dice dei metodi naturali, la cui affidabilità è screditata non a livello scientifico, ma da chi ha interessi economici sulla pelle della povera gente.

7. Né vale il confronto con i sacerdoti della legge ebraica perché il Magistero della Chiesa ha ricevuto delle garanzie da parte di Cristo.
E queste garanzie sono state date perché con sicurezza la Chiesa porti i credenti alla santificazione affinché, come nel nostro caso, possano vivere la propria sessualità secondo Dio: in modo che parli di Dio, porti a Dio e unisca a Dio.

Ti ringrazio per l’apprezzamento per il nostro sito, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Esiste qualche documento ufficiale della Chiesa, oltre al catechismo della chiesa cattolica, cioè prima del 1991/1992, che attesti che la masturbazione è un peccato mortale?

Quesito

Buonasera,
ho visto il vostro sito e la ringrazio per il suo lodevole servizio.
Vorrei porle una domanda. Esiste qualche documento ufficiale della Chiesa, oltre al catechismo della chiesa cattolica, cioè prima del 1991/1992 , che attesti che la masturbazione è un peccato mortale?
mille grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ce ne sono parecchi, ma il più autorevole è la dichiarazione Persona humana della Congregazione per la dottrina della fede. È del 29.12.1975.
Questo documento presenta le valutazioni del Magistero su tre questioni particolari: omosessualità, rapporti prematrimoniali e masturbazione.

2. Ecco che cosa dice della masturbazione:
“Spesso, oggi, si mette in dubbio o si nega espressamente la dottrina tradizionale cattolica, secondo la quale la masturbazione costituisce un grave disordine morale. La psicologia e la sociologia, si dice, dimostrano che, soprattutto tra gli adolescenti, essa è un fenomeno normale dell'evoluzione della sessualità. Non ci sarebbe colpa reale e grave, se non nella misura in cui il soggetto cedesse deliberatamente ad un'auto soddisfazione chiusa in se stessa («ipsazione»), perché in tal caso l'atto sarebbe radicalmente contrario a quella comunione amorosa tra persone di diverso sesso, che secondo certuni sarebbe quel che principalmente si cerca nell'uso della facoltà sessuale.
Questa opinione è contraria alla dottrina e alla pratica pastorale della chiesa cattolica. Quale che sia il valore di certi argomenti d'ordine biologico o filosofico, di cui talvolta si sono serviti i teologi, di fatto sia il magistero della chiesa - nella linea di una tradizione costante -, sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato.
La ragione principale è che, qualunque ne sia il motivo, l'uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità.
A tale uso manca, infatti, la relazione sessuale richiesta dall'ordine morale, quella che realizza, «in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana».
Soltanto a questa relazione regolare dev'essere riservato ogni esercizio deliberato sulla sessualità.
Anche se non si può stabilire con certezza che la Scrittura riprova questo peccato con una distinta denominazione, la tradizione della chiesa ha giustamente inteso che esso veniva condannato nel nuovo testamento, quando questo parla di «impurità», di «impudicizia», o di altri vizi, contrari alla castità e alla continenza.
Le inchieste sociologiche possono indicare la frequenza questo disordine secondo i luoghi, la popolazione o le circostanze prese in considerazione; si rilevano così dei fatti. Ma i fatti non costituiscono un criterio che permette di giudicare del valore morale degli atti umani.
La frequenza del fenomeno in questione è, certo, da mettere in rapporto con l'innata debolezza dell'uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi, generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche con l'oblio del pudore, custode della castità” (n.9).

3. Il documento poi mette in risalto alcuni condizionamenti che possono portare ad una diminuzione di responsabilità del soggetto che compie questi atti.
“La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili, per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l'azione pastorale. Essa aiuta a vedere come l'immaturità dell'adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico, o l'abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell'atto, e far sì che, soggettivamente, non ci sia sempre colpa grave.
Tuttavia, in generale, l'assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone” (n. 9).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Alcuni conviventi pensano che il loro comportamento non sia peccaminoso perché tanto in seguito si sposeranno

Quesito

Caro Padre Angelo,
Innanzitutto desidero ringraziarLa per questa interessante rubrica che dà modo a tante persone di esporre i propri dubbi e chiedere consigli, e La ringrazio ancor di più per la sua chiarezza e la sua capacità di venire incontro alle persone senza farle sentire giudicate.
Detto questo vorrei esporLe un mio dubbio.
Tempo fa parlavo con una persona che sosteneva che sia ipocrita sposarsi in Chiesa dopo aver convissuto; io non trovandomi d'accordo, ho risposto che nel momento in cui si riconoscono i propri peccati e ci si impegna a non commetterli più, è giusto e auspicabile che si "regolarizzi" (so che il termine è improprio: sto semplificando) la propria posizione e si decida di assumere un così grande impegno davanti a Dio. Suppongo che Lei sarà d'accordo.
Il punto, però, è che molte persone che conosco non trovano davvero niente di male nel convivere e partono dal presupposto che, al momento del matrimonio, confesseranno i loro peccati (pur non riconoscendo affatto, nel loro intimo, la convivenza come peccato) e si sposeranno tranquillamente. Ecco, in questo vedo anch'io dell'ipocrisia!
Come dire: mi piace un oggetto ma non ho i soldi per comprarmelo; intanto lo rubo, so che non si dovrebbe fare ma non ci trovo niente di grave, tanto poi quando avrò i soldi necessari mi scuserò col negoziante e lo acquisterò regolarmente... 
Mi domando con quale coscienza ci si possa accostare in tal modo al matrimonio! Io credo che in situazioni simili si stia totalmente travisando il significato del matrimonio.
È chiaro che qui non vi è il peccato e il pentimento, ma, mi si passi il termine, una sorta di premeditazione: si fa deliberatamente una cosa sbagliata sapendo in partenza che tanto si potrà porre rimedio in modo indolore.
Eppure, mi spiace dirlo ma è così, molti sacerdoti non attribuiscono affatto il giusto valore a certe cose: accettano la convivenza purché poi ci si sposi (alcuni, mi è stato detto l'hanno addirittura consigliata!) e non mettono affatto in rilievo il fatto che alcuni comportamenti sono intrinsecamente sbagliati. 
Io sono del parere che alcune posizioni della Chiesa (che poi, in realtà, non sono affatto "invenzioni" della Chiesa, come qualcuno pensa, ma semplicemente leggi di Dio) per quanto impopolari nella società odierna, dovrebbero essere riaffermate costantemente. Talvolta invece ho l'impressione, e mi dispiace, che per avvicinarsi ai giovani e a coloro che hanno preso le distanze dalla Chiesa, alcuni sacerdoti stiano diventando un po' troppo flessibili e accomodanti...
È pur vero che alcune persone non vedono niente di male nella convivenza perché nessuno li ha messi nelle condizioni di capire cosa c'è di sbagliato in essa, ma per coloro che agiscono con piena consapevolezza e che si sposano con un pentimento solo formale e non autentico, non si tratta effettivamente di una sorta di falsità? 
Non mi fraintenda: non intendo dire che il Sacramento sia falso, ma che siano gli sposi a trovarsi in una posizione di falsità e di peccato...
La ringrazio per il tempo dedicatomi, e per il suo prezioso lavoro, che Dio La benedica.
Alice


Risposta del sacerdote

Cara Alice,
1. insisto sull’immagine dell’oggetto rubato con la scusa che poi lo si pagherà.
Tutti sono pronti a riconoscere che un tale comportamento è sbagliato, è scorretto.
Nessuno accetterebbe, se fosse un negoziante, che i clienti si comportassero con lui in questo modo.
Tanto più che nelle convivenze spesso succede che alla fine non si saldi il conto e uno se ne vada per la propria strada, danneggiando il convivente piantato in asso.

2. Premeditare e decidere la convivenza adducendo il motivo che poi col tempo ci si sposerà non diminuisce la gravità del peccato.
Perché in ogni caso la convivenza si basa su un rapporto intrinsecamente falsato.
Giovanni Paolo II ha detto che “La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente” (Familiaris Consortio, 11).

3. Molti, parlando di convivenza, fanno finta che si tratti semplicemente  si stare insieme.
In realtà, mentre si sta insieme per tanti aspetti che di per sé potrebbero essere anche buoni, di fatto si sta insieme come marito e moglie, con tanto di rapporti sessuali, senza essere marito e moglie.
È questo che tanti dimenticano o fanno finta di dimenticare.
E dimenticano o non vogliono dire che tale rapporto è intrinsecamente sbagliato, che è un atto di amore falsato, una menzogna, come dice Giovanni Paolo II, una premessa sbagliata per un matrimonio che sia secondo il cuore di Dio.

4. Mi dispiace sentire che molti sacerdoti accettano la convivenza prematrimoniale.
Credo che quel “molti” ti sia sfuggito. Guardandomi intorno non vedo sacerdoti che siano su quella china.
Piuttosto ve ne saranno alcuni che faranno buon viso a cattiva sorte, nella speranza di poter guadagnare on seguito queste persone per un matrimonio che sia via di santificazione, dia stabilità all’unione fra i due e dia anche sicurezza nei confronti dei figli da generare.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di ribadire questi concetti.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Mia moglie non vuole usare i metodi naturali e si affida alla contraccezione; adesso ha tralasciato del tuto la pratica dei sacramenti

Quesito

Caro Padre Angelo,
ho un problema di matrimonio. Mia moglie non vuole usare i metodi naturali e si affida alla contraccezione.
Ho sperato in un salto di qualità, ma non c'è ancora stato. Mi convinco sempre più che esso sia possibile solo con la sua conversione ma questa ancora appare lontana, anzi, sembra che si sia allontanata, ad esempio è tantissimo che non viene più in chiesa, neanche a Pasqua e a Natale.
Ma le scrivo per un altro consiglio.
Qualche anno fa, ascoltando Radio Maria ho appreso che Siena e Venezia non sono mai state distrutte dalle guerre che nei secoli si sono succedute. 
Padre Livio sosteneva che ciò dipendeva dalla consacrazione che le autorità politiche delle città hanno fatto alla Madonna.
Secondo Padre Livio è proprio il fatto che siano state le autorità politiche a fare la consacrazione che ha dato valore alla cosa.
L'idea mi convince molto.
Ora io non ho una città da consacrare, fossi il sindaco della mia città certo lo farei subito, però ho due case ed è da tanto che vorrei consacrarle.
Il recente terremoto mi ha risvegliato questo desiderio, ho cercato su internet come fare ma ho trovato solo la consacrazione della famiglia, che non è ovviamente la stessa cosa.
Oltretutto in una parte della casa dove non abito risiede gratuitamente un signore che non appartiene alla mia famiglia e l'altra parte non è utilizzata da nessuno.
Consacrando la casa potrei aiutare coloro che in futuro ci abiteranno, magari i miei figli quando saranno grandi o magari i nipoti.
Potrebbe indicarmi come fare a consacrare la casa?
La ringrazio anticipatamente per la sua risposta e prometto preghiere.
Arrivederci,


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Circa la consacrazione degli edifici:
la consacrazione è un atto per il quale si sottrae un oggetto o una persona dall’uso profano per destinarlo al culto di Dio.
Per questo si possono consacrare Chiese, oggetti (suppellettili sacre) e soprattutto persone (sacerdoti e religiosi).
Quando un edificio continua ad esser adibito per un uso profano, più che consacrarlo, lo si benedice. Si implora una protezione.

2. Su quanto ha detto padre Livio, di cui ho stima, non mi pronuncio: perché non si può arguire dal “post hoc, ergo propter hoc” (è avvenuto dopo questo, dunque è avvenuto a causa di questo).
Quante Chiese e cattedrali, pur consacrate, durante la seconda guerra mondiale sono andate distrutte.
Anche il tempio di Gerusalemme era stato consacrato, ed è andato distrutto.

3. Circa la situazione di tua moglie che si è ulteriormente allontanata dal Signore e non va a Messa neanche a Natale e Pasqua: me ne dispiace, ma sotto un certo aspetto non me ne meraviglio.
Perché se il peccato è un allontanamento da Dio, tua moglie è da tanto tempo che va sempre più lontana dal Signore.
Purtroppo non sta camminando per una strada che conduce a Dio, ma che porta sempre più lontano da lui.

4. Per te c’è questo di diverso: che appena sbagli strada, te ne accorgi e torni subito indietro e vai a confessarti.
Capisco quanto ti pesi questa situazione: per te anzitutto, che non vorresti avere questi lacci che ti impediscono di volare sempre più alto. E per tua moglie soprattutto.

5. Penso che possano essere applicate anche ai mariti, e quindi anche a te, le parole di san Pietro il quale esortava le mogli ad una condotta irreprensibile per poter convertire i mariti.
“Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore - capelli intrecciati, collane d'oro, sfoggio di vestiti - ma piuttosto, nel profondo del vostro cuore, un'anima incorruttibile, piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio” (1 Pt 3,1-2).

6. Oltre a questo ti suggerisco anche quanto dice San Paolo: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
Santa Teresina del Bambin Gesù usa altre parole per dire la stessa cosa: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso” (Storia di un’anima 315).

Mi unisco volentieri al tuo impegno, ti ricordo nella S. Messa e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Schiavo del peccato, ho cercato aiuto nel Signore e ne sono stato liberato

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 20 anni. Schiavo del cosiddetto "peccato solitario", da qualche mese ho deciso disperatamente di chiedere aiuto al Signore affinché  potesse conservarmi nella purezza del cuore: devo ammettere che Egli non ha tardato a rispondere. Mi ha fatto scoprire le due Grandi Promesse del Sacro Cuore e del Cuore Immacolato, che sto portando avanti parallelamente con grande gioia, la confessione frequente, la recita del rosario e, soprattutto, la partecipazione quasi quotidiana alla Santa Messa. Con fede e volontà di non offendere più Dio, evito le occasioni di peccato, spinte dalle tentazioni impure che - come mi rendo conto - si sono moltiplicate dinanzi a me.
Per me, perché possa ringraziare ogni giorno Dio dei doni che ricevo e affinché riesca sempre ad agire secondo quanto gradito a Lui.
Grazie ancora,
A.,


Risposta del sacerdote

Carissimo A.,
1. sono contento di pubblicare anche la tua email. È l’ennesima testimonianza che con l’aiuto di Dio si può essere puri.

2. Su di essa desidero fare due annotazioni.
La prima: la purezza non casca dal cielo da sola.
Come ricorda il Magistero della Chiesa richiede una duplice disciplina: quella dei sensi e quella dello spirito.

3. Per disciplina dei sensi s’intende il saper comandare ai propri occhi, ai propri istinti in qualunque direzione ci portino, a cominciare da quello della gola e per finire al tutto curiosare, sapendo fin dall’inizio dove possono portare certe curiosità.

4. Per disciplina dello spirito s’intende comandare la propria fantasia, i propri pensieri, la propria volontà, essere fedeli in maniera puntuale ai propri doveri.
Come vedi, chi è puro è nello stesso tempo forte. È signore di se stesso.

5. Ma la disciplina dei sensi e dello spirito, per quanto preziose, non sono ancora sufficienti ad assicurare in pienezza la virtù della purezza.
Dopo il peccato originale il settore della sessualità è quello che ha conosciuto maggiormente la ribellione dei sensi.
Anche se uno si sforza di governarla sperimenta che essa continua ad aver moti propri.
Di qui la necessità di un intervento celeste, in ordine al quale la Chiesa ha letto un prezioso versetto della sacra Scrittura: “Ho poi saputo che non avrei altrimenti ottenuto la purezza se Dio non me l’avesse concessa” (Sap 8,21).
Per questo il catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che insieme alla pratica di un’ascesi (la disciplina!) adatta alle situazioni dei singoli, l’obbedienza ai divini comandamenti e l’esercizio delle virtù morali, è necessaria anche “la fedeltà alla preghiera” (CCC 2340).

6. Hai fatto bene pertanto a ricorrere all’aiuto del cielo. Come hai potuto notare, quest’aiuto ti è arrivato.
Le due Grandi Promesse dei Cuori di Gesù e di Maria ti aiutano a confessarti in maniera frequente e regolare.
Nello stesso tempo ti sollecitano alla Comunione frequente che dà una forza particolare per esser liberati da tante insidie e infonde vigore senza che uno se ne accorga.
Con queste pratiche porti nella tua vita la forza che deriva dai sacramenti di Cristo.
Continua dunque così e sarai sempre contento.

Ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

La mia fidanzata ed io da più di un anno siamo insieme e stiamo parecchio attenti a non infrangere il Sesto Comandamento

Quesito

Buona sera, padre Angelo,
volevo ringraziarla per questo bellissimo aiuto che lei e i sacerdoti domenicani offrite al prossimo dubbioso e confuso come me anche.
Il mio problema è molto personale, riguarda la morale sessuale e matrimoniale; mi rendo conto che sia un tema molto delicato e che possa urtare le persone più sensibili, me compreso, ma pregherò il Signore di aiutarvi nel vostro nobile compito di informarci riguardo a ciò che è giusto o sbagliato fare in queste situazioni, per evitare di offendere Gesù.
Ecco, il mio problema è sorto leggendo alcune sue risposte a chi le chiedeva se era giusto o no concedersi, tra fidanzati, alcuni momenti di intimità senza arrivare all'atto vero e proprio.
La mia fidanzata ed io da più di un anno siamo insieme e stiamo parecchio attenti a non infrangere il Sesto Comandamento nelle sue vaste tematiche, tanto che il momento in cui vorremmo entrare in contatto per la prima volta sarà nel giorno del matrimonio.
Leggendo le sue risposte, ho notato che lei ritiene disordinate tutte le azioni tra fidanzati che coinvolgono la "genitalità" o che possono provocare una "polluzione": ecco, che cosa intende, esattamente, con queste espressioni? Scusi, non vorrei imbarazzarla, anche a me dispiace entrare così nel dettaglio, ma capirà il perché lo faccio. Il fatto è che, appena la mia fidanzata ed io ci siamo messi insieme, non ci negavamo alcuni gesti sia pure pudichi, ma notavo che – perdoni il dettaglio - mi capitava di secernere il cosiddetto "liquido di Cowper", che, informandomi, ho scoperto essere sintomo di una eccitazione. Per questo, non volendo offendere Gesù, abbiamo tralasciati nettamente questi gesti, perché sentivo che poteva essere un problema di disordine morale il mio. Questo è stato un fatto relativo ai nostri esordi, ma il problema è che siamo giovani (21 anni), vergini e inespertissimi entrambi, ambiamo a modelli di vita casta e pura sul modello di chi, come lei, ha consacrato la propria vita a Gesù e alla Chiesa, consapevoli che un giorno potremo sposarci e ricevere questo meraviglioso dono che è il Sacramento del Matrimonio col quale vorremmo accogliere Gesù nel piccolo nucleo familiare che costituiamo e che, speriamo, possa accrescersi. Come può capire, teniamo entrambi al Matrimonio e capita che ne parliamo, così come ci piace ricordare quando e come ci siamo conosciuti, i nostri primi e timidi discorsi eccetera; in queste circostanze mi emoziono un pochino, anche perché trovo che la mia fidanzata sia davvero carina e ringrazio il Signore che ci ha concesso di incontrarci, e mi capita, purtroppo, il fenomeno che le avevo descritto prima, cioè quella secrezione. Mi chiedo se sia un peccato mortale o veniale, una cosa normale, data l'assoluta astinenza, vorrei, insomma, saperne di più, onde evitare di dispiacere a Gesù e di macchiarmi di un peccato brutto: le chiedo, inoltre, se mi consiglia di rivolgermi a un andrologo.
La ringrazio di cuore per il bene e l'amore che avete voi sacerdoti per il prossimo e per la funzione pastorale che compite sempre con la massima serietà e col reale e profondo attaccamento verso Gesù. La ricorderò in una preghiera. Che il Signore sia sempre con lei e col suo spirito,
Lorenzo

P.S.: Non mi dispiace se pubblica questa mia mail, perché il mio problema potrebbe essere quello di molti altri.


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. come vedi, pubblico la tua email perché di fatto diverse persone possono rispecchiare se stesse in quanto hai descritto.
Innanzitutto mi compiaccio per il vostro comune convincimento di vivere il fidanzamento come un itinerario di santificazione.
Quando nella vita di un giovane, e comunque anche di qualsiasi altra persone, questo obiettivo è perseguito con tutte le proprie forze, ci si accorge subito di ciò che ostacola la comunione col Signore e di ciò invece che la favorisce.
La Chiesa, quando parla di materia sessuale, precisa sempre che si tratta di legge di Dio, comprovata dalla retta ragione (e pertanto accessibile ad ogni persona di buona volontà, anche se non è battezzata) e anche dalla comune esperienza dei fedeli.

2. Il fenomeno che talvolta ti è successo non è di per sé un peccato grave perché può sopraggiungere indipendentemente dalla propria volontà.
Inoltre perché, come nel tuo caso, non vi è stata alcuna volontà di andare contro la legge di Dio.

3. Si tratta di un liquido secreto nella fase di eccitazione (pertanto non è necessario ricorrere dall’andrologo).
Tuttavia la sua secrezione è come un campanello d’allarme che sta ad indicare che determinate manifestazioni affettive corrono il pericolo di rimanere prigioniere di un certa sensualità che può bloccare il progresso della comunione spirituale vicendevole e anche della comunione con Dio.

4. Come ti ho detto poco sopra, nel tuo caso non si è trattato di un peccato grave perché non sapevi di determinate reazioni dell’organismo né le hai cercate.
Ma possono diventare peccato quando dall’esperienza si sa che si va a finire in un inizio di disordine, soprattutto quando non è obbligatorio compiere determinate azioni o manifestazioni.

5. Conservati puro, come già stai facendo, insieme con la tua ragazza.
Tieni sempre lo sguardo fisso sull’obiettivo ultimo di tutte le cose (la santificazione), che è da ricercare non solo quando si prega, ma sempre.
Di fatto, come ti sei accorto, ogni nostra azione influisce sul nostro rapporto col Signore.
L’unione col Signore è e deve essere il paradigma di tutto perché “tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).

6. Chi non vive l’esperienza della grazia santificante e dell’unione col Signore, vede nelle leggi di Dio e della Chiesa solo delle proibizioni, quasi che Dio voglia mortificare l’amore.
Chi invece, come te, vuole avanzare nelle vie di Dio e crescere nell’unione col Signore vede nelle leggi di Dio e della Chiesa un dono singolare che permette di custodire e di accrescere l’autentico amore fra i due e nello stesso tempo conferisce una più profonda esperienza di Dio e di vera felicità.

Ti ringrazio della preghiera che mi hai promesso.
La ricambio volentieri per te e per la tua ragazza e ambedue vi benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Il giovane disgustato dall'omosessualità praticata per anni ci offre un'altra interessante testimonianza

Quesito

Caro padre
la ringrazio per la sua risposta che ho riportato sottostante.
Mi ha risposto in maniera molto comprensiva ed esaustiva nei miei bisogni, per crescere come cristiano.
Se ero un omosessuale felice che viveva nell'amore con se stesso e con gli altri  la sua condizione, mi sarei detto sono contento di vivere cosi.  Con il  libero arbitrio penso che Dio ti lascia scegliere se mettere Lui al primo posto oppure una vita lussuriosa da un  partner all'altro.
Dopo piu' di 10 anni di frequentazione dell’ambiente gay ne ho viste di tutti i colori, dalle perversioni di tutti i generi sempre con persone adulte, dalla ricerca ostentante del piacere sessuale come atto egoistico,  dalle famose coppie di fatto che dopo poco diventato copie aperte e cercano altri partner per rallegrare il tutto.
Alla fine diventa come un vortice che ti spinge a cercare sempre cose nuove sessuali e non sei mai appagato nei sensi (e' come una droga). Di sicuro non si tratta di amore. Cerca e ricerca non trovi mai l'amore nella persona del tuo stesso sesso.
Infine mi sono detto non posso più andare avanti cosi. Buttare la mia esistenza tra un locale e l'altro, tra un rapporto e l'altro. Nel mio cuore, mi sono reso conto  che cercavo l'amore di Dio, che e' quello che ti da pace e ti fa capire la vita e la sofferenza.
Mi sono detto, metto la ricerca dell'amore di Dio al primo posto nella mia vita, perché senza  di quello la vita non ha senso. Ho trovato un’interpretazione della misericordia Divina nel diario suor Kowalska che mi ha fatto capire fino  a che punto Dio può amare l'uomo. Va detto che ognuno la vive a proprio modo, come dice lei nelle sue risposte. Io forse l’ho vissuta in maniera solo genitale e lussuriosa. Non mi aspetto nessuna guarigione da Dio (come dicono in  certe chiese evangeliche), anche perché uno chiede a Dio la guarigione da patologie gravi, come il cancro.
Forse le terapie riparative funzionano quando uno è adolescente, quando la  psiche può essere manipolata ancora, quando sei ancora vergine. Come dice la Bibbia una volta che il peccato e' fatto produce concupiscenza. Ma a 40 ormai la tendenza è radicata e uno se la deve tenere  sotto controllo come il diabete o l'ipertensione. Per l'omosessualità la cura è la castità, quindi il non viverla in maniera genitale, e la confessione quando si ricade e mettere Dio al primo posto.
Se mi svegliassi un mattino e mi sentissi eterosessuale, certo sarebbe una grazia, ma questa non mi libererebbe dalla lussuria. Non avrei la stessa felicità nel cuore di una persona che è stata guarita da un tumore o da un’altra malattia grave.
La chiesa e Dio non obbligano nessuno a sposarsi, nella Bibbia Gesù dice che il matrimonio è fatto solo per le persone che possono comprenderlo. Ho letto il libro  Ero gay, di Luca di Tolve, non so se lo ha letto padre? Certo una storia di dolore e poi l'hiv, non ho mai capito perché Luca non ha chiesto a Dio la guarigione dal hiv. E comunque anche se facessi sesso con una donna mi sentirei comunque omosessuale, perché per 15 anni ho avuto rapporti con lo stesso sesso e non so come potrei renderla felice. Quello che è scritto nella tua persona non si cancella cosi' facilmente e rappresenta quello che sei.
Devo dire che avevo vergogna quando ho confessato questo peccato, ma ho trovato preti molto comprensivi, che mi hanno fatto pesare questo peccato come altri che avevo commesso.
La ringrazio per il tempo che ha dedicato a leggere queste righe (non facendo caso a come scrivo), spero di avere una sua nuova risposta che mi possa essere di sostegno nel mio cammino cristiano.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. anche questa volta ti ringrazio di cuore per quello che hai scritto.
Soprattutto oggi, con il bombardamento di una cultura che vuole far passare l’omosessualità come un fatto normale e come un modo come un altro di vivere la propria sessualità, la tua testimonianza è preziosissima.

2. Questa tua testimonianza ci mette davanti un mondo infelice che rende ragione delle parole forti con cui la Sacra Scrittura condanna la pratica omosessuale.
La pratica omosessuale è un’oggettiva perversione del disegno di Dio.
Il continuo passare da un partner all’altro fa capire come non si tratti affatto di donazione di sé.
La donazione del proprio io è una donazione irrevocabile, proprio perché di io ne abbiamo solo uno.
Un volta donato il proprio io, ci si espropria di se stessi e si appartiene all’altro definitivamente, irrevocabilmente, come avviene nel momento del consenso nuziale.

3. Quello che la Chiesa dice della contraccezione, e cioè che infine non si tratta di autentico amore (perché ci si rifiuta di donarsi in totalità e di mettersi in gioco), vale ancor di più per la pratica omosessuale.
Non si tratta di autentico amore.

4. Ti ringrazio anche per aver ricordato che l’unico autentico rimedio per gli omosessuali è la castità.
Solo la castità custodisce la purezza dell’amore.
E si può essere felici solo quando ci si dona in maniera pura.

5. La castità per un omosessuale può essere difficile.
Ma da quanto tu dici, è ben opprimente la pratica omosessuale.
Il peso della castità (se può essere considerata un peso) non è niente in confronto con la frustrazione e la desolazione interiore lasciata dalla pratica omosessuale.

6. Desidero riportare uno stralcio della lettera della Congregazione per la dottrina della fede sulla cura pastorale delle persone omosessuali.
La distinzione tra inclinazione e pratica omo sessuale è ben netta.
Questo stralcio non mette in discussione la bontà e la generosità delle persone con inclinazione omosessuale.
Parla della pratica, e cioè dei peccati di omosessualità:
Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale.
L'attività omosessuale non esprime un'unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un'esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l'essenza stessa della vita cristiana.
Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un'attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall'autocompiacimento.
Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio.
Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (Homosexualitatis problema, 7).

8. Continua dunque la tua vita stando aderente al piano salvifico di Dio.
È il piano che ti porta alla santità, all’unione perfetta con Signore.

Ti ringrazio ancora vivamente per la tua testimonianza, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Quando ho saputo che la mia ragazza vuole rimanere vergine fino al matrimonio, per me è stato come ricevere un colpo al cuore

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 21 anni che da qualche mese (5 mesi) condivide una relazione sentimentale con una ragazza di 27 anni, nelle mie precedenti relazioni ho sempre  avuto rapporti sessuali anche perchè, credo che in una coppia sia importante avere feeling anche  sotto quell’aspetto.
Purtroppo nella nostra relazione c’è un problema abbastanza grave, lei vuole arrivare vergine fino al matrimonio.... quando ho saputo questa cosa, per me è stato come ricevere un colpo al cuore. All’inizio ho subito pensato di lasciarla saputo la notizia, ma poi il mio cuore mi diceva di continuare visto che nella mia vita non ho mai trovato una ragazza  buona come lei, davvero una ragazza fantastica che trovare ai giorni d’oggi è cosa molto rara.
Purtroppo tra noi sono sorte parecchie  discussioni su quest’argomento, arrivammo ad un punto che  lei disse "Ok se  per  te  è così importante  facciamolo, ma io non sono contenta", io le dissi che se poi mi avrebbe dovuto rinfacciare questa cosa tutta la vita, allora era  meglio non fare niente....
So bene che io sono un peccatore, ma io vedo il sesso come  parte fondamentale di un rapporto, quello che differenzia un’amica da una fidanzata, padre so bene che la chiesa condanna il sesso prima del matrimonio, ma se poi  ad esempio io dovessi  accettare la sua decisione di arrivare vergine al matrimonio (la amo tantissimo) e poi non mi dovesse  piacere, quali sarebbero le strade da prendere? Tempo fa ho letto una storia di una coppia di ragazzi che  sono stati fidanzati per 10 anni, sono arrivati  vergini al matrimonio e poi al momento  di fare l’amore, lei ha scoperto che lui era impotente, dopo pochi mesi hanno divorziato.... io non vorrei arrivare  a questo punto, anche perchè da divorziato per me sarebbe difficile trovare un’altra compagna.
Forse le potrò sembrare  infantile, immaturo, ma la prego mi dia un consiglio.... Forse ho fatto l’errore di innamorarmi della persona  sbagliata....


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. forse hai trovato la grazia di incontrare la persona giusta che ti aiuta a rispettare i tempi e ad imparare ad amare.
Finora hai avuto diverse esperienze con tanto di rapporti sessuali, ma tutte miseramente concluse.
Quei rapporti hanno bloccato fin dall’inizio la possibilità di far sbocciare l’amore.
Il quale amore è altra cosa dall’attrazione erotica.

2. La prima esperienza che i due sono chiamati a fare è quella della sintonia dei pensieri, delle vedute, dei desideri.
È l’esperienza della comunicazione degli spiriti.
È a questo livello che si costruisce insieme qualcosa di duraturo.
L’esperienza carnale invece blocca la vittoria su se stessi e sui propri istinti.
Blocca il dialogo e spegne l’amore.
Questo ti è già capitato diverse volte nella vita e, purtroppo, non hai ancora appreso il messaggio che ne devi ricavare.

3. Scrive il Pontificio Consiglio per la famiglia: “Nella stessa misura in cui nell’uomo si indebolisce la castità, il suo amore diventa progressivamente egoistico, cioè soddisfazione di un desiderio di piacere e non più dono di sé” (Sessualità umana: verità e significato, 16).
E ancora: “Non si deve mai dimenticare che il disordine nell’uso del sesso tende a distruggere progressivamente la capacità di amare della persona, facendo del piacere - invece che del dono sincero di sé - il fine della sessualità e riducendo le altre persone a oggetto della propria gratificazione: così esso indebolisce sia il senso del vero amore tra l’uomo e la donna - sempre aperto alla vita - sia la stessa famiglia e induce successivamente al disprezzo della vita umana che potrebbe essere concepita, considerata allora come un male che minaccia in certe situazioni il piacere personale” (Ib., 105).

4. Non si tratta solo di una legge della Chiesa, ma di una legge di Dio.
Come sentirai nella prima lettura della Messa di domenica prossima (festa della SS. Trinità) la legge del Signore è tutta a nostro favore, perché posiamo essere felici e nel caso dei fidanzati e degli sposati perché il loro amore possa conservarsi e crescere.
Ecco che cosa dice il testo sacro: “Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre” (Dt 4,40).
Il comando divino “non commettere atti impuri” è ordinato a sbarrare la strada a chi stesse per spegnere in se stesso la capacità di amare, di donarsi.

5. Mi dici che l’esperienza sessuale è troppo importante per te prima del matrimonio.
Non ci vuole molto a capire che si tratta di un’esperienza falsata, che snatura il progetto di Dio sulla sessualità e sull’amore umano. Non può che portare al fallimento.
Senti invece che cosa dice Giovanni Paolo II: “La donazione fisica totale sarebbe menzognase non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente” (Familiaris consortio 11).

6. Vorrei dirti anche un’altra cosa: le virtù matrimoniali si preparano prima del matrimonio.
La fedeltà coniugale si prepara prima del matrimonio, non concedendosi a chi ancora non ci appartiene.
La fedeltà, come qualsiasi altra virtù, non nasce con noi stessi, ma si acquista con il dominio di sé, con la lotta e con la vittoria.
Su questo punto tu, per ora, sei a livello di continue sconfitte.

7. Dovresti essere fiero di aver incontrato una ragazza che ha custodito intatto il dono di se stessa e lo riserva solo per colui che diventerà suo per sempre dopo il consenso nuziale.
Ti domando: ti piacerebbe avere come sposa una che si è consegnata mille volte al primo partner che conosceva per verificare l’intesa?

8. Infine l’argomento che hai portato a giustificazione dei rapporti sessuali almeno nel tuo caso non tiene.
Non si può banalizzare un gesto così alto scambiandolo per una prova fisica e materiale.
Se uno è sincero con se stesso, certe cose non ha bisogno di verificarle, le conosce in anticipo da molto tempo.

Ti ringrazio per la franchezza con cui mi hai esposto i tuoi pensieri.
Ti ricorderò al Signore nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Le chiedo un parere sulla paternità responsabile

Quesito

Caro Padre Angelo
vorrei chiederle un consiglio su un mio desiderio che mi angustia da tanti anni. Sono felicemente sposata ho due splendidi figli di 14 e 9 anni ma da circa 6 anni desidero averne un altro, mio marito mi ha sempre promesso che prima o poi l'avremmo avuto ma sono passati gli anni e niente lui dice che ci sono i problemi economici che due figli li abbiamo io cerco di farmene una ragione so che quello che dice è giusto siamo in affitto facciamo fatica a tirare avanti ma il mio pensiero è sempre lo stesso ,mio marito mi aveva promesso che prima che compivo 40 anni lo avremmo avuto questo bambino ma, Padre, ne ho 41 e mezzo e non ne vuole sentire parlare specialmente con la crisi economica attuale. Io mi sento sempre più amareggiata e il fatto che la mia età avanza mi rattrista so che non l'ho potrò più avere questo figlio.
Secondo lei è giusto fare questi calcoli economici o dovremmo affidarci alla Divina Provvidenza e avere (o almeno provarci) questo terzo figlio?
So che il coito interrotto è peccato. Mi sento sempre più amareggiata e inquieta e non riesco a fare l'amore serenamente. Ho provato a spiegarlo a mio marito ma lui non capisce gli sembra un pretesto per raggiungere il mio scopo. Cosa devo fare?
In attesa di una sua risposta le invio i miei auguri di un buon anno nuovo.


Risposta del sacerdote

Carissima,

1. il numero dei figli lo decide la coppia.
Non un coniuge soltanto, ma la coppia.
Pertanto non può essere solo tuo marito a decidere né puoi essere solo tu.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II dice: “In virtù del diritto inalienabile dell'uomo al matrimonio e alla generazione della prole, la decisione circa il numero dei figli da mettere al mondo dipende dal retto giudizio dei genitori e non può in nessun modo esser lasciata al giudizio dell'autorità pubblica.
Poiché questo giudizio dei genitori suppone una coscienza ben formata, è di grande importanza dare a tutti il modo di educarsi a una retta responsabilità quale veramente conviene a uomini, nel rispetto della legge divina e tenendo conto delle circostanze reali e di tempo” (Gaudium et spes, 87).
E ancora: “Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi” (GS 50).

2. La Chiesa chiede ai coniugi una paternità responsabile.
Nell’enciclica Humanae Vitae Paolo VI dice: “In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali la paternità responsabile si esercita sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato una nuova nascita” (HV 10).

3. Circa il coito interrotto Paolo VI nella medesima enciclica scrive: “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli” (HV 10).
Del resto in questa linea si era già espresso il Concilio dicendo che “nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che si deve conformare alla legge divina stessa, docili al magistero della chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del vangelo.
Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale, lo salvaguarda e lo sospinge verso la sua perfezione veramente umana” (GS 50).

4. Nella regolazione delle nascite sono leciti solo i metodi naturali, cioè quelli che sfruttano i ritmi di fertilità e di infertilità della donna.
Sempre nella medesima enciclica Paolo VI ha scritto: “Perciò “se per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordato” (HV 16).

5. Va detto che il Magistero ha sempre avuto espressioni di elogio per la famiglia numerosa, se è voluta responsabilmente. In tal senso il Concilio ha detto: “I coniugi cristiani, confidando nella divina Provvidenza e coltivando lo spirito di sacrificio (1 Cor 7,5), glorificano il Creatore e tendono alla perfezione in Cristo quando adempiono alla loro funzione di procreare con generosa, umana e cristiana responsabilità.
Tra i coniugi che in tal modo soddisfano alla missione loro affidata da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che con decisione prudente e di comune accordo, accettano con grande animo anche un gran numero di figli da educare convenientemente” (GS 50).

6. Se i coniugi praticano il coito interrotto o anche altre forme di contraccezione devono premettere la Confessione sacramentale alla Santa Comunione.
Paolo VI nell’Humanae Vitae ha detto: “Non intendiamo affatto nascondere le difficoltà talvolta gravi inerenti alla vita dei coniugi cristiani: per essi, come per ognuno, ‘è stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita’ (Mt 7,14; Eb 12,11). Ma la speranza di questa vita deve illuminare il loro cammino, mentre coraggiosamente si sforzano di vivere con saggezza, giustizia e pietà nel tempo presente, sapendo che la figura di questo mondo passa (1 Cor 7,31).
Affrontino quindi gli sposi i necessari sforzi, sorretti dalla fede e dalla speranza che non delude; perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori con lo Spirito Santo, che ci è stato dato (Rm 5,5); implorino con perseverante preghiera l’aiuto divino, attingano soprattutto nell’Eucaristia alla sorgente della grazia e della carità.
E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).

Ti assicuro la mia preghiera perché il tuo desiderio possa essere soddisfatto e pienamente condiviso da tuo marito.
Il Signore ti benedirà e ti benedico anch’io.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Mi spieghi ancora la differenza tra contraccezione e il percorso dei metodi naturali perché fatico a comprenderla

Quesito

Gentile Padre Angelo
So che lei è teologicamente corretto. Solo vi sono molti punti che trovo di difficile accettazione/comprensione.
Un solo esempio, senza voler entrare in temi più spinosi.
La Chiesa ammettendo i metodi naturali, mi sembra crei una situazione paradossale.
Chi utilizza metodi contraccettivi lo fa per un'unica ragione: evitare assolutamente una gravidanza.
Lei stesso promuove i moderni sistemi naturali che garantiscono un'affidabilità ben superiore al preservativo o al cosiddetto "coito interrotto".
Vede il messaggio di Cristo, il Cristo che ho conosciuto, è sempre stato difficile ma chiaro, spesso chiaro in modo sconcertante.
Quello della Chiesa, in questo ed altri casi, mi sembra perlomeno ambiguo.
Mi perdonerà la banalità della metafora, ma la Chiesa in un certo qual modo mi vieta di entrare in Milano utilizzando l'autostrada (metodi non naturali), ma me lo consente se percorro strade statali o provinciali (metodi naturali). È vietato o no andare a Milano??
Una coppia decide di non avere figli. Punto. Altrimenti non utilizzerebbe metodi contraccettivi.
Se opta per quelli naturali, in grado di garantire il risultato meglio di alcuni artificiali, non è in condizione di peccato.
Se opta per quelli artificiali pecca.
Il fine è il medesimo: evitare consapevolmente una gravidanza.
Certo lei potrà dirmi che teologicamente una via è ammessa l'altra no. Sicuramente non posso contestare l'infallibilità del Magistero.
Resto però con una spiegazione razionale a mio avviso insoddisfacente. Sarebbe molto meglio a questo punto un "è così basta".
Nel mio intimo spero che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere.
Buone Feste
Alberto


Risposta del sacerdote

Caro Alberto,
1. se le cose stessero come dici tu, avresti ragione.
Il tuo errore sta nel guardare solo alla materialità delle cose, mentre nell’atto coniugale si consuma ben altro che ilo solo accoppiamento dei coniugi.
Come ha ribadito diverse volte il beato Giovanni Paolo II la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona.
Sicché ne va di mezzo la disposizione di fondo di  se stessi, l’orientamento a Dio e all’altro coniuge.
Stando alla tua metafora, non si tratta semplicemente di entrare in Milano dall’autostrada o da altre strade, ma dell’andare a Dio (santificazione) o del perdersi, del conservare autentico il proprio amore o di contraffarlo.

2. Se non tieni presenti quest’obiettivo di fondo tutto viene falsato.
Forse neanche un ateo sarebbe disposto ad accettare tranquillamente il tuo ragionamento perché tutti sono a conoscenza delle ricadute pesanti di alcuni contraccettivi sulla salute delle persone, principalmente delle donne.
E anche i contraccettivi meno pesanti dichiarano palesemente che si tratta di qualcosa di artificioso o di arbitrario, che non è secondo l’intrinseco significato di quei gesti.
C’è da domandarsi se Dio possa costringere l’uomo a farsi del male o a compiere qualcosa di artificioso quando si tratta di esprimersi a vicenda la donazione totale di sé.
Sicché tante persone optano da sole, indipendentemente dal credo religioso, per i metodi maturali.
Chiedendo ad una persona che cosa prova di diverso tra la pratica della contraccezione e il ricorso ai metodi naturali mi sono sentito rispondere: “Ma è tutto diverso. Nel primo caso non c’è amore”.
Chi da sempre ha praticato la contraccezione forse non coglie questa diversità.
Ma chi ha percorso altre vie, sa che queste sono immensamente più belle e gratificanti.

3. In riferimento al problema cui accenni Giovanni Paolo ha affermato che  vi è “una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili” (Familiaris Consortio 32).
Ho dato una lunga risposta di quattro puntate a chi mi chiedeva di descrivere la differenza essenziale che vi è tra i due metodi.
Puoi andare a leggere queste risposte pubblicate in data 14.15.16.17 aprile 2010. Puoi anche vedere la risposta pubblicata il 17.12.2011.

4. Adesso mi limito a dire che nella contraccezione i coniugi rompono la comunione con Dio, poiché non si comportano come ministri del suo disegno divino, ma come arbitri.
Mediante la contraccezione i coniugi si sostituiscono a Dio, si chiudono a lui, e, anzi, rifiutano il suo disegno proprio su quelle potenzialità che stanno mettendo in atto.
Sicché il loro amore non è più aperto al suo, non lo rivela, non lo comunica.
Dio cessa di essere l’alfa e l’omega dell’amore coniugale e degli atti che lo esprimono.

5. Nel ricorso ai metodi naturali invece Dio è presente per diversi motivi.
Anzitutto perché si accoglie il suo disegno e si è disposti ad accogliere l’eventuale nascituro perché si riconosce che quegli atti sono potenzialmente procreativi.
Inoltre ci si sa astenere nei periodi fecondi e si acquisisce così una grande capacità di autodominio, che è sinonimo di rispetto e di attenzione all’altro. E l’autodominio, acquisito nel nucleo più intimo della persona, rifluisce in maniera benefica in tutti gli altri ambiti della propria vita.
Nella contraccezione invece succede tutto il contrario.
Infine e soprattutto nel ricorso ai ritmi naturali la legge di Dio è adorata, diventa norma della propria vita, è luce che guida il cammino (e non solo in questo ambito).

6. Come vedi, si tratta di una disposizione di fondo del tutto diversa.
Aveva ragione Giovanni Paolo II a dire che vi è una “differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi”.
È così profonda che l’una mantiene nella grazia di Dio perché Dio è portato nel nucleo più profondo della propria vita, l’altra la fa perdere la grazia santifiocante, perché estromette Dio e il suo disegno nel nucleo più profondo di sé.
Con tutte le conseguenze che ne derivano nell’ordine temporale ed eterno.

7. Senza dire del cambiamento di significato che il rapporto coniugale acquisisce tra gli sposi stessi.
Nella contraccezione l’atto viene privato della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa. Sicché non ci si dona in totalità. Giovanni Paolo II dice che in tal modo i coniugi “manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale” (FC 32).

8. Concludi dicendo che nel tuo intimo speri “che questo sia solo un periodo di transizione necessario ad una progressiva apertura ad altri metodi di contraccezione in linea con la realtà in cui siamo chiamati a vivere”.
Puoi metterti il cuore in pace: la Chiesa non esprimerà mai un insegnamento in materia di fede e di morale diverso da quello precedentemente insegnato.
La dottrina della Chiesa, anche in materia di morale, non cambia, ma si approfondisce e si perfeziona.
Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha detto: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa infatti è il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100).

Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato di presentare ai nostri visitatori la dottrina della Chiesa in una materia così importante per la vita e per il destino eterno delle persone.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Perché la vita intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?

Quesito

Caro Padre Angelo,
un altro problema riguarda la sessualità
Il "problema", è che nell'esercizio sbagliato della propria sessualità non è visibile un danno tangibile a qualcuno, come può essere ad esempio un omicidio o un furto. Per cui si pensa "E ma non faccio male a nessuno", per cui peccare contro il proprio corpo non è vista come una cosa sbagliata, tanto che una ragazza cattolica praticamente mi ha detto "E ma se due si amano e non sono sposati non si può chiamare disordinato l'atto sessuale che hanno" (e sinceramente a questa risposta ci sono rimasto amareggiato..). Cosa potrei rispondere? Considerando anche che non basta rispondere "c'è questa enciclica che dice" o "il Papa ha detto così.." perché purtroppo ho notato una certa sfiducia nei confronti del Magistero e relative Verità di fede.
La domanda che più mi preme è questa però: perché la vita intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?
La ringrazio tantissimo per l'eventuale risposta!
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. neanche quando uno bestemmia è visibile il danno.
E neanche quando si tralascia di santificare la festa.
Ma il più delle volte non è visibile neanche quando si compie un adulterio…
Allora identificare il peccato solo con i suoi effetti visibili è sbagliato.
Forse solo nel caso dell’omicidio e del furto gli effetti sono visibili. Ma i comandamenti non sono due, bensì dieci.

2. Il peccato porta un disordine nel fondo di se stesso, nell’orientamento del proprio io.
Il peccato, come lo definisce Sant’Agostino, consiste essenzialmente “nell’allontanarsi da Dio e nel rivolgersi in maniera disordinata alle creature”. Ecco il male. Le creature che Dio ci ha dato perché ci parlino di Lui, ci portino a Lui e ci uniscano a Lui, diventano il nostro Dio.
Ma le creature non possono saziare il bisogno di felicità dell’uomo, perché questo bisogno è infinito, mentre le creature sono tutte finite, limitate.
Con ragione Sant’Agostino diceva: “Tu Dio ci hai fatti per te e il nostro cuore e inquieto è il nostro cuore finché non riposi in te” (Confessioni, 1,1).
Il male del peccato non è anzitutto un male materiale, ma di ordine morale. Consiste in un disorientamento di fondo della propria vita, un destinarsi all’infelicità nella vita presente e alla perdita irrevocabile di Dio in quella futura.

3. "E… ma se due si amano e non sono sposati non si può chiamare disordinato l'atto sessuale che hanno".
Sì, è disordinato perché quell’atto ha un duplice significato: di donarsi all’altro in totalità anche temporalmente. Ora fuori del matrimonio la totalità del dono non è ancora stata sancita, non è irrevocabile, ognuno può ancora tornare indietro, è libero, non appartiene per sempre ad un’altra persona.
Inoltre la contraccezione manifesta ulteriormente un’alterazione del disegno divino sulla sessualità perché non si vuole che raggiunga il suo obiettivo intrinseco.
Ti pare ordinato darsi a uno che non  è ancora tuo, quando quel gesto significa invece proprio quello?
Ti pare ordinato “usarsi” a vicenda e poi lasciarsi?
Ti pare ordinato compiere un gesto che rimane sempre potenzialmente procreativo e talvolta lo è nonostante tutti gli artifizi?
Il dare il proprio corpo anche nella dimensione genitale è proprio la stessa cosa che darsi la mano?

4. “Se due di amano”.
Quest’espressione è soggetta ad ambiguità.
Talvolta si tratta di vero amore. E allora se due persone si amano in maniera vera non falsificano un gesto che di suo ha degli obiettivi ben precisi: donazione totale di sé e apertura alla vita. Si amano e si rispettano in tutti i sensi.
Talvolta invece per amore s’intende semplicemente l’attrazione erotica. Allora ci si può domandare se sia sufficiente l’attrazione erotica per giustificare l’atto sessuale? È ancora vero amore quello in cui ci si usa per un attimo e per sfogare la propria libidine e poi ci si lascia?

5. Certo, se svanisce Dio e il senso ultimo della nostra vita non ha più senso parlare di bene e di male. San Paolo dice: “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1 Cor 15,31).
Stupisce che una ragazza che si dice cattolica abbia un modo di pensare che non solo non è cattolico, ma neanche da credenti in Dio.
Comprendo la tua amarezza.
Ma viene da ricordare quanto Benedetto XVI ha detto ai giornalisti mentre si recava a Fatima nel 2010: “Quando si parla di credenti si da per presupposto che ci sia la fede, ma spesso questa non c’è”.
Se per fede s’intende sapere che Dio c’è, ebbene questa fede ce l’hanno anche i demoni.
Aver fede invece significa orientare la propria vita a Dio e obbedire a Dio.

6. Infine mi chiedi: “perché la vita intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?”
Perché la sessualità, come rileva Giovanni Paolo II “non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale” (Familiaris consortio 11).
Ne va di mezzo la disposizione di fondo di se stessi.

7. La santificazione è legata alla carità, e cioè alla maniera di amare di Dio.
L’impurità è tutto il contrario: non porta ad amare col cuore di Dio, a desiderare e a donare all’altro quello che Dio gli vuole donare, ma porta a usare dell’altro.
L’impurità non è vero amore e non è senza conseguenze perché “la carne ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari alla carne” (Gal 5,16-17).
L’impurità, in qualunque modo si esprima, spegne il gusto delle cose di Dio.

8. Sentirai nella seconda lettura di domenica prossima (2a del tempo ordinario b): “Il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore” 1 Cor 6,13) e ancora: “State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi”(1 Cor 6,18-19).
Desidero ricordare anche quanto ha detto il Signore nel suo primo discorso, quello della montagna: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8).
Quando impera l’impurità, Dio non interessa più.
Anzi si può giungere a quanto San Paolo diceva piangendo: “Perché molti - ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto - si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra”  (Fil 3,19).

Non vado oltre perché non si finirebbe più.
Ti saluto, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Sono ateo, non battezzato, provo una forte attrazione per la Chiesa cattolica ma ho qualche dubbio sulla morale sessuale

Quesito

Caro Padre Angelo,
frequento da qualche tempo il suo sito e trovo illuminanti e pertinenti le sue risposte. Mi azzardo, dunque, a sottoporle le mie domande.
Io sono ateo (poco convinto e soggetto a crisi continue) e non battezzato. Da qualche tempo provo una forte attrazione per la religione cattolica.
Ma ci sono regole che mi sembrano eccessivamente dure, volevo chiederle come verrebbe interpretata la mia posizione alla luce della dottrina cattolica.
Faccio fatica a credere, in particolare, alla morale sessuale cattolica: in particolare al divieto della contraccezione e dei rapporti sessuali extramatrimoniali. Capisco molto bene il comandamento contro l'adulterio e quello contro il desiderare la donna d'altri: non capisco quello contro il desiderare la donna libera e i rapporti con la stessa. Se diventassi cattolico e dicessi al confessore quello che sto dicendo a lei, ammettendo che non capisco perché è sbagliato, ma che accetto l'autorità della chiesa di ritenerlo sbagliato, il confessore potrebbe assolvermi?
Accetto, infatti, il magistero della chiesa, perché mi pare una follia la concezione protestante della sola scrittura. Ho consultato siti valdesi, ad esempio, trovo le loro concezioni, specialmente per ciò che attiene la morale sessuale, estremamente ragionevoli...solo che faccio il passo ulteriore, dico: a questo punto resto ateo e rimango ancora più libero. Contrariamente, la spiritualità cattolica mi sembra eccezionalmente potente.
La ringrazio in anticipo se vorrà rispondermi, considerata la confusione che tradisco.
Igor


Risposta del sacerdote

Caro Igor,
1. certamente è stato per un disegno della Divina Provvidenza che ti sei imbattuto nel nostro sito.
Giovanni Paolo II diceva che quando si guardano le cose dal versante di Dio, il caso non esiste.

2. Sono contento che trovi illuminanti e pertinenti le risposte che vengono date.
È la luce di Cristo che continua a brillare e attraverso la Chiesa raggiunge e illumina ogni uomo.
Questa luce ha raggiunto anche te, che ormai sei ad un passo dal Battesimo.

3. Gesù ha detto: “Chiunque fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (Gv 3,20-21).
Applicando a te queste parole, posso dire che c’è una certa sintonia tra te e Cristo a motivo della sostanziale onestà delle tue opere.
Sant’Agostino notava che la luce dà fastidio a chi ha male agli occhi. E per questo riconosceva di essere stato anche lui tra quelli avversavano il cristianesimo.

4. Mi dici che non sei battezzato e anche ateo, ma poco convinto e soggetto a continue crisi.
È stato detto che è più difficile essere atei che credenti perché tutto incessantemente parla di Dio.
Lo aveva capito bene anche S. Agostino il quale uscì in quella celebre espressione: “E cielo e terra e tutte le creature in essi d’ogni parte mi dicono di amarti e non cessano di dirlo a tutti affinché “siano senza scusa” (Rm 1,20)” (Confessioni, X,6,8)

5. Penso dunque che attraverso queste ripetute crisi si stia rinnovando in te l’insistere di Dio, il bussare alla porta del tuo cuore.
Mi auguro che ben presto tu possa fare l’esperienza della sua promessa: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono” (Ap 3,20-21).
Sono davvero grandi queste promesse: poter cenare con Dio! Presso gli antichi sedere a mensa di qualche grande era la stessa cosa che divenir partecipi della sua potenza.
E questo è ancora solo un anticipo di una promessa ancora più grande: “Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono”. Ciò significa che il futuro che Cristo ci ha preparato è il suo stesso futuro: quello di esercitare potere sul mondo, un potere salvifico e benefico per tutti e per sempre.

6. Vengo ora alle tue considerazioni.
Mi dici che fai fatica a credere alla morale sessuale cattolica: in particolare al divieto della contraccezione e dei rapporti sessuali extramatrimoniali.
C’è un problema di fondo, al di fuori del quale capisco la fatica di un ateo, sebbene tante cose siano comprensibili già alla luce della coscienza.
Il problema è questo: la legge di Dio è ordinata alla santità, alla comunione con Lui.
San Pietro lo ricorda in maniera molto precisa: “ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; [16]poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo” (1 Pt 1,15-16).
San Pietro riprende le parole del Levitico: “Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo... Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo” (Lv 11,44-45).
Le due indicazioni del Levitico “Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto” e “siate dunque santi, perché io sono santo” contengono tutto il significato della legge di Dio.
Essa intende liberare da una schiavitù e da una oppressione interiore analoga a quella che il popolo d’Israele ha sperimentato in Egitto, quando era oppresso e schiavo degli egiziani.
Non è possibile alcuna elevazione dell’anima e non è possibile nessuna comunione da cuore a cuore con Dio finché si vive in maniera disordinata la propria sessualità.
Senza dire che i disordini sessuali non appagano mai una volta per sempre e finiscono inevitabilmente per causare una dipendenza o schiavitù interiore e nello stesso tempo spengono il gusto delle cose di Dio.

7. Come vedi non si tratta di una morale arbitraria, che mette più o meno a caso dei paletti.
È come se tu volessi cuocere qualcosa. Non è possibile raggiungere l’obiettivo se non accendi il fuoco o non accosti l’oggetto a una sorgente capace di riscaldare e bruciare.
La legge riceve tutto il suo significato dall’obiettivo che intende raggiungere.
Dimenticato l’obiettivo, si perde anche il senso della legge e si conclude col moralismo: questo sì, questo no perché lo dicono gli altri, oppure con una morale del tutto soggettiva, dove il criterio di valutazione sono le esigenze attuali della persona o anche le voglie del momento.

8. Non va dimenticato poi che la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona. E che i disordini provocati in questo ambito si riflettono in tutto il resto, come per cerchi concentrici.
C’è anzitutto un rapporto ordinato con Dio da trovare anche nella sessualità. Dio infatti ne è il punto di partenza e di arrivo.
Capisco bene le difficoltà di un ateo, nella cui vita la sessualità non è vissuta in riferimento a Dio e in comunione con Lui.
Diventa fatale che la riduca ad esperienza di godimento. Già san Paolo diceva che senza prospettiva di vita trascendente ci converrebbe mangiare, bere e darci al divertimento (1 Cor 15,32).

9. Ma la posta in gioco è un’altra: quella che fa della sessualità una strada per giungere a Dio.
E a Dio si giunge solo attraverso il dono sincero di sé.
E questo dono, per essere autentico, non può ridurre né la propria persona né quella altrui a puro oggetto di godimento.
Qui si trova il punto di partenza per comprendere la morale cristiana, e cioè la buona novella, sulla sessualità.

10. Mi fai anche un’altra domanda: “Se diventassi cattolico e dicessi al confessore quello che sto dicendo a lei, ammettendo che non capisco perché è sbagliato, ma che accetto l'autorità della chiesa di ritenerlo sbagliato, il confessore potrebbe assolvermi?”
Sì, il sacerdote ti assolverebbe, perché mostri l’adesione di fondo. E questo è già un atto di fede, anche se per ora ne non comprendi le intrinseche motivazioni.
Penso anche che il sacerdote cercherebbe di fare con te quello che ora sto facendo io.
Se tu dicessi: “accetto, anche se non lo comprendo” ti metti nella medesima strada che stai percorrendo adesso. Sicché sono molto fiducioso sul tuo futuro, perché vuoi vivere secondo verità e questa verità ti farà incontrare Cristo.

11. Condivido quello che hai scritto sulla morale valdese, che di fatto s’identifica con la morale protestante.
La morale valdese, come quella protestante, ha dimenticato che l’uomo è chiamato alla santità. Anzi, per meglio dire, afferma che l’uomo rimane sempre intrinsecamente peccatore e che si salva solo per la fede, indipendentemente dal modo in cui opera. Per questo Lutero diceva: pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente (pecca fortiter, sed crede fortius).
A questo si aggiunge il criterio della sola scriptura interpretata secondo il libero esame. La Tradizione, che ci fornisce il corretto modo d’intendere la Parola di Dio, viene eliminato. Il protestante, come il valdese, non può più dire: la mia fede è la stessa degli apostoli.
È proprio la Tradizione il punto di accordo che aggancia la mia fede con quella degli apostoli e mi fa dire: è la stessa fede, è lo stesso Vangelo, la stessa adesione a Cristo.

12. Adesso faccio punto, perché sono diventato troppo lungo. Ma rimango a tua disposizione.
Intanto ti ringrazio perché mi hai dato la possibilità di ricordare quanto ho detto non solo agli atei o ai non battezzati, ma anche ai cristiani e ai cattolici.
Ho celebrato da poco la S. Messa e ti ho raccomandato insistentemente al Signore: quello che Egli ha iniziato in te, si degni di portarlo presto a compimento!
Ti saluto cordialmente, ti assicuro i mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

La mia futura sposa mi dice che nel matrimonio vorrà seguire talvolta un metodo naturale e altre volte un contraccettivo

Quesito

Caro padre Angelo,
la prossima estate, io e la mia attuale fidanzata vorremmo sposarci…
Abbiamo frequentato un corso prematrimoniale nel quale si è affrontato il tema dei metodi naturali…
Ebbene lei, cattolica e per niente anti-clericale, si è dichiarata favorevole ad uno di questi (quello mediante apparecchiatura digitale da mettere ogni mattina sotto la lingua), ma purché non diventi l’unico modo di stare insieme!
Infatti, a suo dire, il fatto di programmare sempre l’attività sessuale solo quando consentito e di astenersene quando c’è la possibilità del concepimento (nel caso non si voglia o non si possa mettere al mondo un figlio), tenderebbe a togliere spontaneità all’atto sessuale coniugale, che per sua natura non dovrebbe essere “imprigionato” in una programmazione metodica!
Cosa insegna il Magistero della Chiesa al riguardo?
GRAZIE DI CUORE padre Angelo, preghi per me e la mia fidanzata e che DIO LA BENEDICA!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. La vera spontaneità non è quella degli istinti.
Anzi c’è da dubitare che sia vero amore quello che è comandato solo dagli istinti o dall’attrazione.
Vedi, dopo domani è Natale. Tu farai gli auguri alla tua fidanzata e le farai qualche regalo.
Così pure il giorno di Natale farai festa nella tua famiglia. Vi scambierete gli auguri.
Non sono sinceri questi auguri perché sono guidati dal calendario?
Questi auguri non nascono dagli istinti ma dalla razionalità e spiritualità dell’uomo. Questo fa capire che le persone umane sono capaci di veri sentimenti perché li sanno suscitare ex novo, senza lo stimolo iniziale degli istinti.

2. I metodi naturali hanno di bello anche questo: che, se uno li segue, in certi giorni è chiamato all’astinenza. Ma proprio quest’astinenza rende una persona padrona di se stessa e dei propri istinti.
Un coniuge che vede nell’altro questo autodominio lo stima di più e si fida di più. Sa che è una persona di cui si può fidare perché sa dominarsi dinanzi a qualsiasi tentazione. E quante ce ne sono fuori della famiglia.

3. Senza dire che la contraccezione falsifica l’intimo linguaggio del gesto sessuale. Là dove si dice di donarsi in totalità, di fatto si esclude questo dono totale, non si mette in gioco. E per questo, come dice il magistero della Chiesa, quell’atto cessa anche di essere un atto di autentico amore.
E quello che non è autentico amore non fa crescere niente.
Poco volta distrugge.

4. Accanto al metodo che la tua ragazza vorrebbe seguire, ce ne sono altri, come il Billings.
Le consiglio di impararlo. Si troverà contenta e senza accorgersene metterà saldi radici al matrimonio che formerete.

5. Cercate di camminare secondo Dio.
Chiedilo anche alla tua ragazza. Sarete contenti.
Fidatevi di Dio. Lui sa che cosa vuole preparare con la castità e sa da che cosa vi vuole difendere con i suoi insegnamenti.
Ti assicuro la mia preghiera in occasione di questo Natale.
Al Signore chiedo per te e per la tua ragazza tanta grazia santificante.
Ti benedico.
Padre Angelo
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Un sacerdote risponde

Mia moglie prende la pillola per regolarizzare il ciclo e ridurre le cisti ovariche

Quesito

Caro Padre Angelo,
io e mia moglie siamo sposati da oltre tre anni.
Lei soffre, sin da quando era adolescente, di irregolarità e ritardi nelle mestruazioni, quando non arriva addirittura a rimanere per mesi senza il ciclo.
Pertanto, per diversi anni è stata costretta a prendere la pillola, che l'ha aiutata a regolarizzare il ciclo e a far regredire alcune pericolose cisti che si andavano formando.
Ben presto, il figlio che sognavamo, grazie a Dio, è arrivato.
Ora ha quasi 1 anno e mezzo.
Mia moglie sperava che con l'arrivo di un bimbo - così come era successo a sua madre, che soffre dello stesso problema - il suo ciclo mestruale si regolarizzasse.
Ma purtroppo, così non è stato... Le mestruazioni non arrivavano e - anzi - a partire dalla nascita del piccolo, fino a pochi mesi fa, mia moglie ha sofferto, abbastanza frequentemente, di fortissime e dolorosissime contrazioni alla schiena (molto simili a quelle che aveva sentito durante il parto).
Siamo andati dal ginecologo, per una visita di controllo (una volta era addirittura svenuta dal male...) e ci ha confermato che quelle contrazioni non erano soltanto il normale ri-assestamento dell'equilibrio fisico femminile dopo il parto, ma - specie a tanta distanza di tempo dal parto - sono soprattutto la reazione "violenta" dell'organismo di mia moglie, che non riusciva a "sfociare" in un ciclo regolare.
Deve sapere che nel frattempo, (quando ancora il bimbo aveva pochi mesi di vita) ci eravamo rivolti ad un'insegnante di Metodi Naturali "Billings", per la regolazione della fertilità, per apprendere insieme questa pratica che la Chiesa stessa indica come rispettosa della Vita e degli insegnamenti del magistero.
Tuttavia, basandosi questo Metodo proprio sulla regolarità del ciclo, ben presto - purtroppo - abbiamo dovuto abbandonare anche questa prospettiva...
Ora mia moglie ha dovuto ricominciare a prendere la pillola, per tornare a regolarizzare il ciclo, anche in vista di un altro figlio, che speriamo di poter avere un domani non troppo remoto (... ci stiamo già pensando).
Che dovremmo fare? L’uso della pillola è consentito?
RingraziandoLa per la sua attenzione e disponibilità, La saluto con grande stima e amicizia, augurandole un sereno Natale nel Signore Gesù.
M.


Risposta del sacerdote

Carissimo M.,
1. il vostro problema era già stato preso in considerazione da Pio XII, il quale, a un mese dalla morte in un discorso pronunciato al VII convegno internazionale di ematologia (12 sett. 1958), aveva distinto a proposito della pillola tra uso terapeutico e uso anticoncezionale, sostenendo la liceità dell’uso terapeutico in base al principio delle azioni a duplice effetto: il bene inteso e voluto, il male solo permesso perché non è possibile impedirlo.
Nel vostro caso non vi è alcuna volontà contraccettiva. Tua moglie prende la pillola proprio per regolarizzare il ciclo, ridurre le cisti ovariche e avere un altro bambino.

2. Solo la dissociazione volontaria tra l’aspetto unitivo e l’aspetto procreativo degli atti coniugali contraddice la totale donazione dei coniugi.
Così facendo, i coniugi falsificano l’intimo linguaggio del gesto sessuale e contraddicono il disegno di Dio sulla sessualità e la sua santa volontà.

3. Voi invece non volete in nessuna maniera contraddire il disegno di Dio sul rapporto coniugale e intendete donarvi in totalità.
Ma proprio perché questo dono in totalità porti frutto (il bambino) è necessario che tua moglie venga curata con un medicamento che nei suoi effetti impedisce temporaneamente l’ovulazione.
L’impedimento dell’ovulazione non è direttamente voluto, è solo sopportato.
Nel vostro caso l’obiettivo diretto dell’assunzione della pillola è chiaramente terapeutico. Non volete affatto contraddire il disegno di Dio.

4. Fatte queste premesse, si comprende l’insegnamento di Pio XII, il quale nel discorso menzionato si chiedeva: “È lecito sospendere l’ovulazione per mezzo di pillole usate come rimedi alle reazioni esagerate dell’utero e dell’organismo, sebbene questo medicamento, impedendo l’ovulazione, renda anche impossibile la fecondazione? È ciò permesso alla donna maritata, la quale malgrado questa sterilità momentanea, desideri avere rapporti col proprio marito?”
E rispondeva col seguente insegnamento: “La risposta dipende dall’intenzione della persona. Se la donna prende questo medicamento, non in vista di impedire il concepimento, ma unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo, essa provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto.
Ma si provoca una sterilizzazione diretta, e perciò illecita, quando si arresta l’ovulazione per preservare l’utero e l’organismo dalle conseguenze di una gravidanza, che esso non può sopportare”.

5. Come vedi, tua moglie prende la pillola unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo. Essa allora provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto.

6. Anche Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato che “la chiesa non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto” (HV 15).

7. Penso che questa risposta possa essere un bel dono di Natale che vi manda il Signore.

Ricambio i graditi auguri, li ricambio per te, per tua moglie, per il bambino che già hai e per quelli che avrai con una cordiale preghiera e con la mia benedizione.

Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

A mio avviso la castità nella vita matrimoniale è importante, ma c'è davvero tantissimo di più di cui parlare

Quesito

Caro Padre Angelo,
ho letto con attenzione le molte lettere che le sono pervenute, soprattutto quelle riferite alla morale sessuale e matrimoniale.
Non capisco però come mai tutte siano dedicate alla morale sessuale e poche a quella matrimoniale. Insomma è chiaro che gli unici dubbi sono in merito ai rapporti sessuali prima o dopo il matrimonio.
Forse è perché io invece sto per fare il grande passo che mi pongo tutt'altre domande. In testa ho un turbinio di pensieri contrastanti.
Più che l'atto sessuale mi preoccupa il riuscire davvero a donarmi alla mia futura moglie completamente, e fin che morte non ci separi, per condividere il progetto di una vita assieme.
Non credo che questi dubbi derivino da una insicurezza concreta, probabilmente più dalla paura del cambiamento o da qualche sostegno che manca.
Insomma oggi più che mai avrei bisogno di sentire Dio nel nostro rapporto, che ci protegga e fortifichi e soprattutto ci indichi la giusta via.
Purtroppo siamo distanti da lui, o almeno così ci sembra. Sono "invidioso" nel vedere quanta fede c'è in alcune persone accanto a noi, e quanto distante e impossibile risulta per noi la presenza di Dio.
Non le pongo domande in questa lettera, in quanto non ne ho, solo sentivo il bisogno di parlarne con lei in quanto a mio avviso la castità nella vita matrimoniale è importante, ma c'è davvero tantissimo di più di cui parlare.
La ringrazio per l'attenzione
Un caldo saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il motivo per cui vi sono più domande sulla morale sessuale che su quella matrimoniale deriva dal fatto che la stragrande maggioranza dei nostri visitatori sono giovani e hanno questi problemi.

2. Mi dici che nel matrimonio c’è molto di più da parlare che di sola castità.
Certamente questo è vero.
Devi però tener presente che quanto viene pubblicato è la minima parte della corrispondenza con i visitatori. Molti chiedono esplicitamente la risposta privata.

3. In ogni caso però la castità rientra tra i fondamenti della vita matrimoniale ed è un costitutivo notevole che dà solidità alla vita di coppia.
Non dimentichiamo che la castità è sinonimo di autodominio e l’autodominio acquisito nel nucleo più intimo della vita (quella che riguarda la sessualità) come per cerchi concentrici si dilata in maniera benefica in tutti gli altri risvolti della vita.

4. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha messo in risalto i beni che la castità comporta alla vita di famiglia.
Ti trascrivo in proposito il passo:
“Una retta e onesta pratica di regolazione della natalità richiede anzitutto dagli sposi che acquistino e posseggano solide convinzioni circa i veri valori della vita e della famiglia, e che tendano ad acquistare una perfetta padronanza di sé.
Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica.
Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano.
Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali:
essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione degli altri problemi;
favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge,
aiuta gli sposi a bandire l’egoismo
, nemico del vero amore,
e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli;
la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (HV 21).

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di sottolineare questo passaggio del Magistero della Chiesa.
Come vedi, la tua mail ha avuto l’effetto di portare a parlare ancora di questo.
Ma ce n’è bisogno, te l’assicuro.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Domande a tutto campo sulla morale sessuale

Quesito

Salve,
mi chiamo Salvatore e sono un ragazzo di 21 anni. Prima di esporre la mia domanda vorrei scusarmi se chiedo la stessa cosa che le sarà stata chiesta altre dodicimila volte ma leggendo alcune risposte non riesco a capire e in un certo senso non mi trovo in accordo. Premetto che non sono fidanzato. Il discorso riguarda il sesso e la concupiscenza. Il sesto comandamento ci dice di non commettere atti impuri. Impuro è un aggettivo che mi rimanda con la mente a qualcosa di cattivo e che mi fa sentire sporco, insomma a qualcosa di profondamente negativo. Il comandamento non ammette rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e della procreazione ma io mi chiedo: in una situazione in cui una persona ha avuto il dono da Dio di trovare un compagno o una compagna con cui desidera passare il resto della sua vita, che ama profondamente e che non si sognerebbe mai di sostituire con niente e nessuno che male ci può essere nel condividere un momento in cui si origina un'unione fisica voluta da entrambe le parti e nel pieno rispetto delle intenzioni dei due fidanzati, senza costringere nessuno a fare nulla, solamente un momento che contribuisce a rafforzare la complicità della coppia ? Come può questo sporcare ed essere cattivo se è solamente volto a realizzare qualcosa insieme ? Non sto parlando di voler provare un piacere fine a se stesso, altrimenti potrei ricercare tranquillamente un rapporto sessuale con chiunque di mio gradimento fosse disposto a farlo, ma un qualcosa di unico e che mi faccia sentire ancora di più l'amore per il partner. Personalmente sono convinto che una privazione totale tranne che nel matrimonio e per la procreazione sia irrealizzabile. Sicuramente sarà d'accordo con me nel ritenere che l'uomo è stato fatto da Dio ma realizzato attraverso un processo evolutivo e che possiede degli istinti sessuali profondi e radicati nella sua essenza che sono insopprimibili e che ci accompagnano dalla prima giovinezza fino all'età più adulta. Negare questi istinti, tra cui il pensare al sesso e praticarlo, credo sia contro natura. Ho addirittura letto che ci sono anche alcuni animali che fanno sesso al di fuori della funzione riproduttiva (“Bonobo”, un tipo di scimpanzè); stanno per caso commettendo atti impuri? Dopo un rapporto fisico con la donna che amo io ringrazio Dio mille volte di avermi concesso una persona così per condividere la vita, anche prima del matrimonio e anche nel piacere fisico di un rapporto sessuale, un piacere che dura solo per quei momenti ma contribuisce a saldare l'unione. Mi rifiuto di credere che la stragrande maggioranza delle coppie che vivono meravigliosamente la loro relazione chiedendo continuamente a Dio di proteggerli e di far durare quell'amore per sempre, non abbiano rapporti sessuali anche al di fuori della riproduzione. Sono per caso tutti condannati? Ho letto poi che nel matrimonio sono concessi rapporti sessuali solo se volti alla procreazione ma anche alle coppie che non possono procreare è concesso il rapporto sessuale; mi sembra ci sia una contraddizione. Che differenza c'è fra un rapporto ricercato per puro piacere da una coppia perfettamente fertile e quello per lo stesso fine di una coppia sterile? La coppia fertile sa che può avere quel rapporto solo se è intenzionata a procreare ma la coppia che non può procreare perché dovrebbe avere quel rapporto sapendo che ricaverà solo piacere fisico? Lo stesso quesito vale per le coppie di anziani che per l'età raggiunta non possono procreare più. La Chiesa condanna tanto anche i mezzi contraccettivi di qualsiasi natura. Se tutte le persone sessualmente contagiate con il virus dell'HIV, che causa tanti morti, avessero saggiamente usato il preservativo, quanti malati al mondo in meno ci sarebbero? Può mai essere un mezzo di prevenzione contro una malattia mortale e per la quale non c'è ancora una cura, considerato il suo utilizzo in un rapporto di amore e di unione come quello che ho descritto sopra, negativo? Credo di no. Negare l'importanza del sesso in un rapporto di coppia credo sia assurdo, lo dimostra il fatto che anche alcuni animali lo fanno, massima espressione della Natura. Non crede che i veri “Atti impuri” siano altri? Non crede che ci si dovrebbe vergognare di ben altro che di un rapporto fisico perfettamente consenziente e, non mi stancherò mai di ripeterlo, realizzato nell'amore?
Per quanto riguarda la concupiscenza ho solo un dubbio: è peccato? Avevo letto che di per sé non è un peccato ma una tentazione molto forte a commetterlo, ma ho dei dubbi.
Forse sono stato troppo prolisso. Spero comunque che lei mi illumini e mi faccia capire praticamente dove sta l'errore e che mi convinca di questo perchè non le nego che la mia idea è molto radicata ma quando arriverà la mia ora vorrei che il Capo non mi accogliesse dicendomi che mi sono guadagnato una lunga villeggiatura al Purgatorio o peggio una suite con vista panoramica nel girone dei Lussuriosi, solo perché ho avuto dei rapporti sessuali prima del matrimonio e non sempre finalizzati alla procreazione e non me ne sono pentito. Non vedo dove sta l'errore e dove mai può essere giustificata una così grave condanna.
Attendo con impazienza una sua risposta.
Cordiali saluti
Salvatore


Risposta del sacerdote

Caro Salvatore,

1. circa l’unione fisica prima del matrimonio: tu ci vedi solo un momento in cui si rafforza l’unione.
Ma quel gesto ha altri significati: ne ha per lo meno due. E tutti e due sono della massima importanza. Ora prima del matrimonio quell’atto rimane privo proprio dei suoi due significati essenziali.
Mi chiederai quali sono questi significati essenziali: eccoli.
Il primo consiste nella donazione totale di sé.
E quando uno si dona totalmente non si appartiene più, appartiene a un altro. Ma questo non corrisponde a verità fuori del matrimonio, perché i due sanno di non appartenersi ancora. Non hanno ancora pronunciato quel sì che cambia al loro esistenza. Prima di quel sì la fedeltà è promessa e gratuita. Dopo quel sì diventa un dovere.
Il secondo è intimamente legato al primo: se si tratta della donazione totale di sé, non ci si riserva nulla, neanche la capacità di diventare padre e madre.
Ora: se non fanno contraccezione, si espongono a procreare irresponsabilmente, fuori del matrimonio.
Se fanno contraccezione, privano l’atto del suo significato di donazione totale, perché escludono di donarsi qualcosa.

2. Non è necessario scomodare l’evoluzione per parlare degli istinti sessuali.
Nessuno nega gli istinti, che sono un potenziale prezioso dato da Dio. Ma l’uomo deve servirsi degli istinti, non già lasciarsene dominare.
Questo vale per il bere, e vale anche per gli istinti sessuali.

3. La Chiesa ha sempre insegnato che col peccato originale non solo la natura umana si è trovata inclinata al male, ma ne ha avuto uno scadimento anche la vita infraumana, il creato. Il peccato ha anche dimensioni cosmiche.
J. Guitton afferma che certe specie di scimmie sono certamente degenerate. Ma presso altri animali queste degenerazioni non si trovano.

4. Scrivi con una certa impetuosità: “Mi rifiuto di credere che la stragrande maggioranza delle coppie che vivono meravigliosamente la loro relazione chiedendo continuamente a Dio di proteggerli e di far durare quell'amore per sempre, non abbiano rapporti sessuali anche al di fuori della riproduzione. Sono per caso tutti condannati?”.
Devo dire che sai ben poco del Magistero della Chiesa.
Non hai mai sentito parlare dei ritmi di fecondità e di infecondità, dei cosiddetti “metodi naturali” per regolare la gravidanza?
La Chiesa afferma che gli atti coniugali sono ordinati a manifestare il reciproco amore, la donazione totale e vicendevole di sé.
Ma dice anche che quella donazione non è totale se escluse qualcosa, e cioé l’apertura alla vita.
Non dice che si debba per forza procreare in ogni atto coniugale, ma chiede l’apertura alla vita. Perché solo così la donazione rimane integra e vera.
Ora Dio stesso ha disposto che non ad ogni incontro ne segua un concepimento. I metodi naturali intendono seguire i ritmi di fertilità e di infertilità della donna. A scanso di equivoci, non sono una forma di contraccezione.
Ti rimando alle rispose già date per sapere di che cosa si tratta anche sotto il profilo etico.
Come vedi, il tuo “mi rifiuto” è fuori fondamento.

5. Scrivi ancora: “Ho letto poi che nel matrimonio sono concessi rapporti sessuali solo se volti alla procreazione ma anche alle coppie che non possono procreare è concesso il rapporto sessuale; mi sembra ci sia una contraddizione”.
Ah sì? Hai letto proprio questo?
Nel nostro sito certo non l’avrai mai letto e neanche nel Magistero della Chiesa.
Da quanto ti ho scritto, le cose ormai dovrebbero essere chiare.

6. “Che differenza c'è fra un rapporto ricercato per puro piacere da una coppia perfettamente fertile e quello per lo stesso fine di una coppia sterile?”.
La risposta è facile: nessuno, in ambedue i casi non c’è amore e si riduce l’altro a essere strumento di piacere.

7. “La coppia fertile sa che può avere quel rapporto solo se è intenzionata a procreare ma la coppia che non può procreare perché dovrebbe avere quel rapporto sapendo che ricaverà solo piacere fisico?”.
La tua domanda trae le premesse da convincimenti sbagliati e cioè che la Chiesa accetti l’atto coniugale solo per la procreazione.
Negli atti coniugali, anche in una coppia sterile hanno il loro preciso significato che non è riducibile al solo godimento.

8. “Se tutte le persone sessualmente contagiate con il virus dell'HIV, che causa tanti morti, avessero saggiamente usato il preservativo, quanti malati al mondo in meno ci sarebbero?”.
Il preservativo è barriera di difesa solo in parte.
Per evitare il contagio dell’hiv è necessario evitare le cause che portano a contagiarsi.
Funziona poco la logica della botte piena e della moglie ubriaca (mi scusino le donne, ma il detto suona così, anche se per lo più quelli che si ubriacano sono i maschi!).
Il ragionamento del Papa andava in questa direzione.
Statistiche alla mano, pubblicate a suo tempo nel nostro sito, si è potuto vedere che dove è stato propagandato il preservativo, c’è stato un aumento del contagio.
Là dove sono stati assunti altri stili di vita, più conformi alla dignità della persona umana, il contagio è calato.
Le persone più attente hanno colto il messaggio e l’hanno approvato.
Dispiace che anche tu ci sia cascato.

9. Dici che gli animali sono “massima espressione della natura”.
Ti chiedo: hai mai visto gli animali fare contraccezione? Li hai visti usare il preservativo?

10. Scrivi ancora: “Non crede che ci si dovrebbe vergognare di ben altro che di un rapporto fisico perfettamente consenziente e, non mi stancherò mai di ripeterlo, realizzato nell'amore?
Risposta: quel rapporto non è di vero amore e i motivi te li ho portati al 1° punto.
E per questo si vede che molti rapporti sessuali, anziché rinforzare l’amore, lo debilitano e le coppie spesso si sfaldano prima del matrimonio, dopo anni e anni di rafforzamento dell’intesa e dell’amore attraverso i rapporti sessuali.
Non ti pare che qualcosa non funzioni?
Se anziché accrescerlo, l’hanno spento del tutto, vuol dire che qualcosa non funzionava.
Quelli non sono atti di autentico amore e per questo finiscono per spegnerlo.

11. “Per quanto riguarda la concupiscenza ho solo un dubbio: è peccato? Avevo letto che di per sé non è un peccato ma una tentazione molto forte a commetterlo, ma ho dei dubbi”.
Se per concupiscenza intendi un desiderio intenso, non si tratta affatto di peccato.
Ma se la realtà desiderata è illecita, anche la concupiscenza diventa peccaminosa se viene assecondata.

12. “Forse sono stato troppo prolisso. Spero comunque che lei mi illumini....”.
Ti devo dare ragione. Sei stato prolisso, ma spero di averti illuminato con la luce che deriva da Colui che ha detto : “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12).
Fìdati di questa Luce, caro Salvatore: non cadrai nel burrone né di qua né di là

Ti saluto anch’io cordialmente, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Botta e risposta su tre domande di morale sessuale

la risposta è in grassetto

Caro padre Angelo,
le scrivo perché ho dei dubbi su alcune questioni.
1)Riguardo ai rapporti prematrimoniali, la Chiesa ci dice che i rapporti sessuali possono avvenire solo entro il matrimonio. Mi chiedo, il non avere rapporti prematrimoniali non potrebbe portare due giovani che credono di amarsi e che non riescono ad essere casti, a fare un passo come il matrimonio per poter avere rapporti senza offendere Dio e, tuttavia, magari rendersi conto poi di non essere l'uno per l'altra, e quindi a vivere infelici in quanto non possono recedere dal matrimonio?

Credi che siano i rapporti sessuali a fare vedere se si è fatti l’uno per l’altro?
Ai bordi delle strade molti manifestano di essere fatti l’uno per l’altro sotto il profilo genitale. Ma per i matrimonio ci vogliono altre intese.

2) Sempre riguardo i rapporti sessuali, ho letto che questi, se avvengono prima del matrimonio, portano alla fine dell'amore e alla strumentalizzazione dell'altro, in quanto prevale l'egoismo all'amore. Mi chiedo, questo non può avvenire anche nel matrimonio?

Sì, avviene molto spesso là dove l’amore coniugale è contraffatto dalla contraccezione.

3) Riguardo alla contraccezione ho letto che i metodi contraccettivi non sono sicuri al 100 per 100. Ma, quindi, se anche i metodi contraccettivi non escludono la possibilità di procreare, così come non la escludono i metodi di regolazione della fertilità, perché considerarli peccato?

Perché manifestano una volontà contraria al disegno divino sulla sessualità. E poi perché escludono positivamente di donarsi in totalità.

La ringrazio
Stella

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Domande sugli atti disordinati e contro natura, sui tatuaggi e cosmetici e sulla paternità di Gesù Cristo

la risposta te la metto subito dopo la domanda in grassetto e in corsivo

Caro Padre Angelo,
ho alcune domande da porLe riguardo svariate questioni,

1. Spesso si parla di alcuni atti come “disordinati”: volevo chiederLe cosa si intende per ordine morale e quando un atto si può definire ordinato oppure no; e cosa significa che Dio è fondamento dell’ordine morale?

Per atti disordinati s’intendono quelle azioni che non sono compiute secondo il disegno di Dio inscritto nella natura delle azioni stesse.
Il caso più eclatante è quello degli atti impuri. Dal momento che la sessualità relaziona di sua natura maschio e femmina, e dal momento che nella persona umana gli atti sessuali sono ordinati a manifestare il dono totale di sé all’altro (cosa che avviene nel matrimonio), tutti gli atti che coinvolgono la genitalità fuori del matrimonio sono atti disordinati.
Ugualmente all’interno del matrimonio sono disordinati gli atti che non comunicano la totalità di se stesso all’altro, come avviene nella contraccezione.

Dio è fondamento dell’ordine morale perché il significato intrinseco delle azioni umane l’ha dato Lui e l’ha inscritto nella natura stessa della persona umana e delle sue facoltà.
Inoltre è a Lui che è rivolta tutta l‘esistenza umana come al suo proprio fine.

2. Quando si parla di “natura” nel campo dell’etica (ad es. “atto contro natura”) cosa si intende precisamente? Capisco che non è da intendersi in senso biologico, ma vorrei che mi chiarisse il concetto filosofico di natura.

Sono contro natura gli atti di sodomia o omosessualità, perché contrari alla natura stessa della genitalità che è ordinata alla comunione totale di sé e alla procreazione.
Per natura s’intende ciò per cui è fatta una determinata realtà. Come gli occhi sono fatti per vedere e gli orecchi per sentire, così la sessualità nella persona umana è ordinata a mettere in comunione il marito con la moglie, in un dono totale di sé. In questa totalità vi è intrinseca anche la finalità procreativa. Se fosse volontariamente esclusa, la donazione non sarebbe totale.
Ora gli atti di sodomia costituiscono palesemente una perversione del disegno di Dio sulla persona umana e sulla sua sessualità.

3. San Paolo in 1 Cor 6,19 dice che il corpo è tempio dello Spirito Santo. Penso che questo sia un principio della teologia morale. Cosa dice detta teologia riguardo alla cura del corpo (penso a tatuaggi, piercings, cosmetici e chirurgia estetica)?

Dal momento che è tempio dello Spirito Santo il corpo va tenuto bene e usato per la gloria di Dio. Stranamente questo potrebbe comportare anche qualche esercizio penitenziale, perché là dove si è peccato, là si faccia pure l’espiazione.
Inoltre, se il viso di una persona avesse dei difetti vistosi e questo procurasse un certo disagio, non è sbagliato ricorrere alla chirurgia estetica.
Ugualmente fare uso di cosmetici non è sbagliato finché si cerca di dare al volto, soprattutto femminile, quella grazia che ci si attende.
Per quanto riguarda invece tatuaggi e piercings: di per sé non sono né un’azione cattiva né un’azione buona. Dipende dal buon gusto e dalla sensibilità delle persone. Ti posso dire però che in genere quando una persona è interiormente ricca non sente il bisogno di queste cose.

4. Ho letto su internet un testo di un autore francese (che si dice cattolico) che mette in dubbio la verginità di Maria. Egli afferma che Gesù non sia stato concepito di Spirito Santo ma che S. Giuseppe sia il suo padre naturale. Questo perché Gesù in quando maschio avrebbe dovuto avere l’ultima coppia di cromosomi XY e il cromosoma Y sarebbe stato fornito dal padre. Impossibile sarebbe dunque il concepimento verginale perché l’ovulo femminile di cromosomi ne contiene solo 23. Come spiegare ciò?
È vero che il cromosoma Y viene portato dal padre.

Mettere in dubbio la verginità prima del parto della Madonna significa negare la divinità di Gesù Cristo e farne solo un uomo.
Ora la divinità di Gesù Cristo è una delle verità essenziali del cristianesimo.
Se nega la divinità di Cristo, quell’autore non solo non è cattolico, ma non è neanche cristiano.
Ma poi, quando l’angelo è apparso a Maria, non le ha forse detto che nulla è impossibile a Dio?
Dio ha creato il cielo e la terra e non può incarnarsi senza concorso d’uomo?

La ringrazio per la risposta (e per la pazienza).
Che Dio la benedica,
Michele

Ti saluto, ti ricordo al Signore, ti faccio gli auguri per la ormai prossima festa di san Michele e ti benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Mia moglie mi impone il preservativo perché anch'io dovrei rispettare le sue convinzioni

Quesito

Spettabile padre Angelo,
ho letto recentemente sul suo sito tutte le informazioni e le indicazioni che la Chiesa o la Tradizione Cattolica danno relativamente al fatto che sia peccato o meno l'impiego del profilattico nell'atto amoroso.
Premetto che anche il sottoscritto si trova in una situazione dove farei a meno dello stesso, ma mia moglie, che non condivide con me i valori Cristiani nell'ambito del rapporto di coppia, si rifiuta categoricamente di usare i metodi naturali. Sono arrivato anche io ad una accettazione passiva di questa decisione per la salvaguardia del nostro matrimonio e per l'amore che comunque provo per lei e per le due fantastiche creature nate volutamente dal nostro rapporto. Mia moglie ha avuto problemi di salute importanti a seguito delle due gravidanze e oggi quarantenne e senza lavoro si è riqualificata e cerca nuove prospettive di carriera. Certo, tutte scuse! A monte sta sempre il fatto che si vuole gestire il proprio corpo, la propria vita e la vita che Dio potrebbe donare ad altre creature; in pratica che ci vogliamo sempre sostituire a Dio. So che tutto questo è peccato grave e prego Gesù e Maria perché ci possano perdonare. Mi confesso anche con regolarità. La domanda che volevo porle è questa: mia moglie dovrebbe tener conto e rispettare il mio modo di pensare se fosse meno egoista e mi amasse davvero. Però dal suo punto di vista, non cattolico, vale lo stesso discorso e mi rinfaccia le stesse cose. Spesso mi dice "Se io non credo in Dio, non voglio altri figli e ritengo opportuno usare i metodi contraccettivi più sicuri di quelli naturali, perché non devi venire tu incontro a me? Sai che potrei avere altri problemi di salute, sai che dopo i 40 anni aumentano i rischi di avere figli con handicap, sai che devo trovare un nuovo lavoro, come farei a presentarmi con una gravidanza ecc ecc. E questo perché? Perché tu credi a tutte quelle storie che ti vogliono far credere o perché i preti ti dicono di fare figli?... L'egoista quindi sarei io. Le chiedo come dovrei comportarmi in questa situazione, sia nell'uso del profilattico, sia verso mia moglie, sia verso Dio e la Madonna.
Le chiedo la cortesia di non rispondere privatamente a questa mia, ma solo sul sito.
Saluto e ringrazio.
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
ti rispondo con un pò di ritardo e ti chiedo scusa.

1. Come prima cosa ti dico che fai bene a confessarti dopo aver usato il profilattico. Continua a così.

2. Capisco tutte le preoccupazioni di tua moglie.
Queste preoccupazioni possono essere legittime e anche doverose.

3. Tua moglie ti obietta che dovresti essere più rispettoso del suo modo di pensare, diverso dal tuo.
In fin dei conti: perché dovrebbe sempre cedere lei e non tu?

4. Il ragionamento di tua moglie però non tiene, perché oggettivamente, e non per i tuoi valori religiosi, il preservativo snatura l’atto coniugale.
Il preservativo è un artifizio. Lo sanno tutti. Lo sa anche tua moglie.
Perché te lo deve imporre?

5. L’atto coniugale ha delle sue finalità intrinseche, che vengono disattese con la contraccezione, in questo caso maschile.
Tu sai che quell’atto cessa di essere un atto di donazione totale, non c’è l’immolazione, il perdersi per l’altro, l’accettazione teorica – che non è soltanto teorica ma anche esistenziale – del proprio impegnarsi e immolarsi.

6. Si tratta dunque di fermarsi un attimo e di esaminare se della nostra vita possiamo fare tutto quello che vogliamo.
Tua moglie forse non ha convincimenti religiosi. Ma può affermare di essere padrona della propria vita?
Può dire: io voglio vedere con gli orecchi e sentire con gli occhi?
O non deve accettare tutti i ritmi biologici con tutte le loro regole, alle quali non si può sottrarre perché le si impongono?
Perché deve considerarsi arbitra del suo corpo e della sua sessualità (se l’è data lei per caso?) quando sa che la sessualità ha dei fini propri e che il disattenderli non porta mai all’appagamento vero?
Il disattenderli non porta all’appagamento pieno nessuno dei due, anche sotto il profilo fisico.
È un artifizio.

7. Non va dimenticato che questi atti contraccettivi, nonostante la volontà di chi li compie, non escludono del tutto la possibilità della procreazione.
I metodi naturali, se ben conosciuti e applicati, sono più certi. Ed è questa la ragione per cui in Cina stanno obbligando tutti alla loro conoscenza.

8. Ma, al di là di questo, i metodi naturali hanno una portata etica enorme, perché aiutano una persona a vivere nella verità l’aspetto più intimo della propria esistenza.
Quando si usano i metodi naturali non si finge a dire: “il corpo è mio e ne faccio quello che voglio io”.
Perché quelli che dicono “il corpo è mio e ne faccio quello che voglio io” sono consapevoli di fingere: sanno benissimo che non sono padroni neanche del battito del loro cuore, così come non sono padroni del loro respiro.

9. Come vedi, non ho scomodato i valori religiosi.
Mi sono attenuto a motivazioni che qualsiasi persona di buona volontà dovrebbe accettare.

Ti ringrazio per la fiducia.
Assicuro per te, per tua moglie e per i vostri due figli il mio ricordo al Signore e tutti vi benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Purtroppo in punti delicati della morale non tutti i preti sono conformi al magistero della Chiesa

Quesito

Caro Padre,
Ho scoperto da poco il sito e sto leggendo, per rinfrescarmi le idee (anche se si tratta di cose note) le risposte passate sui temi di etica matrimoniale e sessuale. Sono interessato a questi temi, nonostante abbia ormai 52 anni, in quanto padre di tre figli. Cerco sinceramente di aderire con tutto il cuore a quanto lei dice, e lodo la chiarezza della sua esposizione. Tuttavia, non le sarà sfuggito che la sua non è la sola voce con la quale parlano gli ecclesiastici. Un esempio: a me, 27 anni orsono, il direttore spirituale di allora (un austero Padre Passionista) autorizzò il ricorso alla contraccezione. Non crede lei che tale disparità all'interno della Chiesa sia un grave inciampo? Facile è concludere che tra due ha ragione quello che mi permette quello che voglio! Possibile dunque che neppure i preti riescano a pensarla allo stesso modo? Poveri preti, non hanno certo tutte le colpe, ma se scopro che un mio dipendente dice ai clienti che, in realtà, i nostri prodotti, non hanno le qualità che vantiamo...
Veniamo alla domanda: mi risulta che gli ortodossi ammettano la contraccezione. Stante una certa (almeno presunta) vicinanza della teologia della chiesa ortodossa alla cattolica, sono rimasto stupito, perché questo mi sembra un punto centrale. Per non parlare poi dei protestanti. Lei che cosa ne pensa?
Grazie per le sue risposte e cordiali saluti


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quella della uniformità dei preti nel proporre l'insegnamento della Chiesa è un tasto dolente. Meno oggi, più negli dopo il ’68.

2. In merito Paolo VI, nell’enciclica Humanae vitae, rivolgendosi ai sacerdoti aveva detto:
“Diletti figli sacerdoti, che per vocazione siete i consiglieri e le guide spirituali delle singole persone e delle famiglie, ci rivolgiamo ora a voi con fiducia.
Il vostro primo compito - specialmente per quelli che insegnano la teologia morale - è di esporre senza ambiguità l’insegnamento della chiesa sul matrimonio.
Siate i primi a dare, nell’esercizio del vostro ministero, l’esempio di un leale ossequio, interno ed esterno, al magistero della chiesa.
Tale ossequio, ben lo sapete, obbliga non solo per le ragioni addotte, quanto piuttosto a motivo del lume dello Spirito santo, del quale sono particolarmente dotati i pastori della chiesa per illustrare la verità.
Sapete anche che è di somma importanza, per la pace delle coscienze e per l’unità del popolo cristiano, che, nel campo della morale come in quello del dogma, tutti si attengano al magistero della chiesa e parlino uno stesso linguaggio.
Perciò con tutto il nostro animo vi rinnoviamo l’accorato appello del grande apostolo Paolo: "Vi scongiuro, fratelli, per il nome di nostro signore Gesù Cristo, abbiate tutti uno stesso sentimento, non vi siano tra voi divisioni, ma siate tutti uniti nello stesso spirito e nello stesso pensiero" (HV 28).

3. Aveva poi così proseguito:
“I Pastori devono, dunque, dar prova di pazienza e di bontà; ma non è loro permesso né di render vani i comandamenti di Dio, né di ridurre oltre misura la responsabilità delle persone. ‘Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare ma per salvare, Egli fu certo intransigente con il male, ma misericordioso verso le persone” (HV 29).

4. Su questo punto è tornato anche Giovanni Paolo II.
In un passo saliente del suo magistero si è espresso così: “La prima, ed in certo senso la più grave difficoltà (sul nostro tema), è che anche nella comunità cristiana si sono sentite e si sentono voci che mettono in dubbio la verità stessa dell’insegnamento della Chiesa.
Tale insegnamento è stato espresso vigorosamente dal Vaticano II, dall’enciclica Humanae vitae, dalla esortazione apostolica Familiaris consortio e dalla recente istruzione Donum vitae.
Emerge a tale proposito una grave responsabilità: coloro che si pongono in aperto contrasto con la legge di Dio, autenticamente insegnata dal magistero della Chiesa, guidano gli sposi su una strada sbagliata.
Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi.
Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Pertanto puoi comprendere da te stesso cosa si deve pensare del sacerdote che ha autorizzato la contraccezione.

5. La teologia ortodossa è contraria alla contraccezione in linea di principio.
Di fatto si sorvola.
Per i protestanti le cose stanno diversamente, perché fra loro non c’è magistero e anche perché, secondo il pensiero di Lutero, ogni azione che l’uomo compie è sempre peccaminosa.
Per i protestanti l’uomo si salva solo per la fede nella passione di Cristo, in virtù della quale Dio ci rimetterà le nostre colpe.
Ma la Scrittura dice che la “fede senza le opere è morta” (Gc 2,17).

Ti ringrazio per la fiducia, ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Le faccio alcune domande su certe impurità nel fidanzamento

Quesito

Caro padre Angelo
sono fidanzato da molto tempo. Inizialmente avevamo rapporti sessuali completi, ma dopo due anni abbiamo capito l'errore che stavamo commettendo e abbiamo deciso di vivere in castità la nostra storia.
Da un anno a questa parte però abbiamo ceduto un pochino nonostante continuassimo a pregare insieme (rosario, novene varie e coroncina della divina misericordia).
L'unica differenza rispetto agli anni precedenti e che non abbiamo rapporti completi , ma "petting". Nel frattempo un sacerdote ci ha consigliato di non fare la comunione perché secondo lui siamo ostinati al peccato soprattutto io.

Volevo chiederle:

1) anche se facciamo petting e non abbiamo rapporti completi è sempre peccato grave?

2) Dopo che cadiamo consapevolmente, ci pentiamo subito e quasi piangiamo è normale? Ci sentiamo degli stupidi perché "concedendoci” ne conosciamo le conseguenze.

3) Molti dicono Gesù e misericordioso ma noi non vogliamo approfittare della sua misericordia. Secondo lei continuerà Gesù a perdonarci?

4) Ci può dare qualche consiglio su come affrontare questi ultimi mesi prima del matrimonio al meglio?

Infine le chiedo un cosa molto importante può fornirci qualche preghiera, un qualcosa (tipo da sposati fare delle comunioni riparatrici) per riparare a tutti i peccati commessi in questi anni?
Grazie tante Padre Angelo.
Vi ricorderemo nella nostra umile preghiera.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il petting, poiché consiste in un uso della genitalità in cui si vanifica il di più che essa che contiene, e cioè la volontà di darsi all’altro in totalità, e dal momento che viene usata al di fuori del progetto di Dio, costituisce sempre peccato grave.

2. Questo è il motivo per cui, dopo aver compiuto questi atti, vi sentite male, piangete, vi volete meno bene.
Vi dico questo perché le medesime sensazioni le vedo in altre coppie, che sentono il bisogno di venirsi a confessare. Me ne accorgo subito, perché le vedo tristi.
Il motivo di fondo di tutto questo sta nel fatto che si sono lasciati accecare dalla passione e, compiendo determinati atti, hanno perso la presenza personale di Dio dentro di loro.
Questa perdita della grazia e della presenza personale di Dio da cuore a cuore comporta un senso di svuotamento e di depressione.
Proprio a motivo del bel cammino che state facendo, voi sentite questi peccati in tutto il loro peso. E per questo siete ancor più amareggiati e piangete.

3. È vero che il Signore è misericordioso ed è sempre pronto a perdonarvi, ma il bello del fidanzamento cristiano consiste nel voler camminare secondo le vie di Dio, che non tolgono nulla al reciproco affetto, anzi, lo fanno diventare sempre più bello e sempre più gioioso.

4. Dovete persuadervi che la purezza dell’amore non si improvvisa con il giorno delle nozze, ma va alimentata, custodita, protetta dalle occasioni prossime di sbagliare.
Il consiglio che ti dò consiste nel non cercare e nel non metterti nell’occasione di andare fuori strada.
Questo obiettivo deve essere esplicito e altrettanto esplicitamente dovete impegnarvi a cercarlo.

5. Gesù, al termine della quarantena passata nel deserto, fu tentato dal diavolo. Respinse tutte le tentazioni (a scanso di equivoci, Gesù non fu tentato nella purezza).
Queste tentazioni le respinse con forza.
E il testo sacro annota: allora gli si avvicinarono gli angeli e lo servivano.
San Tommaso d’Aquino commenta: “Così chi supera le tentazioni merita di essere servito dagli angeli”.
Anche voi due lasciatevi servire dagli angeli, ne avete bisogno in tutto i sensi.
Fidatevi dunque del Signore: non vi toglie nulla, se non la zavorra, ma vi da tutto.

6. Una bella preghiera riparatrice che potete cominciare già fin da ora consiste nel recitare quotidianamente i sette salmi penitenziali.
Sono il salmo 6, 32, 38, 51, 102, 130, 143.
Sant’Agostino ha voluto scriverli a caratteri cubitali e tenerli sul muro di fronte al letto di morte.
Anche Alcide De Gasperi, prima di morire, si fece leggere i sette salmi penitenziali dalla figlia suora.

Ringrazio volentieri delle preghiere che fate per me.
A mia volta vi assicuro un ricordo mia preghiera una preghiera perché siate fedeli al Signore che vi chiama ad amarvi con amore puro e santo.
Intanto vi saluto e vi benedico.
Padre Angelo

Un sacerdote risponde

Nel mio caso penso che il coito interrotto possa essere lecito

Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzitutto La ringrazio per quanto mi ha comunicato precedentemente, rassicurandomi.
Ora non vedo l'ora di confessarmi da un'altra parte ed espormi per liberarmi dei miei peccati, così da rendere la mia prossima comunione vera.
L'unica cosa che mi ha lasciato perplesso dei suoi suggerimenti è quella di confessare il peccato del coito interrotto e, mi spiego. E' vero, la Chiesa, in tal senso, indica che il rapporto sessuale nel matrimonio deve essere unitivo e procreativo, ma mia moglie sta arrivando alla menopausa. Abbiamo già avuto due figli:
Ora avere dei rapporti sessuali con mia moglie con intento di avere ancora altri figli penso non sia proprio possibile; allora, io penso che non si va contro la Legge di Dio se marito e moglie consumano un rapporto in modo puro, semplice, dimostrando il loro amore e volendosi bene e non fare sesso solo per soddisfare l'istinto, essere bramosi, concupiscenti a tutti i costi. Gesù ha detto amatevi e moltiplicatevi, abbiamo fatto sia l'uno che l'altro e non potendo più moltiplicarci, per ovvie ragioni, vogliamo solo amarci e, in quel modo. E', comunque peccato se inteso in quel modo?
La ringrazio, fin d'ora, per tutto quanto mi dirà.
Saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. In merito al problema che mi hai esposto, devo dire che la bontà delle azioni che noi compiamo non si desume solo dall’intenzione (questa c’entra, eccome), ma anzitutto dalla loro bontà intrinseca.
Ora per quanto concerne il coito interrotto, va detto che questo modo di comportarsi contraddice il significato dell’atto. Così facendo, non si vuole che l’atto abbia le sue conclusioni naturali.

2. Capisco la volontà di esprimersi l’affetto anche attraverso i gesti sessuali. Ma quando ci si comunica l’affetto con i gesti sessuali lo si comunica con degli atti che sono intrinsecamente procreativi.
L’affetto vicendevole si può comunicare in mille maniere. Ma quando lo si comunica in quella maniera, lo si comunica attraverso un gesto che di suo è ordinato alla procreazione.
Per questo frustrare la finalità procreativa significa contraddire almeno parzialmente il disegno di Dio su quell’atto.

3. Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha scritto: “Così chi ben riflette dovrà anche riconoscere che un atto di amore reciproco che pregiudichi la disponibilità di trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, sia con il volere dell’Autore della vita umana. Usare di questo dono divino distruggendo, anche solo parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà” (HV 13).
Contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà in gergo teologico significa commettere un peccato grave.

4. Giovanni Paolo II ha detto che “nell’atto coniugale non è lecito separare artificialmente il significato unitivo dal significato procreativo perché l’uno e l’altro appartengono alla verità intima dell’atto coniugale: l’uno si attua insieme all’altro e in certo senso l’uno attraverso l’altro. Quindi l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa di essere atto di amore” (22.8.1984).

5. Infine è vero che tu hai realizzato la finalità procreativa nel corso dell’intero tuo matrimonio.
Ma quell’atto non diventa meno carico di affetto perché lo hai già mostrato altre volte.
In qualche modo è un atto sempre nuovo, perché la persona si impegna in totalità.
Questo era già stato affermato da Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae: “Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si può invocare, come valida ragione,... il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale...
È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda” (HV 14).
Il fine infatti non giustifica i mezzi.

6. Infine Gesù non ha detto “amatevi e moltiplicatevi”. Dio, all’alba della creazione, ha detto: “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1,28).

7. Capisco l’attuale tua situazione che non vi permette di arrischiarvi nell’avventura di un nuovo figlio.
Ma davanti a Dio conviene chiamare ogni cosa col proprio nome.
Per questo faccio mie le parole che Paolo VI nell’Humanae vitae ha rivolto ai coniugi che per qualunque difficoltà non riescono ad armonizzare il loro comportamento col disegno divino: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).
Sarai più contento confessandoti. Questo è fuori di ogni dubbio!

Apprezzo la tua disponibilità a ricevere in tutta umiltà l’insegnamento della Chiesa. Il Signore ti benedirà.
Anch’io ti benedico.
E mentre ti assicuro il mio ricordo nella preghiera, ti saluto cordialmente.
Padre Angelo


 

Un sacerdote risponde

Discussioni tra colleghi d'ufficio su ciò che è lecito o illecito in materia sessuale

Quesito

Caro Padre,
La prego gentilmente di rispondermi sul quesito che qui di seguito descrivo: in ufficio dove siamo circa 6 colleghi, uomini e donne, ed un pastore evangelista tutti sono dell'avviso che fare sesso, non soltanto ai fini procreativi ma anche e soprattutto ai fini del godimento sia naturale, perché il Signore allora avrebbe creato l'uomo e la donna?
Poi sostengono che è naturale il rapporto sessuale, sempre nel matrimonio, e senza commettere il minimo peccato, se si trovano in menopausa o non possono procreare perché sterili.
Sostengono inoltre ancora che il Papa nell'ultima enciclica ha dovuto permettere tutto ciò perché le persone si stavano allontanando dalla Chiesa e che io sono arretrato, la Chiesa in poche parole si è modernizzata.
Io sostengo, pur peccando purtroppo e promettendo sempre di non peccare, che fare sesso senza fini procreativi è peccato.
La ringrazio sentitamente per le risposte e La saluto cordialmente.
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. circa la prima domanda si richiede una precisazione. Questi 6 colleghi ritengono che sia lecito fare sesso a fini di godimento all’interno del matrimonio o anche fuori del matrimonio?
La domanda, poiché non pone restrizioni, farebbe capire che sarebbe lecito tutto anche fuori del matrimonio.
Dalla seconda domanda sembra invece che la discussione abbia come oggetto l’ambito del matrimonio.

2. Se pensano che sia lecito tutto anche fuori del matrimonio, dovrebbero dire che è lecito anche l’adulterio.
Ma non credo che arrivino a tanto. Soprattutto non credo che accettino che il loro coniuge glielo faccia.

3. Al pastore evangelico, se pensasse che tutto è lecito, ricorderei che San Paolo ha affermato in Gal 5,19.21: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio (...) circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio”.
Ugualmente in 1 Cor 6,9-10: “Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.
Per san Paolo si tratta dunque di peccati gravi, per cui se uno non si emenda finisce all’inferno.

4. Se invece parlavano solo dell’ambito matrimoniale bisogna distinguere.
Il piacere è intrinseco all’atto coniugale. Questo piacere è stato voluto da Dio.
Si tratta però di un piacere che non è fine a se stesso, ma è legato al dono totale di sé.
E se il dono è totale, comprendi bene che non vi è escluso nulla, neanche la donazione delle proprie capacità di diventare padre e madre.
Vi è implicita la finalità procreativa, tanto più che quegli atti non li compiono con facoltà qualunque, ma con le facoltà riproduttive, genitali.
Se si escludesse la componente attraverso la contraccezione, la donazione non sarebbe totale. E quell’atto cesserebbe di esser anche un atto di autentico amore.

5. La Chiesa non ha mai insegnato che gli atti coniugali debbano essere compiuti solo in vista della procreazione.
Questi atti hanno una doppia finalità, indissolubilmente congiunta: una finalità unitiva e una finalità procreativa.
Questi atti non cessano di essere leciti anche se sono stimolati dal desiderio del piacere venereo, purché l’atto conservi il suo pieno significato di atto di amore.

6. Avere rapporti coniugali in tempo di menopausa o in altri periodi di sterilità o infertilità non costituisce peccato, perché gli atti coniugali sono ordinati anche a ravvivare la vicendevole unione.
Questo, evidentemente purché gli atti siano sempre rispettosi dei coniugi, che non possono mai trattarsi l’un l’altro semplicemente come strumento di piacere.
Ecco che cosa ha detto Paolo VI nell’Humanae vitae: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. Infatti, come l’esperienza attesta, non ad ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite” (HV 11).
Perciò “se per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordato” (HV 16).

7. Riporti infine una loro affermazione: il Papa nell’ultima enciclica (quale?) avrebbe permesso di fare contraccezione perché diversamente le chiese si svuoterebbero.
Qui i tuoi colleghi dicono sciocchezze.
Il Papa non ha mai ritrattato il magistero della Chiesa in materia (a parte il fatto che non potrebbe farlo) né avrebbe portato simili motivazioni.
Il Papa è pienamente consapevole che solo l’aderenza alla legge di Dio avvicina a Dio.
L’allontanarsi dalla legge di Dio favorisce anche l’allontanamento dalla vita della Chiesa
.
La contraccezione non favorisce l’aumento della gente in Chiesa. È vero il contrario! La contraccezione, come ogni peccato di impurità, spegne il gusto delle cose di Dio!

8. In ogni caso, nel 40° dell’Humanae vitae (l’enciclica in cui Paolo VI condanna ogni forma di contraccezione coniugale), Benedetto XVI ha detto: “Il Magistero della Chiesa non può esonerarsi da riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione. Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae Vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. La parola chiave per entrare con coerenza nei suoi contenuti rimane quella dell’amore...Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell'amore e la sacralità della vita” (10.5.2008).
Come vedi. i tuoi colleghi ti hanno detto tutto il contrario di quello che ha detto il Papa.

Ti saluto cordialmente, caro Giuseppe, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Riesco a vivere la castità del corpo, però, non quella dei pensieri e degli occhi

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo R. e riesco a vivere la castità del corpo, però non quella dei pensieri e degli occhi come posso fare per riuscire anche in questo?
Arrivederci e grazie e auguri di buon anno


Risposta del sacerdote

Caro R.,
1. è una bella grazia quella che ti ha dato il Signore: di riuscire a vivere la castità nel corpo.
Sono convintissimo di quanto ricorda la sacra Scrittura in Sap 7,11: “Insieme con essa mi sono venuti parimenti tutti i beni”.
Qui l’autore sacro parla della sapienza. Ma Sant’Agostino e san Giovanni Bosco vi vedono la purezza. E non si sbagliavano, perché nella medesima sacra Scrittura si legge: “Alla sapienza rivolsi il mio desiderio, e la trovai nella purezza” (Sir 51,20).
Sarei contento se tu riuscissi a vedere come Dio ti premia in mille maniere a motivo della purezza. Forse tante realtà le dai per scontate. E invece sono grazie che ricevi dal Signore proprio per la purezza, che è una virtù che ci rende particolarmente graditi al Signore e a Maria. Tuttavia non sentirti mai al sicuro. Continua a chiedere al Signore di conservarti in questo stato.

2. Adesso mi chiedi come riuscire a vivere la purezza nei pensieri e negli occhi.
Qui è già più difficile. Ma ci sono degli accorgimenti per allontanare certi pensieri.
Cassiano, che è stato un grande maestro di vita spirituale del V secolo, dice che bisogna “badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (Cassiano, Filocalia, I, p. 130).
Ci accorgiamo tutti che se non siamo pronti a mandar via nella maniera più veloce questi pensieri, finiscono per assediarci.

3. Tra i “pensieri pericolosi” possiamo annoverarvi gli sguardi degli occhi. Nelle Lamentazioni di Geremia, secondo la traduzione della Volgata, si legge: “Il mio occhio ha depredato la mia anima” (Lam 3,51).
È necessario pertanto vigilare su dove i nostri occhi si posino, perché è facile poi diventarne schiavi o comunque sentirne la dipendenza.

4. Ma oltre a questo esercizio ascetico, per conservare la purezza interiore è necessario “tenere la mente occupata nella contemplazione delle cose divine e nell’orazione”. Per san Tommaso questo è “il primo e principale rimedio” contro i pensieri impuri (De perfectione vitae spiritualis).
La mente si tiene ben occupata nella contemplazione delle cose divine quando si nutre dello studio della Scrittura e di buone letture, come le vite e le opere spirituali dei santi.
Questo era anche il convincimento di san Girolamo: “Ama gli studi della Scrittura e non amerai i vizi della carne” (al Monaco Rustico).
La mente si tiene ben occupata anche con la preghiera, soprattutto con quella del Rosario che porta la vita di Cristo dentro la nostra anima.

5. Infine è necessario non stare in ozio.
La Sacra Scrittura dice che “l’ozio insegna molte cattiverie” (Sir 33,29) e che l’iniquità di Sodoma ha la sua causa “nella superbia, nell’ingordigia, e nell’ozio indolente” (16,49).
Per questo Girolamo dice ancora: “Fa qualche lavoro, affinché il diavolo sempre ti trovi occupato” (al Monaco Rustico).

Ecco, caro R., i consigli ascetici e spirituali utili per coltivare quella purezza interiore che ci permette di pensare secondo Dio e di essere familiari di Cristo.
Ti prometto un ricordo particolare nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Un sacerdote risponde

A 24 anni metto sempre più spesso in discussione alcuni principi della Chiesa in materia sessuale

Quesito

Caro Padre Angelo,
premetto che mi fa piacere che ci sia un sacerdote che si esponga su internet a rispondere alle domande dei fedeli.
Premetto che nella mia infanzia ho avuto un insegnamento cattolico, ma che adesso, a 24 anni metto sempre più spesso in discussione sopratutto per alcuni particolari principi.
Volevo porLe alcune domande, non me ne voglia se avranno un tono critico, ma è il mio pensiero:

1. Ho letto un pò in giro, che l'unico metodo contraccettivo ammesso dalla Chiesa Cattolica sia il metodo naturale (calcolo dei giorni di fertilità della donna). Ora io mi chiedo, come mai questa contraccezione sia giustificata, mentre le altre no, dato che l'intenzione in tutte le contraccezioni è quella di non procreare ("...ma io vi dico che chi ha solo pensato... ha già commesso peccato...", dall'insegnamento di Cristo l'intenzione stessa può già ritenersi peccato).

2. Potrebbe spiegarmi per cortesia come fa una coppia sposata a vivere la castità nel matrimonio? Paolo nelle sue lettere, indica il matrimonio come soluzione per l'incontinenza (la dico in maniera molto brutta). Ora se una coppia normale, con tutte le difficoltà che esistono nel mondo di oggi non utilizzasse metodi contraccettivi, si ritroverebbe una decina di pargoletti da sfamare. Mi chiedo se sia peggio evitare il peccato o mettere al mondo tanti bambini dei quali, per questioni semplicemente economiche non ci si riuscirebbe a prendere cura sufficientemente (in poche parole mi spiega come fa una famiglia che vive con meno di 2000 € al mese, a non usare i metodi contraccettivi? E ce ne sono tante di famiglie che vivono in difficoltà economiche).

3. Ho letto che tutte le espressioni sessuali al di fuori di quella procreativa all'interno del matrimonio sono screditate dalla Chiesa Cattolica. Ho chiesto più volte in giro il motivo di questa cosa, ma nessuno riesce a rispondermi in maniera esauriente. La risposta più frequente che ricevo è che l'uomo si deve responsabilizzare nell'atto sessuale, e che l'atto sessuale al di fuori del matrimonio e che comunque preveda l'uso di contraccettivi, sia contro natura.
Non le nascondo che la risposta mi sembra alquanto generica e poco sensata. Ammettiamo di istituire come peccato il fumo di sigaretta.
Non le pare che questa risposta potrebbe essere giustificativa anche di questo nuovo comandamento?
A tal proposito mi chiedevo perché responsabilizzare proprio l'atto sessuale, e perché valutare l'atto sessuale col contraccettivo come 'contro natura'. Mi permetterei di suggerire allora che ci sono ben altre questioni al mondo riguardo cui responsabilizzare la gente e valutarne la conformità ai piani divini. Le fabbriche che inquinano non sono contro natura? Eppure se metto in piedi una fabbrica petrolchimica non faccio mica peccato. Possedere gioielli, automobili di lusso e quant'altro, oltre che rendermi una persona poco attenta ai bisogni dei fratelli più poveri? Anche la castità, secondo questo criterio sarebbe contro natura, quindi un sacerdote non andrebbe di certo a favore. Allora, le chiedo, una buona volta, se vuol farmi la cortesia di colmare questa mia lacuna, qual'è la ragione per cui è sbagliato avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio o comunque con l'uso di strumenti contraccettivi? E' in grado la Chiesa Cattolica di dare una risposta che non sia puramente una disquisizione teologica o filosofica sulla volontà di Dio? Le trattazioni filosofiche a mio avviso, sono cieche e portano fuori dalla strada.
Con una trattazione filosofica si può fare un genocidio, effettuare il controllo delle nascite, legalizzare gli aborti e quant'altro. Le chiedo allora una risposta pratica.
Caro Padre Angelo, la ringrazio per aver letto le mie perplessità, spero di ricevere una risposta che mi permetta di capire veramente la volontà della chiesa, che non sia qualcosa di poco applicabile alla vita reale.
La ringrazio
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. ti ringrazio di avermi posto chiaramente tutte le tue perplessità in materia sessuale.
Mi chiedi scusa per il tono critico sulla dottrina della Chiesa.
Ma ti dico subito che quanto tu credi sia il pensiero della Chiesa, di fatto non lo è. E per questo fai bene ad essere critico.
Se il pensiero della Chiesa fosse quello che emerge dalla tua email, sarei critico anch’io. Anzi, sarei più che critico. Mi parrebbe semplicemente irragionevole.

2. Procediamo per punti.
Innanzitutto dici che “l'unico metodo contraccettivo ammesso dalla Chiesa Cattolica sia il metodo naturale (calcolo dei giorni di fertilità della donna). Ora io mi chiedo, come mai questa contraccezione sia giustificata, mentre le altre no, dato che l'intenzione in tutte le contraccezioni è quella di non procreare”.
La risposta è la seguente: la Chiesa non ammette alcun metodo contraccettivo, ma proprio nessuno.
La risposta dell’Enciclica Humanae vitae di Paolo VI è chiara: Paolo VI nell'Enciclica Humaae vitae ha ricordato che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” e che per questo “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli" (HV 14).
Nel n. 14 presenta la norma morale in forma di precetto negativo che obbliga “semper et pro semper”, e pertanto non ammette mai alcuna eccezione.

3. Secondo la dottrina della Chiesa l’atto coniugale è un atto finalizzato ad esprimere tra i coniugi l’amore e la donazione vicendevole.
Ma proprio perché è donazione totale non si riserva nulla, neanche la capacità procreativa.
Frustrare l’atto coniugale della sua capacità procreativa significa non donarsi totalmente. In altre parole si falsifica il gesto, perché non ci si mette in gioco con la totalità di se stessi.

4. Usando i metodi naturali i coniugi compiono un atto di amore nel quale non si riservano nulla. L’amore, il dono è totale.
I metodi naturali non sono contraccettivi perché sono aperti alla vita.
La stessa intenzione dei coniugi non è contraccettiva, perché sanno che quelli atti sono potenzialmente procreativi. E sono disposti ad accogliere gli eventuali figli.
Questa disposizione interiore è sufficiente perché quell’atto rimanga un atto di vero amore.

5. Mi chiedi (e qui sembra scapparti la pazienza): Potrebbe spiegarmi per cortesia come fa una coppia sposata a vivere la castità nel matrimonio?
Vedi, anche qui clamorosamente equivochi sul significato di castità.
Tu per castità intendi l’astensione dai gesti sessuali. La Chiesa non pensa questo e non insegna questo.
La chiesa per castità intende quell’energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).
La castità è la stessa cosa che la purezza dell’amore.
Ognuno deve tenerci a questa purezza dell’amore secondo le esigenze del proprio stato.
Ora lo stato coniugale comporta che i coniugi si donino totalmente perché questa donazione è stata sancita nel momento del consenso coniugale.
I coniugi pertanto vivono castamente il loro amore quando non fanno contraccezione.
Solo allora c’è il rispetto per l’altro coniuge, che viene considerato come termine del proprio dono e non semplicemente come oggetto di godimento.

6. Mi scrivi anche: Ho letto che tutte le espressioni sessuali al di fuori di quella procreativa all'interno del matrimonio sono screditate dalla Chiesa Cattolica.
Anche questo è falso, come ho mostrato ormai ampiamente.
La Chiesa ritiene legittimo ricorrere ai tempi di infertilità per distanziare le nascite o anche per non averne più.
La Chiesa sa gli atti coniugali sono finalizzati al dono e all’amore reciproco.
Inoltre da sempre ha ritenuto legittimi e onesti i rapporti sessuali tra sposi sterili o anziani.
Ma ritiene che l’amore cessi di essere totale, e cioè puro, quando non ci si dona in totalità.

7. Mi scrivi anche che secondo la Chiesa l'atto sessuale al di fuori del matrimonio e che comunque preveda l'uso di contraccettivi, sia contro natura.
Quando si parla di atti contro natura la Chiesa non vi fa rientrare i rapporti extramatrimoniali (adulterio, fornicazione), ma gli atti omosessuali e consimili.
La Chiesa però ritiene svuotati del loro intrinseco significato i rapporti extramatrimoniali. Col gesto sessuale uno dice di donarsi in totalità. Ebbene se uno è sposato, si è già donato in totalità al proprio coniuge e appartiene a lui soltanto. Pertanto non può più donarsi a nessun altro, pena dire una menzogna.
La stessa cosa avviene con la fornicazione, all’interno della quale l’atto è svuotato del significato del dono totale e irrevocabile. Si tratta solo di prendere il corpo dell’altro e di usarne per qualche momento di godimento.
Come vedi, in tutta la sua dottrina la Chiesa ci tiene a di difendere la purezza dell’amore da qualsiasi contraffazione.

8. Non tocco il rimanente delle tue considerazioni, che sono conseguenza di una visione errata della dottrina della Chiesa.
Spero di avertela fatta conoscere.
Potrai magari non condividerla, ma è necessario anzitutto non attribuire alla Chiesa quello che la Chiesa non ha mai insegnato.

Sono contento che hai osato contattare un sacerdote cattolico per sapere dalla fonte viva quale sia il pensiero della Chiesa.

Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Irresponsabilità nel comportamento sessuale di molti

Quesito

Gentile padre Angelo,
leggendo qua e là sul suo sito mi sono soffermato sulla sezione di morale sessuale e matrimoniale.
Per un attimo faccio finta di non essere un credente.
Molte persone, oggi, hanno un atteggiamento un po' troppo superficiale nei riguardi della propria sessualità. Io vorrei porre questa domanda a chi ritiene il sesso e la sessualità un mezzo di piacere e basta: ma sapete assumervi le vostre responsabilità??? Anche se usate tutti i contraccettivi del mondo, una remota possibilità di concepire un bambino esiste sempre. E a quel punto? Sapete davvero assumervi le vostre responsabilità davanti al vostro figlio? Io vorrei ricordare a tutti coloro non sono credenti (e quindi non parlerò nè di Dio, nè di papi nè di preti) che la sessualità può comunque portare ad un concepimento, anche se magari non lo si vuole! Non bisogna dimenticarlo!
La sessualità senza responsabilità non è che una sprovveduta imprudenza! Se la gente facesse davvero l'amore sapendo assumersi le proprie responsabilità si eviterebbe il dramma dell'aborto. Se la gente si ponesse la domanda "Posso assumermi la responsabilità di un figlio?" prima e non dopo aver avuto l'esperienza dell'unione sessuale si eviterebbero drammi atroci!
Chiedo scusa per il linguaggio un po' troppo diretto, ma è una questione che io ritengo molto delicata. Troppa gente (lo vedo!) ha rapporti intimi senza sapere minimamente cosa significhi la parola responsabilità! Se la gente imparasse a far l'amore SOLO se fermamente convinta ad assumersi eventualmente la responsabilità di avere un figlio si eviterebbero conseguenze drammatiche.
Un caro saluto a tutti i lettori


Risposta del sacerdote

Carissimo,
condivido in pieno tutte le tue considerazioni.
Mi permetto di dare alcune puntualizzazioni sull’ultima frase che hai scritto: Se la gente imparasse a far l'amore SOLO se fermamente convinta...

1. Parli di fare l’amore....
Ecco il mio ragionamento (fatto a modo di sillogismo):
- se non c’è una donazione totale e irrevocabile dell’uno all’altro, non si può parlare di vero amore;
- ma i rapporti fuori del matrimonio sono al di fuori di una donazione totale e irrevocabile;
- dunque nei rapporti fuori del matrimonio non c’è vero amore.
Pertanto l’espressione fare l’amore è molto equivoca. Per alcuni s’identifica semplicemente (scusa la rudezza) nel fare sesso, e questa è solo una parodia, una profanazione dell’amore vero.

2. Scrivi ancora: Troppa gente (lo vedo!) ha rapporti intimi senza sapere minimamente cosa significhi la parola responsabilità!
Purtroppo è vero. Anzi, molti pensano che la responsabilità consista nel ricorrere eventualmente all’aborto: una scelta che segna il bambino che viene ucciso, ma segna anche irrimediabilmente e in maniera tragica la vita di chi lo compie e lo consiglia.
Questi tutti lo riconoscono. Ma non sono irresponsabili anche quelli che dicono che non si deve toccare il diritto di abortire?
Forse che il bambino irresponsabilmente chiamato all’esistenza non ha diritto a vivere?
Non c’è il diritto di abortire, cioè di uccidere, per nessun motivo.

Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Il medico mi ha prescritto la pillola e ho qualche dubbio di coscienza

Quesito

Caro padre,
seguo con molta attenzione la sezione del sito dei domenicani con cui pazientemente rispondete alle domande di noi umili anime, tormantate dai dubbi di coscienza.
Non credo però che mai abbia risposto ad una domanda del tipo che le porrò oggi, a cui sono certa risponderà con precisione e celerità.
Io sono sposata da tre anni, mio marito ed io siamo arrivati puri al matrimonio come la legge di Dio comanda.
Io ho però diversi problemi ormonali, nonostante i nostri rapporti non sono mai rimasta incinta, tanto che temevo all'inizio che uno di noi avesse problemi di fertilità (e qui mi viene in mente un altra domanda che però le porrò in chiusura).
Qualche mese fa, purtroppo, sono stata ricoverata per una grave emorragia, Dio mi ha salvata per mano dei medici che mi hanno soccorso e di mio marito che prontamente mi ha condotto all'ospedale.
L'emorragia è stata dovuta agli squilibri ormonali di cui le dicevo poc'anzi e i medici mi hanno ORDINATO di prendere la pillola anticoncezionale, essendo l'unico modo per tenere sotto controllo gli ormoni, la cui anomalia di funzionamento non dipende da alcuna causa fisica-organica.
La cosa mi ha molto turbato. Non volevo accettare la prescrizione. Ma i problemi si sono riproposti e ho dovuto "cedere" alla prescrizione del medico per evitare che questo mio rifiuto mi portasse alla tomba.
La mia paura, ed anche la domanda che le pongo, è che avendo dei rapporti sessuali con mio marito possa offendere Dio in qualche modo, prendendo io la pillola sebbene per motivi terapeutici, e non consentendo così a Dio di esercitare il suo esclusivo potere sulla vita.
Per ora mi sono astenuta dai miei obblighi coniugali (assumo la pillola da tre mesi) ma noto che mio marito soffre di questa mia scelta, ma al contempo non vuole forzarmi al peccato, Dio lo benedica.
La masturbazione o altre devianze del rapporto tra marito e moglie so che non sono ammesse, nè pensiamo di ricorrervi.
Ma cosa deve fare una coppia che per motivi di salute non può procreare? Sia la pillola (prescritta per altro, si intende) o la sterilità la causa di questa inabilità alla procreazione, cosa accade? Cosa fare per non offendere Dio? Dobbiamo astenerci da qualsiasi rapporto? E' davvero peccaminoso il rapporto tra coniugi che sanno di non poter avere figli (ed è una consapevolezza quanto mai dolorosa).
Mi risponda la prego,
ho paura che il mio matrimonio possa essere danneggiato da questo mio problema fisico e di salute.
Sia Lodato nostro Signore Gesù


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. non farti alcun problema.
Il Magistero della Chiesa condanna chi toglie volutamente all’atto coniugale la sua finalità procreativa. In questo caso si sostituisce a Dio nel determinare il significato dell’atto e nello stesso tempo fa sì che il suo gesto cessi di essere un atto di autentico amore, perché non si dona all’altro in totalità.
Ora il tuo medico non ti ha prescritto la pillola per alterare il significato dell’atto coniugale, ma per una finalità terapeutica.
Contemporaneamente questo uso terapeutico della pillola comporta anche la sospensione dell’ovulazione e quindi l’infertilità.
Ma nel tuo caso l’infertilità non è voluta, ma subita.
Per questo non ti devi fare alcun problema.

2. Già Pio XII aveva speso una parola per il tuo problema e aveva detto: “È lecito sospendere l’ovulazione per mezzo di pillole usate come rimedi alle reazioni esagerate dell’utero e dell’organismo, sebbene questo medicamento, impedendo l’ovulazione, renda anche impossibile la fecondazione? È ciò permesso alla donna maritata, la quale malgrado questa sterilità momentanea, desideri avere rapporti col proprio marito? La risposta dipende dall’intenzione della persona. Se la donna prende questo medicamento, non in vista di impedire il concepimento, ma unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo, essa provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto. Ma si provoca una sterilizzazione diretta, e perciò illecita, quando si arresta l’ovulazione per preservare l’utero e l’organismo dalle conseguenze di una gravidanza, che esso non può sopportare” (12 sett. 1958).
Anche Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha tenuto presente anche il tuo caso e ha insegnato così: “La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto” (HV 15).

3. Mi chiedi infine come si debbano comportare i coniugi nel caso che sappiano della loro temporanea o permanente sterilità.
Dal momento che la sterilità non dipende da loro, possono donarsi reciprocamente quanto vogliono. Il loro dono è totale e comprende anche l’aspetto procreativo, anche se questo di fatto non si realizza.
L’unica cosa alla quale devono prestare attenzione è che l’atto si conservi sempre in un contesto di vero amore e non semplicemente di concupiscenza.

Ti ringrazio per la fiducia, ti prometto una particolare preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Se, in caso di marito violento, la Chiesa giustifichi una separazione e un eventuale divorzio

Quesito

Caro padre Angelo,
vorrei farle una domanda sul matrimonio. Coppia di sposi con figli, vivono un rapporto matrimoniale difficile. Il marito irascibile e violento costringe la moglie e i figli a vivere nella paura. Le chiedo se, in questi casi, la Chiesa giustifica una separazione e un eventuale divorzio. La ringrazio.
Cordiali saluti. Sia lodato Gesù Cristo.
Angelo


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. prima di giungere alla separazione e anche al divorzio perché il marito è violento e irascibile è necessario passare per altre strade, come ad esempio un trattamento farmacologico.
Se questo fosse rifiutato o non desse i risultati sperati e se lo stare insieme costituisse un grave trauma per moglie e figli, si può giungere alla separazione:

2. La sola separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere talvolta legittima e anche doverosa.
La separazione dei coniugi è prevista dalla disciplina della Chiesa.
Nel canone 1151 del Codice di Diritto canonico si legge: “I coniugi hanno il dovere e il diritto di osservare la convivenza coniugale, eccetto che ne siano scusati da una legittima causa”.
“Se uno dei coniugi costituisce un grave pericolo sia spirituale che corporale per l’altro coniuge o per la prole, oppure in altro modo renda troppo dura la vita comune, fornisce con ciò stesso all’altro una causa legittima per separarsi con decreto dell’Ordinario del luogo, e, se vi è pericolo per l’attesa, anche di propria autorità” (can 1153,1).

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica va ancora più in là e dice: “Se il divorzio civile rimane l’unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale” (CCC 2383).
Anche in questo caso il vincolo matrimoniale rimane indissolubile e non si può passare a nuove nozze.
Il divorzio civile è solo un espediente per tutelare alcuni beni, che diversamente verrebbero compromessi.

Ti ringrazio, ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Siamo due ragazze che si sono sentite fortemente a disagio dopo la lezione della sessuologa

Quesito

Caro Padre Angelo,

siamo due ragazze, Alessia e Cristina, rispettivamente di 13 e di 14 anni. Pur non essendo in classe insieme, a scuola, stiamo affrontando entrambe l'argomento dell'affettività. Ci siamo sentite a disagio dopo la lezione della sessuologa. I messaggi che ci sono stati dati sono:

• la prima volta dovrebbe avvenire prima dei 18 anni;

• l'importante è il rispetto della volontà di entrambi: noi ragazze dobbiamo essere sicure di ciò che vogliamo senza lasciarci forzare;

• sono stati esposti i vari metodi contraccettivi: a nostra discrezione la scelta tra pillola contraccettiva, profilattico, spirale, diaframma, pillola del giorno dopo. I metodi naturali a cui ricorre mia mamma non sono stati presi in esame.

La maggior parte dei nostri compagni pensa che sia necessario avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Secondo noi, e quanto ci hanno detto le nostre mamme, non è così. Riteniamo questo gesto come donazione completa di se stessi, perciò se si usa un metodo contraccettivo qualsiasi che impedisce la creazione di una vita nuova non ci si dona completamente. Il tempo prima del matrimonio serve per conoscersi in modo puro, senza convivenza e rapporti sessuali. I principi religiosi, a scuola, vengono visti come superati. Ci potrebbe dare delle spiegazioni più chiare riguardo quest'argomento così delicato?

Grazie infinite per l'ascolto e l'interessamento.

A. e C..


Risposta del sacerdote

Carissime A. e C.,

1. rimango sgomento nell’apprendere che a scuola abbiano chiamato la sessuologa a darvi lezioni di… disordine morale.

Perché infine la sessuologa ha fatto solo questo: vi ha parlato della sessualità in maniera avulsa da ciò che essa tocca nel suo nucleo più intimo: la capacità di amare, di donarsi.

Ve ne ha parlato peggio di come se ne avesse parlato della sessualità degli animali: perché gli animali sottostanno alle loro leggi, hanno i loro cicli naturali di astinenza e di estro.

Lei invece vi ha esortato ad aver rapporti sessuali prima dei 18 anni, come se un ragazzo o una ragazza nell’esercizio della loro genitalità non si sentissero coinvolti nel fondo di se stessi, come se si trattasse di un’attività analoga a quella di certi bisogni fisiologici.

Anzi, vi è stato sottolineato: prima dei 18 anni. In modo tale che uno possa dare il proprio corpo a chi di quel corpo non ha nessun rispetto e ne vuole usare solo per il proprio sfogo.

E una volta usato, lo mette da parte e ne cerca un altro.

Come se nel corpo di una persona non fosse coinvolta la persona.

 

2. Mi sarei aspettato che gli insegnanti, il preside, i genitori si siano sollevati in protesta contro una simile violenza psicologica e morale.

Mi auguro che questo sia successo.

Non si può parlare a degli adolescenti di simili problemi senza il consenso dei genitori, senza contraddittorio e soprattutto senza tener conto dell’itinerario personale di ognuno dei ragazzi.

Il compito dell’educazione morale dei ragazzi spetta primariamente ai genitori.

Spetta a loro proprio perché li hanno generati e proprio perché insieme, col vincolo del matrimonio, si sono impegnati a condurli a maturità di vita.

Interferire in questo ambito senza il loro consenso è una violenza morale fatta ai genitori e ai ragazzi.

 

3. Quello che è stato fatto nella vostra scuola è un fatto gravissimo che rivela quanta disumanità vi sia nella sessuologa che vi ha parlato. Mi ha dato l’impressione di uno stupro morale.

Perché se è vero che ognuno parla dall’abbondanza del proprio cuore, vuol dire che per quella sessuologa i rapporti sessuali sono pura attività fisica, non assimilabile neanche a quella delle cagne e dei cani, i quali per lo meno rispettano le leggi intrinseche alla sessualità.

 

4. Penso invece a quanto ha scritto Jean Guitton, un accademico di Francia, in un saggio su L’amore umano:

“Se si paragona la vita degli animali con il comportamento della specie umana, ci si accorge che la sessualità negli animali ha un ruolo molto più limitato. Si produce per fasi e periodi limitati, almeno nelle specie superiori. Fatta eccezione per le grandi scimmie, che sono certamente delle degenerate, la femmina accetta il maschio soltanto per lo stretto necessario ai suoi doveri verso la specie. Ci sono anche casi, lo si sa, in cui un solo contatto rende la femmina idonea a generare molte volte, come per le api e gli afidi. Del resto la sessualità animale è limitata strettamente alla sua funzione e non crea comunità di vita tra gli individui. Si conoscono certamente delle simbiosi di accoppiamento, per esempio nelle rane e nelle tartarughe, ma l’accoppiamento non è una società” (j. guitton, L’amore umano, p. 162)

E, dopo aver osservato che per gli animali lo stimolo sessuale porta a bisogni incontenibili, afferma: “C’è tutta una letteratura che vorrebbe presentare la soddisfazione dell’istinto sessuale come una necessità. Ma i ragionamenti dei fisiologi e il lirismo non potranno mai prevalere sulla realtà che la continenza non nuoce alla salute fisica e psichica e non altera gli organi di riproduzione. È appunto in questo senso che l’istinto sessuale, che nell’uomo e solamente nell’uomo è indipendente dall’istinto vitale, permette all’uomo di affrancarsi...

D’altra parte, mentre nell’animale l’istinto segue una regola ed è sottomesso al ritmo cosmico, nell’uomo - e soprattutto nel maschio - può essere eccitato quasi in continuazione. Non è legato alle necessità vitali e si presenta a proposito e a sproposito. Si direbbe che nell’uomo l’istinto si disinnesti dalla vita per innestarsi nello spirito... Tutto avviene come se la natura avesse, in questo istinto più che in ogni altro, staccato il desiderio dal bisogno... Il bisogno, ridotto al puro bisogno reale, è raro e si deve notare che non è mai costrittivo” (Ib., pp. 164-165).

 

5. J. Guitton sottolinea il “senso di vaga attesa che precede l’amore” (Ib. p. 70).

Ci si rifiuta di prestarsi al primo che chiede il nostro corpo o al primo che capita.

C’è qualcosa di ben più profondo di quanto non avvenga tra gli animali.

C’è il dono di sé, della propria persona, c’è un consegnarsi all’altro in una reciproca comunione di vita.

J. Guitton osserva che nell’amore umano c’è “un sentimento selettivo: è l’attesa di un essere che attraverserà la nostra strada e che di conseguenza incontreremo” (Ib. p. 70).

“Nel mondo animale, la selezione non riguarda l’interiorità. Il lupo, quando divora la pecora o si accoppia con la lupa, non chiede loro altro se non di trovarsi sulla sua strada. È la ‘pecorinità’ a interessarlo e non questa o quella pecora, la lupa e non quella particolare lupa” (Ib. p. 70).

 

6. Se a scuola volevano farvi educazione sessuale, dovevano parlarne a questo livello, e cioè a un livello che mettesse in risalto i valori tipicamente umani della sessualità.

Ma per la sessuologa che si è presentata a voi questi valori, che costituiscono la vera ricchezza della sessualità umana, sembrano al di là della sua capacità di intendere.

Quello che lei ha fatto è simile a chi volesse descrivere le opere d’arte a partire semplicemente dal materiale di cui sono fatte (gesso, marmo, pietra, tela, tavola…) non interessandosi minimamente di quanto su quella materia è raffigurato.

 

7. Come vedete, non ho tirato in ballo Dio, la fede, la religione. Perché queste cose si capiscono al di qua di quanto dicono la fede e la religione.

Né sono entrato nella disquisizione sui vari contraccettivi, messi tutti a medesimo livello, senza evidenziare le conseguenze fisiche, psicologiche, morali che pesano su chi li usa e sul rapporto di coppia. Anche questo discorso sarebbe vera educazione sessuale.

 

8. Mi dispiace per quanto è successo nella vostra scuola.

Mi auguro che questo abbia suscitato un dibattito e il desiderio di un vero approfondimento.

Ma questo lo fanno solo i migliori.

Altri si lasciano andare e rimangono vittime del loro stesso comportamento, approvato da chi non ha nessuno scrupolo nel parlare in maniera così pedestre di cose tanto delicate per l’avvenire e la felicità delle persone.

 

Quando ho letto la vostra mail, che mi è giunta qualche mese, mi son messo a pregare per voi e per i vostri compagni.

Lo farò ancora.

Vi benedico.

Padre Angelo

 

 

 

 

 

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